
Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
AI, creatività e realtà: oltre l’immagine artificiale
Cita da Samina Sayeda su 4 Febbraio 2026, 11:48 amDi Alessio Gianotti
È mattina presto, sono seduto alla mia scrivania davanti allo schermo del PC nella mia abitazione di Ivrea. Proprio così, sono un libero professionista che lavora da casa nel settore della renderizzazione e dell’interior design, e che si alza molto presto per mettersi al lavoro. Fuori è inverno, fa freddo ed è ancora buio, la mia mano sinistra, che fa il segno del numero tre, mi sorregge mento e guancia, mentre la destra si alterna tra porgermi una calda tazza di tè alla bocca e muovere il mouse del computer.
Ora il mio dito indice scorre lentamente sulla rotella del mouse mostrandomi sullo schermo, a righe di tre per volta, le anteprime dei contenuti di una pagina Instagram, la quale espone immagini di progetti di interni ed esterni di lussuose residenze. Per intenderci, quelle ville minimali ed accoglienti ricavate dal restauro di antichi castelli o chiese cadute in rovina, dove la pietra che profuma di storia viene accostata alla “modernità” del vetro e dell’acciaio. Cose da far spalancare gli occhi, oltre che la bocca, tant’è che ora mi sorprendo ad immaginare quanto sarebbe bello svegliarmi in quel magnifico letto, o a stare a mollo in vasca con quella vista spettacolare o, ancora, a cucinare una buona cena per visi amici in quell’open space così ospitale.
Fin qui tutto bene se non fosse che, però, mi accorgo che ognuna di queste immagini è stata generata con l’intelligenza artificiale. È come se in quel preciso momento fosse stata tolta di netto la tessera portante alla base di un castello di carte. Mi chiedo immediatamente: questo fatto è stato dichiarato dal creatore? Per niente. Ho controllato la didascalia del contenuto, gli hashtag, la biografia dell’account. Nulla che facesse pensare all’intervento di un’AI. Controllo i commenti: decine di persone che, tra un emoticon a cuore e un altro a stellina luccicante, si chiedono dove sia questo edificio e chi l'abbia progettato, se sia possibile affittarlo o se sia un’abitazione privata. Il problema è che non si rendono conto che non sia reale, che il progettista sia un prompt e l'impresa edile sia un'AI. Lo si nota da tanti dettagli: l'impronta, lo stile e la fotografia è identica tra una vista e l’altra, ma non c'è alcuna corrispondenza tra le immagini di interni e quelle di esterni, un coffee table è senza una gamba, nel living ci sono due lampade da terra a distanza di una spanna l'una dall'altra e così via. Nessun senso logico.
Questo è solo un semplice esempio di come l'intelligenza artificiale si stia insinuando nelle vite di tutti noi e, in questo caso, come stia sostituendo noi progettisti a livello di percezione al grande pubblico. Per fortuna non è, almeno per ora, una sostituzione a livello professionale in termini di progettazione vera e propria, quanto più, secondo me, un supporto per determinate attività. Io stesso utilizzo l'AI in alcuni casi: ho realizzato a mano il mio render ma vorrei vederlo in un momento differente della giornata, magari al tramonto o di notte? AI. Ho modellato una grande libreria e ora vorrei inserire dei libri e dei soprammobili in tempo zero? AI. Ho collocato un quadro in un living ma vorrei che mostrasse una grafica inedita senza copyright? AI, AI e ancora AI. Si noti però un particolare: per ogni intervento dell’AI che ho elencato, la premessa iniziale è un coinvolgimento umano attivo. Non vedo, infatti, l’utilizzo di un’intelligenza artificiale in maniera sostitutiva alle attività umane, quanto più ad una integrazione, un supporto più o meno invasivo, a seconda dei casi.
Sono nato in un mondo dove per prelevare dei soldi in banca c’era un impiegato e dove per pagare la tratta autostradale c’era un casellante in carne ed ossa. Non è stata l’AI a sostituire queste figure con i bancomat e con le casse automatiche, ma il progresso tecnologico (anche se, ovviamente, è sempre una questione di risparmio economico delle imprese). Il progresso tecnologico va abbracciato, perché che lo si voglia o no, vincerà sempre lui. Come è andata a finire con Tizio che non voleva la lampadina perché era tanto comodo con la sua candela o con Caio che amava tanto il suo cavallo invece delle automobili in mezzo alla strada? Esattamente. Detto questo, credo che l'intelligenza artificiale, in alcuni casi come quello del settore design (non voglio generalizzare, per carità) non rubi il lavoro alle persone, ma che lo dia o lo trasferisca nelle mani di chi sa usarla. Così come chi progettava a tecnigrafo e china in passato, poi ha imparato ad utilizzare i software di progettazione: chi è rimasto indietro si è perso, chi si è adattato è sopravvissuto.
Per me la visualizzazione 3D (o renderizzazione) non è un servizio dell'ultimo minuto, qualcosa di improvvisato o automatizzato da un’AI, ma è parte integrante del processo di progettazione, il momento in cui le idee diventano chiare e in cui si crea valore per le persone. Questa parte l'AI non può toccarla, perché agli algoritmi non importano certe cose, non stanno svegli la notte a pensare: “Questo render aiuterà davvero il cliente a vendere quell’immobile? E a portare avanti il progetto?” L'intelligenza artificiale è un grande strumento, ma è il designer ad essere l'anima del progetto, e finché il progettista metterà il cuore nel proprio lavoro, nessuna macchina potrà sostituirlo. La questione che ho voluto sollevare in questo articolo, che è solo una delle tante da tenere a mente e da analizzare su questo tema, è quella descritta in apertura, ovvero la percezione che un lavoro sia stato realizzato da una mano umana o da un AI. Dobbiamo imparare a dubitare, a mettere in discussione, ad interrogarci costantemente sulla veridicità di ciò che ci circonda e che ci viene somministrato giorno dopo giorno, nel campo della progettazione così come in ogni aspetto della vita.
Ad esempio, tutto ciò che hai letto sin qui, sei sicuro/a che sia frutto del mio pensiero? Forse è solo un prompt digerito da un’intelligenza artificiale, ci hai pensato?
Di Alessio Gianotti
È mattina presto, sono seduto alla mia scrivania davanti allo schermo del PC nella mia abitazione di Ivrea. Proprio così, sono un libero professionista che lavora da casa nel settore della renderizzazione e dell’interior design, e che si alza molto presto per mettersi al lavoro. Fuori è inverno, fa freddo ed è ancora buio, la mia mano sinistra, che fa il segno del numero tre, mi sorregge mento e guancia, mentre la destra si alterna tra porgermi una calda tazza di tè alla bocca e muovere il mouse del computer.
Ora il mio dito indice scorre lentamente sulla rotella del mouse mostrandomi sullo schermo, a righe di tre per volta, le anteprime dei contenuti di una pagina Instagram, la quale espone immagini di progetti di interni ed esterni di lussuose residenze. Per intenderci, quelle ville minimali ed accoglienti ricavate dal restauro di antichi castelli o chiese cadute in rovina, dove la pietra che profuma di storia viene accostata alla “modernità” del vetro e dell’acciaio. Cose da far spalancare gli occhi, oltre che la bocca, tant’è che ora mi sorprendo ad immaginare quanto sarebbe bello svegliarmi in quel magnifico letto, o a stare a mollo in vasca con quella vista spettacolare o, ancora, a cucinare una buona cena per visi amici in quell’open space così ospitale.
Fin qui tutto bene se non fosse che, però, mi accorgo che ognuna di queste immagini è stata generata con l’intelligenza artificiale. È come se in quel preciso momento fosse stata tolta di netto la tessera portante alla base di un castello di carte. Mi chiedo immediatamente: questo fatto è stato dichiarato dal creatore? Per niente. Ho controllato la didascalia del contenuto, gli hashtag, la biografia dell’account. Nulla che facesse pensare all’intervento di un’AI. Controllo i commenti: decine di persone che, tra un emoticon a cuore e un altro a stellina luccicante, si chiedono dove sia questo edificio e chi l'abbia progettato, se sia possibile affittarlo o se sia un’abitazione privata. Il problema è che non si rendono conto che non sia reale, che il progettista sia un prompt e l'impresa edile sia un'AI. Lo si nota da tanti dettagli: l'impronta, lo stile e la fotografia è identica tra una vista e l’altra, ma non c'è alcuna corrispondenza tra le immagini di interni e quelle di esterni, un coffee table è senza una gamba, nel living ci sono due lampade da terra a distanza di una spanna l'una dall'altra e così via. Nessun senso logico.
Questo è solo un semplice esempio di come l'intelligenza artificiale si stia insinuando nelle vite di tutti noi e, in questo caso, come stia sostituendo noi progettisti a livello di percezione al grande pubblico. Per fortuna non è, almeno per ora, una sostituzione a livello professionale in termini di progettazione vera e propria, quanto più, secondo me, un supporto per determinate attività. Io stesso utilizzo l'AI in alcuni casi: ho realizzato a mano il mio render ma vorrei vederlo in un momento differente della giornata, magari al tramonto o di notte? AI. Ho modellato una grande libreria e ora vorrei inserire dei libri e dei soprammobili in tempo zero? AI. Ho collocato un quadro in un living ma vorrei che mostrasse una grafica inedita senza copyright? AI, AI e ancora AI. Si noti però un particolare: per ogni intervento dell’AI che ho elencato, la premessa iniziale è un coinvolgimento umano attivo. Non vedo, infatti, l’utilizzo di un’intelligenza artificiale in maniera sostitutiva alle attività umane, quanto più ad una integrazione, un supporto più o meno invasivo, a seconda dei casi.
Sono nato in un mondo dove per prelevare dei soldi in banca c’era un impiegato e dove per pagare la tratta autostradale c’era un casellante in carne ed ossa. Non è stata l’AI a sostituire queste figure con i bancomat e con le casse automatiche, ma il progresso tecnologico (anche se, ovviamente, è sempre una questione di risparmio economico delle imprese). Il progresso tecnologico va abbracciato, perché che lo si voglia o no, vincerà sempre lui. Come è andata a finire con Tizio che non voleva la lampadina perché era tanto comodo con la sua candela o con Caio che amava tanto il suo cavallo invece delle automobili in mezzo alla strada? Esattamente. Detto questo, credo che l'intelligenza artificiale, in alcuni casi come quello del settore design (non voglio generalizzare, per carità) non rubi il lavoro alle persone, ma che lo dia o lo trasferisca nelle mani di chi sa usarla. Così come chi progettava a tecnigrafo e china in passato, poi ha imparato ad utilizzare i software di progettazione: chi è rimasto indietro si è perso, chi si è adattato è sopravvissuto.
Per me la visualizzazione 3D (o renderizzazione) non è un servizio dell'ultimo minuto, qualcosa di improvvisato o automatizzato da un’AI, ma è parte integrante del processo di progettazione, il momento in cui le idee diventano chiare e in cui si crea valore per le persone. Questa parte l'AI non può toccarla, perché agli algoritmi non importano certe cose, non stanno svegli la notte a pensare: “Questo render aiuterà davvero il cliente a vendere quell’immobile? E a portare avanti il progetto?” L'intelligenza artificiale è un grande strumento, ma è il designer ad essere l'anima del progetto, e finché il progettista metterà il cuore nel proprio lavoro, nessuna macchina potrà sostituirlo. La questione che ho voluto sollevare in questo articolo, che è solo una delle tante da tenere a mente e da analizzare su questo tema, è quella descritta in apertura, ovvero la percezione che un lavoro sia stato realizzato da una mano umana o da un AI. Dobbiamo imparare a dubitare, a mettere in discussione, ad interrogarci costantemente sulla veridicità di ciò che ci circonda e che ci viene somministrato giorno dopo giorno, nel campo della progettazione così come in ogni aspetto della vita.
Ad esempio, tutto ciò che hai letto sin qui, sei sicuro/a che sia frutto del mio pensiero? Forse è solo un prompt digerito da un’intelligenza artificiale, ci hai pensato?

