I due romanzi di Massimiliano Nicolini, La bestia e la speranza e La Giustizia, esposti su un tavolo in libreria

Quando il possesso divora la famiglia: nei romanzi di Massimiliano Nicolini la speranza cerca giustizia

Da La bestia e la speranza a La Giustizia, una storia in due volumi sul prezzo dei legami traditi e sulla possibilità di ricostruire

A cura della Redazione della Fondazione OLITEC

Una sedia spostata a tavola, un favore presentato come premura, una voce lasciata circolare fino a sembrare una verità. Comincia anche da gesti come questi La bestia e la speranza, il romanzo di Massimiliano Nicolini che, insieme al secondo volume La Giustizia, compone una storia familiare attraversata dal desiderio di possesso, dal tradimento e dalla faticosa ricerca di una vita possibile dopo il danno.

La Fondazione OLITEC presenta i due volumi come un percorso narrativo unitario. Al centro non c’è soltanto una contesa per il denaro: ci sono il bisogno di essere creduti, la fragilità delle relazioni quando la fiducia viene consumata e il valore di una famiglia che rischia di essere sacrificata agli interessi di chi vuole controllare persone e beni.

Una casa, due fratelli, una frattura

Il primo romanzo si apre a Valscura, una cittadina immaginaria nella quale la storia di Tommaso e Vittorio prende forma attorno alla casa dei genitori, Ernesto e Adele. I due fratelli occupano lo stesso spazio familiare, ma gli attribuiscono significati sempre più lontani. Per Tommaso la casa è fatta di lavori quotidiani, responsabilità e presenza; per Vittorio diventa progressivamente un luogo in cui consolidare influenza e ottenere ciò che desidera.

Il controllo non si presenta subito con il volto della minaccia. Passa attraverso insinuazioni, rassicurazioni, scelte compiute al posto di altri e documenti la cui interpretazione finisce per pesare sulle persone. La distanza fra ciò che accade e ciò che viene raccontato si allarga, mentre Tommaso scopre quanto possa essere difficile difendersi quando il sospetto entra nei rapporti più vicini.

Nicolini segue le conseguenze di questa frattura oltre la questione economica: il lavoro che si incrina, la reputazione messa in discussione, la solitudine di chi deve spiegare continuamente la propria versione. La figlia Marta cresce dentro una vicenda che la riguarda senza averla scelta. Il rapporto con il padre, fatto anche di distanze e attese, ricorda che il prezzo di un conflitto può ricadere su chi ne è stato soltanto spettatore.

Il denaro come misura sbagliata degli affetti

Le carte, le firme e le proprietà hanno un ruolo concreto nella trama. Ma il loro significato più profondo emerge quando diventano strumenti per stabilire chi debba essere ascoltato e chi, invece, possa essere escluso. La ricchezza smette così di rappresentare una possibilità di costruzione e diventa, nelle mani di alcuni personaggi, un mezzo per subordinare gli affetti alla convenienza.

In questa prospettiva la storia parla anche al presente. Invita a riconoscere quanto facilmente il valore di una persona possa essere confuso con ciò che possiede, con le relazioni che è in grado di offrire o con l’utilità che riveste per qualcun altro. Il romanzo non pretende di descrivere ogni famiglia: mette in scena una vicenda particolare per interrogare una tentazione più ampia, quella di trattare i legami come beni da amministrare.

Anche la comunità intorno ai protagonisti ha una parte nella vicenda. A Valscura la vicinanza fra le persone può diventare sostegno, ma può trasformarsi in isolamento quando una voce viene ripetuta senza essere verificata. Il silenzio di chi assiste, le convenienze professionali e la paura di esporsi mostrano come un’ingiustizia possa durare perché molti scelgono di vederne soltanto un frammento.

La giustizia dopo la prima ferita

Il secondo volume, La Giustizia, riparte quando Tommaso ha già attraversato una parte decisiva della propria vicenda e ha cercato di ricostruire la sua esistenza. Una nuova richiesta legata alla casa rimette in movimento il passato. Dietro una pretesa apparentemente circoscritta emergono documenti, interessi e responsabilità che chiedono di essere esaminati con pazienza.

La ricerca della verità assume qui il passo di un’indagine fatta di incontri, testimonianze, verifiche e contraddizioni. A cambiare è anche la domanda posta al protagonista: come ottenere giustizia senza lasciare che la rabbia detti ogni scelta? La risposta non è immediata. Le prove devono restare distinguibili dai sospetti, e la sofferenza subita non autorizza a deformare i fatti.

Nel racconto compaiono professionisti che abusano della fiducia ricevuta e altri che mettono le proprie competenze al servizio dell’accertamento. I libri precisano che personaggi, luoghi ed eventi sono di fantasia e che le vicende professionali e giudiziarie appartengono alla costruzione narrativa. Non sono un giudizio su una categoria: chiamano in causa le scelte individuali e la responsabilità di chi le compie.

Una speranza che non cancella il dolore

La speranza evocata dal titolo non coincide con la promessa che tutto tornerà come prima. Alcuni anni non possono essere restituiti; una fiducia spezzata non si ricostruisce per decreto. La possibilità che i romanzi lasciano aperta è più concreta: dare un nome a ciò che è accaduto, difendere chi è vulnerabile, accettare l’aiuto degli altri e impedire che il male ricevuto diventi l’unico linguaggio disponibile.

La fede accompagna Tommaso senza sottrarlo al dubbio e alla collera. Anche il perdono viene affrontato come una scelta difficile, distinta dalla rinuncia a proteggersi o dalla cancellazione delle responsabilità. È un passaggio centrale dei due volumi: conservare la propria umanità non significa consegnarsi nuovamente a chi ha fatto del danno uno strumento di potere.

La presenza di Marta dà a questa riflessione una misura intima. Il legame tra padre e figlia non ripara automaticamente le ferite, ma offre uno spazio nel quale ascoltare, rispettare le scelte dell’altra persona e tornare a incontrarsi. Entrambi i volumi sono dedicati dall’autore alla figlia Mariasole: una dedica che affianca alla durezza della storia il desiderio di custodire la libertà e la gioia di chi viene dopo.

La forza delle scelte quotidiane

Dalla casa familiare ai luoghi di una nuova possibilità, fino alla costa e al faro che attraversano il secondo libro, i due romanzi seguono personaggi costretti a decidere che cosa fare del potere, della memoria e delle occasioni ricevute. La loro forza sta nel riportare questioni grandi a gesti riconoscibili: ascoltare una testimonianza, dire la verità, rispettare un limite, non voltarsi dall’altra parte.

La bestia e la speranza e La Giustizia compongono così un racconto doloroso, ma aperto alla responsabilità. Di fronte a una società che può misurare il successo in denaro, influenza e possesso, Nicolini invita il lettore a domandarsi quanto valgano i legami che si rischia di perdere e quale impegno serva per proteggerli.


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