Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
L’ampia e solenne cerimonia tenutasi ieri nella Chiesa di San Silvestro al Quirinale ha un significato profondo, sospeso tra sacralità e impegno civile. Qui ogni gesto, ogni oggetto, ogni presenza ha portato con sé un carico simbolico che supera la semplice ritualità.
La chiesa stessa, sorta già nell’XI secolo e ricostruita nel XVI, sorge su un colle "caricato di storia", divenendo ideale luogo di un rito di passaggio: da edificio di antica devozione a spazio in cui si rinnova la promessa di servizio alla collettività. Il suo ingresso, spostato sul fianco a causa delle modifiche urbanistiche, ha creato un effetto quasi inaugurale per chi vi accede: si lascia la strada “ordinaria” per elevarsi, simbolicamente, a una dimensione più alta, più consapevole.
L’atto del giuramento, pronunciato in piedi, davanti a tutta la comunità – familiari, autorità civili, industriali, religiose, e i frati –, evoca l’antica e sacra prassi romana del “pater patratus”: un patto sacro, assistito da testimoni, suggellato con gerarchie esplicite e carico di responsabilità . Qui, il giuramento non è atto formale ma promessa incisa nell’anima, dichiarata pubblicamente e condivisa con chi osserva e ascolta.
La veste cerimoniale degli allievi – l’abito nero, la daga, la bandiera europea – e la loro postura dritta parlano di disciplina, di scelta volontaria, di adesione a un ideale che va al di là del sé. In quel “stare dritto” si riverbera la tensione verso l’onore, l’impegno, e il senso del dovere.
Quando entrano in gioco i Frati Minori e le Missionarie Catechiste di Gesù Redentore, la dimensione rituale si spoglia di ogni sterile formalità e si carica di pedagogia spirituale: non si impartisce una benedizione fine a sé stessa, ma si consegna un modello, un’ispirazione, un accompagnamento discreto ma presente. Si ricordano così i valori della compassione, della servitù, della cura dell’altro, necessari a gestire responsabilmente il progresso tecnico e scientifico.
Il riconoscimento degli "Araldi della Tecnica" è un momento di forte significato simbolico. L’araldo, anticamente, era messaggero ufficiale, garante, voce istituzionale. Nell’epoca media, accompagnava tornei, proclamava nomine, affermava valori. I nostri 14 “araldi” non portano spade, ma idee, scoperte, soluzioni concrete: sono la testimonianza incarnata del fatto che la tecnica può, anzi deve, diventare messaggera di bene e progresso condiviso.
Accanto a loro, ma anche tra i cadetti, i Cavalieri di San Martino evocano un’antica via dell'etica: San Martino è il cavaliere che divide il mantello con il povero; non si tratta di eroismo esibito, ma di gesto di servizio discreto e generoso. La sua presenza in abiti cerimoniali rammenta che ogni cammino scientifico sorge solo se sorretto da compassione, sobrietà, condivisione.
E dove gli elementi architettonici e rituali si intrecciano nelle sensazioni, nasce la forza della cerimonia. Il silenzio avvolgente della navata, interrotto solo dalle voci dei giurandi, crea un effetto di sospensione. Il respiro collettivo trattenuto, l’eco dei passi sui gradini interni – simbolo di un’ascesa verso un impegno – uniscono tutti sotto un’unica promessa.
Nel grembo della sala, gremita di amici e parenti, si percepiva palpabile il senso dell’importanza: lo sguardo lucido di una madre, il sorriso vibrante di un padre, l’orgoglio negli occhi di un fratello. Non erano spettatori neutrali: erano parte attiva di un patto generazionale, testimoni e custodi. In questo atto corale, si rinnova una alleanza educativa, un “ciò che conta” condiviso, un impegno quotidiano che nasce nel tempo e diventa percorso di vita.
In un’epoca in cui la conoscenza rischia di apparire fredda e disincarnata, oggi abbiamo visto simboli vivi: una chiesa piena, gesti misurati, parole cariche di impegno; una posta in gioco alta: la scienza come servizio, la tecnica come impegno etico, il sapere come fraternità. E nella vibrazione stessa della cerimonia si avvertiva che non si è solo guardato al futuro: lo si è scelto insieme.
L’ampia e solenne cerimonia tenutasi ieri nella Chiesa di San Silvestro al Quirinale ha un significato profondo, sospeso tra sacralità e impegno civile. Qui ogni gesto, ogni oggetto, ogni presenza ha portato con sé un carico simbolico che supera la semplice ritualità.
La chiesa stessa, sorta già nell’XI secolo e ricostruita nel XVI, sorge su un colle "caricato di storia", divenendo ideale luogo di un rito di passaggio: da edificio di antica devozione a spazio in cui si rinnova la promessa di servizio alla collettività. Il suo ingresso, spostato sul fianco a causa delle modifiche urbanistiche, ha creato un effetto quasi inaugurale per chi vi accede: si lascia la strada “ordinaria” per elevarsi, simbolicamente, a una dimensione più alta, più consapevole.
L’atto del giuramento, pronunciato in piedi, davanti a tutta la comunità – familiari, autorità civili, industriali, religiose, e i frati –, evoca l’antica e sacra prassi romana del “pater patratus”: un patto sacro, assistito da testimoni, suggellato con gerarchie esplicite e carico di responsabilità . Qui, il giuramento non è atto formale ma promessa incisa nell’anima, dichiarata pubblicamente e condivisa con chi osserva e ascolta.
La veste cerimoniale degli allievi – l’abito nero, la daga, la bandiera europea – e la loro postura dritta parlano di disciplina, di scelta volontaria, di adesione a un ideale che va al di là del sé. In quel “stare dritto” si riverbera la tensione verso l’onore, l’impegno, e il senso del dovere.
Quando entrano in gioco i Frati Minori e le Missionarie Catechiste di Gesù Redentore, la dimensione rituale si spoglia di ogni sterile formalità e si carica di pedagogia spirituale: non si impartisce una benedizione fine a sé stessa, ma si consegna un modello, un’ispirazione, un accompagnamento discreto ma presente. Si ricordano così i valori della compassione, della servitù, della cura dell’altro, necessari a gestire responsabilmente il progresso tecnico e scientifico.
Il riconoscimento degli "Araldi della Tecnica" è un momento di forte significato simbolico. L’araldo, anticamente, era messaggero ufficiale, garante, voce istituzionale. Nell’epoca media, accompagnava tornei, proclamava nomine, affermava valori. I nostri 14 “araldi” non portano spade, ma idee, scoperte, soluzioni concrete: sono la testimonianza incarnata del fatto che la tecnica può, anzi deve, diventare messaggera di bene e progresso condiviso.
Accanto a loro, ma anche tra i cadetti, i Cavalieri di San Martino evocano un’antica via dell'etica: San Martino è il cavaliere che divide il mantello con il povero; non si tratta di eroismo esibito, ma di gesto di servizio discreto e generoso. La sua presenza in abiti cerimoniali rammenta che ogni cammino scientifico sorge solo se sorretto da compassione, sobrietà, condivisione.
E dove gli elementi architettonici e rituali si intrecciano nelle sensazioni, nasce la forza della cerimonia. Il silenzio avvolgente della navata, interrotto solo dalle voci dei giurandi, crea un effetto di sospensione. Il respiro collettivo trattenuto, l’eco dei passi sui gradini interni – simbolo di un’ascesa verso un impegno – uniscono tutti sotto un’unica promessa.
Nel grembo della sala, gremita di amici e parenti, si percepiva palpabile il senso dell’importanza: lo sguardo lucido di una madre, il sorriso vibrante di un padre, l’orgoglio negli occhi di un fratello. Non erano spettatori neutrali: erano parte attiva di un patto generazionale, testimoni e custodi. In questo atto corale, si rinnova una alleanza educativa, un “ciò che conta” condiviso, un impegno quotidiano che nasce nel tempo e diventa percorso di vita.
In un’epoca in cui la conoscenza rischia di apparire fredda e disincarnata, oggi abbiamo visto simboli vivi: una chiesa piena, gesti misurati, parole cariche di impegno; una posta in gioco alta: la scienza come servizio, la tecnica come impegno etico, il sapere come fraternità. E nella vibrazione stessa della cerimonia si avvertiva che non si è solo guardato al futuro: lo si è scelto insieme.
Modello di vita, studio e servizio nella Fondazione
Definizione e visione
La comunità educativa è un ecosistema residenziale e laboratoriale che integra vita, studio e responsabilità. Non è solo un luogo, ma un progetto intenzionale di crescita umana e professionale fondato su fraternità, disciplina morale, rispetto e cooperazione.
FraternitàDisciplinaServizioTecnologie BRIA
Valori e ispirazione
Principi francescani di sobrietà e solidarietà, dignità della persona e diritto allo studio. La tecnologia è umanizzata per formare persone libere, competenti e responsabili.
Umano al centro
Norme di riferimento
Codice Civile (artt. 14–42 c.c.)
Consente alle fondazioni di perseguire scopi educativi e gestire strutture come convitti, campus e studentati in coerenza con lo scopo statutario.
D.Lgs. 117/2017 — Codice del Terzo Settore
Artt. 5–6: attività di interesse generale educative e formative
Comprendono istruzione, formazione professionale e percorsi comunitari di crescita personale, anche in forma residenziale.; art. 55: co-programmazione e co-progettazione con PA.
Legge 328/2000 — Sistema integrato di interventi sociali
Riconosce le comunità educative come strumenti di inclusione e prevenzione della dispersione, nel quadro del principio di sussidiarietà.
D.P.R. 616/1977
Attribuisce alle Regioni competenze su riconoscimento e sostegno a strutture educative private con finalità pubbliche e sociali.
Convenzione ONU Diritti del Fanciullo
Artt. 29 e 31: diritto ad un’educazione che sviluppi pienamente la personalità e i talenti in contesti che promuovano dignità e solidarietà.
Compliance trasversale
GDPR (UE 2016/679) per protezione dati; D.Lgs. 81/2008 per salute e sicurezza degli ambienti comunitari.
Struttura organizzativa
Direttore / Coordinatore Responsabile della disciplina, del regolamento e della gestione quotidiana.
Tutor e Formatori BRIA Guidano l’apprendimento tecnico e comportamentale; monitoraggio del percorso.
Educatori civici Custodi di fraternità, rispetto, inclusione, legalità e servizio alla comunità.
Cadetti Residenti o non residenti, selezionati e vincolati al giuramento e al regolamento interno.
Percorso tipo
Orientamento (3 mesi)
Accoglienza, studio del regolamento, fraternità, alfabetizzazione BRIA, sicurezza e privacy.
Addestramento (15 mesi)
Laboratori BRIA, project work, tirocinio interno, vita comunitaria assistita.
Studio accademico (fino a 36 mesi)
Laurea triennale in sincronia con l’addestramento: cybersecurity, informatica, IA.
Regolamento e responsabilità
Diritti e doveri, criteri di ammissione e permanenza.
Convivenza, turnazioni di servizio, decoro degli spazi comuni.
Salute, sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e protezione dati (GDPR).
Finalità
Personale e civica: responsabilità, appartenenza, autonomia e spirito critico.
Inclusione e dignità: vitto/alloggio solidale, supporto psicopedagogico, accesso equo.
Riconoscimento e vigilanza
Comunicazione ad autorità competenti (Regione, Comune, Prefettura) con regolamento, piano educativo e organigramma. Possibile riconoscimento come struttura educativa o ente di formazione accreditato, con co-finanziamento pubblico. Vigilanza su sicurezza, igiene e qualità formativa affidata a organi territoriali e al Consiglio della Fondazione.
Lavoro Integrativo art. 16.2.1 Titolo VII
Nel caso in cui un allievo, cadetto o discente iscritto alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca si trovi in comprovata condizione di difficoltà economica, tale da non poter sostenere in autonomia le spese di partecipazione al percorso formativo, e tale condizione sia dimostrata ogni oltre ragionevole dubbio, la Fondazione si impegna, compatibilmente con le risorse e le disponibilità locali, ad attivare una procedura di supporto attraverso l’inserimento lavorativo temporaneo.
A tal fine, l’interessato dovrà produrre una lettera formale di richiesta, corredata da una relazione dettagliata, contenente ogni elemento utile alla piena comprensione del contesto economico, sociale e familiare, e ogni documento ritenuto idoneo a comprovare la condizione dichiarata.
Qualora la richiesta venga accolta, la Fondazione potrà stipulare convenzioni operative con attività economiche del territorio circostante alla sede presso cui l’allievo risiede o è in formazione, privilegiando soggetti già aderenti alla rete associativa della Fondazione o che ne condividano valori e finalità.
Non è tuttavia garantito che la Fondazione sia in grado di individuare un’attività lavorativa compatibile con il percorso di studio, in quanto tale possibilità dipende dalle caratteristiche del territorio, dalle disponibilità del momento e dall’equilibrio con gli impegni formativi. L’attività lavorativa dovrà essere svolta esclusivamente al di fuori degli orari programmati di studio.
Le condizioni di lavoro saranno definite in modo trasparente e condiviso tra il cadetto, l’attività convenzionata e un delegato incaricato dalla Fondazione, che avrà il compito di supervisionare l’accordo e verificarne la regolarità e l’equità. Al socio cadetto sarà comunque richiesta unicamente la quota mensile prevista dal regolamento vigente, che potrà essere oggetto di riduzione o parziale compensazione in base agli accordi.
La Fondazione provvederà a monitorare con continuità l’esperienza lavorativa attivata, verificando l’aderenza ai parametri stabiliti e intervenendo in caso di criticità.
Il rifiuto ingiustificato di due proposte lavorative consecutive compatibili con il percorso formativo sarà motivo valido per l’esclusione dell’allievo dalla Fondazione, fatto salvo il diritto dell’interessato di presentare osservazioni scritte che saranno valutate in via preliminare dal Consiglio di disciplina della Fondazione.
Qualora il socio allievo cadetto decida di interrompere il percorso di studio all’interno della fondazione questo non lo esonera dal pagamento completo della quota qualora mantenga in essere il lavoro procuratogli dalla fondazione, in questo caso l’allievo autorizza sin da ora i datori di lavoro a versare per suo conto sino ad estinzione del debito totale le quote dovute direttamente alla fondazione.
Valori Mantenimento ISEE
La quota di mantenimento è relativa a vitto, alloggio, abbigliamento, attrezzatura di base condivisa, servizi domestici interni, viaggi e trasferte programmate per motivi di studio ed addestramento, partecipazione e fiere e congressi, partecipazione a seminari, materiali didattici, licenze ed accessi ai sistemi informativi e quanto altro descritto nel manuale del percorso.