Il crest dello Squadrone Eliportato «Cacciatori Calabria» entra nella Collezione Nazionale Crest Militari della Fondazione Olitec
Collalto Sabino, 25 settembre 2026. Oggi, nel borgo sabino che ospita il centro della Fondazione Olitec, è stato consegnato un dono di particolare valore simbolico: il crest dello Squadrone Eliportato Carabinieri «Cacciatori Calabria». L’opera è destinata al Progetto Collezione Nazionale Crest Militari – Collalto Sabino, iniziativa con cui la Fondazione raccoglie, conserva e racconta gli emblemi dei reparti delle Forze armate e dell’Arma dei Carabinieri.
Sul retro della lastra in ardesia è incisa la dedica ufficiale. Il crest è dono dei Carabinieri dello Squadrone Eliportato «Cacciatori Calabria», presentato dal Comandante, Tenente Colonnello Davide Montinaro. L’opera è stata ideata e realizzata da Christian Mussari, che ha firmato anche la dedica artistica sul verso della targa. Non è un crest di serie. È un pezzo unico, pensato per questo luogo e per questa collezione: un oggetto da appendere, da leggere da entrambi i lati, in cui l’araldica del reparto si fa scultura e la dedica diventa parte dell’opera.
Sulla lastra scura Mussari ha composto un rilievo in legno chiaro. Al centro campeggia la sagoma della Calabria, con la rosa dei venti incisa sullo sfondo: Nord, Est, Sud e Ovest segnano l’orientamento di chi opera sul territorio. Sopra la mappa si innestano l’elicottero, l’ala spiegata e la spada: tre segni che dicono insieme sorveglianza dal cielo, prontezza e giustizia. In basso, un cartiglio in legno riporta il nome del reparto: «Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria». Il contrasto tra l’ardesia nera e il legno chiaro rende l’insieme sobrio e solenne, adatto a una collezione che non vuole soltanto esporre distintivi, ma custodire memorie di servizio.
Quella memoria affonda le radici ben prima del 1991. Già dal 1970, mentre sull’Aspromonte si consumava la stagione più dura dei sequestri di persona a scopo di estorsione, l’Arma dei Carabinieri aveva messo in campo piccole unità specializzate, le squadriglie, destinate a muoversi tra sentieri, grotte e anfratti dove le vittime venivano nascoste in attesa del riscatto. Quegli uomini dovevano arrivare senza essere visti, restare isolati per giorni, mimetizzarsi nel bosco e aspettare. Accanto a loro operavano già nuclei cinofili, reparti a cavallo ed elicotteri. Non era ancora lo Squadrone, ma era già la stessa idea: lo Stato doveva saper camminare nella montagna come chi la usa per sottrarsi alla legge.
Il 1° luglio 1991 quella esperienza diventa un reparto. A Vibo Valentia, in seno al Comando Regione Calabria, nasce lo Squadrone Eliportato, inizialmente pensato come Cacciatori d’Aspromonte. L’idea è del colonnello Nicolò Bozzo, allora comandante della Legione Carabinieri di Catanzaro e stretto collaboratore del generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Da lui Bozzo mutua l’impianto operativo dei Nuclei antiterrorismo; a lui si devono il nome, le uniformi speciali e la foggia del basco rosso, che da quel giorno è il segno riconoscibile dei Cacciatori. Il nome non è casuale. Richiama i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, volontari capaci di muoversi in territorio ostile con tattica di guerriglia, e nella tradizione militare italiana indica i reparti nati per ricognizione, appostamento e azione rapida. L’anno dopo, nel 1992, lo Squadrone viene inquadrato nel Gruppo operativo Calabria.
La sede resta quella scelta all’origine: la base logistico-operativa dell’aeroporto militare «Luigi Razza» di Vibo Valentia, un comprensorio sorto nel 1935, abbastanza vicino all’Aspromonte e alle Serre da raggiungere in poco tempo ogni versante della regione. Accanto allo Squadrone vivono l’8° Nucleo elicotteri dell’Arma, il 14° Battaglione Carabinieri «Calabria» e il Nucleo cinofili. Da quella pista, in meno di mezz’ora, un elicottero può essere sopra la Pietra Cappa, sui paesi della Locride, sulla Piana o sulle coste vibonesi. Il motto del reparto — Vigilantia de caelo, coercitio ex terra — nasce da questa geografia: vigilare dal cielo, intervenire da terra.
Quando i sequestri, dopo gli anni Settanta e Ottanta, smettono di essere il grande affare delle ’ndrine, lo Squadrone non si scioglie. Cambia preda. La ’ndrangheta si sposta sul narcotraffico e sulla gestione occultata del territorio; i latitanti cercano ancora la montagna, ma la nascondono in bunker scavati sotto casolari, muretti a secco, stalle e boschi. I Cacciatori imparano a leggerli. Operano in squadriglie di pochi uomini, con pattugliatori e tiratori scelti, rocciatori, personale abilitato al primo soccorso. Si addestrano al 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti «Tuscania» e poi sul campo calabrese. Il loro mestiere resta quello di sempre: infiltrazione, osservazione, attesa, colpo rapido. Nei primi decenni di vita il reparto ha contribuito a individuare centinaia di bunker e a catturare centinaia di latitanti. Oggi, sotto il comando del tenente colonnello Davide Montinaro, continua a sostenere l’organizzazione territoriale dell’Arma sul suolo calabrese e, quando serve, anche fuori regione: ricerca dei ricercati, contrasto alle coltivazioni illecite, perlustrazioni nelle aree più impervie, interventi in supporto alle compagnie. Sono circa un centinaio di militari. Li chiamano anche Falchi d’Aspromonte. Il basco rosso è rimasto lo stesso del 1991.
La Fondazione Olitec, impegnata nella ricerca e nella formazione nelle discipline BRIA — bioinformatica, realtà immersiva e intelligenza artificiale — ha scelto Collalto Sabino anche come luogo di memoria. Il Progetto Collezione Nazionale Crest Militari nasce da questa doppia vocazione: innovazione e radici. I crest non sono soltanto oggetti da collezionista. Sono il volto di un reparto, il riassunto di una storia, un segno di appartenenza. Accogliere il dono dei Cacciatori di Calabria significa arricchire la collezione di un emblema contemporaneo, realizzato artigianalmente, e insieme riconoscere il legame tra le istituzioni dello Stato, i territori e i giovani che a Collalto si formano.
Christian Mussari ha ideato e costruito l’opera pezzo dopo pezzo: la lastra, i rilievi in legno, la rosa dei venti, il cartiglio, la corda, la dedica incisa. Il tenente colonnello Davide Montinaro, a nome dei Carabinieri dello Squadrone, ha voluto che quel lavoro diventasse un dono. Due firme sullo stesso oggetto: quella di chi lo ha pensato con le mani e quella di chi lo consegna a nome del reparto. Da oggi il crest dei Cacciatori di Calabria è a Collalto Sabino. Non è un ornamento. È un ponte: tra Calabria e Sabina, tra il cielo da cui si vigila e la terra su cui si serve, tra la tradizione dell’Arma e la casa della Fondazione Olitec.
Testo della dedica incisa sul retro
ALLA FONDAZIONE OLITEC
Progetto Collezione Nazionale Crest Militari – Collalto Sabino
Dono dei Carabinieri dello Squadrone Eliportato «Cacciatori Calabria»
Il Comandante · Ten. Col. Davide Montinaro
Opera ideata e realizzata da Christian Mussari


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