Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
Il crest dello Squadrone Eliportato «Cacciatori Calabria» entra nella Collezione Nazionale Crest Militari della Fondazione Olitec
Collalto Sabino, 25 settembre 2026. Oggi, nel borgo sabino che ospita il centro della Fondazione Olitec, è stato consegnato un dono di particolare valore simbolico: il crest dello Squadrone Eliportato Carabinieri «Cacciatori Calabria». L’opera è destinata al Progetto Collezione Nazionale Crest Militari – Collalto Sabino, iniziativa con cui la Fondazione raccoglie, conserva e racconta gli emblemi dei reparti delle Forze armate e dell’Arma dei Carabinieri.
Sul retro della lastra in ardesia è incisa la dedica ufficiale. Il crest è dono dei Carabinieri dello Squadrone Eliportato «Cacciatori Calabria», presentato dal Comandante, Tenente Colonnello Davide Montinaro. L’opera è stata ideata e realizzata da Christian Mussari, che ha firmato anche la dedica artistica sul verso della targa. Non è un crest di serie. È un pezzo unico, pensato per questo luogo e per questa collezione: un oggetto da appendere, da leggere da entrambi i lati, in cui l’araldica del reparto si fa scultura e la dedica diventa parte dell’opera.
Sulla lastra scura Mussari ha composto un rilievo in legno chiaro. Al centro campeggia la sagoma della Calabria, con la rosa dei venti incisa sullo sfondo: Nord, Est, Sud e Ovest segnano l’orientamento di chi opera sul territorio. Sopra la mappa si innestano l’elicottero, l’ala spiegata e la spada: tre segni che dicono insieme sorveglianza dal cielo, prontezza e giustizia. In basso, un cartiglio in legno riporta il nome del reparto: «Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria». Il contrasto tra l’ardesia nera e il legno chiaro rende l’insieme sobrio e solenne, adatto a una collezione che non vuole soltanto esporre distintivi, ma custodire memorie di servizio.
Quella memoria affonda le radici ben prima del 1991. Già dal 1970, mentre sull’Aspromonte si consumava la stagione più dura dei sequestri di persona a scopo di estorsione, l’Arma dei Carabinieri aveva messo in campo piccole unità specializzate, le squadriglie, destinate a muoversi tra sentieri, grotte e anfratti dove le vittime venivano nascoste in attesa del riscatto. Quegli uomini dovevano arrivare senza essere visti, restare isolati per giorni, mimetizzarsi nel bosco e aspettare. Accanto a loro operavano già nuclei cinofili, reparti a cavallo ed elicotteri. Non era ancora lo Squadrone, ma era già la stessa idea: lo Stato doveva saper camminare nella montagna come chi la usa per sottrarsi alla legge.
Il 1° luglio 1991 quella esperienza diventa un reparto. A Vibo Valentia, in seno al Comando Regione Calabria, nasce lo Squadrone Eliportato, inizialmente pensato come Cacciatori d’Aspromonte. L’idea è del colonnello Nicolò Bozzo, allora comandante della Legione Carabinieri di Catanzaro e stretto collaboratore del generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Da lui Bozzo mutua l’impianto operativo dei Nuclei antiterrorismo; a lui si devono il nome, le uniformi speciali e la foggia del basco rosso, che da quel giorno è il segno riconoscibile dei Cacciatori. Il nome non è casuale. Richiama i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, volontari capaci di muoversi in territorio ostile con tattica di guerriglia, e nella tradizione militare italiana indica i reparti nati per ricognizione, appostamento e azione rapida. L’anno dopo, nel 1992, lo Squadrone viene inquadrato nel Gruppo operativo Calabria.
La sede resta quella scelta all’origine: la base logistico-operativa dell’aeroporto militare «Luigi Razza» di Vibo Valentia, un comprensorio sorto nel 1935, abbastanza vicino all’Aspromonte e alle Serre da raggiungere in poco tempo ogni versante della regione. Accanto allo Squadrone vivono l’8° Nucleo elicotteri dell’Arma, il 14° Battaglione Carabinieri «Calabria» e il Nucleo cinofili. Da quella pista, in meno di mezz’ora, un elicottero può essere sopra la Pietra Cappa, sui paesi della Locride, sulla Piana o sulle coste vibonesi. Il motto del reparto — Vigilantia de caelo, coercitio ex terra — nasce da questa geografia: vigilare dal cielo, intervenire da terra.
Quando i sequestri, dopo gli anni Settanta e Ottanta, smettono di essere il grande affare delle ’ndrine, lo Squadrone non si scioglie. Cambia preda. La ’ndrangheta si sposta sul narcotraffico e sulla gestione occultata del territorio; i latitanti cercano ancora la montagna, ma la nascondono in bunker scavati sotto casolari, muretti a secco, stalle e boschi. I Cacciatori imparano a leggerli. Operano in squadriglie di pochi uomini, con pattugliatori e tiratori scelti, rocciatori, personale abilitato al primo soccorso. Si addestrano al 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti «Tuscania» e poi sul campo calabrese. Il loro mestiere resta quello di sempre: infiltrazione, osservazione, attesa, colpo rapido. Nei primi decenni di vita il reparto ha contribuito a individuare centinaia di bunker e a catturare centinaia di latitanti. Oggi, sotto il comando del tenente colonnello Davide Montinaro, continua a sostenere l’organizzazione territoriale dell’Arma sul suolo calabrese e, quando serve, anche fuori regione: ricerca dei ricercati, contrasto alle coltivazioni illecite, perlustrazioni nelle aree più impervie, interventi in supporto alle compagnie. Sono circa un centinaio di militari. Li chiamano anche Falchi d’Aspromonte. Il basco rosso è rimasto lo stesso del 1991.
La Fondazione Olitec, impegnata nella ricerca e nella formazione nelle discipline BRIA — bioinformatica, realtà immersiva e intelligenza artificiale — ha scelto Collalto Sabino anche come luogo di memoria. Il Progetto Collezione Nazionale Crest Militari nasce da questa doppia vocazione: innovazione e radici. I crest non sono soltanto oggetti da collezionista. Sono il volto di un reparto, il riassunto di una storia, un segno di appartenenza. Accogliere il dono dei Cacciatori di Calabria significa arricchire la collezione di un emblema contemporaneo, realizzato artigianalmente, e insieme riconoscere il legame tra le istituzioni dello Stato, i territori e i giovani che a Collalto si formano.
Christian Mussari ha ideato e costruito l’opera pezzo dopo pezzo: la lastra, i rilievi in legno, la rosa dei venti, il cartiglio, la corda, la dedica incisa. Il tenente colonnello Davide Montinaro, a nome dei Carabinieri dello Squadrone, ha voluto che quel lavoro diventasse un dono. Due firme sullo stesso oggetto: quella di chi lo ha pensato con le mani e quella di chi lo consegna a nome del reparto. Da oggi il crest dei Cacciatori di Calabria è a Collalto Sabino. Non è un ornamento. È un ponte: tra Calabria e Sabina, tra il cielo da cui si vigila e la terra su cui si serve, tra la tradizione dell’Arma e la casa della Fondazione Olitec.
Testo della dedica incisa sul retro
ALLA FONDAZIONE OLITEC Progetto Collezione Nazionale Crest Militari – Collalto Sabino Dono dei Carabinieri dello Squadrone Eliportato «Cacciatori Calabria» Il Comandante · Ten. Col. Davide Montinaro Opera ideata e realizzata da Christian Mussari
Il crest dello Squadrone Eliportato «Cacciatori Calabria» entra nella Collezione Nazionale Crest Militari della Fondazione Olitec
Collalto Sabino, 25 settembre 2026. Oggi, nel borgo sabino che ospita il centro della Fondazione Olitec, è stato consegnato un dono di particolare valore simbolico: il crest dello Squadrone Eliportato Carabinieri «Cacciatori Calabria». L’opera è destinata al Progetto Collezione Nazionale Crest Militari – Collalto Sabino, iniziativa con cui la Fondazione raccoglie, conserva e racconta gli emblemi dei reparti delle Forze armate e dell’Arma dei Carabinieri.
Sul retro della lastra in ardesia è incisa la dedica ufficiale. Il crest è dono dei Carabinieri dello Squadrone Eliportato «Cacciatori Calabria», presentato dal Comandante, Tenente Colonnello Davide Montinaro. L’opera è stata ideata e realizzata da Christian Mussari, che ha firmato anche la dedica artistica sul verso della targa. Non è un crest di serie. È un pezzo unico, pensato per questo luogo e per questa collezione: un oggetto da appendere, da leggere da entrambi i lati, in cui l’araldica del reparto si fa scultura e la dedica diventa parte dell’opera.
Sulla lastra scura Mussari ha composto un rilievo in legno chiaro. Al centro campeggia la sagoma della Calabria, con la rosa dei venti incisa sullo sfondo: Nord, Est, Sud e Ovest segnano l’orientamento di chi opera sul territorio. Sopra la mappa si innestano l’elicottero, l’ala spiegata e la spada: tre segni che dicono insieme sorveglianza dal cielo, prontezza e giustizia. In basso, un cartiglio in legno riporta il nome del reparto: «Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria». Il contrasto tra l’ardesia nera e il legno chiaro rende l’insieme sobrio e solenne, adatto a una collezione che non vuole soltanto esporre distintivi, ma custodire memorie di servizio.
Quella memoria affonda le radici ben prima del 1991. Già dal 1970, mentre sull’Aspromonte si consumava la stagione più dura dei sequestri di persona a scopo di estorsione, l’Arma dei Carabinieri aveva messo in campo piccole unità specializzate, le squadriglie, destinate a muoversi tra sentieri, grotte e anfratti dove le vittime venivano nascoste in attesa del riscatto. Quegli uomini dovevano arrivare senza essere visti, restare isolati per giorni, mimetizzarsi nel bosco e aspettare. Accanto a loro operavano già nuclei cinofili, reparti a cavallo ed elicotteri. Non era ancora lo Squadrone, ma era già la stessa idea: lo Stato doveva saper camminare nella montagna come chi la usa per sottrarsi alla legge.
Il 1° luglio 1991 quella esperienza diventa un reparto. A Vibo Valentia, in seno al Comando Regione Calabria, nasce lo Squadrone Eliportato, inizialmente pensato come Cacciatori d’Aspromonte. L’idea è del colonnello Nicolò Bozzo, allora comandante della Legione Carabinieri di Catanzaro e stretto collaboratore del generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Da lui Bozzo mutua l’impianto operativo dei Nuclei antiterrorismo; a lui si devono il nome, le uniformi speciali e la foggia del basco rosso, che da quel giorno è il segno riconoscibile dei Cacciatori. Il nome non è casuale. Richiama i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, volontari capaci di muoversi in territorio ostile con tattica di guerriglia, e nella tradizione militare italiana indica i reparti nati per ricognizione, appostamento e azione rapida. L’anno dopo, nel 1992, lo Squadrone viene inquadrato nel Gruppo operativo Calabria.
La sede resta quella scelta all’origine: la base logistico-operativa dell’aeroporto militare «Luigi Razza» di Vibo Valentia, un comprensorio sorto nel 1935, abbastanza vicino all’Aspromonte e alle Serre da raggiungere in poco tempo ogni versante della regione. Accanto allo Squadrone vivono l’8° Nucleo elicotteri dell’Arma, il 14° Battaglione Carabinieri «Calabria» e il Nucleo cinofili. Da quella pista, in meno di mezz’ora, un elicottero può essere sopra la Pietra Cappa, sui paesi della Locride, sulla Piana o sulle coste vibonesi. Il motto del reparto — Vigilantia de caelo, coercitio ex terra — nasce da questa geografia: vigilare dal cielo, intervenire da terra.
Quando i sequestri, dopo gli anni Settanta e Ottanta, smettono di essere il grande affare delle ’ndrine, lo Squadrone non si scioglie. Cambia preda. La ’ndrangheta si sposta sul narcotraffico e sulla gestione occultata del territorio; i latitanti cercano ancora la montagna, ma la nascondono in bunker scavati sotto casolari, muretti a secco, stalle e boschi. I Cacciatori imparano a leggerli. Operano in squadriglie di pochi uomini, con pattugliatori e tiratori scelti, rocciatori, personale abilitato al primo soccorso. Si addestrano al 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti «Tuscania» e poi sul campo calabrese. Il loro mestiere resta quello di sempre: infiltrazione, osservazione, attesa, colpo rapido. Nei primi decenni di vita il reparto ha contribuito a individuare centinaia di bunker e a catturare centinaia di latitanti. Oggi, sotto il comando del tenente colonnello Davide Montinaro, continua a sostenere l’organizzazione territoriale dell’Arma sul suolo calabrese e, quando serve, anche fuori regione: ricerca dei ricercati, contrasto alle coltivazioni illecite, perlustrazioni nelle aree più impervie, interventi in supporto alle compagnie. Sono circa un centinaio di militari. Li chiamano anche Falchi d’Aspromonte. Il basco rosso è rimasto lo stesso del 1991.
La Fondazione Olitec, impegnata nella ricerca e nella formazione nelle discipline BRIA — bioinformatica, realtà immersiva e intelligenza artificiale — ha scelto Collalto Sabino anche come luogo di memoria. Il Progetto Collezione Nazionale Crest Militari nasce da questa doppia vocazione: innovazione e radici. I crest non sono soltanto oggetti da collezionista. Sono il volto di un reparto, il riassunto di una storia, un segno di appartenenza. Accogliere il dono dei Cacciatori di Calabria significa arricchire la collezione di un emblema contemporaneo, realizzato artigianalmente, e insieme riconoscere il legame tra le istituzioni dello Stato, i territori e i giovani che a Collalto si formano.
Christian Mussari ha ideato e costruito l’opera pezzo dopo pezzo: la lastra, i rilievi in legno, la rosa dei venti, il cartiglio, la corda, la dedica incisa. Il tenente colonnello Davide Montinaro, a nome dei Carabinieri dello Squadrone, ha voluto che quel lavoro diventasse un dono. Due firme sullo stesso oggetto: quella di chi lo ha pensato con le mani e quella di chi lo consegna a nome del reparto. Da oggi il crest dei Cacciatori di Calabria è a Collalto Sabino. Non è un ornamento. È un ponte: tra Calabria e Sabina, tra il cielo da cui si vigila e la terra su cui si serve, tra la tradizione dell’Arma e la casa della Fondazione Olitec.
Testo della dedica incisa sul retro
ALLA FONDAZIONE OLITEC Progetto Collezione Nazionale Crest Militari – Collalto Sabino Dono dei Carabinieri dello Squadrone Eliportato «Cacciatori Calabria» Il Comandante · Ten. Col. Davide Montinaro Opera ideata e realizzata da Christian Mussari
Modello di vita, studio e servizio nella Fondazione
Definizione e visione
La comunità educativa è un ecosistema residenziale e laboratoriale che integra vita, studio e responsabilità. Non è solo un luogo, ma un progetto intenzionale di crescita umana e professionale fondato su fraternità, disciplina morale, rispetto e cooperazione.
FraternitàDisciplinaServizioTecnologie BRIA
Valori e ispirazione
Principi francescani di sobrietà e solidarietà, dignità della persona e diritto allo studio. La tecnologia è umanizzata per formare persone libere, competenti e responsabili.
Umano al centro
Norme di riferimento
Codice Civile (artt. 14–42 c.c.)
Consente alle fondazioni di perseguire scopi educativi e gestire strutture come convitti, campus e studentati in coerenza con lo scopo statutario.
D.Lgs. 117/2017 — Codice del Terzo Settore
Artt. 5–6: attività di interesse generale educative e formative
Comprendono istruzione, formazione professionale e percorsi comunitari di crescita personale, anche in forma residenziale.; art. 55: co-programmazione e co-progettazione con PA.
Legge 328/2000 — Sistema integrato di interventi sociali
Riconosce le comunità educative come strumenti di inclusione e prevenzione della dispersione, nel quadro del principio di sussidiarietà.
D.P.R. 616/1977
Attribuisce alle Regioni competenze su riconoscimento e sostegno a strutture educative private con finalità pubbliche e sociali.
Convenzione ONU Diritti del Fanciullo
Artt. 29 e 31: diritto ad un’educazione che sviluppi pienamente la personalità e i talenti in contesti che promuovano dignità e solidarietà.
Compliance trasversale
GDPR (UE 2016/679) per protezione dati; D.Lgs. 81/2008 per salute e sicurezza degli ambienti comunitari.
Struttura organizzativa
Direttore / Coordinatore Responsabile della disciplina, del regolamento e della gestione quotidiana.
Tutor e Formatori BRIA Guidano l’apprendimento tecnico e comportamentale; monitoraggio del percorso.
Educatori civici Custodi di fraternità, rispetto, inclusione, legalità e servizio alla comunità.
Cadetti Residenti o non residenti, selezionati e vincolati al giuramento e al regolamento interno.
Percorso tipo
Orientamento (3 mesi)
Accoglienza, studio del regolamento, fraternità, alfabetizzazione BRIA, sicurezza e privacy.
Addestramento (15 mesi)
Laboratori BRIA, project work, tirocinio interno, vita comunitaria assistita.
Studio accademico (fino a 36 mesi)
Laurea triennale in sincronia con l’addestramento: cybersecurity, informatica, IA.
Regolamento e responsabilità
Diritti e doveri, criteri di ammissione e permanenza.
Convivenza, turnazioni di servizio, decoro degli spazi comuni.
Salute, sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e protezione dati (GDPR).
Finalità
Personale e civica: responsabilità, appartenenza, autonomia e spirito critico.
Inclusione e dignità: vitto/alloggio solidale, supporto psicopedagogico, accesso equo.
Riconoscimento e vigilanza
Comunicazione ad autorità competenti (Regione, Comune, Prefettura) con regolamento, piano educativo e organigramma. Possibile riconoscimento come struttura educativa o ente di formazione accreditato, con co-finanziamento pubblico. Vigilanza su sicurezza, igiene e qualità formativa affidata a organi territoriali e al Consiglio della Fondazione.
Lavoro Integrativo art. 16.2.1 Titolo VII
Nel caso in cui un allievo, cadetto o discente iscritto alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca si trovi in comprovata condizione di difficoltà economica, tale da non poter sostenere in autonomia le spese di partecipazione al percorso formativo, e tale condizione sia dimostrata ogni oltre ragionevole dubbio, la Fondazione si impegna, compatibilmente con le risorse e le disponibilità locali, ad attivare una procedura di supporto attraverso l’inserimento lavorativo temporaneo.
A tal fine, l’interessato dovrà produrre una lettera formale di richiesta, corredata da una relazione dettagliata, contenente ogni elemento utile alla piena comprensione del contesto economico, sociale e familiare, e ogni documento ritenuto idoneo a comprovare la condizione dichiarata.
Qualora la richiesta venga accolta, la Fondazione potrà stipulare convenzioni operative con attività economiche del territorio circostante alla sede presso cui l’allievo risiede o è in formazione, privilegiando soggetti già aderenti alla rete associativa della Fondazione o che ne condividano valori e finalità.
Non è tuttavia garantito che la Fondazione sia in grado di individuare un’attività lavorativa compatibile con il percorso di studio, in quanto tale possibilità dipende dalle caratteristiche del territorio, dalle disponibilità del momento e dall’equilibrio con gli impegni formativi. L’attività lavorativa dovrà essere svolta esclusivamente al di fuori degli orari programmati di studio.
Le condizioni di lavoro saranno definite in modo trasparente e condiviso tra il cadetto, l’attività convenzionata e un delegato incaricato dalla Fondazione, che avrà il compito di supervisionare l’accordo e verificarne la regolarità e l’equità. Al socio cadetto sarà comunque richiesta unicamente la quota mensile prevista dal regolamento vigente, che potrà essere oggetto di riduzione o parziale compensazione in base agli accordi.
La Fondazione provvederà a monitorare con continuità l’esperienza lavorativa attivata, verificando l’aderenza ai parametri stabiliti e intervenendo in caso di criticità.
Il rifiuto ingiustificato di due proposte lavorative consecutive compatibili con il percorso formativo sarà motivo valido per l’esclusione dell’allievo dalla Fondazione, fatto salvo il diritto dell’interessato di presentare osservazioni scritte che saranno valutate in via preliminare dal Consiglio di disciplina della Fondazione.
Qualora il socio allievo cadetto decida di interrompere il percorso di studio all’interno della fondazione questo non lo esonera dal pagamento completo della quota qualora mantenga in essere il lavoro procuratogli dalla fondazione, in questo caso l’allievo autorizza sin da ora i datori di lavoro a versare per suo conto sino ad estinzione del debito totale le quote dovute direttamente alla fondazione.
Valori Mantenimento ISEE
La quota di mantenimento è relativa a vitto, alloggio, abbigliamento, attrezzatura di base condivisa, servizi domestici interni, viaggi e trasferte programmate per motivi di studio ed addestramento, partecipazione e fiere e congressi, partecipazione a seminari, materiali didattici, licenze ed accessi ai sistemi informativi e quanto altro descritto nel manuale del percorso.