
Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
AMANUENSE 5.0
Cita da Samina Sayeda su 13 Marzo 2026, 4:57 pmDi Carlo Scheggia
Sono un amanuense 5.0. È vero, ho fatto l’esame di Stato da giornalista professionista con la macchina per scrivere, ma negli studi professionali e nelle redazioni giornalistiche c’erano già i computer da anni. Eppure, ancora oggi gli appunti continuo a prenderli con carta e penna. Non è un fatto di ribellione, né di distinzione. Potrei registrare le informazioni e farmele trascrivere dall’intelligenza artificiale. Ancora meglio, potrei farmi scrivere il contributo stesso dall’intelligenza artificiale (AI).
Ma utilizzo la scrittura, la mia, il mio stile, il mio vocabolario. L’AI la destino ad altre attività.
La scrittura come tecnologia, per pensare, per parlare con persone, per organizzare il pensiero anche visivamente. Ricordo cosa ho scritto, come l’ho scritto e dove l’ho scritto: e questo mi permette di svolgere il lavoro con efficienza e di avere un risultato originale, unico.
Ha quasi 2400 anni fa il Fedro di Platone e ancora ci fa riflettere sul tema della scrittura: «Questa conoscenza, o re, renderà gli Egizi più sapienti e più capaci di ricordare - dice Socrate, citando la divinità Theuth - poiché con essa è stato trovato il farmaco della memoria e della sapienza».
Il re egiziano Thamus, sempre dalle parole di Socrate, ribatte che questa scoperta «produrrà nell'anima di coloro che la impareranno la dimenticanza» quindi non si tratta di un farmaco della memoria, bensì del richiamare alla memoria. «Ascoltando per tuo tramite molte cose senza insegnamento, crederanno di conoscere molte cose, mentre per lo più le ignorano, e la loro compagnia sarà molesta, poiché sono divenuti portatori di opinione anziché sapienti».
Socrate conclude, la scrittura è potente ma quando la interroghi resta in venerando silenzio, non ha un pensiero proprio.
Quindi servono sia la memoria sia la scrittura.
La domanda che mi sono posto allora è: dopo 2400 anni crediamo di tramandare arte con la scrittura e la memoria AI? Il regista Fritz Lang è apparso profetico con il suo film fantascientifico Metropolis, realizzato nel 1927 e ambientato proprio nel nostro 2026. Robot che appaiono come fossero umani, macchine che comandano le persone, persone che inseguono chi ha facili soluzioni. Oggi abbiamo algoritmi che ci suggeriscono cosa vedere, cosa leggere, cosa comprare: in sintesi guidano le nostre esperienze. Quindi cosa vogliamo? Vogliamo affidare all’intelligenza artificiale la nostra memoria, la nostra scrittura?
La scrittura, il suo gesto, ci ha portato fino a qui, con uno sviluppo e un progresso inequivocabili. Non va dismessa come, invece, stiamo facendo grazie alle nuove tecnologie. Ci facilitano la vita, ma a quale costo?Abbiamo bisogno di carta e penna, abbiamo bisogno dei libri di carta, dobbiamo sfogliare le pagine, dobbiamo sporcarci le mani con l’inchiostro. Non è un esercizio di stile, è un allenamento per il nostro cervello, è il modo per mantenerlo sano, efficiente e in grado di immagazzinare ricordi. Scrittura e memoria.
Non sto dicendo che l’intelligenza artificiale vada evitata, tutt’altro, sono sempre affascinato dalle innovazioni e di numerose di queste mi avvalgo per la professione. Sto semplicemente affermando che l’AI non è una soluzione ma uno strumento che ci aiuta nelle attività, ce le semplifica nei processi e/o nei tempi.Il mio auspicio è che l’arte dello scrivere a mano rimanga. Noi siamo gli amanuensi 5.0.
Non è nostalgia, né spirito di conservatorismo: dobbiamo resistere e insistere sulla nostra evoluzione umanocentrica. La scrittura è sostenibile, la scrittura è benessere (ci sono recenti ricerche che mettono in evidenza la correlazione tra utilizzo decrescente della scrittura a mano e aumento degenerativo del cervello), la scrittura è personalizzazione. Quindi meno digitazione.La sfida è trovare il giusto equilibrio con l’intelligenza artificiale, senza perdere la nostra capacità di pensare criticamente e creativamente.
Ciò che sappiamo di certo è che la scrittura a mano è un acceleratore di nuovi concetti complessi: senza entrare nel merito delle emozioni, pensare il nuovo è proprio quello che ci distingue dalle macchine.
Di Carlo Scheggia
Sono un amanuense 5.0. È vero, ho fatto l’esame di Stato da giornalista professionista con la macchina per scrivere, ma negli studi professionali e nelle redazioni giornalistiche c’erano già i computer da anni. Eppure, ancora oggi gli appunti continuo a prenderli con carta e penna. Non è un fatto di ribellione, né di distinzione. Potrei registrare le informazioni e farmele trascrivere dall’intelligenza artificiale. Ancora meglio, potrei farmi scrivere il contributo stesso dall’intelligenza artificiale (AI).
Ma utilizzo la scrittura, la mia, il mio stile, il mio vocabolario. L’AI la destino ad altre attività.
La scrittura come tecnologia, per pensare, per parlare con persone, per organizzare il pensiero anche visivamente. Ricordo cosa ho scritto, come l’ho scritto e dove l’ho scritto: e questo mi permette di svolgere il lavoro con efficienza e di avere un risultato originale, unico.
Ha quasi 2400 anni fa il Fedro di Platone e ancora ci fa riflettere sul tema della scrittura: «Questa conoscenza, o re, renderà gli Egizi più sapienti e più capaci di ricordare - dice Socrate, citando la divinità Theuth - poiché con essa è stato trovato il farmaco della memoria e della sapienza».
Il re egiziano Thamus, sempre dalle parole di Socrate, ribatte che questa scoperta «produrrà nell'anima di coloro che la impareranno la dimenticanza» quindi non si tratta di un farmaco della memoria, bensì del richiamare alla memoria. «Ascoltando per tuo tramite molte cose senza insegnamento, crederanno di conoscere molte cose, mentre per lo più le ignorano, e la loro compagnia sarà molesta, poiché sono divenuti portatori di opinione anziché sapienti».
Socrate conclude, la scrittura è potente ma quando la interroghi resta in venerando silenzio, non ha un pensiero proprio.
Quindi servono sia la memoria sia la scrittura.
La domanda che mi sono posto allora è: dopo 2400 anni crediamo di tramandare arte con la scrittura e la memoria AI? Il regista Fritz Lang è apparso profetico con il suo film fantascientifico Metropolis, realizzato nel 1927 e ambientato proprio nel nostro 2026. Robot che appaiono come fossero umani, macchine che comandano le persone, persone che inseguono chi ha facili soluzioni. Oggi abbiamo algoritmi che ci suggeriscono cosa vedere, cosa leggere, cosa comprare: in sintesi guidano le nostre esperienze. Quindi cosa vogliamo? Vogliamo affidare all’intelligenza artificiale la nostra memoria, la nostra scrittura?
La scrittura, il suo gesto, ci ha portato fino a qui, con uno sviluppo e un progresso inequivocabili. Non va dismessa come, invece, stiamo facendo grazie alle nuove tecnologie. Ci facilitano la vita, ma a quale costo?
Abbiamo bisogno di carta e penna, abbiamo bisogno dei libri di carta, dobbiamo sfogliare le pagine, dobbiamo sporcarci le mani con l’inchiostro. Non è un esercizio di stile, è un allenamento per il nostro cervello, è il modo per mantenerlo sano, efficiente e in grado di immagazzinare ricordi. Scrittura e memoria.
Non sto dicendo che l’intelligenza artificiale vada evitata, tutt’altro, sono sempre affascinato dalle innovazioni e di numerose di queste mi avvalgo per la professione. Sto semplicemente affermando che l’AI non è una soluzione ma uno strumento che ci aiuta nelle attività, ce le semplifica nei processi e/o nei tempi.
Il mio auspicio è che l’arte dello scrivere a mano rimanga. Noi siamo gli amanuensi 5.0.
Non è nostalgia, né spirito di conservatorismo: dobbiamo resistere e insistere sulla nostra evoluzione umanocentrica. La scrittura è sostenibile, la scrittura è benessere (ci sono recenti ricerche che mettono in evidenza la correlazione tra utilizzo decrescente della scrittura a mano e aumento degenerativo del cervello), la scrittura è personalizzazione. Quindi meno digitazione.
La sfida è trovare il giusto equilibrio con l’intelligenza artificiale, senza perdere la nostra capacità di pensare criticamente e creativamente.
Ciò che sappiamo di certo è che la scrittura a mano è un acceleratore di nuovi concetti complessi: senza entrare nel merito delle emozioni, pensare il nuovo è proprio quello che ci distingue dalle macchine.

