I cadetti della Fondazione OLITEC a Montecitorio: lo stupore di incontrare la Repubblica, l’impegno di servirla

La visita alla Camera dei deputati e alla mostra per gli ottant’anni della Repubblica diventa una lezione di cittadinanza. Al centro, i valori della Fondazione: la dignità della persona, la conoscenza come responsabilità, il lavoro come servizio e il bene comune come misura del progresso.

Roma, 25 settembre 2026 — Ci sono luoghi nei quali la storia smette di essere soltanto una pagina da studiare e diventa una presenza concreta. Luoghi che aiutano a comprendere quanto impegno sia stato necessario per conquistare la libertà e quanta responsabilità occorra, ogni giorno, per custodirla. Per i cadetti della Fondazione OLITEC, la visita di oggi a Montecitorio ha avuto questo significato: entrare nella casa della rappresentanza democratica e incontrare, attraverso i suoi spazi e la sua memoria, il senso più profondo dell’appartenenza alla Repubblica.

Il momento più intenso è stato il primo sguardo sull’Aula. Lo stupore dei ragazzi di fronte all’emiciclo ha dato alla giornata una forza che nessuna spiegazione, da sola, avrebbe potuto restituire. La bellezza dell’ambiente, la disposizione dei banchi, la solennità dello spazio hanno reso immediatamente percepibile la distanza tra conoscere un luogo attraverso le immagini e trovarsi davvero davanti a esso.

Ma quella meraviglia non riguardava soltanto un’architettura. Riguardava ciò che l’Aula rappresenta: la possibilità che idee differenti si incontrino, che il dissenso trovi parola, che le decisioni pubbliche siano discusse e che nessuno possa considerare lo Stato una proprietà personale.

Per i cadetti, vedere Montecitorio ha significato avvicinarsi a una responsabilità, non a un privilegio.

Nella stessa Aula in cui oggi si riunisce la Camera dei deputati, il 25 giugno 1946 cominciarono i lavori dell’Assemblea Costituente. Vi entrarono 556 rappresentanti, tra i quali 21 donne, chiamati a dare forma alle istituzioni e ai principi della nuova Italia. Il loro lavoro condusse all’approvazione della Costituzione il 22 dicembre 1947, prima della sua entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

Richiamare questa storia davanti ai luoghi che l’hanno ospitata significa restituirle una dimensione umana. Dietro le date ci furono persone, convinzioni diverse, discussioni difficili e scelte che richiesero la capacità di guardare oltre il proprio schieramento.

È una lezione particolarmente importante per chi si sta formando: la democrazia non chiede di rinunciare alle proprie idee, ma di sostenerle con argomenti e di riconoscere agli altri la stessa libertà. Chiede preparazione, ascolto e rispetto delle regole. Soprattutto, chiede di comprendere che il bene di una comunità non coincide sempre con ciò che conviene al singolo.

L’Aula, le sale e gli spazi attraversati durante la visita hanno così assunto un significato che va oltre quello di un percorso culturale. Sono diventati l’occasione per riflettere sui luoghi nei quali la vita pubblica prende forma, dove le parole comportano conseguenze e dove la rappresentanza deve tradursi in responsabilità verso le persone.

Non semplicemente stanze importanti, dunque, ma spazi attraverso i quali imparare a riconoscere il valore delle istituzioni.

Una parte centrale della giornata è stata dedicata alla mostra “1946: nasce la Repubblica. L’Assemblea Costituente a Montecitorio”, allestita nella Sala della Lupa. Il percorso ricostruisce il passaggio dalla guerra alla scelta repubblicana e al lavoro costituente, fino alla teca che conserva uno dei tre originali della Costituzione.

Anche il luogo dell’esposizione possiede un valore particolare: proprio nella Sala della Lupa, nel giugno 1946, si svolsero le proclamazioni dei risultati del referendum istituzionale che sancì la scelta della Repubblica. Visitare quella sala significa quindi ritrovarsi in uno degli spazi direttamente legati alla nascita del nuovo ordinamento democratico.

Per i cadetti, la mostra ha offerto l’opportunità di collegare lo stupore dell’Aula alla comprensione del cammino che l’aveva preceduta. Ottant’anni non sono soltanto una ricorrenza: sono la distanza tra una scelta compiuta da altre generazioni e il compito che oggi viene affidato a quelle più giovani.

Il valore educativo di questa memoria sta proprio qui. La libertà non può essere considerata un’abitudine priva di storia; i diritti non possono diventare parole pronunciate senza comprenderne il significato; la pace e la convivenza non si conservano attraverso l’indifferenza.

Guardare al 1946 significa domandarsi che cosa ciascuno sia disposto a fare, nel proprio tempo, perché quella promessa continui a vivere. Per un giovane, la risposta può cominciare dallo studio, dalla serietà con cui affronta un incarico, dalla capacità di collaborare e dalla decisione di non voltarsi dall’altra parte davanti a un’ingiustizia.

È in questa prospettiva che la visita a Montecitorio incontra i valori ispiratori della Fondazione OLITEC.

Il riferimento ad Adriano Olivetti richiama una visione nella quale la persona e la comunità occupano un posto centrale: lo sviluppo non si esaurisce nella produzione e il valore di un’organizzazione non può essere separato dalla sua responsabilità umana e sociale.

Nella proposta della Fondazione, questo orientamento diventa un criterio per la formazione scientifica e tecnologica. Imparare a progettare, a utilizzare strumenti avanzati, a comprendere l’intelligenza artificiale o a svolgere ricerca deve accompagnarsi a una domanda essenziale: a chi sarà utile ciò che stiamo imparando a fare?

La competenza acquista il suo significato più alto quando aiuta una persona, migliora un servizio, rende accessibile una possibilità, contribuisce alla vita di una comunità. Formare giovani preparati significa anche educarli a riconoscere gli effetti delle proprie scelte e i limiti entro i quali esercitare le proprie capacità.

A questa ispirazione si affianca quella francescana, con il richiamo alla fraternità, all’umiltà e alla dignità del lavoro. Il quinto capitolo della Regola bollata invita a lavorare «con fedeltà e con devozione»: un’indicazione che unisce l’impegno concreto alla cura della dimensione interiore.

Per OLITEC, questo richiamo si traduce nell’invito a svolgere bene il proprio compito, senza arroganza, senza considerarsi superiori agli altri e senza misurare il valore delle persone attraverso la loro utilità immediata. Il talento non come titolo per pretendere di più, ma come possibilità di offrire di più.

L’incontro tra queste ispirazioni trova nella visita a Montecitorio un’espressione civile precisa: mettere la conoscenza al servizio della persona e la propria crescita al servizio della Repubblica.

Il servizio alla Repubblica non è un’espressione da riservare alle cerimonie. Per la Fondazione deve diventare un orientamento quotidiano: rispetto della legalità, onestà nel lavoro, attenzione alle fragilità, cura dei beni comuni, libertà di pensiero e disponibilità ad assumersi responsabilità.

La Costituzione offre a questo impegno riferimenti chiari: collega i diritti ai doveri di solidarietà, afferma la pari dignità e la necessità di rimuovere gli ostacoli che limitano lo sviluppo delle persone, richiama il contributo di ciascuno al progresso della società e riconosce il valore della cultura e della ricerca scientifica e tecnica.

Per una realtà impegnata nella formazione e nella ricerca, questi principi indicano una direzione concreta. Un laboratorio può contribuire al bene comune. Un progetto tecnologico può ampliare le possibilità di chi incontra maggiori difficoltà. Un percorso educativo può aiutare un giovane a diventare autonomo, competente e consapevole dei propri doveri verso gli altri.

Servire la Repubblica significa anche rispettarne il carattere pluralista: le istituzioni appartengono a tutti, non a una parte. Educare al loro rispetto non vuol dire chiedere obbedienza priva di pensiero, ma insegnare a partecipare, a formulare una critica responsabile e a distinguere l’interesse generale dall’interesse personale.

È questo il senso della presenza dei cadetti a Montecitorio. Non avvicinare i ragazzi alle istituzioni per impressionarli con la loro solennità, ma aiutarli a riconoscere un legame tra quei luoghi e la propria vita. Tra la Costituzione e il modo in cui si studia, si lavora, si affrontano le difficoltà e si trattano le persone.

Lo stupore davanti all’Aula è stato il punto di partenza. Il compito educativo è fare in modo che quella meraviglia diventi consapevolezza e che la consapevolezza si trasformi, nel tempo, in comportamento.

La giornata di oggi lascia così un messaggio che riassume l’impegno della Fondazione OLITEC: formare giovani capaci non soltanto di costruire nuove tecnologie, ma di comprendere per quale società valga la pena costruirle.

Perché la Repubblica si incontra nei suoi luoghi, si comprende attraverso la sua storia e si serve nelle scelte di ogni giorno.


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