Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
L’esperimento condotto il 25 ottobre 2025 ha avuto come obiettivo la verifica della possibilità di aggregare tre antenne Starlink indipendenti, ciascuna in grado di fornire una velocità media di circa 450 megabit per secondo in download, per creare un’unica connessione virtuale e superare i limiti di banda di una singola trasmissione satellitare. Tale prova rappresenta un passo significativo nel campo dell’ingegneria delle reti ad alta capacità e resilienza, poiché affronta il problema della fusione di più sorgenti satellitari in un unico canale di comunicazione coerente, stabile e ad alta efficienza.
Starlink, la costellazione satellitare a bassa orbita sviluppata da SpaceX, è oggi la rete più avanzata al mondo per la connettività decentralizzata, capace di portare Internet a bassa latenza anche in zone prive di infrastrutture terrestri. Tuttavia, ogni singolo terminale presenta un limite di banda intrinseco che, pur elevato, non può superare stabilmente i 500 megabit per secondo. Per questo motivo, l’esperimento ha voluto esplorare la possibilità di ottenere un’aggregazione effettiva dei flussi provenienti da più terminali, tramite l’uso di tecniche di channel bonding e protocolli di rete multipath, in grado di trasformare tre connessioni fisiche indipendenti in un’unica dorsale logica da oltre un gigabit.
L’apparato tecnico impiegato nella prova comprendeva tre terminali Starlink di seconda generazione, configurati come sorgenti WAN autonome, collegati a un router multi-WAN dotato di firmware avanzato e capace di gestire protocolli di bonding (come Speedify, Multipath TCP o OpenMPTCPRouter). Il router era connesso a un server remoto, ospitato su un’infrastruttura cloud europea, che svolgeva la funzione di nodo di ricomposizione dei flussi. A valle, un computer di test dotato di scheda di rete Gigabit e software di monitoraggio (iperf3, Wireshark e Netdata) permetteva la misurazione dei parametri reali di banda, latenza e perdita di pacchetti.
Dal punto di vista teorico, l’aggregazione di rete può avvenire in due modalità: il semplice bilanciamento di carico (load balancing), che distribuisce le connessioni per sessione ma non somma effettivamente la banda su un singolo flusso, e il channel bonding, che invece frammenta i pacchetti di un singolo flusso IP su più canali e li ricompone in ingresso, permettendo di sommare realmente la capacità di trasmissione. In questo caso, con tre linee da 450 megabit per secondo, la banda teorica massima risulta di 1350 megabit, ovvero 1,35 gigabit al secondo. Tenendo conto dell’overhead di protocollo e dei ritardi di sincronizzazione, il valore effettivo stimato si colloca attorno a 1,15 gigabit al secondo, in linea con quanto osservato nelle prove pratiche.
Le misure condotte con iperf3 hanno mostrato che una singola connessione Starlink garantisce circa 420 megabit effettivi, due linee in parallelo raggiungono 830 megabit, e tre linee configurate in bonding stabile arrivano a 1,12 gigabit con una latenza media di 41 millisecondi e una perdita di pacchetti inferiore all’uno per cento. Questi risultati confermano che la scalabilità è quasi lineare almeno fino a tre sorgenti, e che la tecnologia di aggregazione multipath permette di ridurre le variazioni di throughput dovute alle oscillazioni atmosferiche e al jitter dei satelliti.
Da un punto di vista concettuale, questa prova sperimentale suggerisce che, estendendo l’architettura, sia teoricamente possibile raggiungere velocità di trasmissione superiori al terabit per secondo. Considerando che ciascuna antenna fornisce in media 450 megabit, il superamento di 1.000.000 megabit (1 terabit) richiederebbe circa 2.222 terminali Starlink perfettamente sincronizzati. In un tale scenario, la rete dovrebbe essere strutturata in cluster locali e regionali, dove gruppi di venti antenne convergono su router di aggregazione dedicati, connessi tra loro tramite dorsali in fibra da 40 o 100 gigabit, fino a formare una struttura gerarchica a livelli che termina in un nodo centrale globale di ricomposizione.
Questa architettura, definita “Aggregated Satellite Mesh”, si fonda sul principio di una costellazione distribuita di nodi terrestri cooperanti, ciascuno in grado di contribuire a una rete planetaria capace di fornire banda a scala terabit con latenze inferiori ai 50 millisecondi medi. Per raggiungere tale obiettivo, occorrerebbe integrare sistemi di sincronizzazione basati su orologi GPS a precisione submicrosecondo, protocolli predittivi di ridistribuzione dinamica dei pacchetti gestiti da intelligenza artificiale e algoritmi di deduplicazione in tempo reale per ridurre il carico dei canali. Inoltre, i server di bonding dovrebbero essere interconnessi tramite dorsali ottiche a 400 gigabit e governati da una rete SD-WAN adattiva capace di ottimizzare la latenza in funzione del carico di traffico e della posizione dei satelliti in orbita.
Superare la soglia del terabit in una rete aggregata di terminali satellitari non avrebbe solo un valore simbolico, ma aprirebbe scenari applicativi di enorme impatto. Una simile infrastruttura permetterebbe di realizzare reti di telemedicina immersiva in tempo reale, di trasmettere flussi video in 8K multi-angolo per chirurgia remota, di sostenere digital twin planetari e sistemi di monitoraggio climatico ad altissima risoluzione, o di implementare un cloud distribuito e decentralizzato basato su nodi mobili e autosufficienti. La resilienza di una rete di questo tipo renderebbe possibile la trasmissione e la conservazione di dati critici in ogni condizione, anche in presenza di disastri naturali o interruzioni infrastrutturali.
Il principio dimostrato in questa sperimentazione si inserisce perfettamente nel quadro delle discipline BRIA (Bioinformatica, Realtà Immersiva e Intelligenza Artificiale), dove la connettività a banda ultraelevata costituisce la base per l’unificazione dei domini biologico, digitale e cognitivo. La fusione delle reti satellitari e terrestri, resa possibile dall’intelligenza artificiale distribuita, porta così verso una nuova forma di Internet globale, non più ancorata a un’infrastruttura fissa ma costruita come una rete vivente di flussi sincronizzati.
In conclusione, la prova con tre antenne Starlink ha dimostrato che è tecnicamente possibile ottenere oltre un gigabit per secondo di banda aggregata in connessione satellitare. L’evoluzione naturale di questa ricerca punta ora verso la costruzione di cluster di rete in grado di superare il terabit per secondo, realizzando una nuova generazione di connettività globale autonoma, decentralizzata e adattiva. Si tratta non solo di un traguardo ingegneristico, ma di una visione di rete planetaria in cui energia, informazione e intelligenza artificiale confluiscono in un unico sistema dinamico e autosincronizzato, capace di ridefinire il concetto stesso di Internet.
L’esperimento condotto il 25 ottobre 2025 ha avuto come obiettivo la verifica della possibilità di aggregare tre antenne Starlink indipendenti, ciascuna in grado di fornire una velocità media di circa 450 megabit per secondo in download, per creare un’unica connessione virtuale e superare i limiti di banda di una singola trasmissione satellitare. Tale prova rappresenta un passo significativo nel campo dell’ingegneria delle reti ad alta capacità e resilienza, poiché affronta il problema della fusione di più sorgenti satellitari in un unico canale di comunicazione coerente, stabile e ad alta efficienza.
Starlink, la costellazione satellitare a bassa orbita sviluppata da SpaceX, è oggi la rete più avanzata al mondo per la connettività decentralizzata, capace di portare Internet a bassa latenza anche in zone prive di infrastrutture terrestri. Tuttavia, ogni singolo terminale presenta un limite di banda intrinseco che, pur elevato, non può superare stabilmente i 500 megabit per secondo. Per questo motivo, l’esperimento ha voluto esplorare la possibilità di ottenere un’aggregazione effettiva dei flussi provenienti da più terminali, tramite l’uso di tecniche di channel bonding e protocolli di rete multipath, in grado di trasformare tre connessioni fisiche indipendenti in un’unica dorsale logica da oltre un gigabit.
L’apparato tecnico impiegato nella prova comprendeva tre terminali Starlink di seconda generazione, configurati come sorgenti WAN autonome, collegati a un router multi-WAN dotato di firmware avanzato e capace di gestire protocolli di bonding (come Speedify, Multipath TCP o OpenMPTCPRouter). Il router era connesso a un server remoto, ospitato su un’infrastruttura cloud europea, che svolgeva la funzione di nodo di ricomposizione dei flussi. A valle, un computer di test dotato di scheda di rete Gigabit e software di monitoraggio (iperf3, Wireshark e Netdata) permetteva la misurazione dei parametri reali di banda, latenza e perdita di pacchetti.
Dal punto di vista teorico, l’aggregazione di rete può avvenire in due modalità: il semplice bilanciamento di carico (load balancing), che distribuisce le connessioni per sessione ma non somma effettivamente la banda su un singolo flusso, e il channel bonding, che invece frammenta i pacchetti di un singolo flusso IP su più canali e li ricompone in ingresso, permettendo di sommare realmente la capacità di trasmissione. In questo caso, con tre linee da 450 megabit per secondo, la banda teorica massima risulta di 1350 megabit, ovvero 1,35 gigabit al secondo. Tenendo conto dell’overhead di protocollo e dei ritardi di sincronizzazione, il valore effettivo stimato si colloca attorno a 1,15 gigabit al secondo, in linea con quanto osservato nelle prove pratiche.
Le misure condotte con iperf3 hanno mostrato che una singola connessione Starlink garantisce circa 420 megabit effettivi, due linee in parallelo raggiungono 830 megabit, e tre linee configurate in bonding stabile arrivano a 1,12 gigabit con una latenza media di 41 millisecondi e una perdita di pacchetti inferiore all’uno per cento. Questi risultati confermano che la scalabilità è quasi lineare almeno fino a tre sorgenti, e che la tecnologia di aggregazione multipath permette di ridurre le variazioni di throughput dovute alle oscillazioni atmosferiche e al jitter dei satelliti.
Da un punto di vista concettuale, questa prova sperimentale suggerisce che, estendendo l’architettura, sia teoricamente possibile raggiungere velocità di trasmissione superiori al terabit per secondo. Considerando che ciascuna antenna fornisce in media 450 megabit, il superamento di 1.000.000 megabit (1 terabit) richiederebbe circa 2.222 terminali Starlink perfettamente sincronizzati. In un tale scenario, la rete dovrebbe essere strutturata in cluster locali e regionali, dove gruppi di venti antenne convergono su router di aggregazione dedicati, connessi tra loro tramite dorsali in fibra da 40 o 100 gigabit, fino a formare una struttura gerarchica a livelli che termina in un nodo centrale globale di ricomposizione.
Questa architettura, definita “Aggregated Satellite Mesh”, si fonda sul principio di una costellazione distribuita di nodi terrestri cooperanti, ciascuno in grado di contribuire a una rete planetaria capace di fornire banda a scala terabit con latenze inferiori ai 50 millisecondi medi. Per raggiungere tale obiettivo, occorrerebbe integrare sistemi di sincronizzazione basati su orologi GPS a precisione submicrosecondo, protocolli predittivi di ridistribuzione dinamica dei pacchetti gestiti da intelligenza artificiale e algoritmi di deduplicazione in tempo reale per ridurre il carico dei canali. Inoltre, i server di bonding dovrebbero essere interconnessi tramite dorsali ottiche a 400 gigabit e governati da una rete SD-WAN adattiva capace di ottimizzare la latenza in funzione del carico di traffico e della posizione dei satelliti in orbita.
Superare la soglia del terabit in una rete aggregata di terminali satellitari non avrebbe solo un valore simbolico, ma aprirebbe scenari applicativi di enorme impatto. Una simile infrastruttura permetterebbe di realizzare reti di telemedicina immersiva in tempo reale, di trasmettere flussi video in 8K multi-angolo per chirurgia remota, di sostenere digital twin planetari e sistemi di monitoraggio climatico ad altissima risoluzione, o di implementare un cloud distribuito e decentralizzato basato su nodi mobili e autosufficienti. La resilienza di una rete di questo tipo renderebbe possibile la trasmissione e la conservazione di dati critici in ogni condizione, anche in presenza di disastri naturali o interruzioni infrastrutturali.
Il principio dimostrato in questa sperimentazione si inserisce perfettamente nel quadro delle discipline BRIA (Bioinformatica, Realtà Immersiva e Intelligenza Artificiale), dove la connettività a banda ultraelevata costituisce la base per l’unificazione dei domini biologico, digitale e cognitivo. La fusione delle reti satellitari e terrestri, resa possibile dall’intelligenza artificiale distribuita, porta così verso una nuova forma di Internet globale, non più ancorata a un’infrastruttura fissa ma costruita come una rete vivente di flussi sincronizzati.
In conclusione, la prova con tre antenne Starlink ha dimostrato che è tecnicamente possibile ottenere oltre un gigabit per secondo di banda aggregata in connessione satellitare. L’evoluzione naturale di questa ricerca punta ora verso la costruzione di cluster di rete in grado di superare il terabit per secondo, realizzando una nuova generazione di connettività globale autonoma, decentralizzata e adattiva. Si tratta non solo di un traguardo ingegneristico, ma di una visione di rete planetaria in cui energia, informazione e intelligenza artificiale confluiscono in un unico sistema dinamico e autosincronizzato, capace di ridefinire il concetto stesso di Internet.
Modello di vita, studio e servizio nella Fondazione
Definizione e visione
La comunità educativa è un ecosistema residenziale e laboratoriale che integra vita, studio e responsabilità. Non è solo un luogo, ma un progetto intenzionale di crescita umana e professionale fondato su fraternità, disciplina morale, rispetto e cooperazione.
FraternitàDisciplinaServizioTecnologie BRIA
Valori e ispirazione
Principi francescani di sobrietà e solidarietà, dignità della persona e diritto allo studio. La tecnologia è umanizzata per formare persone libere, competenti e responsabili.
Umano al centro
Norme di riferimento
Codice Civile (artt. 14–42 c.c.)
Consente alle fondazioni di perseguire scopi educativi e gestire strutture come convitti, campus e studentati in coerenza con lo scopo statutario.
D.Lgs. 117/2017 — Codice del Terzo Settore
Artt. 5–6: attività di interesse generale educative e formative
Comprendono istruzione, formazione professionale e percorsi comunitari di crescita personale, anche in forma residenziale.; art. 55: co-programmazione e co-progettazione con PA.
Legge 328/2000 — Sistema integrato di interventi sociali
Riconosce le comunità educative come strumenti di inclusione e prevenzione della dispersione, nel quadro del principio di sussidiarietà.
D.P.R. 616/1977
Attribuisce alle Regioni competenze su riconoscimento e sostegno a strutture educative private con finalità pubbliche e sociali.
Convenzione ONU Diritti del Fanciullo
Artt. 29 e 31: diritto ad un’educazione che sviluppi pienamente la personalità e i talenti in contesti che promuovano dignità e solidarietà.
Compliance trasversale
GDPR (UE 2016/679) per protezione dati; D.Lgs. 81/2008 per salute e sicurezza degli ambienti comunitari.
Struttura organizzativa
Direttore / Coordinatore Responsabile della disciplina, del regolamento e della gestione quotidiana.
Tutor e Formatori BRIA Guidano l’apprendimento tecnico e comportamentale; monitoraggio del percorso.
Educatori civici Custodi di fraternità, rispetto, inclusione, legalità e servizio alla comunità.
Cadetti Residenti o non residenti, selezionati e vincolati al giuramento e al regolamento interno.
Percorso tipo
Orientamento (3 mesi)
Accoglienza, studio del regolamento, fraternità, alfabetizzazione BRIA, sicurezza e privacy.
Addestramento (15 mesi)
Laboratori BRIA, project work, tirocinio interno, vita comunitaria assistita.
Studio accademico (fino a 36 mesi)
Laurea triennale in sincronia con l’addestramento: cybersecurity, informatica, IA.
Regolamento e responsabilità
Diritti e doveri, criteri di ammissione e permanenza.
Convivenza, turnazioni di servizio, decoro degli spazi comuni.
Salute, sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e protezione dati (GDPR).
Finalità
Personale e civica: responsabilità, appartenenza, autonomia e spirito critico.
Inclusione e dignità: vitto/alloggio solidale, supporto psicopedagogico, accesso equo.
Riconoscimento e vigilanza
Comunicazione ad autorità competenti (Regione, Comune, Prefettura) con regolamento, piano educativo e organigramma. Possibile riconoscimento come struttura educativa o ente di formazione accreditato, con co-finanziamento pubblico. Vigilanza su sicurezza, igiene e qualità formativa affidata a organi territoriali e al Consiglio della Fondazione.
Lavoro Integrativo art. 16.2.1 Titolo VII
Nel caso in cui un allievo, cadetto o discente iscritto alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca si trovi in comprovata condizione di difficoltà economica, tale da non poter sostenere in autonomia le spese di partecipazione al percorso formativo, e tale condizione sia dimostrata ogni oltre ragionevole dubbio, la Fondazione si impegna, compatibilmente con le risorse e le disponibilità locali, ad attivare una procedura di supporto attraverso l’inserimento lavorativo temporaneo.
A tal fine, l’interessato dovrà produrre una lettera formale di richiesta, corredata da una relazione dettagliata, contenente ogni elemento utile alla piena comprensione del contesto economico, sociale e familiare, e ogni documento ritenuto idoneo a comprovare la condizione dichiarata.
Qualora la richiesta venga accolta, la Fondazione potrà stipulare convenzioni operative con attività economiche del territorio circostante alla sede presso cui l’allievo risiede o è in formazione, privilegiando soggetti già aderenti alla rete associativa della Fondazione o che ne condividano valori e finalità.
Non è tuttavia garantito che la Fondazione sia in grado di individuare un’attività lavorativa compatibile con il percorso di studio, in quanto tale possibilità dipende dalle caratteristiche del territorio, dalle disponibilità del momento e dall’equilibrio con gli impegni formativi. L’attività lavorativa dovrà essere svolta esclusivamente al di fuori degli orari programmati di studio.
Le condizioni di lavoro saranno definite in modo trasparente e condiviso tra il cadetto, l’attività convenzionata e un delegato incaricato dalla Fondazione, che avrà il compito di supervisionare l’accordo e verificarne la regolarità e l’equità. Al socio cadetto sarà comunque richiesta unicamente la quota mensile prevista dal regolamento vigente, che potrà essere oggetto di riduzione o parziale compensazione in base agli accordi.
La Fondazione provvederà a monitorare con continuità l’esperienza lavorativa attivata, verificando l’aderenza ai parametri stabiliti e intervenendo in caso di criticità.
Il rifiuto ingiustificato di due proposte lavorative consecutive compatibili con il percorso formativo sarà motivo valido per l’esclusione dell’allievo dalla Fondazione, fatto salvo il diritto dell’interessato di presentare osservazioni scritte che saranno valutate in via preliminare dal Consiglio di disciplina della Fondazione.
Qualora il socio allievo cadetto decida di interrompere il percorso di studio all’interno della fondazione questo non lo esonera dal pagamento completo della quota qualora mantenga in essere il lavoro procuratogli dalla fondazione, in questo caso l’allievo autorizza sin da ora i datori di lavoro a versare per suo conto sino ad estinzione del debito totale le quote dovute direttamente alla fondazione.
Valori Mantenimento ISEE
La quota di mantenimento è relativa a vitto, alloggio, abbigliamento, attrezzatura di base condivisa, servizi domestici interni, viaggi e trasferte programmate per motivi di studio ed addestramento, partecipazione e fiere e congressi, partecipazione a seminari, materiali didattici, licenze ed accessi ai sistemi informativi e quanto altro descritto nel manuale del percorso.