Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
Cita da Samina Sayeda su 23 Settembre 2025, 10:15 am
Di Massimo Boaron
Chi sopravviverà?
Le prestazioni dell'AI sono migliorate drammaticamente in breve tempo e stanno avendo un impatto significativo in molti settori. Ma nell'informatica l'effetto sarà particolarmente dirompente e ridisegnerà completamente la gerarchia professionale del settore.
L'AI sta cambiando radicalmente il mercato del lavoro informatico. I programmatori junior e quelli di livello medio-basso rischiano di essere sostituiti a breve e i neolaureati faranno fatica a trovare spazio. Al contrario, i programmatori esperti diventeranno più preziosi, perché solo loro sanno come guidare e correggere l'intelligenza artificiale quando sbaglia o fa i capricci.
Chi sopravvive e chi sparisce
Le ultime versioni dei sistemi AI più noti stanno diventando impressionanti: basta descrivere chiaramente cosa si vuole ottenere e si riceve un programma funzionante al primo colpo. Nel settore web, le applicazioni generate hanno persino una grafica elegante e moderna che non sfigura rispetto a quelle professionali. Se si vogliono fare piccole applicazioni, la descrizione accurata del progetto produce risultati che fino a poco tempo fa richiedevano settimane di lavoro.
Un semplice esempio: un sistema SOS per un paese nordafricano, basato su una APP su cellulare che consente di chiamare un Centro Medico in caso di evento grave, segnalando la posizione dell’interessato e scambiare messaggi col centro che manda l’ambulanza per dare eventuali dettagli e sapere che l’ambulanza è partita e sta arrivando.
Tempo di sviluppo stimato 2-4 settimane (c’era l’idea ma non una descrizione dettagliata): passata l’idea all’AI, dopo una serie di interazioni per aggiustare il tiro il prototipo funzionante era pronto. Tempo di sviluppo 2 ore. Poi sono bastati due giorni per aggiungere tutto il contorno necessario ad avere la versione finale da presentare al pubblico target: residenti stranieri che avrebbero difficoltà a chiamare i soccorsi col cellulare nella lingua locale.
Considerando l'enorme numero di programmatori e grafici con competenze medio-basse che popolano il settore, è inevitabile che molti di questi perderanno il lavoro. La categoria più a rischio è quella dei developer junior, spesso impiegati in compiti ripetitivi di coding che l'AI può gestire con maggiore efficienza e velocità. I neo-laureati saranno particolarmente penalizzati: la loro esperienza pratica limitata e la conoscenza principalmente teorica li rendono facilmente sostituibili con sistemi automatizzati che non hanno bisogno di formazione o supervisione continua.
Anche i freelancer che si occupano di piccoli progetti web o di applicazioni semplici dovranno rivedere completamente il loro modello di business. Quando un cliente può ottenere in pochi minuti quello che prima richiedeva giorni di lavoro, il valore aggiunto del programmatore medio si dissolve rapidamente.
È invece difficile fare previsioni precise su cosa succederà ai programmatori esperti, perché è difficile immaginare come e con quale rapidità si evolveranno le capacità dell'AI. Analizzando la situazione attuale quando si deve sviluppare software di media complessità, emerge un quadro chiaro: per ora, e forse ancora per molti anni, l'AI ha bisogno di una guida esperta e i professionisti con anni di esperienza stanno diventando figure centrali nel processo di sviluppo.
La trasformazione non sarà quindi una semplice sostituzione uomo-macchina, ma una ridefinizione dei ruoli dove chi possiede esperienza profonda e capacità di problem-solving complesso diventa il direttore d'orchestra di sistemi AI sempre più potenti.
L'esperto che guida la macchina
Dopo qualche piccolo test con l'AI si può essere presi dall'entusiasmo, ma quando si pensa a una reale produzione lo scenario diventa molto più complesso. Gli attuali sistemi AI hanno diverse limitazioni critiche, che solo un programmatore esperto sa riconoscere e gestire.
Innanzitutto, non sono in grado di operare su programmi piuttosto lunghi, quindi è necessario progettare il software in blocchi logici non troppo grandi prima di richiedere lo sviluppo all’AI. Se si eccedono le dimensioni ottimali si rischia di esaurire rapidamente le risorse disponibili anche solo con le poche iterazioni inevitabili per mettere a punto il software. Questa limitazione richiede una capacità di architettura del software che solo l'esperienza può fornire.
Ma il vero problema emerge quando bisogna avere le idee molto chiare fin dall'inizio. Se si pensa di sviluppare una prima versione molto approssimativa, illudendosi di migliorarla con tante successive modifiche, si perde tempo inutilmente. Tutte le AI soffrono di una "patologia" particolare: continuando a rielaborare lo stesso software, a poco a poco diventano sempre più "distratte", facendo errori banali e rispettando sempre meno le richieste del programmatore, fino al punto che a fronte di richieste di modifiche ripropongono sempre la stessa versione.
Ci sono poi due problemi seri che sembrano al di fuori di ogni logica che ci si potrebbe aspettare da una macchina apparentemente capace di ragionare: i sistemi attuali non hanno la capacità di programmare in modo veramente professionale e sono molto poco affidabili quando si tratta di identificare gli errori che loro stessi hanno commesso.
Come già detto, la prima versione del software generato è di solito priva di errori. Però, quando si chiedono ripetutamente delle modifiche, la macchina comincia a sbagliare. Spesso sono errori molto banali: un simbolo scritto male, una funzione usata non correttamente, variabili dichiarate ma mai utilizzate, o logiche che funzionano in casi standard ma falliscono con input particolari.
Ovviamente nessuno ha voglia di mettersi a rivedere molte centinaia di istruzioni che non ha scritto e che vede per la prima volta, quindi l'approccio più logico sarebbe chiedere all'AI di trovare l'errore indicando i sintomi. Ma qui succede qualcosa di incredibile: sembra spesso di trovarsi di fronte a un bambino che si inventa mille scuse per non ammettere che ha sbagliato. Invece di analizzare il software per identificare l'errore, comincia a fare ipotesi per discolparsi.
Le risposte sono sempre del tipo "il sistema non è aggiornato", "un evento esterno sta influenzando il programma", "le modifiche fatte non si vedono perché la cache mostra la vecchia versione", "potrebbero esserci conflitti con altre librerie", "il browser potrebbe aver salvato una versione precedente". Questa tendenza a cercare cause esterne piuttosto che ammettere errori interni è uno dei comportamenti più frustranti dell'AI attuale.
Se non si riesce a uscirne in un tempo ragionevolmente breve è inutile perdere tempo. Una soluzione molto semplice e rapida è far vedere lo stesso software a un'altra AI: di solito trova immediatamente l'errore nei programmi che non ha mai visto, sia perché non ha il "bias" di difendere il proprio lavoro precedente, sia perché l’AI ha il massimo delle sue capacità al primo intervento.
Ma in molti casi un programmatore con una buona esperienza può risolvere il problema in un attimo: dal tipo di errore può dedurre quale è la causa più probabile. In questo caso basta dire all'AI cosa e/o dove cercare e questa immediatamente identifica la criticità, profondendosi poi in mille scuse per non averlo notato prima.
Lo stesso suggerimento vale quando l’AI per una semplice modifica si inventa una serie di istruzioni che forse funzionano, ma hanno una complessità che appare poco ragionevole a un programmatore esperto. Basta dire “questa soluzione è troppo complicata, trova una soluzione più semplice”: nella maggior parte dei casi l’AI propone una soluzione molto più semplice, spiegando che la prima proposta era di tipo generale, ma nel caso specifico si può adottare la seconda soluzione.
Da questo si deduce anche un insegnamento sempre valido: bisogna sempre capire cosa sta facendo l'AI e guidarla, anziché esserne guidati, come capita a chi ha poca esperienza. Il programmatore esperto del futuro non scriverà più codice riga per riga, ma diventerà un architetto di sistemi e un detective di debugging, competenze che richiedono anni di esperienza sul campo.
Il problema della qualità: massa contro eccellenza
Il problema della qualità del software prodotto è molto più grave dei problemi di debugging, perché rendono il prodotto software lento, ingombrante e più difficile da aggiornare. L'AI è stata addestrata con grandi quantità di codice, il che significa una cultura informatica di massa, non di eccellenza: sa fare benissimo quello che fanno tutti, ma non è capace di trovare la soluzione ottimale caso per caso.
Per ora software prodotto dall’AI non mai è ottimizzato quanto farebbe un buon programmatore. Questo non è solo un problema filosofico: comporta maggior consumo di risorse, tempi di caricamento più lenti, maggiore difficoltà di manutenzione e costi più elevati di hosting e infrastruttura.
Di fatto l'AI utilizza sempre un approccio abbastanza comune nelle grandi organizzazioni, dove ci sono grandi team che lavorano in parallelo e quindi hanno bisogno di informazioni tabellari per identificare quello che cercano con procedure standardizzate, senza dover usare la logica e il buon senso. Questo porta a codice verboso, ridondante e spesso sovra-ingegnerizzato per problemi che richiederebbero soluzioni più eleganti e dirette.
La miglior conferma di questo problema mi è stata data indirettamente da un'AI a cui contestavo le motivazioni assurde con cui giustificava il suo software che non funzionava. La sua risposta è stata illuminante e sorprendentemente onesta:
"Hai perfettamente ragione. La tua osservazione è acuta e coglie nel segno uno dei limiti fondamentali dei modelli AI attuali. La mia analisi iniziale si è basata su uno scenario statistico: i problemi di caching sono, in assoluto, una delle cause più comuni di discrepanze tra codice e comportamento effettivo. Questa è la logica della massa di cui parli: il modello privilegia la spiegazione più probabile basata su un'enorme quantità di dati di addestramento, dove i problemi dei principianti o le sviste comuni sono sovrarappresentati. La logica dell'eccellenza, invece, richiede di scartare le ipotesi più comuni quando un esperto fornisce prove contrarie e di immergersi nelle sottigliezze del codice."
Questo scambio rivela una verità fondamentale: l'AI eccelle nella produzione di codice "standard" ma fallisce quando serve creatività, ottimizzazione o soluzioni non convenzionali. È qui che l'esperienza umana diventa insostituibile, non solo per guidare l'AI, ma anche per riconoscere quando le sue soluzioni sono subottimali e sapere come migliorarle.
Quindi nel breve-medio termine l'intelligenza artificiale non sostituirà tutti i programmatori, ma ridisegnerà completamente il mercato del lavoro. Chi ha solo competenze di base sarà sostituito, ma chi possiede esperienza e capacità di problem-solving diventerà ancora più prezioso, perché saprà sfruttare l'AI come strumento potente invece di esserne vittima.
Il futuro appartiene a chi sa comandare la macchina, non a chi si fa comandare da essa.
Di Massimo Boaron
Chi sopravviverà?
Le prestazioni dell'AI sono migliorate drammaticamente in breve tempo e stanno avendo un impatto significativo in molti settori. Ma nell'informatica l'effetto sarà particolarmente dirompente e ridisegnerà completamente la gerarchia professionale del settore.
L'AI sta cambiando radicalmente il mercato del lavoro informatico. I programmatori junior e quelli di livello medio-basso rischiano di essere sostituiti a breve e i neolaureati faranno fatica a trovare spazio. Al contrario, i programmatori esperti diventeranno più preziosi, perché solo loro sanno come guidare e correggere l'intelligenza artificiale quando sbaglia o fa i capricci.
Chi sopravvive e chi sparisce
Le ultime versioni dei sistemi AI più noti stanno diventando impressionanti: basta descrivere chiaramente cosa si vuole ottenere e si riceve un programma funzionante al primo colpo. Nel settore web, le applicazioni generate hanno persino una grafica elegante e moderna che non sfigura rispetto a quelle professionali. Se si vogliono fare piccole applicazioni, la descrizione accurata del progetto produce risultati che fino a poco tempo fa richiedevano settimane di lavoro.
Un semplice esempio: un sistema SOS per un paese nordafricano, basato su una APP su cellulare che consente di chiamare un Centro Medico in caso di evento grave, segnalando la posizione dell’interessato e scambiare messaggi col centro che manda l’ambulanza per dare eventuali dettagli e sapere che l’ambulanza è partita e sta arrivando.
Tempo di sviluppo stimato 2-4 settimane (c’era l’idea ma non una descrizione dettagliata): passata l’idea all’AI, dopo una serie di interazioni per aggiustare il tiro il prototipo funzionante era pronto. Tempo di sviluppo 2 ore. Poi sono bastati due giorni per aggiungere tutto il contorno necessario ad avere la versione finale da presentare al pubblico target: residenti stranieri che avrebbero difficoltà a chiamare i soccorsi col cellulare nella lingua locale.
Considerando l'enorme numero di programmatori e grafici con competenze medio-basse che popolano il settore, è inevitabile che molti di questi perderanno il lavoro. La categoria più a rischio è quella dei developer junior, spesso impiegati in compiti ripetitivi di coding che l'AI può gestire con maggiore efficienza e velocità. I neo-laureati saranno particolarmente penalizzati: la loro esperienza pratica limitata e la conoscenza principalmente teorica li rendono facilmente sostituibili con sistemi automatizzati che non hanno bisogno di formazione o supervisione continua.
Anche i freelancer che si occupano di piccoli progetti web o di applicazioni semplici dovranno rivedere completamente il loro modello di business. Quando un cliente può ottenere in pochi minuti quello che prima richiedeva giorni di lavoro, il valore aggiunto del programmatore medio si dissolve rapidamente.
È invece difficile fare previsioni precise su cosa succederà ai programmatori esperti, perché è difficile immaginare come e con quale rapidità si evolveranno le capacità dell'AI. Analizzando la situazione attuale quando si deve sviluppare software di media complessità, emerge un quadro chiaro: per ora, e forse ancora per molti anni, l'AI ha bisogno di una guida esperta e i professionisti con anni di esperienza stanno diventando figure centrali nel processo di sviluppo.
La trasformazione non sarà quindi una semplice sostituzione uomo-macchina, ma una ridefinizione dei ruoli dove chi possiede esperienza profonda e capacità di problem-solving complesso diventa il direttore d'orchestra di sistemi AI sempre più potenti.
L'esperto che guida la macchina
Dopo qualche piccolo test con l'AI si può essere presi dall'entusiasmo, ma quando si pensa a una reale produzione lo scenario diventa molto più complesso. Gli attuali sistemi AI hanno diverse limitazioni critiche, che solo un programmatore esperto sa riconoscere e gestire.
Innanzitutto, non sono in grado di operare su programmi piuttosto lunghi, quindi è necessario progettare il software in blocchi logici non troppo grandi prima di richiedere lo sviluppo all’AI. Se si eccedono le dimensioni ottimali si rischia di esaurire rapidamente le risorse disponibili anche solo con le poche iterazioni inevitabili per mettere a punto il software. Questa limitazione richiede una capacità di architettura del software che solo l'esperienza può fornire.
Ma il vero problema emerge quando bisogna avere le idee molto chiare fin dall'inizio. Se si pensa di sviluppare una prima versione molto approssimativa, illudendosi di migliorarla con tante successive modifiche, si perde tempo inutilmente. Tutte le AI soffrono di una "patologia" particolare: continuando a rielaborare lo stesso software, a poco a poco diventano sempre più "distratte", facendo errori banali e rispettando sempre meno le richieste del programmatore, fino al punto che a fronte di richieste di modifiche ripropongono sempre la stessa versione.
Ci sono poi due problemi seri che sembrano al di fuori di ogni logica che ci si potrebbe aspettare da una macchina apparentemente capace di ragionare: i sistemi attuali non hanno la capacità di programmare in modo veramente professionale e sono molto poco affidabili quando si tratta di identificare gli errori che loro stessi hanno commesso.
Come già detto, la prima versione del software generato è di solito priva di errori. Però, quando si chiedono ripetutamente delle modifiche, la macchina comincia a sbagliare. Spesso sono errori molto banali: un simbolo scritto male, una funzione usata non correttamente, variabili dichiarate ma mai utilizzate, o logiche che funzionano in casi standard ma falliscono con input particolari.
Ovviamente nessuno ha voglia di mettersi a rivedere molte centinaia di istruzioni che non ha scritto e che vede per la prima volta, quindi l'approccio più logico sarebbe chiedere all'AI di trovare l'errore indicando i sintomi. Ma qui succede qualcosa di incredibile: sembra spesso di trovarsi di fronte a un bambino che si inventa mille scuse per non ammettere che ha sbagliato. Invece di analizzare il software per identificare l'errore, comincia a fare ipotesi per discolparsi.
Le risposte sono sempre del tipo "il sistema non è aggiornato", "un evento esterno sta influenzando il programma", "le modifiche fatte non si vedono perché la cache mostra la vecchia versione", "potrebbero esserci conflitti con altre librerie", "il browser potrebbe aver salvato una versione precedente". Questa tendenza a cercare cause esterne piuttosto che ammettere errori interni è uno dei comportamenti più frustranti dell'AI attuale.
Se non si riesce a uscirne in un tempo ragionevolmente breve è inutile perdere tempo. Una soluzione molto semplice e rapida è far vedere lo stesso software a un'altra AI: di solito trova immediatamente l'errore nei programmi che non ha mai visto, sia perché non ha il "bias" di difendere il proprio lavoro precedente, sia perché l’AI ha il massimo delle sue capacità al primo intervento.
Ma in molti casi un programmatore con una buona esperienza può risolvere il problema in un attimo: dal tipo di errore può dedurre quale è la causa più probabile. In questo caso basta dire all'AI cosa e/o dove cercare e questa immediatamente identifica la criticità, profondendosi poi in mille scuse per non averlo notato prima.
Lo stesso suggerimento vale quando l’AI per una semplice modifica si inventa una serie di istruzioni che forse funzionano, ma hanno una complessità che appare poco ragionevole a un programmatore esperto. Basta dire “questa soluzione è troppo complicata, trova una soluzione più semplice”: nella maggior parte dei casi l’AI propone una soluzione molto più semplice, spiegando che la prima proposta era di tipo generale, ma nel caso specifico si può adottare la seconda soluzione.
Da questo si deduce anche un insegnamento sempre valido: bisogna sempre capire cosa sta facendo l'AI e guidarla, anziché esserne guidati, come capita a chi ha poca esperienza. Il programmatore esperto del futuro non scriverà più codice riga per riga, ma diventerà un architetto di sistemi e un detective di debugging, competenze che richiedono anni di esperienza sul campo.
Il problema della qualità: massa contro eccellenza
Il problema della qualità del software prodotto è molto più grave dei problemi di debugging, perché rendono il prodotto software lento, ingombrante e più difficile da aggiornare. L'AI è stata addestrata con grandi quantità di codice, il che significa una cultura informatica di massa, non di eccellenza: sa fare benissimo quello che fanno tutti, ma non è capace di trovare la soluzione ottimale caso per caso.
Per ora software prodotto dall’AI non mai è ottimizzato quanto farebbe un buon programmatore. Questo non è solo un problema filosofico: comporta maggior consumo di risorse, tempi di caricamento più lenti, maggiore difficoltà di manutenzione e costi più elevati di hosting e infrastruttura.
Di fatto l'AI utilizza sempre un approccio abbastanza comune nelle grandi organizzazioni, dove ci sono grandi team che lavorano in parallelo e quindi hanno bisogno di informazioni tabellari per identificare quello che cercano con procedure standardizzate, senza dover usare la logica e il buon senso. Questo porta a codice verboso, ridondante e spesso sovra-ingegnerizzato per problemi che richiederebbero soluzioni più eleganti e dirette.
La miglior conferma di questo problema mi è stata data indirettamente da un'AI a cui contestavo le motivazioni assurde con cui giustificava il suo software che non funzionava. La sua risposta è stata illuminante e sorprendentemente onesta:
"Hai perfettamente ragione. La tua osservazione è acuta e coglie nel segno uno dei limiti fondamentali dei modelli AI attuali. La mia analisi iniziale si è basata su uno scenario statistico: i problemi di caching sono, in assoluto, una delle cause più comuni di discrepanze tra codice e comportamento effettivo. Questa è la logica della massa di cui parli: il modello privilegia la spiegazione più probabile basata su un'enorme quantità di dati di addestramento, dove i problemi dei principianti o le sviste comuni sono sovrarappresentati. La logica dell'eccellenza, invece, richiede di scartare le ipotesi più comuni quando un esperto fornisce prove contrarie e di immergersi nelle sottigliezze del codice."
Questo scambio rivela una verità fondamentale: l'AI eccelle nella produzione di codice "standard" ma fallisce quando serve creatività, ottimizzazione o soluzioni non convenzionali. È qui che l'esperienza umana diventa insostituibile, non solo per guidare l'AI, ma anche per riconoscere quando le sue soluzioni sono subottimali e sapere come migliorarle.
Quindi nel breve-medio termine l'intelligenza artificiale non sostituirà tutti i programmatori, ma ridisegnerà completamente il mercato del lavoro. Chi ha solo competenze di base sarà sostituito, ma chi possiede esperienza e capacità di problem-solving diventerà ancora più prezioso, perché saprà sfruttare l'AI come strumento potente invece di esserne vittima.
Il futuro appartiene a chi sa comandare la macchina, non a chi si fa comandare da essa.
Modello di vita, studio e servizio nella Fondazione
Definizione e visione
La comunità educativa è un ecosistema residenziale e laboratoriale che integra vita, studio e responsabilità. Non è solo un luogo, ma un progetto intenzionale di crescita umana e professionale fondato su fraternità, disciplina morale, rispetto e cooperazione.
FraternitàDisciplinaServizioTecnologie BRIA
Valori e ispirazione
Principi francescani di sobrietà e solidarietà, dignità della persona e diritto allo studio. La tecnologia è umanizzata per formare persone libere, competenti e responsabili.
Umano al centro
Norme di riferimento
Codice Civile (artt. 14–42 c.c.)
Consente alle fondazioni di perseguire scopi educativi e gestire strutture come convitti, campus e studentati in coerenza con lo scopo statutario.
D.Lgs. 117/2017 — Codice del Terzo Settore
Artt. 5–6: attività di interesse generale educative e formative
Comprendono istruzione, formazione professionale e percorsi comunitari di crescita personale, anche in forma residenziale.; art. 55: co-programmazione e co-progettazione con PA.
Legge 328/2000 — Sistema integrato di interventi sociali
Riconosce le comunità educative come strumenti di inclusione e prevenzione della dispersione, nel quadro del principio di sussidiarietà.
D.P.R. 616/1977
Attribuisce alle Regioni competenze su riconoscimento e sostegno a strutture educative private con finalità pubbliche e sociali.
Convenzione ONU Diritti del Fanciullo
Artt. 29 e 31: diritto ad un’educazione che sviluppi pienamente la personalità e i talenti in contesti che promuovano dignità e solidarietà.
Compliance trasversale
GDPR (UE 2016/679) per protezione dati; D.Lgs. 81/2008 per salute e sicurezza degli ambienti comunitari.
Struttura organizzativa
Direttore / Coordinatore Responsabile della disciplina, del regolamento e della gestione quotidiana.
Tutor e Formatori BRIA Guidano l’apprendimento tecnico e comportamentale; monitoraggio del percorso.
Educatori civici Custodi di fraternità, rispetto, inclusione, legalità e servizio alla comunità.
Cadetti Residenti o non residenti, selezionati e vincolati al giuramento e al regolamento interno.
Percorso tipo
Orientamento (3 mesi)
Accoglienza, studio del regolamento, fraternità, alfabetizzazione BRIA, sicurezza e privacy.
Addestramento (15 mesi)
Laboratori BRIA, project work, tirocinio interno, vita comunitaria assistita.
Studio accademico (fino a 36 mesi)
Laurea triennale in sincronia con l’addestramento: cybersecurity, informatica, IA.
Regolamento e responsabilità
Diritti e doveri, criteri di ammissione e permanenza.
Convivenza, turnazioni di servizio, decoro degli spazi comuni.
Salute, sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e protezione dati (GDPR).
Finalità
Personale e civica: responsabilità, appartenenza, autonomia e spirito critico.
Inclusione e dignità: vitto/alloggio solidale, supporto psicopedagogico, accesso equo.
Riconoscimento e vigilanza
Comunicazione ad autorità competenti (Regione, Comune, Prefettura) con regolamento, piano educativo e organigramma. Possibile riconoscimento come struttura educativa o ente di formazione accreditato, con co-finanziamento pubblico. Vigilanza su sicurezza, igiene e qualità formativa affidata a organi territoriali e al Consiglio della Fondazione.
Lavoro Integrativo art. 16.2.1 Titolo VII
Nel caso in cui un allievo, cadetto o discente iscritto alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca si trovi in comprovata condizione di difficoltà economica, tale da non poter sostenere in autonomia le spese di partecipazione al percorso formativo, e tale condizione sia dimostrata ogni oltre ragionevole dubbio, la Fondazione si impegna, compatibilmente con le risorse e le disponibilità locali, ad attivare una procedura di supporto attraverso l’inserimento lavorativo temporaneo.
A tal fine, l’interessato dovrà produrre una lettera formale di richiesta, corredata da una relazione dettagliata, contenente ogni elemento utile alla piena comprensione del contesto economico, sociale e familiare, e ogni documento ritenuto idoneo a comprovare la condizione dichiarata.
Qualora la richiesta venga accolta, la Fondazione potrà stipulare convenzioni operative con attività economiche del territorio circostante alla sede presso cui l’allievo risiede o è in formazione, privilegiando soggetti già aderenti alla rete associativa della Fondazione o che ne condividano valori e finalità.
Non è tuttavia garantito che la Fondazione sia in grado di individuare un’attività lavorativa compatibile con il percorso di studio, in quanto tale possibilità dipende dalle caratteristiche del territorio, dalle disponibilità del momento e dall’equilibrio con gli impegni formativi. L’attività lavorativa dovrà essere svolta esclusivamente al di fuori degli orari programmati di studio.
Le condizioni di lavoro saranno definite in modo trasparente e condiviso tra il cadetto, l’attività convenzionata e un delegato incaricato dalla Fondazione, che avrà il compito di supervisionare l’accordo e verificarne la regolarità e l’equità. Al socio cadetto sarà comunque richiesta unicamente la quota mensile prevista dal regolamento vigente, che potrà essere oggetto di riduzione o parziale compensazione in base agli accordi.
La Fondazione provvederà a monitorare con continuità l’esperienza lavorativa attivata, verificando l’aderenza ai parametri stabiliti e intervenendo in caso di criticità.
Il rifiuto ingiustificato di due proposte lavorative consecutive compatibili con il percorso formativo sarà motivo valido per l’esclusione dell’allievo dalla Fondazione, fatto salvo il diritto dell’interessato di presentare osservazioni scritte che saranno valutate in via preliminare dal Consiglio di disciplina della Fondazione.
Qualora il socio allievo cadetto decida di interrompere il percorso di studio all’interno della fondazione questo non lo esonera dal pagamento completo della quota qualora mantenga in essere il lavoro procuratogli dalla fondazione, in questo caso l’allievo autorizza sin da ora i datori di lavoro a versare per suo conto sino ad estinzione del debito totale le quote dovute direttamente alla fondazione.
Valori Mantenimento ISEE
La quota di mantenimento è relativa a vitto, alloggio, abbigliamento, attrezzatura di base condivisa, servizi domestici interni, viaggi e trasferte programmate per motivi di studio ed addestramento, partecipazione e fiere e congressi, partecipazione a seminari, materiali didattici, licenze ed accessi ai sistemi informativi e quanto altro descritto nel manuale del percorso.