Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
Una nuova funzione di Celeborn trasforma gli allarmi generati dall’applicazione OPM BLGM in una visione nazionale, continua e ordinata del rischio, rendendo osservabile ciò che troppo spesso rimane isolato, frammentato e nascosto.
La violenza prospera frequentemente nell’invisibilità, nella distanza tra ciò che una persona sta vivendo e ciò che il resto della società riesce effettivamente a vedere, comprendere e documentare. Un’aggressione può consumarsi in pochi minuti, dentro un’abitazione, lungo una strada, in un parcheggio, in un luogo di lavoro oppure in uno spazio apparentemente ordinario, mentre le informazioni disponibili restano sparse tra una posizione geografica, una chiamata, un segnale biometrico, una voce concitata e una sequenza di eventi che nessuno riesce ancora a ricomporre in un quadro unitario.
È precisamente dentro questa distanza che nasce BLGM1, la nuova funzione integrata nella piattaforma Celeborn e collegata all’applicazione antiviolenza OPM BLGM. La sua ambizione non consiste semplicemente nel aggiungere un nuovo cruscotto informatico, ma nel costruire un grande osservatorio nazionale capace di mostrare, nel momento in cui vengono trasmessi, gli allarmi reali attivi sul territorio italiano, trasformando una moltitudine di segnalazioni individuali in una visione collettiva, leggibile e territorialmente organizzata.
L’applicazione OPM BLGM rappresenta il livello personale di questa architettura di protezione. Installata sullo smartphone e collegabile, secondo configurazione, a dispositivi indossabili discreti, può raccogliere informazioni autorizzate relative alla posizione, al movimento, al contesto sonoro, allo stato dei sensori e ad alcuni parametri biometrici. Il progetto non concepisce l’app come un semplice pulsante di emergenza, ma come una presenza silenziosa che accompagna la persona, riconosce variazioni significative, prepara informazioni strutturate e permette di ridurre l’isolamento nel momento in cui chiedere aiuto può diventare difficile. La documentazione della Fondazione descrive infatti un ecosistema nel quale applicazione mobile, dispositivi hardware, cruscotto remoto e rete di prossimità concorrono a creare una protezione coordinata, senza sostituire le autorità, i servizi sanitari, i centri antiviolenza e le reti umane di assistenza.
La funzione BLGM1 porta questa protezione individuale su una scala più ampia, perché riceve i messaggi generati dalle applicazioni autorizzate e li colloca su una mappa nazionale dell’Italia, continuamente aggiornabile e capace di rappresentare esclusivamente gli allarmi reali che risultano ancora in corso. L’immagine centrale è quella di un grande occhio nazionale, ma non di un occhio rivolto indiscriminatamente verso le persone: è uno sguardo concentrato sugli eventi critici, sui segnali che chiedono attenzione e sulle informazioni necessarie a comprendere dove il rischio si sta manifestando.
Sulla mappa, ogni allarme attivo appare come un punto vivo dentro il territorio, mentre il flusso laterale degli eventi mostra la città, l’orario, il livello di gravità, la lingua rilevata e lo stato aggiornato della segnalazione. La rappresentazione non restituisce una fotografia statica della violenza, ma una geografia in movimento, nella quale il territorio nazionale diventa leggibile attraverso la distribuzione degli episodi, la loro successione temporale e la presenza di eventuali concentrazioni territoriali.
Il valore più profondo di questa funzione emerge quando lo sguardo passa dal singolo episodio al quadro complessivo. Un allarme isolato racconta che una persona potrebbe trovarsi in pericolo in un determinato luogo e in un determinato momento; cento allarmi distribuiti nello spazio e nel tempo possono invece mostrare ricorrenze, aree di maggiore pressione, fasce orarie sensibili, differenze territoriali, lingue maggiormente presenti e tempi di risposta registrati. La stessa informazione, osservata su scala nazionale, acquista quindi una capacità conoscitiva completamente diversa, perché non descrive soltanto un fatto, ma comincia a delineare un fenomeno.
Questo grande osservatorio consente di passare continuamente dalla visione generale dell’Italia al dettaglio del singolo evento. Selezionando un allarme, la piattaforma ricompone la sua storia attraverso la posizione, l’ora di attivazione, il livello di gravità, la qualità della geolocalizzazione, gli aggiornamenti ricevuti e l’eventuale cronologia relativa ai soccorsi. Qualora l’applicazione disponga delle informazioni necessarie, la scheda può mostrare anche la lingua parlata rilevata durante l’evento, il livello di attendibilità dell’analisi, la presenza stimata di più voci e alcuni indicatori relativi alle condizioni della persona.
La possibilità di riconoscere la lingua parlata possiede un significato particolarmente importante, perché permette di comprendere il contesto comunicativo dell’evento senza attribuire identità, nazionalità o responsabilità alle persone presenti. Una lingua rilevata con un determinato grado di confidenza può orientare la successiva lettura del caso, facilitare l’eventuale disponibilità di assistenza linguistica e rendere più comprensibile una situazione nella quale la persona coinvolta potrebbe non riuscire a comunicare nella lingua abitualmente utilizzata dai servizi.
Anche i parametri biometrici, quando disponibili, vengono inseriti in questa ricostruzione come elementi situazionali e non come diagnosi. Frequenza cardiaca, respirazione, saturazione, movimento e qualità del segnale acquistano significato soltanto se vengono letti insieme al tempo, alla posizione e al contesto dell’allarme. La documentazione OPM BLGM sottolinea infatti che il sistema non pretende di leggere le intenzioni umane né di trasformare un singolo dato in una verità automatica, ma cerca di correlare più segnali per restituire una rappresentazione prudente e comprensibile del rischio.
La forza del grande occhio nazionale non risiede quindi nella pretesa di sapere tutto, ma nella capacità di dichiarare con chiarezza ciò che è conosciuto, ciò che è stimato e ciò che non è disponibile. Una posizione geografica conserva il proprio margine di accuratezza, una lingua viene accompagnata dal livello di confidenza, un tempo di arrivo viene indicato come stimato finché non esiste una conferma, mentre un parametro assente non viene ricostruito artificialmente. Questa disciplina consente alla piattaforma di restare credibile anche nei momenti più delicati, evitando che la tecnologia trasformi l’incertezza in una falsa sicurezza.
Accanto alla visione in tempo reale, BLGM1 costruisce una memoria ordinata degli eventi. Ogni allarme può essere archiviato, ricercato e riletto attraverso il periodo, il territorio, la gravità, la lingua rilevata, l’esito e le informazioni disponibili sulla sequenza temporale. L’archivio non rappresenta un deposito passivo, ma il luogo nel quale la cronaca degli episodi può diventare conoscenza, permettendo di confrontare giorni diversi, osservare ricorrenze, distinguere eventi occasionali da concentrazioni persistenti e produrre report territoriali su scala nazionale, regionale, provinciale e comunale.
Questa capacità di osservazione può offrire alla ricerca, agli enti autorizzati e alle strutture di supporto una base informativa completamente nuova. La mappa nazionale può mostrare dove gli allarmi risultano maggiormente concentrati; le analisi temporali possono evidenziare quando si verificano più frequentemente; la distribuzione linguistica può restituire informazioni sui contesti comunicativi; i dati relativi ai soccorsi possono consentire di studiare i tempi registrati; l’archivio può sostenere valutazioni sulla qualità delle comunicazioni e sulla continuità del servizio.
Il significato di BLGM1 non consiste però nel trasformare questa conoscenza in una decisione automatica. La funzione è stata concepita come una piattaforma di osservazione e ascolto continuativo, non come una centrale operativa capace di attivare autonomamente interventi. Il sistema riceve informazioni, le ordina, le visualizza e le conserva, mentre l’eventuale chiamata ai soccorsi, l’invio di un mezzo, il contatto con una persona o l’attivazione di procedure esterne restano affidati all’applicazione, ai protocolli autorizzati e ai soggetti competenti.
Questa separazione possiede un valore essenziale, perché evita che una tecnologia di analisi venga confusa con un’autorità di intervento. La presenza di una dicitura permanente che identifica BLGM1 come funzione di sola osservazione non costituisce un dettaglio formale, ma esprime il confine entro il quale il sistema deve operare. Il grande occhio nazionale vede gli allarmi e ne preserva la memoria, ma non impartisce comandi, non sostituisce la valutazione umana e non assume responsabilità che appartengono a strutture istituzionali e professionali.
La stessa attenzione deve riguardare la protezione dei dati. Una piattaforma capace di trattare posizione, segnali biometrici e informazioni vocali non può essere progettata come uno strumento di tracciamento indiscriminato. Le persone che hanno installato l’applicazione, ma non stanno trasmettendo un allarme attivo, non devono apparire sulla mappa come individui identificabili e localizzabili. La presenza delle installazioni può essere rappresentata soltanto in forma aggregata, mentre l’accesso alla posizione precisa dell’evento deve rimanere limitato ai profili autorizzati e alle condizioni previste.
Il grande occhio nazionale non deve quindi diventare un occhio invasivo, perché la sua funzione è ridurre l’invisibilità della violenza senza ridurre la libertà delle persone. Proteggere significa rendere visibile il pericolo quando emerge, non trasformare la vita quotidiana in una sorveglianza permanente. Questa distinzione attraversa l’intera concezione del progetto OPM BLGM, nel quale la tecnologia viene presentata come una presenza discreta, proporzionata e responsabile, fondata sulla minimizzazione delle informazioni e sulla centralità della persona protetta.
L’immagine dell’Italia osservata in tempo reale attraverso gli allarmi attivi possiede anche una forza culturale. La violenza viene troppo spesso percepita come un insieme di episodi privati, separati gli uni dagli altri e confinati dentro singole storie. Una mappa nazionale restituisce invece la dimensione collettiva del fenomeno, mostrando che ogni punto rappresenta una persona, un luogo e un momento che non devono essere lasciati nell’ombra.
BLGM1 nasce per costruire questa consapevolezza, trasformando l’allarme individuale in una presenza visibile dentro un quadro più ampio e consentendo al Paese di osservare la propria realtà senza distogliere lo sguardo. La tecnologia non elimina la violenza, non sostituisce la responsabilità politica, sociale e istituzionale e non promette una sicurezza assoluta, ma può impedire che il pericolo resti privo di traccia, che gli eventi rimangano frammentati e che la conoscenza arrivi sempre troppo tardi.
Il grande occhio nazionale rappresentato da BLGM1 è quindi soprattutto un impegno: fare in modo che ogni segnale autorizzato possa trovare un posto dentro una visione comune, che ogni evento possa essere letto nel proprio contesto e che l’Italia disponga di uno strumento capace di osservare la violenza non soltanto dopo che è avvenuta, ma mentre sta emergendo.
BLGM1 è una funzione progettuale in fase di sviluppo. Le schermate, le coordinate e i valori rappresentati nei prototipi hanno finalità dimostrativa e non costituiscono dati operativi reali o statistiche nazionali attuali.
Di Redazione
Una nuova funzione di Celeborn trasforma gli allarmi generati dall’applicazione OPM BLGM in una visione nazionale, continua e ordinata del rischio, rendendo osservabile ciò che troppo spesso rimane isolato, frammentato e nascosto.
La violenza prospera frequentemente nell’invisibilità, nella distanza tra ciò che una persona sta vivendo e ciò che il resto della società riesce effettivamente a vedere, comprendere e documentare. Un’aggressione può consumarsi in pochi minuti, dentro un’abitazione, lungo una strada, in un parcheggio, in un luogo di lavoro oppure in uno spazio apparentemente ordinario, mentre le informazioni disponibili restano sparse tra una posizione geografica, una chiamata, un segnale biometrico, una voce concitata e una sequenza di eventi che nessuno riesce ancora a ricomporre in un quadro unitario.
È precisamente dentro questa distanza che nasce BLGM1, la nuova funzione integrata nella piattaforma Celeborn e collegata all’applicazione antiviolenza OPM BLGM. La sua ambizione non consiste semplicemente nel aggiungere un nuovo cruscotto informatico, ma nel costruire un grande osservatorio nazionale capace di mostrare, nel momento in cui vengono trasmessi, gli allarmi reali attivi sul territorio italiano, trasformando una moltitudine di segnalazioni individuali in una visione collettiva, leggibile e territorialmente organizzata.
L’applicazione OPM BLGM rappresenta il livello personale di questa architettura di protezione. Installata sullo smartphone e collegabile, secondo configurazione, a dispositivi indossabili discreti, può raccogliere informazioni autorizzate relative alla posizione, al movimento, al contesto sonoro, allo stato dei sensori e ad alcuni parametri biometrici. Il progetto non concepisce l’app come un semplice pulsante di emergenza, ma come una presenza silenziosa che accompagna la persona, riconosce variazioni significative, prepara informazioni strutturate e permette di ridurre l’isolamento nel momento in cui chiedere aiuto può diventare difficile. La documentazione della Fondazione descrive infatti un ecosistema nel quale applicazione mobile, dispositivi hardware, cruscotto remoto e rete di prossimità concorrono a creare una protezione coordinata, senza sostituire le autorità, i servizi sanitari, i centri antiviolenza e le reti umane di assistenza.
La funzione BLGM1 porta questa protezione individuale su una scala più ampia, perché riceve i messaggi generati dalle applicazioni autorizzate e li colloca su una mappa nazionale dell’Italia, continuamente aggiornabile e capace di rappresentare esclusivamente gli allarmi reali che risultano ancora in corso. L’immagine centrale è quella di un grande occhio nazionale, ma non di un occhio rivolto indiscriminatamente verso le persone: è uno sguardo concentrato sugli eventi critici, sui segnali che chiedono attenzione e sulle informazioni necessarie a comprendere dove il rischio si sta manifestando.
Sulla mappa, ogni allarme attivo appare come un punto vivo dentro il territorio, mentre il flusso laterale degli eventi mostra la città, l’orario, il livello di gravità, la lingua rilevata e lo stato aggiornato della segnalazione. La rappresentazione non restituisce una fotografia statica della violenza, ma una geografia in movimento, nella quale il territorio nazionale diventa leggibile attraverso la distribuzione degli episodi, la loro successione temporale e la presenza di eventuali concentrazioni territoriali.
Il valore più profondo di questa funzione emerge quando lo sguardo passa dal singolo episodio al quadro complessivo. Un allarme isolato racconta che una persona potrebbe trovarsi in pericolo in un determinato luogo e in un determinato momento; cento allarmi distribuiti nello spazio e nel tempo possono invece mostrare ricorrenze, aree di maggiore pressione, fasce orarie sensibili, differenze territoriali, lingue maggiormente presenti e tempi di risposta registrati. La stessa informazione, osservata su scala nazionale, acquista quindi una capacità conoscitiva completamente diversa, perché non descrive soltanto un fatto, ma comincia a delineare un fenomeno.
Questo grande osservatorio consente di passare continuamente dalla visione generale dell’Italia al dettaglio del singolo evento. Selezionando un allarme, la piattaforma ricompone la sua storia attraverso la posizione, l’ora di attivazione, il livello di gravità, la qualità della geolocalizzazione, gli aggiornamenti ricevuti e l’eventuale cronologia relativa ai soccorsi. Qualora l’applicazione disponga delle informazioni necessarie, la scheda può mostrare anche la lingua parlata rilevata durante l’evento, il livello di attendibilità dell’analisi, la presenza stimata di più voci e alcuni indicatori relativi alle condizioni della persona.
La possibilità di riconoscere la lingua parlata possiede un significato particolarmente importante, perché permette di comprendere il contesto comunicativo dell’evento senza attribuire identità, nazionalità o responsabilità alle persone presenti. Una lingua rilevata con un determinato grado di confidenza può orientare la successiva lettura del caso, facilitare l’eventuale disponibilità di assistenza linguistica e rendere più comprensibile una situazione nella quale la persona coinvolta potrebbe non riuscire a comunicare nella lingua abitualmente utilizzata dai servizi.
Anche i parametri biometrici, quando disponibili, vengono inseriti in questa ricostruzione come elementi situazionali e non come diagnosi. Frequenza cardiaca, respirazione, saturazione, movimento e qualità del segnale acquistano significato soltanto se vengono letti insieme al tempo, alla posizione e al contesto dell’allarme. La documentazione OPM BLGM sottolinea infatti che il sistema non pretende di leggere le intenzioni umane né di trasformare un singolo dato in una verità automatica, ma cerca di correlare più segnali per restituire una rappresentazione prudente e comprensibile del rischio.
La forza del grande occhio nazionale non risiede quindi nella pretesa di sapere tutto, ma nella capacità di dichiarare con chiarezza ciò che è conosciuto, ciò che è stimato e ciò che non è disponibile. Una posizione geografica conserva il proprio margine di accuratezza, una lingua viene accompagnata dal livello di confidenza, un tempo di arrivo viene indicato come stimato finché non esiste una conferma, mentre un parametro assente non viene ricostruito artificialmente. Questa disciplina consente alla piattaforma di restare credibile anche nei momenti più delicati, evitando che la tecnologia trasformi l’incertezza in una falsa sicurezza.
Accanto alla visione in tempo reale, BLGM1 costruisce una memoria ordinata degli eventi. Ogni allarme può essere archiviato, ricercato e riletto attraverso il periodo, il territorio, la gravità, la lingua rilevata, l’esito e le informazioni disponibili sulla sequenza temporale. L’archivio non rappresenta un deposito passivo, ma il luogo nel quale la cronaca degli episodi può diventare conoscenza, permettendo di confrontare giorni diversi, osservare ricorrenze, distinguere eventi occasionali da concentrazioni persistenti e produrre report territoriali su scala nazionale, regionale, provinciale e comunale.
Questa capacità di osservazione può offrire alla ricerca, agli enti autorizzati e alle strutture di supporto una base informativa completamente nuova. La mappa nazionale può mostrare dove gli allarmi risultano maggiormente concentrati; le analisi temporali possono evidenziare quando si verificano più frequentemente; la distribuzione linguistica può restituire informazioni sui contesti comunicativi; i dati relativi ai soccorsi possono consentire di studiare i tempi registrati; l’archivio può sostenere valutazioni sulla qualità delle comunicazioni e sulla continuità del servizio.
Il significato di BLGM1 non consiste però nel trasformare questa conoscenza in una decisione automatica. La funzione è stata concepita come una piattaforma di osservazione e ascolto continuativo, non come una centrale operativa capace di attivare autonomamente interventi. Il sistema riceve informazioni, le ordina, le visualizza e le conserva, mentre l’eventuale chiamata ai soccorsi, l’invio di un mezzo, il contatto con una persona o l’attivazione di procedure esterne restano affidati all’applicazione, ai protocolli autorizzati e ai soggetti competenti.
Questa separazione possiede un valore essenziale, perché evita che una tecnologia di analisi venga confusa con un’autorità di intervento. La presenza di una dicitura permanente che identifica BLGM1 come funzione di sola osservazione non costituisce un dettaglio formale, ma esprime il confine entro il quale il sistema deve operare. Il grande occhio nazionale vede gli allarmi e ne preserva la memoria, ma non impartisce comandi, non sostituisce la valutazione umana e non assume responsabilità che appartengono a strutture istituzionali e professionali.
La stessa attenzione deve riguardare la protezione dei dati. Una piattaforma capace di trattare posizione, segnali biometrici e informazioni vocali non può essere progettata come uno strumento di tracciamento indiscriminato. Le persone che hanno installato l’applicazione, ma non stanno trasmettendo un allarme attivo, non devono apparire sulla mappa come individui identificabili e localizzabili. La presenza delle installazioni può essere rappresentata soltanto in forma aggregata, mentre l’accesso alla posizione precisa dell’evento deve rimanere limitato ai profili autorizzati e alle condizioni previste.
Il grande occhio nazionale non deve quindi diventare un occhio invasivo, perché la sua funzione è ridurre l’invisibilità della violenza senza ridurre la libertà delle persone. Proteggere significa rendere visibile il pericolo quando emerge, non trasformare la vita quotidiana in una sorveglianza permanente. Questa distinzione attraversa l’intera concezione del progetto OPM BLGM, nel quale la tecnologia viene presentata come una presenza discreta, proporzionata e responsabile, fondata sulla minimizzazione delle informazioni e sulla centralità della persona protetta.
L’immagine dell’Italia osservata in tempo reale attraverso gli allarmi attivi possiede anche una forza culturale. La violenza viene troppo spesso percepita come un insieme di episodi privati, separati gli uni dagli altri e confinati dentro singole storie. Una mappa nazionale restituisce invece la dimensione collettiva del fenomeno, mostrando che ogni punto rappresenta una persona, un luogo e un momento che non devono essere lasciati nell’ombra.
BLGM1 nasce per costruire questa consapevolezza, trasformando l’allarme individuale in una presenza visibile dentro un quadro più ampio e consentendo al Paese di osservare la propria realtà senza distogliere lo sguardo. La tecnologia non elimina la violenza, non sostituisce la responsabilità politica, sociale e istituzionale e non promette una sicurezza assoluta, ma può impedire che il pericolo resti privo di traccia, che gli eventi rimangano frammentati e che la conoscenza arrivi sempre troppo tardi.
Il grande occhio nazionale rappresentato da BLGM1 è quindi soprattutto un impegno: fare in modo che ogni segnale autorizzato possa trovare un posto dentro una visione comune, che ogni evento possa essere letto nel proprio contesto e che l’Italia disponga di uno strumento capace di osservare la violenza non soltanto dopo che è avvenuta, ma mentre sta emergendo.
BLGM1 è una funzione progettuale in fase di sviluppo. Le schermate, le coordinate e i valori rappresentati nei prototipi hanno finalità dimostrativa e non costituiscono dati operativi reali o statistiche nazionali attuali.
Modello di vita, studio e servizio nella Fondazione
Definizione e visione
La comunità educativa è un ecosistema residenziale e laboratoriale che integra vita, studio e responsabilità. Non è solo un luogo, ma un progetto intenzionale di crescita umana e professionale fondato su fraternità, disciplina morale, rispetto e cooperazione.
FraternitàDisciplinaServizioTecnologie BRIA
Valori e ispirazione
Principi francescani di sobrietà e solidarietà, dignità della persona e diritto allo studio. La tecnologia è umanizzata per formare persone libere, competenti e responsabili.
Umano al centro
Norme di riferimento
Codice Civile (artt. 14–42 c.c.)
Consente alle fondazioni di perseguire scopi educativi e gestire strutture come convitti, campus e studentati in coerenza con lo scopo statutario.
D.Lgs. 117/2017 — Codice del Terzo Settore
Artt. 5–6: attività di interesse generale educative e formative
Comprendono istruzione, formazione professionale e percorsi comunitari di crescita personale, anche in forma residenziale.; art. 55: co-programmazione e co-progettazione con PA.
Legge 328/2000 — Sistema integrato di interventi sociali
Riconosce le comunità educative come strumenti di inclusione e prevenzione della dispersione, nel quadro del principio di sussidiarietà.
D.P.R. 616/1977
Attribuisce alle Regioni competenze su riconoscimento e sostegno a strutture educative private con finalità pubbliche e sociali.
Convenzione ONU Diritti del Fanciullo
Artt. 29 e 31: diritto ad un’educazione che sviluppi pienamente la personalità e i talenti in contesti che promuovano dignità e solidarietà.
Compliance trasversale
GDPR (UE 2016/679) per protezione dati; D.Lgs. 81/2008 per salute e sicurezza degli ambienti comunitari.
Struttura organizzativa
Direttore / Coordinatore Responsabile della disciplina, del regolamento e della gestione quotidiana.
Tutor e Formatori BRIA Guidano l’apprendimento tecnico e comportamentale; monitoraggio del percorso.
Educatori civici Custodi di fraternità, rispetto, inclusione, legalità e servizio alla comunità.
Cadetti Residenti o non residenti, selezionati e vincolati al giuramento e al regolamento interno.
Percorso tipo
Orientamento (3 mesi)
Accoglienza, studio del regolamento, fraternità, alfabetizzazione BRIA, sicurezza e privacy.
Addestramento (15 mesi)
Laboratori BRIA, project work, tirocinio interno, vita comunitaria assistita.
Studio accademico (fino a 36 mesi)
Laurea triennale in sincronia con l’addestramento: cybersecurity, informatica, IA.
Regolamento e responsabilità
Diritti e doveri, criteri di ammissione e permanenza.
Convivenza, turnazioni di servizio, decoro degli spazi comuni.
Salute, sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e protezione dati (GDPR).
Finalità
Personale e civica: responsabilità, appartenenza, autonomia e spirito critico.
Inclusione e dignità: vitto/alloggio solidale, supporto psicopedagogico, accesso equo.
Riconoscimento e vigilanza
Comunicazione ad autorità competenti (Regione, Comune, Prefettura) con regolamento, piano educativo e organigramma. Possibile riconoscimento come struttura educativa o ente di formazione accreditato, con co-finanziamento pubblico. Vigilanza su sicurezza, igiene e qualità formativa affidata a organi territoriali e al Consiglio della Fondazione.
Lavoro Integrativo art. 16.2.1 Titolo VII
Nel caso in cui un allievo, cadetto o discente iscritto alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca si trovi in comprovata condizione di difficoltà economica, tale da non poter sostenere in autonomia le spese di partecipazione al percorso formativo, e tale condizione sia dimostrata ogni oltre ragionevole dubbio, la Fondazione si impegna, compatibilmente con le risorse e le disponibilità locali, ad attivare una procedura di supporto attraverso l’inserimento lavorativo temporaneo.
A tal fine, l’interessato dovrà produrre una lettera formale di richiesta, corredata da una relazione dettagliata, contenente ogni elemento utile alla piena comprensione del contesto economico, sociale e familiare, e ogni documento ritenuto idoneo a comprovare la condizione dichiarata.
Qualora la richiesta venga accolta, la Fondazione potrà stipulare convenzioni operative con attività economiche del territorio circostante alla sede presso cui l’allievo risiede o è in formazione, privilegiando soggetti già aderenti alla rete associativa della Fondazione o che ne condividano valori e finalità.
Non è tuttavia garantito che la Fondazione sia in grado di individuare un’attività lavorativa compatibile con il percorso di studio, in quanto tale possibilità dipende dalle caratteristiche del territorio, dalle disponibilità del momento e dall’equilibrio con gli impegni formativi. L’attività lavorativa dovrà essere svolta esclusivamente al di fuori degli orari programmati di studio.
Le condizioni di lavoro saranno definite in modo trasparente e condiviso tra il cadetto, l’attività convenzionata e un delegato incaricato dalla Fondazione, che avrà il compito di supervisionare l’accordo e verificarne la regolarità e l’equità. Al socio cadetto sarà comunque richiesta unicamente la quota mensile prevista dal regolamento vigente, che potrà essere oggetto di riduzione o parziale compensazione in base agli accordi.
La Fondazione provvederà a monitorare con continuità l’esperienza lavorativa attivata, verificando l’aderenza ai parametri stabiliti e intervenendo in caso di criticità.
Il rifiuto ingiustificato di due proposte lavorative consecutive compatibili con il percorso formativo sarà motivo valido per l’esclusione dell’allievo dalla Fondazione, fatto salvo il diritto dell’interessato di presentare osservazioni scritte che saranno valutate in via preliminare dal Consiglio di disciplina della Fondazione.
Qualora il socio allievo cadetto decida di interrompere il percorso di studio all’interno della fondazione questo non lo esonera dal pagamento completo della quota qualora mantenga in essere il lavoro procuratogli dalla fondazione, in questo caso l’allievo autorizza sin da ora i datori di lavoro a versare per suo conto sino ad estinzione del debito totale le quote dovute direttamente alla fondazione.
Valori Mantenimento ISEE
La quota di mantenimento è relativa a vitto, alloggio, abbigliamento, attrezzatura di base condivisa, servizi domestici interni, viaggi e trasferte programmate per motivi di studio ed addestramento, partecipazione e fiere e congressi, partecipazione a seminari, materiali didattici, licenze ed accessi ai sistemi informativi e quanto altro descritto nel manuale del percorso.