Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
Onore alla Patria, memoria dei Caduti, responsabilità verso il presente e fiducia nelle capacità dei giovani. La giornata vissuta dalla Fondazione OLITEC insieme all'associazione nazionale Carabinieri tra Carsoli, Pietrasecca, Collalto Sabino e Nespolo ha mostrato che tradizione e innovazione possono appartenere allo stesso cammino: custodire ciò che dà identità alle comunità e costruire gli strumenti necessari perché esse possano affrontare il futuro.
Una presenza che attraversa i territori
Domenica 6 settembre 2026 i cadetti della Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca (Fondazione OLITEC) hanno attraversato una geografia fatta di borghi, piazze, strade e comunità. Carsoli e la frazione di Pietrasecca, in provincia dell'Aquila, Collalto Sabino e Nespolo, in provincia di Rieti, sono stati i luoghi di una giornata dedicata alla partecipazione civile, all'onore della Patria e al ricordo dei Caduti. Quattro realtà con storie e identità proprie, riunite da una presenza giovane che ha scelto di condividere i momenti pubblici dei territori.
Le fotografie restituiscono il carattere concreto di questa partecipazione: una banda che apre il percorso, i cadetti in fila lungo le vie dei centri abitati, i cittadini raccolti nelle piazze, i vessilli tricolori e i momenti di silenzio. Non si tratta di una scena costruita per rappresentare un'idea astratta, ma dell'incontro tra giovani in formazione e comunità reali. In luoghi nei quali ogni gesto è immediatamente visibile, esserci significa assumere una responsabilità e riconoscere il valore della prossimità.
La giornata non ha cancellato le specificità dei singoli paesi, né le ha ridotte a uno sfondo. Ha mostrato invece come territori diversi possano riconoscersi nella dignità delle istituzioni, nel rispetto della memoria, nella cura dei legami sociali e nella volontà di offrire ai giovani una prospettiva. L'appartenenza locale non si oppone così alla dimensione nazionale, ma la rende viva e concreta.
La memoria come responsabilità
Parlare di Patria e di Caduti richiede misura. La memoria non è una formula né appartiene a un solo giorno. Ricordare chi ha servito il Paese fino al sacrificio della vita significa chiedersi come libertà, legalità e convivenza siano custodite nel presente. La riconoscenza diventa responsabilità verso gli altri e cura di ciò che tiene unita una comunità.
Per i cadetti, partecipare a questi momenti ha avuto un valore formativo. L'educazione al futuro non coincide soltanto con l'acquisizione di abilità avanzate: richiede di comprendere l'origine dei diritti e i doveri che ne derivano. La disciplina osservata nei percorsi e nel raccoglimento è stata il linguaggio attraverso il quale rispetto e consapevolezza sono diventati visibili.
In questo quadro si inserisce il percorso di cooperazione avviato con l'Associazione Nazionale Carabinieri (ANC) - Sezione di Carsoli e con l'Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia (A.N.P.d'I.) - Sezione di Avezzano. Le associazioni d'Arma portano una memoria maturata nel servizio e una cultura della responsabilità; la Fondazione porta la propria vocazione alla formazione, alla ricerca e alla preparazione dei giovani. L'incontro non sovrappone ruoli differenti, ma li mette in relazione attorno al bene comune.
Il dialogo tra generazioni che ne deriva è particolarmente importante. L'esperienza può trasmettere continuità, senso del limite e consapevolezza delle conseguenze; i giovani possono offrire nuove competenze, domande e strumenti per affrontare trasformazioni rapide. Una comunità cresce quando non costringe queste energie a procedere separate, ma crea occasioni nelle quali la memoria orienta l'innovazione e l'innovazione rinnova la capacità di servire.
Oltre le differenze, la comunità
La Fondazione ha voluto essere presente al di là delle diverse sensibilità, appartenenze e posizioni che attraversano ogni territorio. Ciò non significa ignorare le differenze, ma impedire che diventino un ostacolo quando sono in gioco la memoria, il rispetto delle persone e la costruzione di opportunità comuni. Le comunità non hanno bisogno di una presenza che alimenti contrapposizioni; hanno bisogno di soggetti capaci di ascoltare, cooperare e riconoscere il valore di ciò che esiste.
Nei piccoli centri questa responsabilità è ancora più evidente: relazioni ravvicinate e scelte visibili fanno sì che la fiducia dipenda dalla continuità. Una Fondazione radicata non usa il territorio come cornice; partecipa alla sua vita, ne comprende i bisogni e crea connessioni tra persone, associazioni, competenze e istituzioni.
Le radici solide richiamate dalla giornata non sono una dichiarazione di autosufficienza. Sono relazioni costruite nel tempo, presenza nei momenti importanti e volontà di condividere il lavoro necessario. Da esse può nascere un cambiamento credibile, perché riconosce le comunità come interlocutrici e protagoniste.
Innovare significa prendersi cura
L'innovazione, in questa giornata, non è stata esibita come un oggetto tecnologico. È emersa come criterio di responsabilità. Per la Fondazione OLITEC innovare significa mettere conoscenza, ricerca e formazione al servizio delle persone, facendo in modo che anche i territori interni possano comprendere e governare i cambiamenti. La tecnologia diventa progresso soltanto quando amplia le possibilità, riduce le distanze e accresce l'autonomia delle comunità.
Questo principio assume un peso speciale nei borghi. La distanza dai grandi centri può trasformarsi in difficoltà di accesso alla formazione, ai servizi e alle reti professionali; può spingere i giovani a partire senza offrire loro una possibilità reale di ritorno. L'innovazione territoriale deve rispondere a queste condizioni: creare luoghi di apprendimento, collegare competenze locali e reti più ampie, rendere la ricerca traducibile in occasioni concrete, favorire una partecipazione informata alle trasformazioni digitali.
Considerare le aree interne come laboratori di futuro significa rovesciare lo sguardo. Non sono spazi vuoti in attesa di soluzioni importate, ma comunità dotate di memoria, capacità adattiva e conoscenze contestuali. Proprio per la loro scala, possono sperimentare relazioni più dirette tra formazione, ricerca e bisogni quotidiani. Qui l'innovazione può essere misurata non dalla quantità di dispositivi introdotti, ma dalla qualità delle opportunità create e dalla capacità di non lasciare indietro nessuno.
La presenza dei cadetti ha reso visibile questa impostazione. Prima di progettare strumenti per un territorio, occorre conoscerlo: camminarne le vie, incontrare i cittadini e comprendere il valore dei simboli pubblici. La preparazione tecnica diventa più matura quando sa misurarsi con la storia e con le esigenze delle persone alle quali dovrebbe essere utile.
La tecnologia diventa progresso quando riduce le distanze, amplia le possibilità e rafforza l'autonomia delle comunità.
Giovani, associazioni e futuro comune
Il modello formativo espresso dai cadetti unisce preparazione, disciplina e coscienza civica. Le professioni del futuro richiederanno capacità scientifiche e digitali, ma anche discernimento, affidabilità e attenzione alle conseguenze sociali delle decisioni. Non basta saper utilizzare strumenti complessi: occorre comprendere per quale fine vengono impiegati, chi può beneficiarne e quali persone rischiano di restarne escluse.
La cooperazione con l'ANC di Carsoli e con l'A.N.P.d'I. di Avezzano contribuisce a questo percorso perché rende il servizio un'esperienza condivisa e non soltanto un concetto. La cultura associativa ricorda che il bene comune ha bisogno di continuità, presenza e disponibilità personale. I giovani, a loro volta, mostrano che quei valori possono parlare al presente senza diventare nostalgia, orientando nuove competenze verso obiettivi di utilità sociale.
La domenica del 6 settembre ha quindi unito due movimenti complementari. Il primo guarda indietro con riconoscenza, custodendo la memoria dei Caduti e il significato dei simboli della Repubblica. Il secondo guarda avanti, chiedendo come ricerca, formazione e innovazione possano rafforzare territori esposti allo spopolamento e alla perdita di opportunità. Tra questi movimenti non c'è contraddizione: il futuro acquista direzione quando conosce le proprie radici, e la memoria resta viva quando genera responsabilità.
Da Carsoli a Pietrasecca, da Collalto Sabino a Nespolo, il messaggio è semplice e impegnativo: la Patria vive dove le persone si prendono cura le une delle altre, le istituzioni sono rispettate e i giovani possono costruire. Una presenza territoriale conta quando produce fiducia e possibilità. Su questa misura la Fondazione OLITEC intende continuare a lavorare, con radici solide e con l'innovazione al servizio dell'Italia e delle sue comunità.
Onore alla Patria, memoria dei Caduti, responsabilità verso il presente e fiducia nelle capacità dei giovani. La giornata vissuta dalla Fondazione OLITEC insieme all'associazione nazionale Carabinieri tra Carsoli, Pietrasecca, Collalto Sabino e Nespolo ha mostrato che tradizione e innovazione possono appartenere allo stesso cammino: custodire ciò che dà identità alle comunità e costruire gli strumenti necessari perché esse possano affrontare il futuro.
Una presenza che attraversa i territori
Domenica 6 settembre 2026 i cadetti della Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca (Fondazione OLITEC) hanno attraversato una geografia fatta di borghi, piazze, strade e comunità. Carsoli e la frazione di Pietrasecca, in provincia dell'Aquila, Collalto Sabino e Nespolo, in provincia di Rieti, sono stati i luoghi di una giornata dedicata alla partecipazione civile, all'onore della Patria e al ricordo dei Caduti. Quattro realtà con storie e identità proprie, riunite da una presenza giovane che ha scelto di condividere i momenti pubblici dei territori.
Le fotografie restituiscono il carattere concreto di questa partecipazione: una banda che apre il percorso, i cadetti in fila lungo le vie dei centri abitati, i cittadini raccolti nelle piazze, i vessilli tricolori e i momenti di silenzio. Non si tratta di una scena costruita per rappresentare un'idea astratta, ma dell'incontro tra giovani in formazione e comunità reali. In luoghi nei quali ogni gesto è immediatamente visibile, esserci significa assumere una responsabilità e riconoscere il valore della prossimità.
La giornata non ha cancellato le specificità dei singoli paesi, né le ha ridotte a uno sfondo. Ha mostrato invece come territori diversi possano riconoscersi nella dignità delle istituzioni, nel rispetto della memoria, nella cura dei legami sociali e nella volontà di offrire ai giovani una prospettiva. L'appartenenza locale non si oppone così alla dimensione nazionale, ma la rende viva e concreta.
La memoria come responsabilità
Parlare di Patria e di Caduti richiede misura. La memoria non è una formula né appartiene a un solo giorno. Ricordare chi ha servito il Paese fino al sacrificio della vita significa chiedersi come libertà, legalità e convivenza siano custodite nel presente. La riconoscenza diventa responsabilità verso gli altri e cura di ciò che tiene unita una comunità.
Per i cadetti, partecipare a questi momenti ha avuto un valore formativo. L'educazione al futuro non coincide soltanto con l'acquisizione di abilità avanzate: richiede di comprendere l'origine dei diritti e i doveri che ne derivano. La disciplina osservata nei percorsi e nel raccoglimento è stata il linguaggio attraverso il quale rispetto e consapevolezza sono diventati visibili.
In questo quadro si inserisce il percorso di cooperazione avviato con l'Associazione Nazionale Carabinieri (ANC) - Sezione di Carsoli e con l'Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia (A.N.P.d'I.) - Sezione di Avezzano. Le associazioni d'Arma portano una memoria maturata nel servizio e una cultura della responsabilità; la Fondazione porta la propria vocazione alla formazione, alla ricerca e alla preparazione dei giovani. L'incontro non sovrappone ruoli differenti, ma li mette in relazione attorno al bene comune.
Il dialogo tra generazioni che ne deriva è particolarmente importante. L'esperienza può trasmettere continuità, senso del limite e consapevolezza delle conseguenze; i giovani possono offrire nuove competenze, domande e strumenti per affrontare trasformazioni rapide. Una comunità cresce quando non costringe queste energie a procedere separate, ma crea occasioni nelle quali la memoria orienta l'innovazione e l'innovazione rinnova la capacità di servire.
Oltre le differenze, la comunità
La Fondazione ha voluto essere presente al di là delle diverse sensibilità, appartenenze e posizioni che attraversano ogni territorio. Ciò non significa ignorare le differenze, ma impedire che diventino un ostacolo quando sono in gioco la memoria, il rispetto delle persone e la costruzione di opportunità comuni. Le comunità non hanno bisogno di una presenza che alimenti contrapposizioni; hanno bisogno di soggetti capaci di ascoltare, cooperare e riconoscere il valore di ciò che esiste.
Nei piccoli centri questa responsabilità è ancora più evidente: relazioni ravvicinate e scelte visibili fanno sì che la fiducia dipenda dalla continuità. Una Fondazione radicata non usa il territorio come cornice; partecipa alla sua vita, ne comprende i bisogni e crea connessioni tra persone, associazioni, competenze e istituzioni.
Le radici solide richiamate dalla giornata non sono una dichiarazione di autosufficienza. Sono relazioni costruite nel tempo, presenza nei momenti importanti e volontà di condividere il lavoro necessario. Da esse può nascere un cambiamento credibile, perché riconosce le comunità come interlocutrici e protagoniste.
Innovare significa prendersi cura
L'innovazione, in questa giornata, non è stata esibita come un oggetto tecnologico. È emersa come criterio di responsabilità. Per la Fondazione OLITEC innovare significa mettere conoscenza, ricerca e formazione al servizio delle persone, facendo in modo che anche i territori interni possano comprendere e governare i cambiamenti. La tecnologia diventa progresso soltanto quando amplia le possibilità, riduce le distanze e accresce l'autonomia delle comunità.
Questo principio assume un peso speciale nei borghi. La distanza dai grandi centri può trasformarsi in difficoltà di accesso alla formazione, ai servizi e alle reti professionali; può spingere i giovani a partire senza offrire loro una possibilità reale di ritorno. L'innovazione territoriale deve rispondere a queste condizioni: creare luoghi di apprendimento, collegare competenze locali e reti più ampie, rendere la ricerca traducibile in occasioni concrete, favorire una partecipazione informata alle trasformazioni digitali.
Considerare le aree interne come laboratori di futuro significa rovesciare lo sguardo. Non sono spazi vuoti in attesa di soluzioni importate, ma comunità dotate di memoria, capacità adattiva e conoscenze contestuali. Proprio per la loro scala, possono sperimentare relazioni più dirette tra formazione, ricerca e bisogni quotidiani. Qui l'innovazione può essere misurata non dalla quantità di dispositivi introdotti, ma dalla qualità delle opportunità create e dalla capacità di non lasciare indietro nessuno.
La presenza dei cadetti ha reso visibile questa impostazione. Prima di progettare strumenti per un territorio, occorre conoscerlo: camminarne le vie, incontrare i cittadini e comprendere il valore dei simboli pubblici. La preparazione tecnica diventa più matura quando sa misurarsi con la storia e con le esigenze delle persone alle quali dovrebbe essere utile.
La tecnologia diventa progresso quando riduce le distanze, amplia le possibilità e rafforza l'autonomia delle comunità.
Giovani, associazioni e futuro comune
Il modello formativo espresso dai cadetti unisce preparazione, disciplina e coscienza civica. Le professioni del futuro richiederanno capacità scientifiche e digitali, ma anche discernimento, affidabilità e attenzione alle conseguenze sociali delle decisioni. Non basta saper utilizzare strumenti complessi: occorre comprendere per quale fine vengono impiegati, chi può beneficiarne e quali persone rischiano di restarne escluse.
La cooperazione con l'ANC di Carsoli e con l'A.N.P.d'I. di Avezzano contribuisce a questo percorso perché rende il servizio un'esperienza condivisa e non soltanto un concetto. La cultura associativa ricorda che il bene comune ha bisogno di continuità, presenza e disponibilità personale. I giovani, a loro volta, mostrano che quei valori possono parlare al presente senza diventare nostalgia, orientando nuove competenze verso obiettivi di utilità sociale.
La domenica del 6 settembre ha quindi unito due movimenti complementari. Il primo guarda indietro con riconoscenza, custodendo la memoria dei Caduti e il significato dei simboli della Repubblica. Il secondo guarda avanti, chiedendo come ricerca, formazione e innovazione possano rafforzare territori esposti allo spopolamento e alla perdita di opportunità. Tra questi movimenti non c'è contraddizione: il futuro acquista direzione quando conosce le proprie radici, e la memoria resta viva quando genera responsabilità.
Da Carsoli a Pietrasecca, da Collalto Sabino a Nespolo, il messaggio è semplice e impegnativo: la Patria vive dove le persone si prendono cura le une delle altre, le istituzioni sono rispettate e i giovani possono costruire. Una presenza territoriale conta quando produce fiducia e possibilità. Su questa misura la Fondazione OLITEC intende continuare a lavorare, con radici solide e con l'innovazione al servizio dell'Italia e delle sue comunità.
Modello di vita, studio e servizio nella Fondazione
Definizione e visione
La comunità educativa è un ecosistema residenziale e laboratoriale che integra vita, studio e responsabilità. Non è solo un luogo, ma un progetto intenzionale di crescita umana e professionale fondato su fraternità, disciplina morale, rispetto e cooperazione.
FraternitàDisciplinaServizioTecnologie BRIA
Valori e ispirazione
Principi francescani di sobrietà e solidarietà, dignità della persona e diritto allo studio. La tecnologia è umanizzata per formare persone libere, competenti e responsabili.
Umano al centro
Norme di riferimento
Codice Civile (artt. 14–42 c.c.)
Consente alle fondazioni di perseguire scopi educativi e gestire strutture come convitti, campus e studentati in coerenza con lo scopo statutario.
D.Lgs. 117/2017 — Codice del Terzo Settore
Artt. 5–6: attività di interesse generale educative e formative
Comprendono istruzione, formazione professionale e percorsi comunitari di crescita personale, anche in forma residenziale.; art. 55: co-programmazione e co-progettazione con PA.
Legge 328/2000 — Sistema integrato di interventi sociali
Riconosce le comunità educative come strumenti di inclusione e prevenzione della dispersione, nel quadro del principio di sussidiarietà.
D.P.R. 616/1977
Attribuisce alle Regioni competenze su riconoscimento e sostegno a strutture educative private con finalità pubbliche e sociali.
Convenzione ONU Diritti del Fanciullo
Artt. 29 e 31: diritto ad un’educazione che sviluppi pienamente la personalità e i talenti in contesti che promuovano dignità e solidarietà.
Compliance trasversale
GDPR (UE 2016/679) per protezione dati; D.Lgs. 81/2008 per salute e sicurezza degli ambienti comunitari.
Struttura organizzativa
Direttore / Coordinatore Responsabile della disciplina, del regolamento e della gestione quotidiana.
Tutor e Formatori BRIA Guidano l’apprendimento tecnico e comportamentale; monitoraggio del percorso.
Educatori civici Custodi di fraternità, rispetto, inclusione, legalità e servizio alla comunità.
Cadetti Residenti o non residenti, selezionati e vincolati al giuramento e al regolamento interno.
Percorso tipo
Orientamento (3 mesi)
Accoglienza, studio del regolamento, fraternità, alfabetizzazione BRIA, sicurezza e privacy.
Addestramento (15 mesi)
Laboratori BRIA, project work, tirocinio interno, vita comunitaria assistita.
Studio accademico (fino a 36 mesi)
Laurea triennale in sincronia con l’addestramento: cybersecurity, informatica, IA.
Regolamento e responsabilità
Diritti e doveri, criteri di ammissione e permanenza.
Convivenza, turnazioni di servizio, decoro degli spazi comuni.
Salute, sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e protezione dati (GDPR).
Finalità
Personale e civica: responsabilità, appartenenza, autonomia e spirito critico.
Inclusione e dignità: vitto/alloggio solidale, supporto psicopedagogico, accesso equo.
Riconoscimento e vigilanza
Comunicazione ad autorità competenti (Regione, Comune, Prefettura) con regolamento, piano educativo e organigramma. Possibile riconoscimento come struttura educativa o ente di formazione accreditato, con co-finanziamento pubblico. Vigilanza su sicurezza, igiene e qualità formativa affidata a organi territoriali e al Consiglio della Fondazione.
Lavoro Integrativo art. 16.2.1 Titolo VII
Nel caso in cui un allievo, cadetto o discente iscritto alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca si trovi in comprovata condizione di difficoltà economica, tale da non poter sostenere in autonomia le spese di partecipazione al percorso formativo, e tale condizione sia dimostrata ogni oltre ragionevole dubbio, la Fondazione si impegna, compatibilmente con le risorse e le disponibilità locali, ad attivare una procedura di supporto attraverso l’inserimento lavorativo temporaneo.
A tal fine, l’interessato dovrà produrre una lettera formale di richiesta, corredata da una relazione dettagliata, contenente ogni elemento utile alla piena comprensione del contesto economico, sociale e familiare, e ogni documento ritenuto idoneo a comprovare la condizione dichiarata.
Qualora la richiesta venga accolta, la Fondazione potrà stipulare convenzioni operative con attività economiche del territorio circostante alla sede presso cui l’allievo risiede o è in formazione, privilegiando soggetti già aderenti alla rete associativa della Fondazione o che ne condividano valori e finalità.
Non è tuttavia garantito che la Fondazione sia in grado di individuare un’attività lavorativa compatibile con il percorso di studio, in quanto tale possibilità dipende dalle caratteristiche del territorio, dalle disponibilità del momento e dall’equilibrio con gli impegni formativi. L’attività lavorativa dovrà essere svolta esclusivamente al di fuori degli orari programmati di studio.
Le condizioni di lavoro saranno definite in modo trasparente e condiviso tra il cadetto, l’attività convenzionata e un delegato incaricato dalla Fondazione, che avrà il compito di supervisionare l’accordo e verificarne la regolarità e l’equità. Al socio cadetto sarà comunque richiesta unicamente la quota mensile prevista dal regolamento vigente, che potrà essere oggetto di riduzione o parziale compensazione in base agli accordi.
La Fondazione provvederà a monitorare con continuità l’esperienza lavorativa attivata, verificando l’aderenza ai parametri stabiliti e intervenendo in caso di criticità.
Il rifiuto ingiustificato di due proposte lavorative consecutive compatibili con il percorso formativo sarà motivo valido per l’esclusione dell’allievo dalla Fondazione, fatto salvo il diritto dell’interessato di presentare osservazioni scritte che saranno valutate in via preliminare dal Consiglio di disciplina della Fondazione.
Qualora il socio allievo cadetto decida di interrompere il percorso di studio all’interno della fondazione questo non lo esonera dal pagamento completo della quota qualora mantenga in essere il lavoro procuratogli dalla fondazione, in questo caso l’allievo autorizza sin da ora i datori di lavoro a versare per suo conto sino ad estinzione del debito totale le quote dovute direttamente alla fondazione.
Valori Mantenimento ISEE
La quota di mantenimento è relativa a vitto, alloggio, abbigliamento, attrezzatura di base condivisa, servizi domestici interni, viaggi e trasferte programmate per motivi di studio ed addestramento, partecipazione e fiere e congressi, partecipazione a seminari, materiali didattici, licenze ed accessi ai sistemi informativi e quanto altro descritto nel manuale del percorso.