Nota istituzionale alla Circolare di tutela della fondazione

Informazione ai lettori ed ai cittadini della campagna di minacce e pressioni alle quali la fondazione da anni è sottoposta ad opera di soggetti legati ad ambienti eversivi e legati a gruppi criminali contrari al patto atlantico ed alla democrazia.

Una vicenda che non può essere ridotta a una semplice polemica

La presente nota accompagna la Circolare Generale di Tutela con l’obiettivo di rendere più chiaro il quadro nel quale essa si colloca. Le iniziative di tutela adottate dalla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca non derivano da un singolo articolo, da una critica isolata o da una controversia occasionale, ma si inseriscono in una successione di episodi che si sviluppa da tempo e che ha assunto, in momenti differenti, forme digitali, reputazionali, personali e territoriali. La Fondazione è stata destinataria di campagne di delegittimazione, contenuti diffamatori, associazioni identitarie contestate, pressioni e condotte che, in alcuni casi, hanno oltrepassato il confine della dialettica pubblica per assumere il carattere di minacce gravi e di fatti meritevoli di intervento istituzionale.

Un punto deve essere espresso senza ambiguità: la Fondazione e persone che operano al suo interno sono state oggetto di minacce gravi. Tali fatti non sono stati ignorati né trattati come normali controversie comunicative. Sono stati formalmente portati nelle sedi competenti mediante querela-denuncia, esposti, segnalazioni, trasmissioni documentali e richieste di tutela; le condotte segnalate sono quindi state perseguite attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento, senza sostituire in alcun modo la Fondazione alle funzioni dell’autorità giudiziaria e delle forze di polizia. Alla data della presente nota, gli accertamenti relativi a più episodi risultano ancora in corso e la situazione continua a essere mantenuta all’attenzione delle Autorità competenti, con le forme di prevenzione, tutela e vigilanza ritenute necessarie dagli organi preposti, anche in ragione della necessità di proteggere le persone, i giovani presenti nelle strutture e il regolare svolgimento delle attività istituzionali.

Il materiale di stampa allegato consente di cogliere la continuità temporale del fenomeno. Già nel marzo 2025 una pubblicazione riferiva di una progressione da campagne d’odio e diffamazione verso minacce esplicite, indicando l’apertura di accertamenti e l’intervento delle autorità. Nell’agosto 2026 una successiva ricostruzione giornalistica ha riportato presunte minacce riconducibili ad ambienti della destra radicale, la presenza di soggetti osservati nel territorio reatino, l’informazione preventiva alle forze dell’ordine e la trasmissione degli elementi acquisiti all’autorità giudiziaria. Questi documenti vengono allegati non per attribuire responsabilità definitive, che spettano esclusivamente agli organi competenti, ma per rendere evidente che il tema della sicurezza non è stato costruito a posteriori: esso accompagna da tempo l’attività dell’Ente e continua a richiedere attenzione.

“Le minacce ricevute non sono un tema esaurito: più episodi risultano ancora oggetto di accertamento e la situazione permane all’attenzione delle Autorità competenti.”

L’intensificarsi di campagne ostili deve essere letto anche alla luce della particolare esposizione pubblica acquisita dalla Fondazione. L’Ente opera in ambiti nei quali ricerca scientifica, tecnologie avanzate, sicurezza digitale, biometria, intelligenza artificiale, analisi forense e studio di fenomeni complessi possono incontrare interessi sensibili. Nel corso del tempo le competenze sviluppate sono state impiegate o messe a disposizione anche a supporto di attività, approfondimenti e iniziative di interesse nazionale e internazionale connesse alla prevenzione e al contrasto della criminalità, alla protezione dell’identità, alla sicurezza cibernetica e all’analisi di contesti caratterizzati da radicalizzazione ed estremismo, compresi ambienti ostili ai principi democratici e repubblicani.

Proprio per la delicatezza di tali ambiti, la Fondazione evita di stabilire autonomamente un rapporto causale tra ogni campagna ostile e una specifica attività di ricerca o collaborazione. Sarebbe improprio sostenere che tutti gli episodi abbiano una sola origine o una regia comune senza che ciò sia accertato. Il dato che può essere rappresentato con correttezza è diverso: la crescita della rilevanza, dell’esposizione e della capacità analitica dell’Ente ha coinciso con un aumento della superficie di conflitto attorno alla Fondazione, sino a rendere necessarie forme di tutela formale, raccolta sistematica delle evidenze e interlocuzione continuativa con le Autorità.

Tra le attività ad alta esposizione rientrano anche approfondimenti scientifici divenuti oggetto di interesse nazionale. Le analisi tecnologiche svolte in relazione al caso Marco Pantani hanno contribuito al dibattito tecnico e mediatico su una vicenda già sottoposta a rinnovata attenzione investigativa; per correttezza istituzionale, esse vanno rappresentate come un contributo scientifico e non come la causa formale della riapertura di un procedimento. Analogamente, l’articolo de La Ragione del 12 febbraio 2025, allegato alla presente nota, ha descritto l’interesse manifestato verso tecnologie riconducibili all’area Olitec in una vicenda presentata giornalisticamente con il titolo «Spionaggio russo attivo in Italia». Anche in questo caso la Fondazione richiama la ricostruzione della stampa come tale, senza trasformarla in una propria attribuzione investigativa; il documento è allegato quale elemento della rassegna stampa che testimonia il livello di sensibilità pubblica raggiunto da alcune attività dell’Ente.

La tutela oggi necessaria presenta inoltre una dimensione nuova. Accanto alle minacce personali e agli episodi di intimidazione, la circolare documenta il rischio di una manipolazione digitale dell’identità ottenuta attraverso la progressiva fusione di omonimie, iniziali, assonanze nominative, pubblicazioni successive, risultati di ricerca e output generati da sistemi di intelligenza artificiale. In questo meccanismo un errore iniziale può essere replicato, indicizzato e ulteriormente riassunto fino a produrre l’apparenza di un’identità certa laddove, in realtà, mancano dati anagrafici univoci e corrispondenza documentale.

La questione non è soltanto reputazionale. Quando una persona o un’istituzione già esposta a campagne ostili e minacce viene contemporaneamente associata a fatti riferibili a soggetti differenti, l’errore algoritmico può diventare un moltiplicatore del rischio: rafforza narrazioni false, offre nuovo materiale alla delegittimazione, rende più difficile distinguere la fonte primaria dalla copia e può contribuire a creare una falsa percezione di attendibilità attraverso la mera ripetizione. Per questa ragione la Fondazione considera la verifica dell’identità un elemento di sicurezza oltre che di correttezza informativa.

La circolare precisa quindi che una social preview, uno screenshot, un risultato di un motore di ricerca o una risposta generata da un sistema di IA non costituiscono, da soli, prova autonoma dell’identità di una persona. Ogni associazione contestata deve essere verificata a partire da fonti primarie, dati completi e documentazione coerente. Dopo la formale conoscibilità dell’errore, la riproduzione consapevole di un collegamento falso non può essere giustificata con il semplice fatto che esso fosse già presente in rete o prodotto automaticamente da un algoritmo.

La Fondazione ribadisce che gli episodi di minaccia già segnalati sono oggetto di attività di accertamento e tutela che non possono considerarsi concluse. La documentazione acquisita viene conservata attraverso URL, data e ora, metadati, screenshot, identificativi e ricostruzione della catena di diffusione; quando necessario, essa viene trasmessa agli organi competenti affinché possano essere valutate le singole condotte e individuate eventuali responsabilità. Il raccordo con le Autorità e le forme di vigilanza e prevenzione ritenute necessarie assumono una particolare importanza nelle sedi in cui sono presenti giovani, ricercatori, collaboratori e ospiti, poiché la tutela dell’incolumità personale e della serenità delle attività prevale su ogni esigenza di esposizione mediatica.

Ciò non significa trasformare ogni dissenso in una minaccia. La Fondazione distingue in modo netto la critica, anche severa, dall’intimidazione; il confronto politico dall’aggressione personale; la libertà di stampa dalla manipolazione dell’identità; la manifestazione di un’opinione dalla diffusione consapevole di informazioni false o dalla costruzione di campagne persecutorie. La tutela adottata non ha quindi lo scopo di limitare il diritto di cronaca o la libertà di espressione, ma di stabilire un confine documentabile oltre il quale la sicurezza delle persone e la veridicità dell’identità non possono essere sacrificate.

La scelta della Fondazione resta quella della continuità. Le attività scientifiche, formative e sociali proseguiranno senza arretrare di fronte alla paura o alla pressione, ma con un livello di cautela coerente con gli elementi emersi. La protezione dell’Ente non è la difesa astratta di un marchio: significa garantire che ricercatori, studenti, operatori e giovani possano lavorare in un ambiente nel quale la ricerca non venga condizionata né dalla minaccia fisica né dalla manipolazione digitale. Per questo, fino alla conclusione degli accertamenti, la Fondazione continuerà a documentare ogni episodio rilevante, a collaborare con le Autorità e a mantenere attive tutte le misure di prevenzione e tutela ritenute necessarie.

PRINCIPIO CONCLUSIVO

Le minacce ricevute non sono una narrazione astratta né un tema già esaurito. Sono fatti per i quali sono state attivate le sedi competenti e sui quali permangono accertamenti e attività di vigilanza e prevenzione nelle forme ritenute necessarie dagli organi preposti. La Fondazione continuerà a collaborare con le istituzioni, lasciando ad esse ogni valutazione sulle responsabilità e mantenendo, nel frattempo, la piena continuità delle proprie attività.