Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
L’avvento delle tecnologie BRIA (Bioinformatica, Realtà Immersiva e Intelligenza Artificiale) sta ridefinendo in profondità le modalità attraverso cui si costruisce conoscenza, si organizzano le relazioni sociali e si interpretano i bisogni individuali. In questo scenario, discipline fondate sull’introspezione, sull’immaginazione e sulla relazione, come l’arteterapia e la consulenza filosofica, si trovano a fronteggiare sfide inedite e a esplorare nuove opportunità, spesso non previste dai modelli teorici tradizionali.
La bioinformatica, grazie alla raccolta e all’analisi di dati biometrici, consente di osservare i correlati fisiologici delle emozioni e dei processi creativi. Nell’ambito dell’arteterapia, l’uso di strumenti di biofeedback,come (EEG, monitoraggio della frequenza cardiaca e sensori galvanici), permette di adattare l’intervento terapeutico alle risposte corporee del paziente. Un esempio pratico è l’impiego di dispositivi wearable durante l’attività pittorica da parte di soggetti con disturbi d’ansia: la rilevazione in tempo reale del livello di stress permette di modulare il setting in funzione delle reazioni fisiologiche, personalizzando il processo.
Parallelamente, la consulenza filosofica può trarre beneficio dalle tecnologie di natural language processing per l’analisi semantica delle conversazioni, favorendo l’identificazione di temi emergenti, ambiguità concettuali o conflitti di senso. Strumenti di intelligenza artificiale possono contribuire, in questo contesto, a facilitare l’emergere di nuclei problematici da esplorare criticamente, pur senza sostituire il dialogo umano.
Un secondo ambito di trasformazione è rappresentato dalla realtà immersiva, tanto virtuale (VR) quanto aumentata (AR). Nell’arteterapia, software come Tilt Brush o OpenBrush permettono la creazione di opere tridimensionali in ambienti digitali, risultando particolarmente efficaci per utenti con disabilità motorie o con difficoltà nella gestione dello spazio fisico. Inoltre ambienti virtuali sicuri possono essere utilizzati per l’elaborazione di traumi fornendo al paziente la possibilità di interagire con contenuti simbolici in modo graduale e controllato. La consulenza filosofica, d’altro canto, può sperimentare forme dialogiche in ambienti digitali immersivi come i metaversi in cui la corporeità simbolica e la presenza sociale vengono riconfigurate. Simulazioni di dilemmi etici in VR, come il celebre trolley problem rappresentato in prima persona permettono una riflessione incarnata sulle questioni morali.
L’intelligenza artificiale solleva interrogativi più complessi. Se da un lato applicazioni come DALL·E o MidJourney offrono possibilità inedite per la visualizzazione di emozioni o stati mentali attraverso immagini simboliche generate al computer, dall’altro si pone il problema dell’autenticità dell’esperienza estetica e terapeutica. Il rischio è che la produzione artistica venga disincarnata riducendosi a una sintesi algoritmica. Nella consulenza filosofica chatbot conversazionali come quelli basati su GPT-4 possono proporre interrogativi stimolanti e alternative argomentative, ma restano privi di biografia, contesto e capacità empatica che sono elementi fondanti della pratica filosofica come relazione.
In questo contesto risulta essenziale elaborare strategie di integrazione etica delle tecnologie BRIA. Per l’arteterapia ciò comporta il riconoscimento del valore della corporeità, della manualità e della sensorialità nel processo creativo anche quando mediato dal digitale. L’utilizzo della VR può essere concepito come uno stadio preliminare che introduce, amplia o rielabora esperienze che trovano poi espressione attraverso tecniche tradizionali. È altresì necessario garantire la protezione dei dati biometrici raccolti rispettando i principi della privacy e del consenso informato.
Per la consulenza filosofica l’adozione di strumenti tecnologici deve avvenire nel rispetto della centralità del dialogo umano. I chatbot possono essere utilizzati come stimoli iniziali, ma non possono sostituire il confronto tra soggetti in carne e ossa. L’etica delle tecnologie può divenire essa stessa oggetto di riflessione filosofica soprattutto in relazione ai temi dell’identità, della coscienza, dell’autonomia decisionale e del libero arbitrio.
Non mancano tuttavia le criticità. L’arteterapia rischia di perdere il “tocco umano” che caratterizza l’esperienza sensoriale dell’arte. Le pratiche artistiche tradizionali – dalla pittura con le mani alla lavorazione dell’argilla – sono fondamentali per radicare il soggetto nella dimensione corporea e presente dell’atto creativo. Una digitalizzazione eccessiva può impoverire questo aspetto. Analogamente, nella consulenza filosofica permane la questione dell’incomprensibilità umana da parte delle macchine: se l’IA può imitare la forma di una riflessione essa non può esperirne il contenuto emotivo o morale.
Malgrado questi limiti, le prospettive future risultano promettenti. Si delinea la possibilità di sviluppare nuove figure professionali ibride, come terapeuti digitali specializzati in arteterapie immersive o consulenti filosofici esperti in etica della tecnologia. Inoltre, la collaborazione tra neuroscienziati, filosofi, informatici e psicologi può portare alla costruzione di strumenti terapeutici digitali sostenuti da una solida base etica e scientifica. La neuroestetica, in particolare, può beneficiare dell’intersezione tra bioinformatica e pratica artistica contribuendo alla comprensione dei meccanismi cerebrali implicati nell’elaborazione estetica.
Rimane infine il nodo della disuguaglianza digitale e della regolamentazione. Non tutte le popolazioni avranno accesso equo alle tecnologie BRIA e questo potrebbe generare nuove forme di esclusione. Occorre sviluppare normative che tutelino l’uso responsabile dei dati sensibili – in particolare quelli emotivi e biometrici – e promuovano l’accessibilità e l’equità.
In conclusione, le tecnologie BRIA rappresentano strumenti potenti per amplificare il potenziale trasformativo dell’arteterapia e della consulenza filosofica, ma non possono sostituirne l’essenza relazionale, corporea e umana. La sfida contemporanea è quella di integrare innovazione e umanesimo, utilizzando il digitale come mezzo e non come fine. In un’epoca sempre più mediata da algoritmi, la domanda filosofica centrale rimane intatta: come custodire l’irriducibile valore dell’esperienza umana?
Su questo terreno complesso e affascinante arteterapeuti e consulenti filosofici sono chiamati a confrontarsi, oggi più che mai.
BRIA: Strategie, Dubbi e Prospettive
Di Nicola Velotti
L’avvento delle tecnologie BRIA (Bioinformatica, Realtà Immersiva e Intelligenza Artificiale) sta ridefinendo in profondità le modalità attraverso cui si costruisce conoscenza, si organizzano le relazioni sociali e si interpretano i bisogni individuali. In questo scenario, discipline fondate sull’introspezione, sull’immaginazione e sulla relazione, come l’arteterapia e la consulenza filosofica, si trovano a fronteggiare sfide inedite e a esplorare nuove opportunità, spesso non previste dai modelli teorici tradizionali.
La bioinformatica, grazie alla raccolta e all’analisi di dati biometrici, consente di osservare i correlati fisiologici delle emozioni e dei processi creativi. Nell’ambito dell’arteterapia, l’uso di strumenti di biofeedback,come (EEG, monitoraggio della frequenza cardiaca e sensori galvanici), permette di adattare l’intervento terapeutico alle risposte corporee del paziente. Un esempio pratico è l’impiego di dispositivi wearable durante l’attività pittorica da parte di soggetti con disturbi d’ansia: la rilevazione in tempo reale del livello di stress permette di modulare il setting in funzione delle reazioni fisiologiche, personalizzando il processo.
Parallelamente, la consulenza filosofica può trarre beneficio dalle tecnologie di natural language processing per l’analisi semantica delle conversazioni, favorendo l’identificazione di temi emergenti, ambiguità concettuali o conflitti di senso. Strumenti di intelligenza artificiale possono contribuire, in questo contesto, a facilitare l’emergere di nuclei problematici da esplorare criticamente, pur senza sostituire il dialogo umano.
Un secondo ambito di trasformazione è rappresentato dalla realtà immersiva, tanto virtuale (VR) quanto aumentata (AR). Nell’arteterapia, software come Tilt Brush o OpenBrush permettono la creazione di opere tridimensionali in ambienti digitali, risultando particolarmente efficaci per utenti con disabilità motorie o con difficoltà nella gestione dello spazio fisico. Inoltre ambienti virtuali sicuri possono essere utilizzati per l’elaborazione di traumi fornendo al paziente la possibilità di interagire con contenuti simbolici in modo graduale e controllato. La consulenza filosofica, d’altro canto, può sperimentare forme dialogiche in ambienti digitali immersivi come i metaversi in cui la corporeità simbolica e la presenza sociale vengono riconfigurate. Simulazioni di dilemmi etici in VR, come il celebre trolley problem rappresentato in prima persona permettono una riflessione incarnata sulle questioni morali.
L’intelligenza artificiale solleva interrogativi più complessi. Se da un lato applicazioni come DALL·E o MidJourney offrono possibilità inedite per la visualizzazione di emozioni o stati mentali attraverso immagini simboliche generate al computer, dall’altro si pone il problema dell’autenticità dell’esperienza estetica e terapeutica. Il rischio è che la produzione artistica venga disincarnata riducendosi a una sintesi algoritmica. Nella consulenza filosofica chatbot conversazionali come quelli basati su GPT-4 possono proporre interrogativi stimolanti e alternative argomentative, ma restano privi di biografia, contesto e capacità empatica che sono elementi fondanti della pratica filosofica come relazione.
In questo contesto risulta essenziale elaborare strategie di integrazione etica delle tecnologie BRIA. Per l’arteterapia ciò comporta il riconoscimento del valore della corporeità, della manualità e della sensorialità nel processo creativo anche quando mediato dal digitale. L’utilizzo della VR può essere concepito come uno stadio preliminare che introduce, amplia o rielabora esperienze che trovano poi espressione attraverso tecniche tradizionali. È altresì necessario garantire la protezione dei dati biometrici raccolti rispettando i principi della privacy e del consenso informato.
Per la consulenza filosofica l’adozione di strumenti tecnologici deve avvenire nel rispetto della centralità del dialogo umano. I chatbot possono essere utilizzati come stimoli iniziali, ma non possono sostituire il confronto tra soggetti in carne e ossa. L’etica delle tecnologie può divenire essa stessa oggetto di riflessione filosofica soprattutto in relazione ai temi dell’identità, della coscienza, dell’autonomia decisionale e del libero arbitrio.
Non mancano tuttavia le criticità. L’arteterapia rischia di perdere il “tocco umano” che caratterizza l’esperienza sensoriale dell’arte. Le pratiche artistiche tradizionali – dalla pittura con le mani alla lavorazione dell’argilla – sono fondamentali per radicare il soggetto nella dimensione corporea e presente dell’atto creativo. Una digitalizzazione eccessiva può impoverire questo aspetto. Analogamente, nella consulenza filosofica permane la questione dell’incomprensibilità umana da parte delle macchine: se l’IA può imitare la forma di una riflessione essa non può esperirne il contenuto emotivo o morale.
Malgrado questi limiti, le prospettive future risultano promettenti. Si delinea la possibilità di sviluppare nuove figure professionali ibride, come terapeuti digitali specializzati in arteterapie immersive o consulenti filosofici esperti in etica della tecnologia. Inoltre, la collaborazione tra neuroscienziati, filosofi, informatici e psicologi può portare alla costruzione di strumenti terapeutici digitali sostenuti da una solida base etica e scientifica. La neuroestetica, in particolare, può beneficiare dell’intersezione tra bioinformatica e pratica artistica contribuendo alla comprensione dei meccanismi cerebrali implicati nell’elaborazione estetica.
Rimane infine il nodo della disuguaglianza digitale e della regolamentazione. Non tutte le popolazioni avranno accesso equo alle tecnologie BRIA e questo potrebbe generare nuove forme di esclusione. Occorre sviluppare normative che tutelino l’uso responsabile dei dati sensibili – in particolare quelli emotivi e biometrici – e promuovano l’accessibilità e l’equità.
In conclusione, le tecnologie BRIA rappresentano strumenti potenti per amplificare il potenziale trasformativo dell’arteterapia e della consulenza filosofica, ma non possono sostituirne l’essenza relazionale, corporea e umana. La sfida contemporanea è quella di integrare innovazione e umanesimo, utilizzando il digitale come mezzo e non come fine. In un’epoca sempre più mediata da algoritmi, la domanda filosofica centrale rimane intatta: come custodire l’irriducibile valore dell’esperienza umana?
Su questo terreno complesso e affascinante arteterapeuti e consulenti filosofici sono chiamati a confrontarsi, oggi più che mai.
Modello di vita, studio e servizio nella Fondazione
Definizione e visione
La comunità educativa è un ecosistema residenziale e laboratoriale che integra vita, studio e responsabilità. Non è solo un luogo, ma un progetto intenzionale di crescita umana e professionale fondato su fraternità, disciplina morale, rispetto e cooperazione.
FraternitàDisciplinaServizioTecnologie BRIA
Valori e ispirazione
Principi francescani di sobrietà e solidarietà, dignità della persona e diritto allo studio. La tecnologia è umanizzata per formare persone libere, competenti e responsabili.
Umano al centro
Norme di riferimento
Codice Civile (artt. 14–42 c.c.)
Consente alle fondazioni di perseguire scopi educativi e gestire strutture come convitti, campus e studentati in coerenza con lo scopo statutario.
D.Lgs. 117/2017 — Codice del Terzo Settore
Artt. 5–6: attività di interesse generale educative e formative
Comprendono istruzione, formazione professionale e percorsi comunitari di crescita personale, anche in forma residenziale.; art. 55: co-programmazione e co-progettazione con PA.
Legge 328/2000 — Sistema integrato di interventi sociali
Riconosce le comunità educative come strumenti di inclusione e prevenzione della dispersione, nel quadro del principio di sussidiarietà.
D.P.R. 616/1977
Attribuisce alle Regioni competenze su riconoscimento e sostegno a strutture educative private con finalità pubbliche e sociali.
Convenzione ONU Diritti del Fanciullo
Artt. 29 e 31: diritto ad un’educazione che sviluppi pienamente la personalità e i talenti in contesti che promuovano dignità e solidarietà.
Compliance trasversale
GDPR (UE 2016/679) per protezione dati; D.Lgs. 81/2008 per salute e sicurezza degli ambienti comunitari.
Struttura organizzativa
Direttore / Coordinatore Responsabile della disciplina, del regolamento e della gestione quotidiana.
Tutor e Formatori BRIA Guidano l’apprendimento tecnico e comportamentale; monitoraggio del percorso.
Educatori civici Custodi di fraternità, rispetto, inclusione, legalità e servizio alla comunità.
Cadetti Residenti o non residenti, selezionati e vincolati al giuramento e al regolamento interno.
Percorso tipo
Orientamento (3 mesi)
Accoglienza, studio del regolamento, fraternità, alfabetizzazione BRIA, sicurezza e privacy.
Addestramento (15 mesi)
Laboratori BRIA, project work, tirocinio interno, vita comunitaria assistita.
Studio accademico (fino a 36 mesi)
Laurea triennale in sincronia con l’addestramento: cybersecurity, informatica, IA.
Regolamento e responsabilità
Diritti e doveri, criteri di ammissione e permanenza.
Convivenza, turnazioni di servizio, decoro degli spazi comuni.
Salute, sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e protezione dati (GDPR).
Finalità
Personale e civica: responsabilità, appartenenza, autonomia e spirito critico.
Inclusione e dignità: vitto/alloggio solidale, supporto psicopedagogico, accesso equo.
Riconoscimento e vigilanza
Comunicazione ad autorità competenti (Regione, Comune, Prefettura) con regolamento, piano educativo e organigramma. Possibile riconoscimento come struttura educativa o ente di formazione accreditato, con co-finanziamento pubblico. Vigilanza su sicurezza, igiene e qualità formativa affidata a organi territoriali e al Consiglio della Fondazione.
Lavoro Integrativo art. 16.2.1 Titolo VII
Nel caso in cui un allievo, cadetto o discente iscritto alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca si trovi in comprovata condizione di difficoltà economica, tale da non poter sostenere in autonomia le spese di partecipazione al percorso formativo, e tale condizione sia dimostrata ogni oltre ragionevole dubbio, la Fondazione si impegna, compatibilmente con le risorse e le disponibilità locali, ad attivare una procedura di supporto attraverso l’inserimento lavorativo temporaneo.
A tal fine, l’interessato dovrà produrre una lettera formale di richiesta, corredata da una relazione dettagliata, contenente ogni elemento utile alla piena comprensione del contesto economico, sociale e familiare, e ogni documento ritenuto idoneo a comprovare la condizione dichiarata.
Qualora la richiesta venga accolta, la Fondazione potrà stipulare convenzioni operative con attività economiche del territorio circostante alla sede presso cui l’allievo risiede o è in formazione, privilegiando soggetti già aderenti alla rete associativa della Fondazione o che ne condividano valori e finalità.
Non è tuttavia garantito che la Fondazione sia in grado di individuare un’attività lavorativa compatibile con il percorso di studio, in quanto tale possibilità dipende dalle caratteristiche del territorio, dalle disponibilità del momento e dall’equilibrio con gli impegni formativi. L’attività lavorativa dovrà essere svolta esclusivamente al di fuori degli orari programmati di studio.
Le condizioni di lavoro saranno definite in modo trasparente e condiviso tra il cadetto, l’attività convenzionata e un delegato incaricato dalla Fondazione, che avrà il compito di supervisionare l’accordo e verificarne la regolarità e l’equità. Al socio cadetto sarà comunque richiesta unicamente la quota mensile prevista dal regolamento vigente, che potrà essere oggetto di riduzione o parziale compensazione in base agli accordi.
La Fondazione provvederà a monitorare con continuità l’esperienza lavorativa attivata, verificando l’aderenza ai parametri stabiliti e intervenendo in caso di criticità.
Il rifiuto ingiustificato di due proposte lavorative consecutive compatibili con il percorso formativo sarà motivo valido per l’esclusione dell’allievo dalla Fondazione, fatto salvo il diritto dell’interessato di presentare osservazioni scritte che saranno valutate in via preliminare dal Consiglio di disciplina della Fondazione.
Qualora il socio allievo cadetto decida di interrompere il percorso di studio all’interno della fondazione questo non lo esonera dal pagamento completo della quota qualora mantenga in essere il lavoro procuratogli dalla fondazione, in questo caso l’allievo autorizza sin da ora i datori di lavoro a versare per suo conto sino ad estinzione del debito totale le quote dovute direttamente alla fondazione.
Valori Mantenimento ISEE
La quota di mantenimento è relativa a vitto, alloggio, abbigliamento, attrezzatura di base condivisa, servizi domestici interni, viaggi e trasferte programmate per motivi di studio ed addestramento, partecipazione e fiere e congressi, partecipazione a seminari, materiali didattici, licenze ed accessi ai sistemi informativi e quanto altro descritto nel manuale del percorso.