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Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
Quando le istituzioni rispondono: il valore di un gesto che avvicina Palazzo Chigi alla ricerca e ai giovani
Cita da Fondazione Olitec su 16 Settembre 2026, 9:33 amLa risposta della Segreteria della Presidente del Consiglio alla Fondazione OLITEC assume un significato che va oltre la normale corrispondenza istituzionale: ricorda che il Governo, pur espressione di una maggioranza politica, esercita la propria responsabilità nei confronti dell’intero Paese
La risposta giunta alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca dalla Segreteria particolare della Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni merita di essere letta con attenzione non soltanto per ciò che contiene in maniera esplicita, ma soprattutto per ciò che rappresenta nel rapporto tra una comunità di ricerca, i giovani che ne fanno parte e una delle più alte istituzioni di Governo del Paese. La comunicazione, datata 14 settembre 2026 e indirizzata personalmente al Direttore Massimiliano Nicolini, nasce in seguito alla lettera con cui la Fondazione aveva espresso alla Presidente del Consiglio la propria stima istituzionale e le aveva rivolto l’invito a visitare la Fraternità di Ricerca, conoscere direttamente le attività scientifiche sviluppate a Collalto Sabino e incontrare gli allievi e i ricercatori che quotidianamente partecipano ai percorsi di studio, formazione e ricerca della Fondazione.
Il contenuto della risposta è misurato, come deve essere ogni comunicazione proveniente dalla Presidenza del Consiglio, ma proprio questa sobrietà consente di comprenderne correttamente la portata, perché la Segreteria comunica innanzitutto che Giorgia Meloni desidera ringraziare per le espressioni e le attestazioni di stima ricevute e aggiunge, facendo specifico riferimento all’invito rivoltole, che la possibilità di una visita alla Fondazione sarà valutata compatibilmente con gli impegni della Presidente. Non si tratta dunque dell’annuncio di una visita già programmata e non sarebbe corretto presentarlo come tale, ma allo stesso tempo non si tratta neppure di una risposta impersonale o di una semplice presa d’atto burocratica, perché il contenuto della lettera inviata dalla Fondazione è stato considerato e l’invito è stato espressamente richiamato dalla Segreteria particolare della Presidente, lasciando aperta la possibilità che esso possa trovare spazio nell’agenda istituzionale qualora le condizioni e gli impegni lo consentano.
È proprio nella capacità di conservare questa proporzione, senza amplificare il significato della comunicazione ma senza nemmeno ridurlo, che emerge il valore del gesto ricevuto dalla Fondazione, perché in una democrazia il rapporto tra le istituzioni e la società non si costruisce soltanto attraverso le grandi decisioni legislative, i Consigli dei ministri o gli appuntamenti ufficiali, ma anche attraverso quella fitta rete di relazioni che permette alle realtà del territorio, ai centri di ricerca, alle università, alle associazioni, alle imprese, alle organizzazioni sociali e alle comunità formative di entrare in contatto con le istituzioni dello Stato e di rappresentare il proprio lavoro, le proprie idee e le proprie esperienze. Quando questo rapporto produce una risposta, soprattutto quando a scrivere sono persone che lavorano lontano dai grandi centri decisionali, viene riaffermato un principio semplice ma essenziale, secondo il quale la distanza geografica o dimensionale di una realtà non dovrebbe mai trasformarsi in distanza istituzionale.
La Fondazione aveva rivolto il proprio invito alla Presidente del Consiglio raccontando il lavoro che viene svolto nel campo della ricerca scientifica e tecnologica, dell’intelligenza artificiale, della bioinformatica, delle tecnologie immersive, della sicurezza digitale e dell’analisi dei dati, ma soprattutto aveva descritto una comunità nella quale la ricerca viene collegata alla formazione delle persone, alla responsabilità individuale e al servizio verso la collettività. In quella lettera emergeva anche la scelta di sviluppare una parte significativa di queste attività in un territorio interno come quello di Collalto Sabino, mostrando come l’innovazione non debba necessariamente essere considerata un privilegio esclusivo delle grandi città o dei grandi poli universitari, ma possa rappresentare anche uno strumento di rigenerazione, di sviluppo e di costruzione di opportunità per realtà territoriali più piccole che rischiano altrimenti di rimanere ai margini dei principali processi economici e tecnologici.
È quindi particolarmente significativo che il riscontro sia arrivato dalla Segreteria della Presidente del Consiglio, perché il dialogo tra chi governa il Paese e chi lavora nella ricerca assume oggi una rilevanza molto più ampia rispetto al passato, in un momento storico nel quale molte delle scelte politiche più importanti dipendono dalla capacità di comprendere trasformazioni tecnologiche che avanzano con una rapidità senza precedenti e che incidono contemporaneamente sull’economia, sulla sicurezza, sul lavoro, sulla sanità, sull’istruzione, sulla protezione dei dati e sulla stessa organizzazione della vita sociale. L’intelligenza artificiale, la cybersicurezza, le tecnologie applicate alla medicina, la gestione dei grandi volumi di dati e la crescente automazione delle attività produttive non sono più questioni confinate all’interno dei laboratori, perché stanno diventando sempre più rapidamente questioni di interesse pubblico sulle quali la politica è chiamata a decidere e sulle quali la comunità scientifica ha il dovere di offrire conoscenze, strumenti di comprensione e capacità di previsione.
La risposta ricevuta dalla Fondazione consente anche di sviluppare una riflessione più generale sulla figura del Presidente del Consiglio, soprattutto quando si utilizza l’espressione, molto diffusa nel linguaggio pubblico, secondo cui chi guida il Governo dovrebbe essere il presidente di tutti gli italiani. Sul piano costituzionale è necessario mantenere una distinzione precisa, perché la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica il compito di rappresentare l’unità nazionale, mentre attribuisce al Presidente del Consiglio dei Ministri la direzione della politica generale del Governo e la responsabilità di mantenerne l’unità di indirizzo politico e amministrativo. (Senato Italiano) Questa distinzione è importante perché consente di evitare sovrapposizioni tra ruoli diversi e allo stesso tempo permette di comprendere quanto sia ampia la responsabilità istituzionale di chi guida l’Esecutivo.
Il Presidente del Consiglio proviene inevitabilmente da una parte politica, è sostenuto da una maggioranza parlamentare, porta con sé un programma e una visione del Paese sulla quale gli elettori possono esprimere consenso o dissenso, ma dal momento in cui assume la responsabilità di guidare il Governo le conseguenze delle sue decisioni non riguardano esclusivamente coloro che hanno sostenuto quella maggioranza, perché riguardano l’intera popolazione, comprese le persone che hanno votato diversamente, quelle che non hanno votato, quelle che criticano l’azione del Governo e quelle che la condividono. È in questo senso, e non attraverso una impropria assimilazione con la funzione costituzionale del Presidente della Repubblica, che si può parlare della Presidenza del Consiglio come di una responsabilità esercitata verso tutti gli italiani, perché governare significa inevitabilmente assumere decisioni che producono effetti sull’intera comunità nazionale e significa quindi mantenere un rapporto istituzionale aperto anche con realtà, territori e persone che non appartengono necessariamente alla stessa area politica.
Questa distinzione tra appartenenza politica e funzione istituzionale rappresenta uno degli elementi più importanti di una democrazia matura, perché consente di mantenere intatto il diritto al dissenso senza trasformare il confronto politico in una separazione permanente tra cittadini e istituzioni. Una persona può essere profondamente critica nei confronti delle scelte di un Governo e continuare allo stesso tempo a riconoscere il valore delle istituzioni della Repubblica, così come una fondazione, un’università, un’associazione o una comunità scientifica può dialogare con il Governo senza per questo aderire politicamente alla maggioranza che lo sostiene, perché il rapporto istituzionale non deve essere confuso con l’appartenenza e proprio la capacità di distinguere questi due piani permette allo Stato di essere percepito come patrimonio comune anche quando la competizione politica è intensa.
Da questo punto di vista, la comunicazione inviata alla Fondazione assume un significato particolarmente interessante, perché dimostra come una interlocuzione possa svilupparsi senza bisogno di attribuirle connotazioni politiche che non le appartengono. La Fondazione ha scritto alla Presidente del Consiglio per presentare il proprio lavoro e per rivolgerle un invito, mentre la Segreteria della Presidente ha risposto ringraziando per le attestazioni di stima e comunicando che la possibilità di una visita sarà valutata compatibilmente con gli impegni istituzionali, mantenendo quindi il rapporto all’interno di un perimetro corretto, trasparente e pienamente istituzionale, nel quale non vi è bisogno di creare interpretazioni ulteriori perché è già significativa la disponibilità a riconoscere l’interlocutore e a mantenere aperta una possibilità di incontro.
Per la Fondazione OLITEC questo passaggio possiede anche un valore educativo che riguarda direttamente i giovani che partecipano ai suoi percorsi, perché chi sceglie di dedicarsi allo studio, alla ricerca e alla costruzione di competenze deve comprendere che il rapporto con lo Stato non si esaurisce in qualcosa di astratto o distante, ma può diventare parte concreta della propria esperienza professionale e civile. Vedere che una lettera partita da una comunità di ricerca situata in un piccolo territorio arriva fino alla Presidenza del Consiglio e riceve una risposta significa mostrare ai giovani che le istituzioni non sono necessariamente luoghi irraggiungibili, ma possono diventare interlocutori ai quali presentare idee, progetti e risultati quando questi vengono rappresentati con serietà, correttezza e spirito di servizio.
È forse proprio questo uno degli aspetti più importanti dell’intera vicenda, perché nel rapporto tra giovani e istituzioni esiste oggi una fragilità evidente, alimentata dalla percezione che le decisioni pubbliche vengano spesso assunte in luoghi troppo lontani dalla vita quotidiana delle persone e che le nuove generazioni abbiano poche occasioni per essere ascoltate o per entrare in relazione con chi esercita responsabilità pubbliche. Quando una comunità formativa può invece mostrare ai propri allievi che esiste la possibilità di scrivere, proporre, invitare e ricevere una risposta, viene trasmesso un messaggio culturale molto più importante di quanto possa apparire, perché si insegna che la cittadinanza non consiste soltanto nel giudicare le istituzioni dall’esterno, ma anche nel saper dialogare con esse, nel comprenderne il funzionamento e nel presentare il proprio contributo al Paese.
La figura della Presidente del Consiglio acquista in questo contesto una dimensione istituzionale che va oltre il confronto quotidiano tra maggioranza e opposizione, perché la responsabilità di Palazzo Chigi è necessariamente quella di confrontarsi con un Paese complesso, composto da territori profondamente diversi, da grandi città e piccoli comuni, da università prestigiose e giovani centri di ricerca, da imprese multinazionali e realtà emergenti, da persone che condividono l’indirizzo politico del Governo e da persone che lo contestano, mantenendo tuttavia per tutti la medesima responsabilità di Governo. Il fatto stesso che una realtà di ricerca possa rivolgersi alla Presidente senza che l’interlocuzione debba essere interpretata attraverso una appartenenza partitica rappresenta una delle espressioni più concrete della distinzione tra il ruolo politico di chi guida una maggioranza e il ruolo istituzionale di chi, una volta chiamato a presiedere il Governo, esercita funzioni le cui conseguenze coinvolgono l’intero Paese.
Il valore della comunicazione ricevuta dalla Fondazione sta dunque anche nella normalità che essa dovrebbe rappresentare, perché uno Stato è tanto più autorevole quanto più riesce a costruire relazioni con le realtà vive della società e quanto più chi occupa responsabilità di vertice riesce a mantenere aperta la possibilità del dialogo, soprattutto con quei mondi che lavorano sulla formazione, sulla ricerca e sulla costruzione del futuro. In questa prospettiva non occorre trasformare poche righe in qualcosa di diverso da ciò che sono, perché è sufficiente riconoscere il significato di una Segreteria istituzionale che risponde, ringrazia e comunica che una proposta di incontro sarà valutata, dimostrando che il rapporto tra una piccola comunità di ricerca e il centro del Governo nazionale può esistere e può svilupparsi all’interno di un linguaggio di reciproco rispetto.
Da Collalto Sabino era partito un invito nel quale la Fondazione aveva raccontato la propria comunità, la propria attività scientifica e soprattutto il desiderio di offrire alla Presidente del Consiglio la possibilità di incontrare direttamente giovani e ricercatori, mentre da Palazzo Chigi è tornata una comunicazione che ha riconosciuto quel gesto, ha ringraziato per le parole ricevute e ha lasciato aperta la possibilità di valutare una visita, compatibilmente con gli impegni della Presidente, creando così un filo istituzionale che, pur nella sua semplicità, possiede un significato importante perché collega un territorio interno e una comunità scientifica con il luogo nel quale si esercita la direzione politica del Governo nazionale.
In un tempo nel quale il dibattito pubblico tende frequentemente a trasformare ogni gesto in una contrapposizione e ogni relazione in una dichiarazione di appartenenza, sarebbe forse utile recuperare proprio il significato più semplice di questa vicenda, considerando la risposta della Presidente non come un fatto da collocare all’interno di uno schieramento politico, ma come la testimonianza di un rapporto tra istituzioni e società che dovrebbe essere normale, continuo e aperto, perché le istituzioni non diventano più forti quando parlano soltanto con chi già le sostiene, ma quando riescono a mantenere la capacità di ascoltare l’intero Paese nelle sue molteplici articolazioni, così come la ricerca acquista maggiore utilità pubblica quando non rimane chiusa nei propri laboratori ma prova a dialogare con chi ha la responsabilità di trasformare conoscenze, bisogni e prospettive in decisioni capaci di incidere sul futuro della comunità nazionale.
La risposta della Segreteria della Presidente del Consiglio alla Fondazione OLITEC assume un significato che va oltre la normale corrispondenza istituzionale: ricorda che il Governo, pur espressione di una maggioranza politica, esercita la propria responsabilità nei confronti dell’intero Paese
La risposta giunta alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca dalla Segreteria particolare della Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni merita di essere letta con attenzione non soltanto per ciò che contiene in maniera esplicita, ma soprattutto per ciò che rappresenta nel rapporto tra una comunità di ricerca, i giovani che ne fanno parte e una delle più alte istituzioni di Governo del Paese. La comunicazione, datata 14 settembre 2026 e indirizzata personalmente al Direttore Massimiliano Nicolini, nasce in seguito alla lettera con cui la Fondazione aveva espresso alla Presidente del Consiglio la propria stima istituzionale e le aveva rivolto l’invito a visitare la Fraternità di Ricerca, conoscere direttamente le attività scientifiche sviluppate a Collalto Sabino e incontrare gli allievi e i ricercatori che quotidianamente partecipano ai percorsi di studio, formazione e ricerca della Fondazione.
Il contenuto della risposta è misurato, come deve essere ogni comunicazione proveniente dalla Presidenza del Consiglio, ma proprio questa sobrietà consente di comprenderne correttamente la portata, perché la Segreteria comunica innanzitutto che Giorgia Meloni desidera ringraziare per le espressioni e le attestazioni di stima ricevute e aggiunge, facendo specifico riferimento all’invito rivoltole, che la possibilità di una visita alla Fondazione sarà valutata compatibilmente con gli impegni della Presidente. Non si tratta dunque dell’annuncio di una visita già programmata e non sarebbe corretto presentarlo come tale, ma allo stesso tempo non si tratta neppure di una risposta impersonale o di una semplice presa d’atto burocratica, perché il contenuto della lettera inviata dalla Fondazione è stato considerato e l’invito è stato espressamente richiamato dalla Segreteria particolare della Presidente, lasciando aperta la possibilità che esso possa trovare spazio nell’agenda istituzionale qualora le condizioni e gli impegni lo consentano.
È proprio nella capacità di conservare questa proporzione, senza amplificare il significato della comunicazione ma senza nemmeno ridurlo, che emerge il valore del gesto ricevuto dalla Fondazione, perché in una democrazia il rapporto tra le istituzioni e la società non si costruisce soltanto attraverso le grandi decisioni legislative, i Consigli dei ministri o gli appuntamenti ufficiali, ma anche attraverso quella fitta rete di relazioni che permette alle realtà del territorio, ai centri di ricerca, alle università, alle associazioni, alle imprese, alle organizzazioni sociali e alle comunità formative di entrare in contatto con le istituzioni dello Stato e di rappresentare il proprio lavoro, le proprie idee e le proprie esperienze. Quando questo rapporto produce una risposta, soprattutto quando a scrivere sono persone che lavorano lontano dai grandi centri decisionali, viene riaffermato un principio semplice ma essenziale, secondo il quale la distanza geografica o dimensionale di una realtà non dovrebbe mai trasformarsi in distanza istituzionale.
La Fondazione aveva rivolto il proprio invito alla Presidente del Consiglio raccontando il lavoro che viene svolto nel campo della ricerca scientifica e tecnologica, dell’intelligenza artificiale, della bioinformatica, delle tecnologie immersive, della sicurezza digitale e dell’analisi dei dati, ma soprattutto aveva descritto una comunità nella quale la ricerca viene collegata alla formazione delle persone, alla responsabilità individuale e al servizio verso la collettività. In quella lettera emergeva anche la scelta di sviluppare una parte significativa di queste attività in un territorio interno come quello di Collalto Sabino, mostrando come l’innovazione non debba necessariamente essere considerata un privilegio esclusivo delle grandi città o dei grandi poli universitari, ma possa rappresentare anche uno strumento di rigenerazione, di sviluppo e di costruzione di opportunità per realtà territoriali più piccole che rischiano altrimenti di rimanere ai margini dei principali processi economici e tecnologici.
È quindi particolarmente significativo che il riscontro sia arrivato dalla Segreteria della Presidente del Consiglio, perché il dialogo tra chi governa il Paese e chi lavora nella ricerca assume oggi una rilevanza molto più ampia rispetto al passato, in un momento storico nel quale molte delle scelte politiche più importanti dipendono dalla capacità di comprendere trasformazioni tecnologiche che avanzano con una rapidità senza precedenti e che incidono contemporaneamente sull’economia, sulla sicurezza, sul lavoro, sulla sanità, sull’istruzione, sulla protezione dei dati e sulla stessa organizzazione della vita sociale. L’intelligenza artificiale, la cybersicurezza, le tecnologie applicate alla medicina, la gestione dei grandi volumi di dati e la crescente automazione delle attività produttive non sono più questioni confinate all’interno dei laboratori, perché stanno diventando sempre più rapidamente questioni di interesse pubblico sulle quali la politica è chiamata a decidere e sulle quali la comunità scientifica ha il dovere di offrire conoscenze, strumenti di comprensione e capacità di previsione.
La risposta ricevuta dalla Fondazione consente anche di sviluppare una riflessione più generale sulla figura del Presidente del Consiglio, soprattutto quando si utilizza l’espressione, molto diffusa nel linguaggio pubblico, secondo cui chi guida il Governo dovrebbe essere il presidente di tutti gli italiani. Sul piano costituzionale è necessario mantenere una distinzione precisa, perché la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica il compito di rappresentare l’unità nazionale, mentre attribuisce al Presidente del Consiglio dei Ministri la direzione della politica generale del Governo e la responsabilità di mantenerne l’unità di indirizzo politico e amministrativo. (Senato Italiano) Questa distinzione è importante perché consente di evitare sovrapposizioni tra ruoli diversi e allo stesso tempo permette di comprendere quanto sia ampia la responsabilità istituzionale di chi guida l’Esecutivo.
Il Presidente del Consiglio proviene inevitabilmente da una parte politica, è sostenuto da una maggioranza parlamentare, porta con sé un programma e una visione del Paese sulla quale gli elettori possono esprimere consenso o dissenso, ma dal momento in cui assume la responsabilità di guidare il Governo le conseguenze delle sue decisioni non riguardano esclusivamente coloro che hanno sostenuto quella maggioranza, perché riguardano l’intera popolazione, comprese le persone che hanno votato diversamente, quelle che non hanno votato, quelle che criticano l’azione del Governo e quelle che la condividono. È in questo senso, e non attraverso una impropria assimilazione con la funzione costituzionale del Presidente della Repubblica, che si può parlare della Presidenza del Consiglio come di una responsabilità esercitata verso tutti gli italiani, perché governare significa inevitabilmente assumere decisioni che producono effetti sull’intera comunità nazionale e significa quindi mantenere un rapporto istituzionale aperto anche con realtà, territori e persone che non appartengono necessariamente alla stessa area politica.
Questa distinzione tra appartenenza politica e funzione istituzionale rappresenta uno degli elementi più importanti di una democrazia matura, perché consente di mantenere intatto il diritto al dissenso senza trasformare il confronto politico in una separazione permanente tra cittadini e istituzioni. Una persona può essere profondamente critica nei confronti delle scelte di un Governo e continuare allo stesso tempo a riconoscere il valore delle istituzioni della Repubblica, così come una fondazione, un’università, un’associazione o una comunità scientifica può dialogare con il Governo senza per questo aderire politicamente alla maggioranza che lo sostiene, perché il rapporto istituzionale non deve essere confuso con l’appartenenza e proprio la capacità di distinguere questi due piani permette allo Stato di essere percepito come patrimonio comune anche quando la competizione politica è intensa.
Da questo punto di vista, la comunicazione inviata alla Fondazione assume un significato particolarmente interessante, perché dimostra come una interlocuzione possa svilupparsi senza bisogno di attribuirle connotazioni politiche che non le appartengono. La Fondazione ha scritto alla Presidente del Consiglio per presentare il proprio lavoro e per rivolgerle un invito, mentre la Segreteria della Presidente ha risposto ringraziando per le attestazioni di stima e comunicando che la possibilità di una visita sarà valutata compatibilmente con gli impegni istituzionali, mantenendo quindi il rapporto all’interno di un perimetro corretto, trasparente e pienamente istituzionale, nel quale non vi è bisogno di creare interpretazioni ulteriori perché è già significativa la disponibilità a riconoscere l’interlocutore e a mantenere aperta una possibilità di incontro.
Per la Fondazione OLITEC questo passaggio possiede anche un valore educativo che riguarda direttamente i giovani che partecipano ai suoi percorsi, perché chi sceglie di dedicarsi allo studio, alla ricerca e alla costruzione di competenze deve comprendere che il rapporto con lo Stato non si esaurisce in qualcosa di astratto o distante, ma può diventare parte concreta della propria esperienza professionale e civile. Vedere che una lettera partita da una comunità di ricerca situata in un piccolo territorio arriva fino alla Presidenza del Consiglio e riceve una risposta significa mostrare ai giovani che le istituzioni non sono necessariamente luoghi irraggiungibili, ma possono diventare interlocutori ai quali presentare idee, progetti e risultati quando questi vengono rappresentati con serietà, correttezza e spirito di servizio.
È forse proprio questo uno degli aspetti più importanti dell’intera vicenda, perché nel rapporto tra giovani e istituzioni esiste oggi una fragilità evidente, alimentata dalla percezione che le decisioni pubbliche vengano spesso assunte in luoghi troppo lontani dalla vita quotidiana delle persone e che le nuove generazioni abbiano poche occasioni per essere ascoltate o per entrare in relazione con chi esercita responsabilità pubbliche. Quando una comunità formativa può invece mostrare ai propri allievi che esiste la possibilità di scrivere, proporre, invitare e ricevere una risposta, viene trasmesso un messaggio culturale molto più importante di quanto possa apparire, perché si insegna che la cittadinanza non consiste soltanto nel giudicare le istituzioni dall’esterno, ma anche nel saper dialogare con esse, nel comprenderne il funzionamento e nel presentare il proprio contributo al Paese.
La figura della Presidente del Consiglio acquista in questo contesto una dimensione istituzionale che va oltre il confronto quotidiano tra maggioranza e opposizione, perché la responsabilità di Palazzo Chigi è necessariamente quella di confrontarsi con un Paese complesso, composto da territori profondamente diversi, da grandi città e piccoli comuni, da università prestigiose e giovani centri di ricerca, da imprese multinazionali e realtà emergenti, da persone che condividono l’indirizzo politico del Governo e da persone che lo contestano, mantenendo tuttavia per tutti la medesima responsabilità di Governo. Il fatto stesso che una realtà di ricerca possa rivolgersi alla Presidente senza che l’interlocuzione debba essere interpretata attraverso una appartenenza partitica rappresenta una delle espressioni più concrete della distinzione tra il ruolo politico di chi guida una maggioranza e il ruolo istituzionale di chi, una volta chiamato a presiedere il Governo, esercita funzioni le cui conseguenze coinvolgono l’intero Paese.
Il valore della comunicazione ricevuta dalla Fondazione sta dunque anche nella normalità che essa dovrebbe rappresentare, perché uno Stato è tanto più autorevole quanto più riesce a costruire relazioni con le realtà vive della società e quanto più chi occupa responsabilità di vertice riesce a mantenere aperta la possibilità del dialogo, soprattutto con quei mondi che lavorano sulla formazione, sulla ricerca e sulla costruzione del futuro. In questa prospettiva non occorre trasformare poche righe in qualcosa di diverso da ciò che sono, perché è sufficiente riconoscere il significato di una Segreteria istituzionale che risponde, ringrazia e comunica che una proposta di incontro sarà valutata, dimostrando che il rapporto tra una piccola comunità di ricerca e il centro del Governo nazionale può esistere e può svilupparsi all’interno di un linguaggio di reciproco rispetto.
Da Collalto Sabino era partito un invito nel quale la Fondazione aveva raccontato la propria comunità, la propria attività scientifica e soprattutto il desiderio di offrire alla Presidente del Consiglio la possibilità di incontrare direttamente giovani e ricercatori, mentre da Palazzo Chigi è tornata una comunicazione che ha riconosciuto quel gesto, ha ringraziato per le parole ricevute e ha lasciato aperta la possibilità di valutare una visita, compatibilmente con gli impegni della Presidente, creando così un filo istituzionale che, pur nella sua semplicità, possiede un significato importante perché collega un territorio interno e una comunità scientifica con il luogo nel quale si esercita la direzione politica del Governo nazionale.
In un tempo nel quale il dibattito pubblico tende frequentemente a trasformare ogni gesto in una contrapposizione e ogni relazione in una dichiarazione di appartenenza, sarebbe forse utile recuperare proprio il significato più semplice di questa vicenda, considerando la risposta della Presidente non come un fatto da collocare all’interno di uno schieramento politico, ma come la testimonianza di un rapporto tra istituzioni e società che dovrebbe essere normale, continuo e aperto, perché le istituzioni non diventano più forti quando parlano soltanto con chi già le sostiene, ma quando riescono a mantenere la capacità di ascoltare l’intero Paese nelle sue molteplici articolazioni, così come la ricerca acquista maggiore utilità pubblica quando non rimane chiusa nei propri laboratori ma prova a dialogare con chi ha la responsabilità di trasformare conoscenze, bisogni e prospettive in decisioni capaci di incidere sul futuro della comunità nazionale.

