La visita dello psicologo clinico e del lavoro alla Fondazione OLITEC si è accompagnata a una lezione su relazioni, competenze professionali e uso consapevole dell’intelligenza artificiale.
Il futuro professionale di un giovane prende forma anche nel modo in cui impara a collaborare, a comunicare e a utilizzare gli strumenti che ha a disposizione. La visita di Federico Fontana alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca, a Collalto Sabino, ha portato questi temi al centro della lezione del 17 ottobre 2026: un incontro che ha collegato la psicologia del lavoro alle domande aperte dall’intelligenza artificiale.
Dalla vita delle organizzazioni alla selezione del personale, dai fraintendimenti nella comunicazione alla creazione di una canzone con l’IA, il percorso ha offerto ai partecipanti esempi su cui ragionare. Il filo conduttore è stato il ruolo delle competenze umane: comprendere le situazioni, valutare le risposte degli strumenti digitali e assumersi la responsabilità delle decisioni.
La psicologia oltre gli stereotipi
La prima parte della lezione ha ampliato lo sguardo sulla professione psicologica, spesso associata soltanto al colloquio clinico. Sono stati presentati gli ambiti dell’orientamento, del sostegno alla persona, della selezione e dell’analisi delle organizzazioni, richiamando anche le differenze tra attività psicologica, coaching e psicoterapia. L’obiettivo era mostrare la varietà dei contesti nei quali queste competenze possono essere impiegate.
Il confronto ha dato spazio alla conoscenza delle proprie inclinazioni e alla possibilità di rivedere le scelte professionali. Cambiare direzione è stato descritto come un passaggio che può valorizzare anche ciò che si è appreso in precedenza: un’esperienza acquisita mantiene utilità quando viene riletta alla luce di un nuovo progetto.
Il lavoro come sistema di relazioni
Un’organizzazione è stata osservata come un insieme di persone, procedure e consuetudini. Nel corso della lezione si è discusso di come un conflitto tra colleghi possa richiedere anche un’analisi delle responsabilità assegnate e dei processi di lavoro. Comprendere il contesto significa quindi interrogarsi sulle condizioni nelle quali le persone sono chiamate a operare.
Tra gli esempi proposti, un caso relativo alla riduzione dei momenti di socialità in azienda ha introdotto una riflessione sul rapporto tra cultura organizzativa, motivazione e rendimento. L’episodio è servito a discutere il valore degli scambi informali e dell’attenzione alle abitudini dei gruppi, aspetti che possono sfuggire a una lettura concentrata esclusivamente sulle procedure.
Le competenze che accompagnano la preparazione tecnica
Una parte dell’incontro ha riguardato l’ingresso dei giovani nel lavoro. Nella discussione sui processi di selezione sono emerse la disponibilità ad apprendere, l’adattabilità al contesto e la capacità di risolvere problemi. Per chi possiede ancora poca esperienza, queste caratteristiche sono state presentate come elementi da sviluppare accanto alle conoscenze disciplinari.
Il riferimento alla psicologia dello sport ha reso concreto il tema della prestazione. Sono stati affrontati il rapporto tra qualità individuali e coesione della squadra, le relazioni con chi la guida e l’ansia che può intervenire nei momenti decisivi. Gli esempi hanno mostrato perché preparazione ed espressione delle proprie capacità vadano considerate anche nelle condizioni reali in cui si affronta un compito.
Comunicare significa verificare ciò che arriva
Le parole, il tono e la velocità della voce, i gesti e la postura sono stati esaminati come dimensioni della comunicazione. La lezione ha richiamato l’attenzione sulla distanza che può crearsi tra ciò che una persona intende dire e ciò che l’interlocutore comprende. Anche il silenzio e i comportamenti, nel contesto di una relazione, possono essere interpretati da chi osserva.
L’esempio del telefono senza fili ha aiutato a ragionare sulle trasformazioni di un messaggio nei passaggi successivi. Da qui l’invito a verificare le informazioni e a chiedere chiarimenti prima di costruire giudizi su persone o situazioni: un richiamo pertinente sia alla collaborazione quotidiana sia alla circolazione dei contenuti negli ambienti digitali.
L’intelligenza artificiale richiede competenza e giudizio
Il rapporto con l’IA è stato affrontato partendo da un utilizzo concreto: la preparazione di un programma formativo. Gli strumenti generativi possono proporre una prima struttura, suggerire argomenti e accelerare la stesura. Nell’esempio discusso, però, la proposta ottenuta veniva riletta, corretta e adattata da chi possiede esperienza della materia e conosce gli obiettivi della formazione.
L’attenzione si è concentrata sul rischio di attribuire automaticamente autorevolezza a una risposta formulata con linguaggio tecnico. Il criterio proposto durante l’incontro è stato quello di mantenere una valutazione critica del risultato e dei suoi limiti. Anche l’etica è entrata nel confronto: la possibilità tecnica di ottenere un contenuto o di automatizzare un’attività richiede una riflessione sulle conseguenze del suo impiego.
La delega tecnologica e l’autonomia personale
Tra i rischi discussi figurano il rapporto di dipendenza dagli strumenti digitali, la ricerca continua di stimoli e la tendenza a delegare attività che richiedono esercizio. La lezione ha posto una domanda educativa: come utilizzare un aiuto molto efficace continuando a coltivare la capacità di scrivere, ragionare e scegliere in autonomia?
Il richiamo a una lingua che diventa meno familiare quando non viene praticata ha illustrato il problema della perdita di esercizio. Il tema è stato proposto come una responsabilità della formazione, soprattutto per chi sta ancora acquisendo le abilità di base e deve imparare a distinguere un risultato plausibile da uno corretto.
Una canzone come esempio di creatività guidata
Uno dei momenti più concreti è stato l’ascolto di un brano realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. È stato descritto il percorso seguito: definizione dei messaggi da comunicare, elaborazione del testo con ChatGPT, revisione delle strofe e delle parole, quindi impiego di un software musicale con indicazioni di stile orientate a un rock melodico elettronico.
Il brano è stato presentato come una proposta didattica per suscitare attenzione e offrire spunti di riflessione. La dimostrazione ha reso visibile il lavoro di scelta compiuto dalla persona, dall’idea iniziale alla valutazione del prodotto. L’esempio riguardava la comunicazione formativa, senza attribuire alla canzone una funzione terapeutica.
Curriculum automatizzati e lavoro che cambia
Il confronto finale ha toccato l’impiego dell’IA nella selezione preliminare dei curriculum. Sono stati discussi il vantaggio di velocizzare l’esame dei documenti e il rischio che criteri troppo rigidi, come la presenza di determinate parole chiave, penalizzino candidature valide. Il tema ha riportato l’attenzione sulla necessità di valutare come vengono impostati e utilizzati i filtri.
Riguardo all’occupazione, il dibattito ha considerato la trasformazione delle mansioni, la possibile scomparsa di alcune attività e l’emergere di nuovi ruoli. Il passaggio storico dal lavoro manuale alla gestione di macchine e sistemi programmabili è stato usato come termine di confronto. È stata riconosciuta l’incertezza sugli effetti di lungo periodo, con un richiamo alla formazione continua e al valore della cultura generale accanto alla specializzazione.
Il percorso professionale di Federico Fontana
La formazione di Fontana ha le sue radici nell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove si è laureato in Psicologia a indirizzo clinico. Al percorso universitario è seguito il tirocinio presso la Scuola Romana di Psicoterapia Familiare a indirizzo sistemico-relazionale. Iscritto all’Ordine degli Psicologi del Lazio, svolge attività libero-professionale nella consulenza e nel sostegno psicologico, affiancandovi formazione e orientamento.
Da oltre quindici anni si occupa in particolare di mobbing, burnout, straining, stress lavoro-correlato e dinamiche relazionali. Tra il 2011 e il 2015 è stato responsabile del servizio sul disagio psicosociale della CGIL di Roma Nord–Civitavecchia, dove ha svolto anche consulenze come perito di parte. È un’esperienza che mette in relazione la storia individuale con il contesto organizzativo nel quale essa si sviluppa.
Le sue pubblicazioni comprendono Buon lavoro collega. Il mobbing come violenza pianificata (2008), Catastroficamente. Psicologia nell’emergenza (2009), scritto con Alfredo Lacerenza e Moreno Pagni, e Quando il lavoro fa male. Dal disagio lavorativo alla riqualificazione professionale (2017). Il rapporto tra sostegno alla persona e ricostruzione delle prospettive lavorative attraversa questa attività editoriale.
La Fondazione OLITEC ringrazia Federico Fontana per la visita e per il contributo formativo. Il confronto si è concluso con uno spazio per domande e proposte di approfondimento, lasciando ai partecipanti la possibilità di indicare i temi da sviluppare in eventuali incontri successivi.
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