Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
Sono Alessandra Monaco e sono la fondatrice di una boutique di consulenza indipendente specializzata in sostenibilità d’impresa. Portare la sostenibilità nelle aziende significa per me promuoverne la prosperità, ricercando l’equilibrio tra persone, ambiente e economia indicato dalla Triple Bottom Line.
Propongo alle organizzazioni la sostenibilità non solo come un sistema valoriale orientato a “fare del bene”, ma anche come un modo di operare che prevede il “fare bene” e che si inserisce nel concetto di una buona governance.
La sostenibilità è infatti un approccio strategico che guida le aziende verso conformità, competitività e continuità, che non prescinde però da un comportamento ambientalmente responsabile e da una transizione giusta.
L’etica è per questo alla base del mio lavoro.
In questo contesto guardo con attenzione all’evoluzione delle tecnologie BRIA, in particolare l’intelligenza artificiale (IA), e ne riconosco l’enorme potenziale per lo sviluppo sostenibile.
Nel mio campo, la capacità dell’IA di elaborare grandi volumi di dati in tempi rapidi può consentire analisi avanzate come quelle sull’esposizione ai rischi climatici, integrando dati aziendali con fonti scientifiche per sviluppare strategie di mitigazione e adattamento.
Inoltre, l’IA abbinata all’Internet delle Cose apre soluzioni a problemi ancora irrisolti con metodi tradizionali: nel tessile, ad esempio, sensori ottici intelligenti migliorano il riconoscimento di materiali e colori negli scarti, potenziando così l’efficienza del riciclo e promuovendo modelli circolari. Sono progressi reali e promettenti.
Tuttavia, noto anche limiti e confusione.
Innanzitutto, la logica del “garbage in, garbage out” è più attuale che mai: se i dati iniziali sono di bassa qualità, i risultati saranno imprecisi o fuorvianti. Lo vediamo con i bias cognitivi presenti nei dati di addestramento, che possono generare risultati distorti e discriminatori, e con le "allucinazioni", che possono compromettere l'affidabilità dell'IA se assunte acriticamente.
La spinta poi a digitalizzare a ogni costo, anche in organizzazioni dove manca un’adeguata alfabetizzazione digitale e una visione sistemica, rischia di far perdere sia la capacità di controllo dell’output che le competenze e l’engagement del personale.
Emerge anche il tema dell’automazione della rendicontazione di sostenibilità: collegare i database aziendali a un’interfaccia intelligente per generare documenti può certamente aumentare l’efficienza, ma rischia di ridurre il bilancio a un mero esercizio di conformità, svuotandolo del suo valore strategico.
Infine, c’è un aspetto delicato: la materialità del digitale. L’IA, per quanto “invisibile”, ha un impatto tangibile e le operazioni di calcolo richiedono oggi enormi quantità di energia e risorse idriche. Forse un domani sarà proprio l’IA a trovare un rimedio, ma oggi resta un nodo critico da affrontare con responsabilità.
Dove si colloca quindi questo tassello tecnologico rispetto all’equilibrio tra persone, ambiente e profitto?
Per poter essere considerata sostenibile, l’intelligenza artificiale dovrà garantire:
spiegabilità e tracciabilità, per comprendere risultati indesiderati o pericolosi;
responsabilità, per individuare chi risponde delle conseguenze;
equità, per rendere accessibile questa tecnologia senza pregiudizi e senza che nessuno venga lasciato indietro;
gestione del rischio, per prevenire problemi da progettazione errata o uso improprio.
Nel mio lavoro, la scelta e l’uso dell’IA si basa pertanto su un approccio critico e sistemico, capace di cogliere complessità e contraddizioni.
Come professionista della sostenibilità ritengo che sì, sia cruciale adottare queste nuove tecnologie, ma sia anche necessario orientarle al bene comune e quindi chiedersi: cosa succederebbe se in un certo contesto decidessi di introdurre l’intelligenza artificiale? Quali meccanismi si innescherebbero? Quali gli impatti, i rischi, le opportunità?
Le tecnologie BRIA lavoreranno per il benessere collettivo solo se saremo consapevoli che gli strumenti non sono buoni o cattivi in sé, ma lo diventano in rapporto all’uso che ne facciamo. Starà a noi trovare il giusto equilibrio.
Come?
Una possibile direzione è offerta dal paradigma dell’Industria 5.0, che pone l’essere umano al centro dell’innovazione tecnologica e promuove una collaborazione etica, resiliente e sostenibile tra persone e macchine intelligenti.
Mettere l’uomo al centro significa sviluppare conoscenza, consapevolezza e competenze trasversali. Non basta infatti sapere “come funziona” una tecnologia: serve comprenderne le implicazioni sistemiche, i potenziali effetti collaterali e il valore che può generare per le persone e il pianeta.
Per questo è fondamentale promuovere una formazione che sviluppi profili T-shaped, cioè persone con una solida competenza verticale in un ambito specifico, ma capaci di dialogare e interagire con altri ambiti grazie a competenze orizzontali come il pensiero critico, la sostenibilità, l’etica e la comunicazione. O ancor più, far emergere profili V-shaped, che aggiungono alla competenza tecnica e all’apertura interdisciplinare anche una profonda consapevolezza di sé, del proprio ruolo e delle dinamiche relazionali. È l’intelligenza umana che può guidare quella artificiale verso un futuro più giusto e sostenibile.
La sostenibilità delle tecnologie BRIA non può prescindere da una riflessione profonda su come e da chi vengono progettate, applicate e governate. Non basta che siano potenti o performanti: devono essere giuste, trasparenti e orientate al bene comune.
Ciò che serve non è un futuro dominato da un’algocrazia, ma l’affermazione di una vera algoretica: un’etica degli algoritmi, capace di guidarne l’uso in modo responsabile, equo e inclusivo.
Solo così potremo assicurarci che l’IA e le tecnologie emergenti non siano strumenti di esclusione o automatismi ciechi, ma leve consapevoli per rigenerare il rapporto tra persone, pianeta e profitto.
Di Alessandra Monaco
Sono Alessandra Monaco e sono la fondatrice di una boutique di consulenza indipendente specializzata in sostenibilità d’impresa. Portare la sostenibilità nelle aziende significa per me promuoverne la prosperità, ricercando l’equilibrio tra persone, ambiente e economia indicato dalla Triple Bottom Line.
Propongo alle organizzazioni la sostenibilità non solo come un sistema valoriale orientato a “fare del bene”, ma anche come un modo di operare che prevede il “fare bene” e che si inserisce nel concetto di una buona governance.
La sostenibilità è infatti un approccio strategico che guida le aziende verso conformità, competitività e continuità, che non prescinde però da un comportamento ambientalmente responsabile e da una transizione giusta.
L’etica è per questo alla base del mio lavoro.
In questo contesto guardo con attenzione all’evoluzione delle tecnologie BRIA, in particolare l’intelligenza artificiale (IA), e ne riconosco l’enorme potenziale per lo sviluppo sostenibile.
Nel mio campo, la capacità dell’IA di elaborare grandi volumi di dati in tempi rapidi può consentire analisi avanzate come quelle sull’esposizione ai rischi climatici, integrando dati aziendali con fonti scientifiche per sviluppare strategie di mitigazione e adattamento.
Inoltre, l’IA abbinata all’Internet delle Cose apre soluzioni a problemi ancora irrisolti con metodi tradizionali: nel tessile, ad esempio, sensori ottici intelligenti migliorano il riconoscimento di materiali e colori negli scarti, potenziando così l’efficienza del riciclo e promuovendo modelli circolari. Sono progressi reali e promettenti.
Tuttavia, noto anche limiti e confusione.
Innanzitutto, la logica del “garbage in, garbage out” è più attuale che mai: se i dati iniziali sono di bassa qualità, i risultati saranno imprecisi o fuorvianti. Lo vediamo con i bias cognitivi presenti nei dati di addestramento, che possono generare risultati distorti e discriminatori, e con le "allucinazioni", che possono compromettere l'affidabilità dell'IA se assunte acriticamente.
La spinta poi a digitalizzare a ogni costo, anche in organizzazioni dove manca un’adeguata alfabetizzazione digitale e una visione sistemica, rischia di far perdere sia la capacità di controllo dell’output che le competenze e l’engagement del personale.
Emerge anche il tema dell’automazione della rendicontazione di sostenibilità: collegare i database aziendali a un’interfaccia intelligente per generare documenti può certamente aumentare l’efficienza, ma rischia di ridurre il bilancio a un mero esercizio di conformità, svuotandolo del suo valore strategico.
Infine, c’è un aspetto delicato: la materialità del digitale. L’IA, per quanto “invisibile”, ha un impatto tangibile e le operazioni di calcolo richiedono oggi enormi quantità di energia e risorse idriche. Forse un domani sarà proprio l’IA a trovare un rimedio, ma oggi resta un nodo critico da affrontare con responsabilità.
Dove si colloca quindi questo tassello tecnologico rispetto all’equilibrio tra persone, ambiente e profitto?
Per poter essere considerata sostenibile, l’intelligenza artificiale dovrà garantire:
spiegabilità e tracciabilità, per comprendere risultati indesiderati o pericolosi;
responsabilità, per individuare chi risponde delle conseguenze;
equità, per rendere accessibile questa tecnologia senza pregiudizi e senza che nessuno venga lasciato indietro;
gestione del rischio, per prevenire problemi da progettazione errata o uso improprio.
Nel mio lavoro, la scelta e l’uso dell’IA si basa pertanto su un approccio critico e sistemico, capace di cogliere complessità e contraddizioni.
Come professionista della sostenibilità ritengo che sì, sia cruciale adottare queste nuove tecnologie, ma sia anche necessario orientarle al bene comune e quindi chiedersi: cosa succederebbe se in un certo contesto decidessi di introdurre l’intelligenza artificiale? Quali meccanismi si innescherebbero? Quali gli impatti, i rischi, le opportunità?
Le tecnologie BRIA lavoreranno per il benessere collettivo solo se saremo consapevoli che gli strumenti non sono buoni o cattivi in sé, ma lo diventano in rapporto all’uso che ne facciamo. Starà a noi trovare il giusto equilibrio.
Come?
Una possibile direzione è offerta dal paradigma dell’Industria 5.0, che pone l’essere umano al centro dell’innovazione tecnologica e promuove una collaborazione etica, resiliente e sostenibile tra persone e macchine intelligenti.
Mettere l’uomo al centro significa sviluppare conoscenza, consapevolezza e competenze trasversali. Non basta infatti sapere “come funziona” una tecnologia: serve comprenderne le implicazioni sistemiche, i potenziali effetti collaterali e il valore che può generare per le persone e il pianeta.
Per questo è fondamentale promuovere una formazione che sviluppi profili T-shaped, cioè persone con una solida competenza verticale in un ambito specifico, ma capaci di dialogare e interagire con altri ambiti grazie a competenze orizzontali come il pensiero critico, la sostenibilità, l’etica e la comunicazione. O ancor più, far emergere profili V-shaped, che aggiungono alla competenza tecnica e all’apertura interdisciplinare anche una profonda consapevolezza di sé, del proprio ruolo e delle dinamiche relazionali. È l’intelligenza umana che può guidare quella artificiale verso un futuro più giusto e sostenibile.
La sostenibilità delle tecnologie BRIA non può prescindere da una riflessione profonda su come e da chi vengono progettate, applicate e governate. Non basta che siano potenti o performanti: devono essere giuste, trasparenti e orientate al bene comune.
Ciò che serve non è un futuro dominato da un’algocrazia, ma l’affermazione di una vera algoretica: un’etica degli algoritmi, capace di guidarne l’uso in modo responsabile, equo e inclusivo.
Solo così potremo assicurarci che l’IA e le tecnologie emergenti non siano strumenti di esclusione o automatismi ciechi, ma leve consapevoli per rigenerare il rapporto tra persone, pianeta e profitto.
Modello di vita, studio e servizio nella Fondazione
Definizione e visione
La comunità educativa è un ecosistema residenziale e laboratoriale che integra vita, studio e responsabilità. Non è solo un luogo, ma un progetto intenzionale di crescita umana e professionale fondato su fraternità, disciplina morale, rispetto e cooperazione.
FraternitàDisciplinaServizioTecnologie BRIA
Valori e ispirazione
Principi francescani di sobrietà e solidarietà, dignità della persona e diritto allo studio. La tecnologia è umanizzata per formare persone libere, competenti e responsabili.
Umano al centro
Norme di riferimento
Codice Civile (artt. 14–42 c.c.)
Consente alle fondazioni di perseguire scopi educativi e gestire strutture come convitti, campus e studentati in coerenza con lo scopo statutario.
D.Lgs. 117/2017 — Codice del Terzo Settore
Artt. 5–6: attività di interesse generale educative e formative
Comprendono istruzione, formazione professionale e percorsi comunitari di crescita personale, anche in forma residenziale.; art. 55: co-programmazione e co-progettazione con PA.
Legge 328/2000 — Sistema integrato di interventi sociali
Riconosce le comunità educative come strumenti di inclusione e prevenzione della dispersione, nel quadro del principio di sussidiarietà.
D.P.R. 616/1977
Attribuisce alle Regioni competenze su riconoscimento e sostegno a strutture educative private con finalità pubbliche e sociali.
Convenzione ONU Diritti del Fanciullo
Artt. 29 e 31: diritto ad un’educazione che sviluppi pienamente la personalità e i talenti in contesti che promuovano dignità e solidarietà.
Compliance trasversale
GDPR (UE 2016/679) per protezione dati; D.Lgs. 81/2008 per salute e sicurezza degli ambienti comunitari.
Struttura organizzativa
Direttore / Coordinatore Responsabile della disciplina, del regolamento e della gestione quotidiana.
Tutor e Formatori BRIA Guidano l’apprendimento tecnico e comportamentale; monitoraggio del percorso.
Educatori civici Custodi di fraternità, rispetto, inclusione, legalità e servizio alla comunità.
Cadetti Residenti o non residenti, selezionati e vincolati al giuramento e al regolamento interno.
Percorso tipo
Orientamento (3 mesi)
Accoglienza, studio del regolamento, fraternità, alfabetizzazione BRIA, sicurezza e privacy.
Addestramento (15 mesi)
Laboratori BRIA, project work, tirocinio interno, vita comunitaria assistita.
Studio accademico (fino a 36 mesi)
Laurea triennale in sincronia con l’addestramento: cybersecurity, informatica, IA.
Regolamento e responsabilità
Diritti e doveri, criteri di ammissione e permanenza.
Convivenza, turnazioni di servizio, decoro degli spazi comuni.
Salute, sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e protezione dati (GDPR).
Finalità
Personale e civica: responsabilità, appartenenza, autonomia e spirito critico.
Inclusione e dignità: vitto/alloggio solidale, supporto psicopedagogico, accesso equo.
Riconoscimento e vigilanza
Comunicazione ad autorità competenti (Regione, Comune, Prefettura) con regolamento, piano educativo e organigramma. Possibile riconoscimento come struttura educativa o ente di formazione accreditato, con co-finanziamento pubblico. Vigilanza su sicurezza, igiene e qualità formativa affidata a organi territoriali e al Consiglio della Fondazione.
Lavoro Integrativo art. 16.2.1 Titolo VII
Nel caso in cui un allievo, cadetto o discente iscritto alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca si trovi in comprovata condizione di difficoltà economica, tale da non poter sostenere in autonomia le spese di partecipazione al percorso formativo, e tale condizione sia dimostrata ogni oltre ragionevole dubbio, la Fondazione si impegna, compatibilmente con le risorse e le disponibilità locali, ad attivare una procedura di supporto attraverso l’inserimento lavorativo temporaneo.
A tal fine, l’interessato dovrà produrre una lettera formale di richiesta, corredata da una relazione dettagliata, contenente ogni elemento utile alla piena comprensione del contesto economico, sociale e familiare, e ogni documento ritenuto idoneo a comprovare la condizione dichiarata.
Qualora la richiesta venga accolta, la Fondazione potrà stipulare convenzioni operative con attività economiche del territorio circostante alla sede presso cui l’allievo risiede o è in formazione, privilegiando soggetti già aderenti alla rete associativa della Fondazione o che ne condividano valori e finalità.
Non è tuttavia garantito che la Fondazione sia in grado di individuare un’attività lavorativa compatibile con il percorso di studio, in quanto tale possibilità dipende dalle caratteristiche del territorio, dalle disponibilità del momento e dall’equilibrio con gli impegni formativi. L’attività lavorativa dovrà essere svolta esclusivamente al di fuori degli orari programmati di studio.
Le condizioni di lavoro saranno definite in modo trasparente e condiviso tra il cadetto, l’attività convenzionata e un delegato incaricato dalla Fondazione, che avrà il compito di supervisionare l’accordo e verificarne la regolarità e l’equità. Al socio cadetto sarà comunque richiesta unicamente la quota mensile prevista dal regolamento vigente, che potrà essere oggetto di riduzione o parziale compensazione in base agli accordi.
La Fondazione provvederà a monitorare con continuità l’esperienza lavorativa attivata, verificando l’aderenza ai parametri stabiliti e intervenendo in caso di criticità.
Il rifiuto ingiustificato di due proposte lavorative consecutive compatibili con il percorso formativo sarà motivo valido per l’esclusione dell’allievo dalla Fondazione, fatto salvo il diritto dell’interessato di presentare osservazioni scritte che saranno valutate in via preliminare dal Consiglio di disciplina della Fondazione.
Qualora il socio allievo cadetto decida di interrompere il percorso di studio all’interno della fondazione questo non lo esonera dal pagamento completo della quota qualora mantenga in essere il lavoro procuratogli dalla fondazione, in questo caso l’allievo autorizza sin da ora i datori di lavoro a versare per suo conto sino ad estinzione del debito totale le quote dovute direttamente alla fondazione.
Valori Mantenimento ISEE
La quota di mantenimento è relativa a vitto, alloggio, abbigliamento, attrezzatura di base condivisa, servizi domestici interni, viaggi e trasferte programmate per motivi di studio ed addestramento, partecipazione e fiere e congressi, partecipazione a seminari, materiali didattici, licenze ed accessi ai sistemi informativi e quanto altro descritto nel manuale del percorso.