Già nel 2024 la Fondazione OLITEC aveva proposto uno studio per arrivare ad una legge che oggi la Francia fa sua
Immagine in evidenza: illustrazione satirica generata con IA. Personaggi immaginari; la scena non documenta fatti reali.
La Francia porta in Parlamento una proposta per far contribuire i grandi operatori digitali in base ai dati che inviano agli utenti. Per la Fondazione OLITEC, che rivendica di avere sottoposto ai deputati italiani già nel 2024 uno studio sulla compensazione economica dei dati personali, la notizia riapre una questione politica rimasta senza risposta: perché una proposta elaborata nel nostro Paese deve tornare dall’estero per meritare attenzione?
Secondo la ricostruzione fornita dalla Fondazione, quello studio era stato trasmesso per offrire una base di lavoro alla redazione di una proposta di legge, senza ricevere dai parlamentari destinatari il seguito auspicato. La denuncia di OLITEC riguarda questa mancata interlocuzione. Il precedente pubblico verificabile è l’articolo dedicato alla compensazione dei dati personali pubblicato sul sito della Fondazione il 5 maggio 2025. [1, 2]
L’iniziativa francese rende attuale il principio politico sostenuto da OLITEC: rendere misurabile l’attività dell’economia digitale per ricavarne una contribuzione a favore della collettività e delle persone. La convergenza non dimostra che la Francia abbia ripreso il dossier italiano. Inoltre, i due strumenti hanno basi di calcolo e beneficiari differenti. Proprio questa distinzione permette di capire che cosa l’Italia avrebbe potuto discutere e che cosa può ancora scegliere di fare.
La notizia rilanciata da Red Hot Cyber riguarda l’emendamento I-1358 al progetto di legge di bilancio francese per il 2027, presentato da Laurent Lhardit e approvato dall’Assemblée nationale il 30 ottobre 2026. Il voto si è concluso con 11 favorevoli, 10 contrari e 14 astensioni. Si tratta di un passaggio parlamentare effettivo, che non equivale all’entrata in vigore della tassa: il provvedimento deve ancora completare il percorso legislativo. [3, 4, 5]
Il testo prevede un prelievo di 0,055 euro per gigabyte sui flussi emessi dai fornitori di contenuti verso gli utenti. I fornitori di accesso a Internet rileverebbero i volumi e li comunicherebbero trimestralmente all’amministrazione fiscale, sotto supervisione pubblica. La misurazione riguarderebbe la quantità dei dati e l’impresa emittente, senza registrare il contenuto degli scambi o la loro destinazione. Sono previsti limiti rapportati al fatturato; i promotori stimano un gettito annuo di 10 miliardi di euro. È una previsione dei proponenti, non un’entrata già acquisita. [3]
La proposta incontra opposizioni, anche da parte del governo e della commissione finanze. Fra le obiezioni riportate dalla notizia figurano il possibile impatto sugli operatori più piccoli e il rischio che il costo venga trasferito agli inserzionisti o agli utenti. Il dibattito francese resta quindi aperto sia sull’approvazione definitiva sia sugli effetti economici della misura. [5]
Il dossier OLITEC affronta un problema in parte diverso. Al centro mette il cittadino che genera informazioni e l’impresa che le utilizza per produrre valore. Una ricerca online, una preferenza, una fotografia o una posizione geografica possono concorrere alla costruzione di profili commerciali e all’elaborazione di servizi predittivi. Lo studio propone di riconoscere alla persona una partecipazione economica a questo impiego dei suoi dati, attraverso un Reddito Digitale Individuale. È un diritto che il documento intende introdurre attraverso una nuova legge. [1]
La differenza rispetto alla tassa francese è sostanziale. Un gigabyte di traffico può contenere un film, un aggiornamento software o altri contenuti che non corrispondono a un gigabyte di dati personali sfruttati commercialmente. La proposta francese usa il traffico verso gli utenti come base del prelievo. OLITEC concentra invece l’attenzione sul trattamento e sul riutilizzo economico delle informazioni riferibili alle persone. Equiparare le due quantità renderebbe il confronto tecnicamente scorretto.
Gli articoli 3 e 4 dello studio italiano definiscono il dato personale computabile e il suo riutilizzo. Il documento distingue l’impiego necessario a erogare il servizio richiesto dalle successive operazioni di profilazione, incrocio, valorizzazione commerciale o addestramento di sistemi di intelligenza artificiale. La domanda che pone al legislatore è concreta: quando l’informazione raccolta per un servizio diventa una risorsa utilizzata per ulteriori attività economiche, quale riconoscimento spetta alla persona cui si riferisce? [1]
Gli articoli 5 e 6 costruiscono il meccanismo di compensazione: una quota proporzionale ai bit personali trattati, un Registro dei Dati e delle Compensazioni e versamenti periodici a un fondo dedicato. L’articolo 7 prevede una piattaforma pubblica sulla quale il cittadino possa consultare i trattamenti rilevati, conoscere le somme maturate e richiederne l’accreditamento. L’impianto collega così la trasparenza dell’impresa alla possibilità di esercitare un diritto economico individuale. [1]
Il controllo sarebbe affidato anche a strumenti software di verifica, descritti nello studio come agenti telematici capaci di produrre rendicontazioni dei trattamenti. OLITEC riconduce questa impostazione al proprio Teorema di Assisi e alla Scala NIC, richiamati nel dossier per collegare la misurazione informatica agli aspetti energetici ed economici. Una loro applicazione normativa richiederebbe standard condivisi, verifiche indipendenti e una definizione precisa delle operazioni conteggiate, evitando duplicazioni e nuove raccolte di informazioni non necessarie. [1]
La proposta italiana include inoltre una dimensione collettiva. L’articolo 12 delinea una responsabilità da danno algoritmico e un Fondo Nazionale per la Salute Digitale e la Giustizia Tecnologica. Le risorse sarebbero destinate, fra l’altro, all’assistenza delle persone colpite da abusi digitali, alla tutela legale e all’educazione critica. È un tentativo di attribuire una responsabilità economica anche per conseguenze sociali accertate. Per applicarlo servirebbero criteri rigorosi di prova del danno e del nesso causale, oltre alla possibilità di contestare gli accertamenti. [1]
L’articolo 8 considera poi specifiche esenzioni per attività senza scopo di lucro che non monetizzano i dati, per determinati trattamenti sanitari pubblici e per finalità scolastiche pubbliche. Questa parte mostra l’intenzione di distinguere lo sfruttamento economico delle informazioni dalle attività di interesse generale. L’articolo 10 ipotizza un’Autorità per i Diritti Digitali con funzioni di vigilanza e gestione del sistema. Competenze, costi e rapporti con le autorità esistenti sarebbero materia necessaria del confronto legislativo. [1]
Il valore politico di questo lavoro non richiede di considerarlo un testo definitivo. Aliquote, stime e modalità di misurazione devono essere coerenti e sostenibili prima di diventare obblighi di legge. Una discussione seria avrebbe potuto cominciare proprio da qui, chiedendo dati, correggendo le parti deboli e confrontando soluzioni alternative. Chi presenta uno studio alle istituzioni mette a disposizione un contributo che può essere accolto, modificato o respinto con argomenti verificabili.
È su questo terreno che la critica rivolta ai deputati italiani assume il suo significato. Se, come riferisce OLITEC, alla trasmissione non è seguito un esame nel merito, è mancata un’occasione di confronto su un tema che oggi raggiunge l’aula francese. Il silenzio denunciato dalla Fondazione lascia senza spiegazione la scelta di non approfondire una questione destinata a incidere sui rapporti fra cittadini e piattaforme.
Le istituzioni chiedono spesso alla ricerca di offrire competenze al Paese. Ascoltare significa dedicare tempo anche a ciò che arriva fuori dai circuiti politici abituali, individuare un interlocutore e rendere comprensibili le ragioni delle decisioni. Quando questo rapporto si interrompe, chi ha prodotto il lavoro vede consumarsi il proprio contributo senza sapere se sia stato letto. La distanza dalla politica cresce anche attraverso esperienze di questo tipo.
Una politica concentrata sulla conservazione della poltrona perde di vista il contenuto della rappresentanza. Il mandato parlamentare comporta la responsabilità di valutare i problemi che emergono dalla società, soprattutto quando riguardano uno squilibrio economico difficile da affrontare per il singolo cittadino. Il successo elettorale non esaurisce quel mandato: ne apre gli obblighi verso chi porta domande e proposte alle istituzioni.
Un precedente francese, se confermato e applicato, potrebbe indurre le piattaforme a rivedere i propri calcoli economici e spingere altri Paesi a intervenire. In Italia, però, nessuna contribuzione nascerebbe automaticamente da una tassa introdotta oltreconfine: occorrerebbero scelte normative italiane o europee. La capacità di far rispettare obblighi proporzionati e verificabili dipenderà dalle decisioni delle nostre istituzioni. Oggi non è possibile promettere né entrate per l’Italia né un cambiamento certo dei comportamenti delle imprese.
Per rendere credibile una risposta italiana servirebbe quindi un percorso preciso: definire ciò che si vuole misurare, verificare chi sosterrà davvero il costo e stabilire come le risorse raggiungeranno i beneficiari. Andrebbero valutati gli effetti sulle piccole imprese e predisposte garanzie contro il trasferimento dell’onere agli utenti. Un compenso per i dati dovrebbe accompagnarsi alla piena tutela della persona, senza diventare un prezzo che giustifica trattamenti illeciti o invasivi.
Il lavoro OLITEC offre materiali da cui riaprire questa discussione. La novità francese aggiunge un confronto parlamentare concreto, con proponenti, opposizioni e un testo da esaminare. L’Italia può utilizzare entrambi per costruire una propria risposta, sottoponendo le diverse ipotesi a una verifica pubblica e spiegando ai cittadini quali intende perseguire.
Ai parlamentari destinatari dello studio resta una richiesta elementare: dare conto del seguito riservato a quel contributo e confrontarsi sul suo contenuto. La Francia ha aperto una partita che riguarda anche noi. Lasciare ancora senza interlocuzione chi aveva già posto il problema significherebbe scegliere di perdere altro tempo, mentre il valore dei dati continua a essere prodotto ogni giorno dai cittadini.
Fonti e riferimenti
[1] Fondazione OLITEC – Regolatorio sulla Compensazione dei dati personali verso le big tech. Dossier di ricerca OLITEC, 32 pagine; copia PDF esportata il 5 maggio 2025. Artt. 3-12, pp. 19-32. La data dell’esportazione non determina quella di avvio dello studio. Il riferimento agli invii del 2024 deriva dalla ricostruzione della Fondazione comunicata dalla Fondazione.
[2] Fondazione OLITEC – Compensare i dati personali. Articolo del 5 maggio 2025. Precedente pubblico della proposta.
[3] Assemblée nationale – Emendamento I-1358. Progetto di legge di bilancio 2027, prima lettura; approvato il 30 ottobre 2026. Consultato il 2 novembre 2026.
[4] Assemblée nationale – Scrutinio pubblico 9336. Seduta del 30 ottobre 2026: 11 favorevoli, 10 contrari, 14 astensioni. Consultato il 2 novembre 2026.
[5] Red Hot Cyber – Ogni GB a 0,055 euro. Carolina Vivianti, 1 novembre 2026. Notizia di partenza e resoconto delle obiezioni al provvedimento. Consultato il 2 novembre 2026.
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