Il rapporto distingue fiducia e indipendenza percepita e analizza le differenze demografiche e territoriali.

La fiducia nella magistratura può restare fragile mentre cresce il riconoscimento della sua indipendenza. È questa la distinzione da cui partire per leggere il Rapporto tecnico sulla percezione della magistratura italiana della Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca: uno studio che restituisce un’immagine composta da giudizi diversi, ciascuno legato a una domanda precisa sul rapporto tra cittadini e giustizia.
Il 15 ottobre 2026 Questione Giustizia ha pubblicato il documento nella sezione Strumenti, presentandolo «per il suo rilevante interesse». Per la ricerca OLITEC, la scelta della redazione rappresenta un’occasione di diffusione e confronto in un contesto dedicato alla cultura giuridica. Il rapporto riguarda gennaio 2025–luglio 2026, con un quadro strutturale 2014–2026 e fonti congelate al 22 luglio.
I dati nazionali riportati nel lavoro mostrano due andamenti. La quota di fiduciosi nella magistratura rilevata da Eurispes passa dal 43,9% del 2025 al 43,4% del 2026: una variazione di mezzo punto percentuale, descritta nel rapporto come sostanziale stabilità. Cresce invece la quota di chi valuta abbastanza buona o molto buona l’indipendenza di giudici e tribunali: nelle rilevazioni della Commissione europea richiamate dal documento, dal 46% al 51% tra i cittadini e dal 48% al 60% tra le imprese.
Le percentuali non sono intercambiabili. La fiducia raccoglie una valutazione generale sull’istituzione; l’indipendenza percepita riguarda l’autonomia rispetto a condizionamenti esterni. Anche il quadro storico aggiunge una prospettiva: secondo i dati Istat ripresi nello studio, la fiducia media nel sistema giudiziario sale da 4,2 su 10 nel 2014 a 4,9 nel 2024. Il miglioramento di lungo periodo convive dunque con un livello ancora inferiore alla sufficienza.
Le differenze tra gruppi e territori
L’approfondimento demografico aiuta a capire dove si concentrino le differenze. Il rapporto descrive uno scarto minimo tra donne e uomini e una maggiore criticità nella fascia tra 25 e 44 anni. Il livello di istruzione emerge come un ulteriore elemento di differenziazione. Queste osservazioni riguardano gruppi statistici: non consentono di attribuire un’opinione a una singola persona sulla base dell’età o del titolo di studio.
Sul territorio, il confronto con i tempi dei procedimenti civili invita a evitare spiegazioni troppo rapide. Nel quadro regionale 2024 presentato dal rapporto, la fiducia media varia da 4,5 a 5,2 su 10, mentre la durata dei procedimenti va da 140 a 911 giorni. La relazione osservata tra le due variabili è descrittiva e non dimostra un rapporto di causa ed effetto. L’esperienza della giustizia, le aspettative e la reputazione delle istituzioni richiedono quindi una lettura più ampia della sola velocità amministrativa.
Il metodo e i limiti delle stime
La metodologia Celeborn–ADT serve qui a organizzare e confrontare fonti eterogenee, mantenendo riconoscibile l’origine delle informazioni. Il perimetro dichiarato comprende 179 nodi analitici aggregati, tra cui rappresentazioni nazionali, temporali, demografiche e territoriali. Il documento applica le definizioni pubbliche della metodologia e precisa che l’elaborazione non deriva da un accesso autenticato alle infrastrutture proprietarie. I nodi descrivono aggregati e non costituiscono un archivio di cittadini identificati.
Una parte del lavoro riguarda ciò che i dati disponibili permettono soltanto di stimare. L’indice mensile di percezione, denominato IAPM, combina fiducia e indipendenza percepita e passa, nel modello, da circa 45,5 nel gennaio 2025 a 47,2 nel luglio 2026. È una serie costruita a partire da rilevazioni disponibili, con intervalli di incertezza, non un sondaggio ripetuto ogni mese. Analogamente, i valori delle 110 unità territoriali sovracomunali derivano da riferimenti regionali e non misurano differenze osservate tra province della stessa regione.
Il rapporto considera anche il voto sulla riforma della giustizia, mantenendolo distinto dalla fiducia generale: una scelta referendaria risponde a un quesito specifico e non può riassumere da sola l’opinione sull’intera magistratura. È un’altra cautela utile per chi utilizza i risultati nel dibattito pubblico, dove misure diverse rischiano facilmente di essere sovrapposte.
Con la pubblicazione su Questione Giustizia, il lettore può verificare direttamente questi passaggi e approfondire le fonti. Per la Fondazione OLITEC, il valore del confronto sta anche nella possibilità di raccogliere osservazioni qualificate sul lavoro e sulle domande che lascia aperte. Comprendere come viene percepita la giustizia significa offrire elementi di conoscenza a chi la amministra, a chi la studia e a chi vi si rivolge.
Fonti e documenti
Leggi l’articolo originale su Questione Giustizia
Scarica il rapporto tecnico integrale (PDF)
Scarica il comunicato stampa OLITEC (PDF)
Scarica l’articolo di approfondimento OLITEC (PDF)
Scopri di più da
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
