Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
La cooperazione con Fondazione OLITEC collega formazione BRIA riuso degli immobili e lavoro qualificato
Due edifici comunali da tempo privi di una funzione stabile possono diventare il punto di partenza di una nuova politica territoriale. La ex scuola elementare è al centro della valutazione per un Centro di Ricerca residenziale dedicato anche all’addestramento scientifico. Per l’ex macello prende forma uno studio che includerà l’ipotesi di un data center di piccole dimensioni destinato alla ricerca. A sostenere questo percorso è il Protocollo di intesa tra il Comune di Trivento e la Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca, approvato con la deliberazione della Giunta comunale n. 146 del 3 settembre 2026 e pubblicato all’Albo l’11 settembre.
Alla seduta hanno partecipato il sindaco Luigi Pavone, il vicesindaco Diego Scarano e gli assessori Pierpaolo Miserere ed Elisa Marianacci; l’assessore Monica Fiore era assente. L’atto è stato dichiarato immediatamente eseguibile con separata votazione unanime. Il dato amministrativo conta perché consente di avviare senza ritardi la fase organizzativa, pur lasciando ogni intervento immobiliare ed economico subordinato alle verifiche e agli atti successivi.
Una decisione con regole e condizioni
Il Protocollo dura tre anni dalla data dell’ultima sottoscrizione digitale. Non consegna automaticamente beni alla Fondazione, non autorizza lavori e non impegna il bilancio comunale. Definisce invece un procedimento: il Comune dovrà produrre i dossier tecnici degli immobili, la Fondazione indicherà i requisiti del centro, le parti effettueranno sopralluoghi e il Tavolo di coordinamento confronterà benefici, criticità, costi, tempi, autorizzazioni e rischi. Solo dopo un esito positivo potranno essere adottati il titolo di disponibilità dell’immobile, la progettazione e le convenzioni attuative.
Termine indicativo
Risultato previsto
Entro 15 giorni dalla firma
Nomina dei referenti istituzionali e tecnici
Entro 60 giorni
Ricognizione degli immobili, dossier dell’ex macello e primo calendario dei colloqui
Entro 90 giorni
Sopralluoghi congiunti e rilevazione delle criticità
Entro 120 giorni dal dossier completo
Studio preliminare sulle funzioni dell’ex macello
Entro 180 giorni
Valutazione comparativa per la sede del Centro di Ricerca residenziale
La ex scuola come luogo di addestramento e ricerca
La ex scuola elementare, chiusa e in disuso da anni, offre un significato immediato al progetto. Uno spazio nato per l’istruzione può tornare a ospitare studio, laboratori e vita formativa. La proposta è valutarla come sede del Centro di Ricerca residenziale della Fondazione, con attività BRIA applicate anche alla simulazione digitale, all’analisi dei dati, alla cyber security, all’automazione e ai sistemi complessi.
La fattibilità dipenderà dalla classificazione patrimoniale del bene, dalla conformità urbanistica ed edilizia, dallo stato strutturale e sismico, dalla sicurezza antincendio, dall’accessibilità, dalle utenze, dalla connettività e dalla possibilità di ottenere tutti i titoli necessari. Anche la capacità ricettiva sarà definita soltanto dopo queste verifiche. Se il quadro sarà favorevole, il centro potrà creare una presenza continuativa di studenti, docenti, tecnici e ricercatori, con ricadute sulla domanda di alloggi, ristorazione, mobilità, manutenzione e servizi professionali.
Un data center scientifico nell’ex macello
L’ex macello comunale sarà oggetto di uno studio preliminare gratuito svolto dalla Fondazione con le proprie risorse interne, dopo la consegna del dossier tecnico e l’autorizzazione ai sopralluoghi. Il Protocollo contempla laboratori BRIA, innovazione, trasferimento tecnologico, servizi digitali di comunità, coworking e reti tra scuole, università, imprese e amministrazioni. In questo perimetro la Fondazione intende approfondire un’opzione precisa: un data center scientifico compatto e modulare.
La funzione non sarebbe quella di un grande impianto commerciale. L’infrastruttura dovrebbe offrire capacità di calcolo, archiviazione protetta e reti veloci per bioinformatica, intelligenza artificiale, simulazioni, ricerca applicata e sicurezza informatica. Il modello ambientale dovrà essere tradotto in indicatori verificabili: efficienza energetica complessiva, quota di energia rinnovabile, consumo d’acqua, recupero del calore, modularità, durata delle apparecchiature, continuità del servizio e possibilità di aumentare la capacità senza sovradimensionare gli impianti iniziali.
Se le verifiche strutturali, impiantistiche, energetiche, ambientali e di connettività confermeranno la fattibilità, Trivento potrà proporsi come sede del primo data center molisano specificamente dedicato alla ricerca scientifica e come caso italiano di alta funzionalità a basso impatto. La qualificazione come primato dovrà però poggiare su un censimento comparativo e su parametri tecnici dichiarati. Questa cautela rafforza il progetto, perché trasforma un obiettivo comunicativo in un risultato misurabile.
Borse di studio e accesso alle professioni
La parte più immediata dell’accordo riguarda le persone. Entro il 31 dicembre 2027 il Protocollo pone l’obiettivo minimo di ammettere almeno sei residenti o domiciliati stabilmente a Trivento ai percorsi della Fondazione e di assegnare loro altrettante borse di studio. Le opportunità potranno coprire formazione, materiali, tutoraggio e, per i percorsi residenziali, vitto e alloggio. Alcune borse sono già state messe a disposizione; altre saranno attivate attraverso procedure e atti individuali che ne specificheranno valore, durata, condizioni e criteri di permanenza.
Il Comune diffonderà le opportunità e metterà a disposizione spazi per colloqui e orientamento, ma non formerà graduatorie e non potrà indicare candidati con preferenza. La Fondazione conserverà la responsabilità delle selezioni, che dovranno basarsi su merito, motivazione, idoneità e compatibilità con il percorso. Questa separazione tutela i giovani e la credibilità dell’iniziativa.
Sul lavoro la Fondazione assume un impegno operativo: seguire i partecipanti nella costruzione delle competenze e nel collegamento con imprese, istituzioni e centri di ricerca, cercando inserimenti di alto livello e valutando anche posizioni interne quando esistano fabbisogni e requisiti coerenti. Il Protocollo esclude che l’ammissione costituisca automaticamente una promessa di assunzione. La garanzia possibile è quindi quella di una presa in carico seria verso il lavoro, con orientamento, tutoraggio e presentazione ai partner, non quella di un contratto indipendente dal merito o dalla disponibilità di posizioni.
Ricadute per Trivento e i comuni vicini
Il primo effetto atteso è ridurre la distanza tra i giovani dell’area interna e i luoghi dove si formano le competenze più richieste. Portare a Trivento laboratori, infrastrutture digitali e reti di ricerca permette di studiare senza spezzare il legame con il territorio e può rendere possibile il ritorno di chi si è già trasferito. Il centro può inoltre offrire alle imprese locali occasioni di aggiornamento digitale, sperimentazione e incontro con ricercatori e tecnici.
I benefici possono estendersi a Lucito, Roccavivara, Montenero di Bisaccia, San Biase e agli altri comuni dell’area attraverso iniziative condivise, rapporti con le scuole, servizi di orientamento, domanda di forniture e nuove collaborazioni. Il Protocollo assegna a Trivento una priorità chiara per l’obiettivo delle sei borse, ma consente alla futura rete scientifica e formativa di lavorare su una scala più ampia. La crescita non dipenderà da annunci isolati: sarà misurata attraverso candidature, borse assegnate, continuità nei percorsi, partnership, investimenti attivati e inserimenti professionali.
Stima dell’investimento
Senza rilievi, superfici, potenza elettrica disponibile, stato degli impianti e capacità finale del data center non è corretto presentare una cifra puntuale. È tuttavia possibile definire un ordine di grandezza utile alla programmazione. Assumendo il riuso di edifici comunali esistenti, un centro formativo residenziale di scala media e un data center scientifico modulare, il valore potenziale dell’intervento può collocarsi tra 6 e 12 milioni di euro nel triennio.
Componente
Stima preliminare
Principali voci
Centro nella ex scuola
2,0-4,0 milioni di euro
Adeguamenti strutturali e impiantistici, sicurezza, accessibilità, spazi formativi e laboratori
Data center scientifico
3,5-7,0 milioni di euro
Adeguamento edificio, energia e continuità, raffreddamento, rete, sicurezza, calcolo e archiviazione
Borse e avvio triennale
0,5-1,0 milioni di euro
Borse, materiali, tutoraggio, orientamento e avvio dei servizi
Valore potenziale complessivo
6,0-12,0 milioni di euro
Ordine di grandezza da aggiornare dopo dossier immobiliari, sopralluoghi, progettazione e definizione della capacità
La stima è un ordine di grandezza redazionale e non costituisce quadro economico, stanziamento o impegno contrattuale. Non include l’acquisto degli immobili e presuppone il riuso di strutture comunali esistenti.
Risorse private e nessun onere automatico per il Comune
Nello scenario comunicato dalla Fondazione, la quota dell’investimento a proprio carico sarà sostenuta integralmente da donatori e partner tecnici dell’ente, senza ricorso a risorse statali. La deliberazione comunale stabilisce inoltre che la partecipazione del Comune è gratuita e non comporta impegni di spesa. Il contributo pubblico locale consiste in questa fase nella cooperazione amministrativa, nella predisposizione dei dossier, nella disponibilità per i sopralluoghi e nella valutazione degli immobili secondo la legge.
La scelta di non far discendere spese dall’approvazione del Protocollo protegge entrambe le parti. Ogni eventuale lavoro, fornitura, concessione o altra utilità dovrà avere una copertura verificata e un atto distinto. Per la Fondazione ciò significa trasformare il sostegno dei donatori tecnici in beni, impianti, capacità di calcolo, competenze e borse tracciabili. Per il Comune significa poter controllare la coerenza dell’iniziativa con l’interesse pubblico e con la disciplina del patrimonio.
La visione amministrativa
La Giunta di Trivento ha scelto un indirizzo che unisce rigenerazione degli immobili e investimento nelle persone. La qualità della decisione non si misura soltanto nell’ambizione del risultato, ma nella disponibilità a sottoporlo a verifiche, responsabilità e tempi trasparenti. La ex scuola e l’ex macello non vengono presentati come semplici contenitori da riempire: diventano il banco di prova di una politica che lega patrimonio pubblico, ricerca scientifica e opportunità professionali.
Se il percorso tecnico confermerà la fattibilità, Trivento potrà dotarsi di una presenza scientifica stabile e offrire alle nuove generazioni motivi concreti per restare o tornare. Se emergeranno criticità, il Protocollo impone di documentarle e correggere il progetto prima di assumere impegni. È questa combinazione di visione e metodo a dare credibilità alla cooperazione tra il Comune e Fondazione OLITEC.
Dagli obiettivi ai risultati misurabili
Il passaggio decisivo sarà rendere pubblicamente leggibile l’avanzamento: dossier consegnati, sopralluoghi effettuati, esiti delle verifiche, borse bandite e assegnate, partecipanti che completano i percorsi, collaborazioni attivate e inserimenti professionali raggiunti. Per il data center dovranno essere dichiarati almeno capacità di calcolo, disponibilità del servizio, efficienza energetica, quota rinnovabile, consumo idrico e recupero del calore. Indicatori semplici e periodici permetteranno alla comunità di distinguere l’intenzione dal risultato e di correggere per tempo ciò che non funziona.
La prima fase non richiede cantieri, ma qualità amministrativa: nomina dei referenti, ricognizione dei beni, accesso ai locali, studio di fattibilità e definizione delle fonti private. Solo dopo arriveranno progettazione, autorizzazioni e accordi attuativi. In questo ordine, la cooperazione può diventare una vera infrastruttura sociale e scientifica per Trivento e per l’area circostante.
La cooperazione con Fondazione OLITEC collega formazione BRIA riuso degli immobili e lavoro qualificato
Due edifici comunali da tempo privi di una funzione stabile possono diventare il punto di partenza di una nuova politica territoriale. La ex scuola elementare è al centro della valutazione per un Centro di Ricerca residenziale dedicato anche all’addestramento scientifico. Per l’ex macello prende forma uno studio che includerà l’ipotesi di un data center di piccole dimensioni destinato alla ricerca. A sostenere questo percorso è il Protocollo di intesa tra il Comune di Trivento e la Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca, approvato con la deliberazione della Giunta comunale n. 146 del 3 settembre 2026 e pubblicato all’Albo l’11 settembre.
Alla seduta hanno partecipato il sindaco Luigi Pavone, il vicesindaco Diego Scarano e gli assessori Pierpaolo Miserere ed Elisa Marianacci; l’assessore Monica Fiore era assente. L’atto è stato dichiarato immediatamente eseguibile con separata votazione unanime. Il dato amministrativo conta perché consente di avviare senza ritardi la fase organizzativa, pur lasciando ogni intervento immobiliare ed economico subordinato alle verifiche e agli atti successivi.
Una decisione con regole e condizioni
Il Protocollo dura tre anni dalla data dell’ultima sottoscrizione digitale. Non consegna automaticamente beni alla Fondazione, non autorizza lavori e non impegna il bilancio comunale. Definisce invece un procedimento: il Comune dovrà produrre i dossier tecnici degli immobili, la Fondazione indicherà i requisiti del centro, le parti effettueranno sopralluoghi e il Tavolo di coordinamento confronterà benefici, criticità, costi, tempi, autorizzazioni e rischi. Solo dopo un esito positivo potranno essere adottati il titolo di disponibilità dell’immobile, la progettazione e le convenzioni attuative.
Termine indicativo
Risultato previsto
Entro 15 giorni dalla firma
Nomina dei referenti istituzionali e tecnici
Entro 60 giorni
Ricognizione degli immobili, dossier dell’ex macello e primo calendario dei colloqui
Entro 90 giorni
Sopralluoghi congiunti e rilevazione delle criticità
Entro 120 giorni dal dossier completo
Studio preliminare sulle funzioni dell’ex macello
Entro 180 giorni
Valutazione comparativa per la sede del Centro di Ricerca residenziale
La ex scuola come luogo di addestramento e ricerca
La ex scuola elementare, chiusa e in disuso da anni, offre un significato immediato al progetto. Uno spazio nato per l’istruzione può tornare a ospitare studio, laboratori e vita formativa. La proposta è valutarla come sede del Centro di Ricerca residenziale della Fondazione, con attività BRIA applicate anche alla simulazione digitale, all’analisi dei dati, alla cyber security, all’automazione e ai sistemi complessi.
La fattibilità dipenderà dalla classificazione patrimoniale del bene, dalla conformità urbanistica ed edilizia, dallo stato strutturale e sismico, dalla sicurezza antincendio, dall’accessibilità, dalle utenze, dalla connettività e dalla possibilità di ottenere tutti i titoli necessari. Anche la capacità ricettiva sarà definita soltanto dopo queste verifiche. Se il quadro sarà favorevole, il centro potrà creare una presenza continuativa di studenti, docenti, tecnici e ricercatori, con ricadute sulla domanda di alloggi, ristorazione, mobilità, manutenzione e servizi professionali.
Un data center scientifico nell’ex macello
L’ex macello comunale sarà oggetto di uno studio preliminare gratuito svolto dalla Fondazione con le proprie risorse interne, dopo la consegna del dossier tecnico e l’autorizzazione ai sopralluoghi. Il Protocollo contempla laboratori BRIA, innovazione, trasferimento tecnologico, servizi digitali di comunità, coworking e reti tra scuole, università, imprese e amministrazioni. In questo perimetro la Fondazione intende approfondire un’opzione precisa: un data center scientifico compatto e modulare.
La funzione non sarebbe quella di un grande impianto commerciale. L’infrastruttura dovrebbe offrire capacità di calcolo, archiviazione protetta e reti veloci per bioinformatica, intelligenza artificiale, simulazioni, ricerca applicata e sicurezza informatica. Il modello ambientale dovrà essere tradotto in indicatori verificabili: efficienza energetica complessiva, quota di energia rinnovabile, consumo d’acqua, recupero del calore, modularità, durata delle apparecchiature, continuità del servizio e possibilità di aumentare la capacità senza sovradimensionare gli impianti iniziali.
Se le verifiche strutturali, impiantistiche, energetiche, ambientali e di connettività confermeranno la fattibilità, Trivento potrà proporsi come sede del primo data center molisano specificamente dedicato alla ricerca scientifica e come caso italiano di alta funzionalità a basso impatto. La qualificazione come primato dovrà però poggiare su un censimento comparativo e su parametri tecnici dichiarati. Questa cautela rafforza il progetto, perché trasforma un obiettivo comunicativo in un risultato misurabile.
Borse di studio e accesso alle professioni
La parte più immediata dell’accordo riguarda le persone. Entro il 31 dicembre 2027 il Protocollo pone l’obiettivo minimo di ammettere almeno sei residenti o domiciliati stabilmente a Trivento ai percorsi della Fondazione e di assegnare loro altrettante borse di studio. Le opportunità potranno coprire formazione, materiali, tutoraggio e, per i percorsi residenziali, vitto e alloggio. Alcune borse sono già state messe a disposizione; altre saranno attivate attraverso procedure e atti individuali che ne specificheranno valore, durata, condizioni e criteri di permanenza.
Il Comune diffonderà le opportunità e metterà a disposizione spazi per colloqui e orientamento, ma non formerà graduatorie e non potrà indicare candidati con preferenza. La Fondazione conserverà la responsabilità delle selezioni, che dovranno basarsi su merito, motivazione, idoneità e compatibilità con il percorso. Questa separazione tutela i giovani e la credibilità dell’iniziativa.
Sul lavoro la Fondazione assume un impegno operativo: seguire i partecipanti nella costruzione delle competenze e nel collegamento con imprese, istituzioni e centri di ricerca, cercando inserimenti di alto livello e valutando anche posizioni interne quando esistano fabbisogni e requisiti coerenti. Il Protocollo esclude che l’ammissione costituisca automaticamente una promessa di assunzione. La garanzia possibile è quindi quella di una presa in carico seria verso il lavoro, con orientamento, tutoraggio e presentazione ai partner, non quella di un contratto indipendente dal merito o dalla disponibilità di posizioni.
Ricadute per Trivento e i comuni vicini
Il primo effetto atteso è ridurre la distanza tra i giovani dell’area interna e i luoghi dove si formano le competenze più richieste. Portare a Trivento laboratori, infrastrutture digitali e reti di ricerca permette di studiare senza spezzare il legame con il territorio e può rendere possibile il ritorno di chi si è già trasferito. Il centro può inoltre offrire alle imprese locali occasioni di aggiornamento digitale, sperimentazione e incontro con ricercatori e tecnici.
I benefici possono estendersi a Lucito, Roccavivara, Montenero di Bisaccia, San Biase e agli altri comuni dell’area attraverso iniziative condivise, rapporti con le scuole, servizi di orientamento, domanda di forniture e nuove collaborazioni. Il Protocollo assegna a Trivento una priorità chiara per l’obiettivo delle sei borse, ma consente alla futura rete scientifica e formativa di lavorare su una scala più ampia. La crescita non dipenderà da annunci isolati: sarà misurata attraverso candidature, borse assegnate, continuità nei percorsi, partnership, investimenti attivati e inserimenti professionali.
Stima dell’investimento
Senza rilievi, superfici, potenza elettrica disponibile, stato degli impianti e capacità finale del data center non è corretto presentare una cifra puntuale. È tuttavia possibile definire un ordine di grandezza utile alla programmazione. Assumendo il riuso di edifici comunali esistenti, un centro formativo residenziale di scala media e un data center scientifico modulare, il valore potenziale dell’intervento può collocarsi tra 6 e 12 milioni di euro nel triennio.
Componente
Stima preliminare
Principali voci
Centro nella ex scuola
2,0-4,0 milioni di euro
Adeguamenti strutturali e impiantistici, sicurezza, accessibilità, spazi formativi e laboratori
Data center scientifico
3,5-7,0 milioni di euro
Adeguamento edificio, energia e continuità, raffreddamento, rete, sicurezza, calcolo e archiviazione
Borse e avvio triennale
0,5-1,0 milioni di euro
Borse, materiali, tutoraggio, orientamento e avvio dei servizi
Valore potenziale complessivo
6,0-12,0 milioni di euro
Ordine di grandezza da aggiornare dopo dossier immobiliari, sopralluoghi, progettazione e definizione della capacità
La stima è un ordine di grandezza redazionale e non costituisce quadro economico, stanziamento o impegno contrattuale. Non include l’acquisto degli immobili e presuppone il riuso di strutture comunali esistenti.
Risorse private e nessun onere automatico per il Comune
Nello scenario comunicato dalla Fondazione, la quota dell’investimento a proprio carico sarà sostenuta integralmente da donatori e partner tecnici dell’ente, senza ricorso a risorse statali. La deliberazione comunale stabilisce inoltre che la partecipazione del Comune è gratuita e non comporta impegni di spesa. Il contributo pubblico locale consiste in questa fase nella cooperazione amministrativa, nella predisposizione dei dossier, nella disponibilità per i sopralluoghi e nella valutazione degli immobili secondo la legge.
La scelta di non far discendere spese dall’approvazione del Protocollo protegge entrambe le parti. Ogni eventuale lavoro, fornitura, concessione o altra utilità dovrà avere una copertura verificata e un atto distinto. Per la Fondazione ciò significa trasformare il sostegno dei donatori tecnici in beni, impianti, capacità di calcolo, competenze e borse tracciabili. Per il Comune significa poter controllare la coerenza dell’iniziativa con l’interesse pubblico e con la disciplina del patrimonio.
La visione amministrativa
La Giunta di Trivento ha scelto un indirizzo che unisce rigenerazione degli immobili e investimento nelle persone. La qualità della decisione non si misura soltanto nell’ambizione del risultato, ma nella disponibilità a sottoporlo a verifiche, responsabilità e tempi trasparenti. La ex scuola e l’ex macello non vengono presentati come semplici contenitori da riempire: diventano il banco di prova di una politica che lega patrimonio pubblico, ricerca scientifica e opportunità professionali.
Se il percorso tecnico confermerà la fattibilità, Trivento potrà dotarsi di una presenza scientifica stabile e offrire alle nuove generazioni motivi concreti per restare o tornare. Se emergeranno criticità, il Protocollo impone di documentarle e correggere il progetto prima di assumere impegni. È questa combinazione di visione e metodo a dare credibilità alla cooperazione tra il Comune e Fondazione OLITEC.
Dagli obiettivi ai risultati misurabili
Il passaggio decisivo sarà rendere pubblicamente leggibile l’avanzamento: dossier consegnati, sopralluoghi effettuati, esiti delle verifiche, borse bandite e assegnate, partecipanti che completano i percorsi, collaborazioni attivate e inserimenti professionali raggiunti. Per il data center dovranno essere dichiarati almeno capacità di calcolo, disponibilità del servizio, efficienza energetica, quota rinnovabile, consumo idrico e recupero del calore. Indicatori semplici e periodici permetteranno alla comunità di distinguere l’intenzione dal risultato e di correggere per tempo ciò che non funziona.
La prima fase non richiede cantieri, ma qualità amministrativa: nomina dei referenti, ricognizione dei beni, accesso ai locali, studio di fattibilità e definizione delle fonti private. Solo dopo arriveranno progettazione, autorizzazioni e accordi attuativi. In questo ordine, la cooperazione può diventare una vera infrastruttura sociale e scientifica per Trivento e per l’area circostante.
Modello di vita, studio e servizio nella Fondazione
Definizione e visione
La comunità educativa è un ecosistema residenziale e laboratoriale che integra vita, studio e responsabilità. Non è solo un luogo, ma un progetto intenzionale di crescita umana e professionale fondato su fraternità, disciplina morale, rispetto e cooperazione.
FraternitàDisciplinaServizioTecnologie BRIA
Valori e ispirazione
Principi francescani di sobrietà e solidarietà, dignità della persona e diritto allo studio. La tecnologia è umanizzata per formare persone libere, competenti e responsabili.
Umano al centro
Norme di riferimento
Codice Civile (artt. 14–42 c.c.)
Consente alle fondazioni di perseguire scopi educativi e gestire strutture come convitti, campus e studentati in coerenza con lo scopo statutario.
D.Lgs. 117/2017 — Codice del Terzo Settore
Artt. 5–6: attività di interesse generale educative e formative
Comprendono istruzione, formazione professionale e percorsi comunitari di crescita personale, anche in forma residenziale.; art. 55: co-programmazione e co-progettazione con PA.
Legge 328/2000 — Sistema integrato di interventi sociali
Riconosce le comunità educative come strumenti di inclusione e prevenzione della dispersione, nel quadro del principio di sussidiarietà.
D.P.R. 616/1977
Attribuisce alle Regioni competenze su riconoscimento e sostegno a strutture educative private con finalità pubbliche e sociali.
Convenzione ONU Diritti del Fanciullo
Artt. 29 e 31: diritto ad un’educazione che sviluppi pienamente la personalità e i talenti in contesti che promuovano dignità e solidarietà.
Compliance trasversale
GDPR (UE 2016/679) per protezione dati; D.Lgs. 81/2008 per salute e sicurezza degli ambienti comunitari.
Struttura organizzativa
Direttore / Coordinatore Responsabile della disciplina, del regolamento e della gestione quotidiana.
Tutor e Formatori BRIA Guidano l’apprendimento tecnico e comportamentale; monitoraggio del percorso.
Educatori civici Custodi di fraternità, rispetto, inclusione, legalità e servizio alla comunità.
Cadetti Residenti o non residenti, selezionati e vincolati al giuramento e al regolamento interno.
Percorso tipo
Orientamento (3 mesi)
Accoglienza, studio del regolamento, fraternità, alfabetizzazione BRIA, sicurezza e privacy.
Addestramento (15 mesi)
Laboratori BRIA, project work, tirocinio interno, vita comunitaria assistita.
Studio accademico (fino a 36 mesi)
Laurea triennale in sincronia con l’addestramento: cybersecurity, informatica, IA.
Regolamento e responsabilità
Diritti e doveri, criteri di ammissione e permanenza.
Convivenza, turnazioni di servizio, decoro degli spazi comuni.
Salute, sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e protezione dati (GDPR).
Finalità
Personale e civica: responsabilità, appartenenza, autonomia e spirito critico.
Inclusione e dignità: vitto/alloggio solidale, supporto psicopedagogico, accesso equo.
Riconoscimento e vigilanza
Comunicazione ad autorità competenti (Regione, Comune, Prefettura) con regolamento, piano educativo e organigramma. Possibile riconoscimento come struttura educativa o ente di formazione accreditato, con co-finanziamento pubblico. Vigilanza su sicurezza, igiene e qualità formativa affidata a organi territoriali e al Consiglio della Fondazione.
Lavoro Integrativo art. 16.2.1 Titolo VII
Nel caso in cui un allievo, cadetto o discente iscritto alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca si trovi in comprovata condizione di difficoltà economica, tale da non poter sostenere in autonomia le spese di partecipazione al percorso formativo, e tale condizione sia dimostrata ogni oltre ragionevole dubbio, la Fondazione si impegna, compatibilmente con le risorse e le disponibilità locali, ad attivare una procedura di supporto attraverso l’inserimento lavorativo temporaneo.
A tal fine, l’interessato dovrà produrre una lettera formale di richiesta, corredata da una relazione dettagliata, contenente ogni elemento utile alla piena comprensione del contesto economico, sociale e familiare, e ogni documento ritenuto idoneo a comprovare la condizione dichiarata.
Qualora la richiesta venga accolta, la Fondazione potrà stipulare convenzioni operative con attività economiche del territorio circostante alla sede presso cui l’allievo risiede o è in formazione, privilegiando soggetti già aderenti alla rete associativa della Fondazione o che ne condividano valori e finalità.
Non è tuttavia garantito che la Fondazione sia in grado di individuare un’attività lavorativa compatibile con il percorso di studio, in quanto tale possibilità dipende dalle caratteristiche del territorio, dalle disponibilità del momento e dall’equilibrio con gli impegni formativi. L’attività lavorativa dovrà essere svolta esclusivamente al di fuori degli orari programmati di studio.
Le condizioni di lavoro saranno definite in modo trasparente e condiviso tra il cadetto, l’attività convenzionata e un delegato incaricato dalla Fondazione, che avrà il compito di supervisionare l’accordo e verificarne la regolarità e l’equità. Al socio cadetto sarà comunque richiesta unicamente la quota mensile prevista dal regolamento vigente, che potrà essere oggetto di riduzione o parziale compensazione in base agli accordi.
La Fondazione provvederà a monitorare con continuità l’esperienza lavorativa attivata, verificando l’aderenza ai parametri stabiliti e intervenendo in caso di criticità.
Il rifiuto ingiustificato di due proposte lavorative consecutive compatibili con il percorso formativo sarà motivo valido per l’esclusione dell’allievo dalla Fondazione, fatto salvo il diritto dell’interessato di presentare osservazioni scritte che saranno valutate in via preliminare dal Consiglio di disciplina della Fondazione.
Qualora il socio allievo cadetto decida di interrompere il percorso di studio all’interno della fondazione questo non lo esonera dal pagamento completo della quota qualora mantenga in essere il lavoro procuratogli dalla fondazione, in questo caso l’allievo autorizza sin da ora i datori di lavoro a versare per suo conto sino ad estinzione del debito totale le quote dovute direttamente alla fondazione.
Valori Mantenimento ISEE
La quota di mantenimento è relativa a vitto, alloggio, abbigliamento, attrezzatura di base condivisa, servizi domestici interni, viaggi e trasferte programmate per motivi di studio ed addestramento, partecipazione e fiere e congressi, partecipazione a seminari, materiali didattici, licenze ed accessi ai sistemi informativi e quanto altro descritto nel manuale del percorso.