La Segreteria del Presidente della Repubblica ha trasmesso ai ragazzi della Fondazione un messaggio del Capo dello Stato e un saluto a quanti operano e sostengono la comunità di Collalto Sabino.
Ci sono telefonate che si esauriscono in pochi minuti e altre che, ancora prima di concludersi, diventano un racconto condiviso. Oggi, nella sede della Fondazione OLITEC a Collalto Sabino, il telefono ha interrotto la normale scansione delle attività. Dall’altra parte c’era la Segreteria del Presidente della Repubblica, incaricata di portare ai giovani della Fondazione un messaggio del Capo dello Stato e un saluto a tutte le persone che lavorano nella struttura, la sostengono e contribuiscono alla sua vita.
A sollevare la cornetta è stato il Cadetto di Seconda Classe Riccardo Faccini. La circostanza ha aggiunto alla solennità del contatto una nota spontanea e quasi cinematografica: non un cerimoniere preparato per l’occasione, ma uno dei ragazzi ai quali quel pensiero era destinato. È stato lui il primo punto di incontro tra il Quirinale e la piccola comunità riunita in quel momento a Collalto Sabino.

Immagine illustrativa – elaborazione grafica fornita dalla Fondazione OLITEC; non documenta il momento della telefonata.
La notizia si è diffusa rapidamente negli ambienti della Fondazione e ha suscitato felicità, stupore e orgoglio. Nessun grande apparato, nessuna scena preparata: soltanto la semplicità di un gesto istituzionale capace di arrivare nel luogo giusto. Proprio questa sobrietà ha reso il momento particolarmente vicino allo stile del Presidente Sergio Mattarella, da anni riconosciuto per un modo di interpretare la funzione di Capo dello Stato fondato sull’equilibrio, sull’ascolto e sulla costante attenzione alla vita reale del Paese.
La telefonata di oggi non nasce dal nulla. L’11 agosto 2026 la Fondazione aveva formalmente invitato il Presidente a raggiungere Collalto Sabino per visitare la struttura, incontrare i giovani e conoscere le attività educative, scientifiche e sociali sviluppate nel borgo. Insieme all’invito era stata inviata una targa di riconoscimento voluta dai ragazzi: non un atto di rappresentanza fine a se stesso, ma il loro modo di ringraziare chi, nell’esercizio della più alta responsabilità repubblicana, continua a richiamare il Paese alla coesione, al rispetto delle istituzioni e alla cura del bene comune.
La risposta giunta attraverso la Segreteria ha acquistato quindi il significato di un’attenzione ricevuta e ricambiata. Per i cadetti, sapere che il loro gesto è arrivato a destinazione significa comprendere che il dialogo con le istituzioni non è un concetto astratto. Può cominciare da una lettera preparata in un centro di formazione, da una targa affidata a un messaggio di riconoscenza e, qualche settimana dopo, da un telefono che squilla mentre la giornata di lavoro è in pieno svolgimento.
Il valore dell’episodio emerge ancora di più guardando al luogo in cui è avvenuto. Collalto Sabino non è una metropoli né il centro abituale delle grandi agende nazionali. È un borgo che, come molti territori interni italiani, conosce la distanza dai grandi servizi, lo spopolamento e la difficoltà di trattenere energie giovani. La presenza della Fondazione OLITEC nasce anche dalla volontà di invertire questa prospettiva: portare formazione avanzata, ricerca e opportunità dove troppo spesso il futuro viene immaginato soltanto come partenza.
Per questo un saluto proveniente dalla Presidenza della Repubblica non è stato percepito come un riconoscimento riservato a un’organizzazione. È diventato un segnale rivolto a un’intera idea di Paese: l’Italia cresce anche quando i giovani scelgono di impegnarsi nei piccoli centri, quando la conoscenza incontra il territorio e quando una comunità locale riesce a sentirsi parte di un orizzonte nazionale. La Repubblica non vive soltanto nei palazzi; prende forma ogni volta che un cittadino trasforma lo studio, il lavoro e la responsabilità in un contributo concreto.
La stima espressa dalla Fondazione nei confronti del Presidente Mattarella si lega precisamente a questa capacità di tenere insieme dimensione istituzionale e prossimità umana. Nel corso del suo mandato il Capo dello Stato ha saputo parlare a generazioni, territori e sensibilità differenti senza rinunciare al rigore del proprio ruolo. La sua attenzione non seleziona gli italiani sulla base della visibilità del luogo in cui vivono o della forza delle organizzazioni cui appartengono: riconosce il valore di ogni esperienza quando essa contribuisce alla crescita civile della comunità nazionale.
Per i giovani della Fondazione, questo tratto assume un significato educativo. Essere ascoltati non equivale a ricevere una scorciatoia; comporta piuttosto l’impegno a dimostrare, con i risultati e con il comportamento, di meritare la fiducia ricevuta. Il messaggio arrivato oggi diventa così uno stimolo a proseguire nei percorsi di studio e addestramento, a custodire il senso delle istituzioni e a mettere le competenze tecnologiche e scientifiche al servizio delle persone.
Resta infine l’invito. A Collalto Sabino i ragazzi sperano di poter accogliere un giorno il Presidente, mostrargli gli spazi in cui lavorano, i progetti che stanno costruendo e il rapporto che hanno sviluppato con il territorio. Non occorrono previsioni né annunci: la telefonata odierna possiede già un valore pieno. Ha avvicinato idealmente il Quirinale a una comunità di giovani e ha ricordato a tutti che, quando le istituzioni sanno ascoltare, anche uno squillo inatteso può diventare una piccola festa della Repubblica.
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