FONDAZIONE OLITEC : SOTTO LE BANDIERE D’ITALIA E GIAPPONE NEL 160° ANNO DI AMICIZIA BILATERALE

La visita del Primo Segretario e Addetto scientifico Masahiro Nakade alla Fondazione OLITEC apre un confronto sui percorsi formativi internazionali e sulla condivisione delle competenze tecnologiche.

La bandiera del Giappone accanto al Tricolore, i cadetti schierati davanti al centro e il saluto tra chi arriva e chi accoglie: la visita del dott. Masahiro Nakade alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca è iniziata con un’immagine semplice ma densa di significato. Nel borgo di Collalto Sabino, la diplomazia scientifica ha assunto il volto concreto dei giovani che studiano, delle persone che li accompagnano e di una comunità capace di aprirsi al mondo senza perdere le proprie radici.

Il Primo Segretario e Addetto scientifico dell’Ambasciata del Giappone in Italia è stato ricevuto dai rappresentanti della Fondazione insieme al Par. Gianni Di Giambattista, consigliere nazionale dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia e vicepresidente di Assoarma di Avezzano, e a una rappresentanza dell’Associazione Nazionale Carabinieri – Sezione di Carsoli. La loro partecipazione ai saluti di arrivo ha unito la dimensione internazionale dell’incontro ai valori di servizio, disciplina, memoria e responsabilità civica che accompagnano la presenza della Fondazione sul territorio.

Dall’accoglienza al confronto sui percorsi

Dopo il momento iniziale, la visita è proseguita nella sala riunioni. Qui è stato presentato il modello formativo della Fondazione, nel quale orientamento, studio e attività applicate convivono dentro un’esperienza residenziale. Il percorso triennale si sviluppa senza lunghe interruzioni e accompagna i cadetti in una crescita progressiva; accanto ad esso è disponibile un modulo di diciotto mesi finalizzato all’acquisizione di competenze professionali.

Il dialogo ha riguardato la possibilità di aprire questi percorsi anche a giovani giapponesi, individuando formule compatibili con le esigenze di mobilità internazionale. L’idea non è quella di sovrapporre un modello a un altro, ma di creare uno spazio comune nel quale la solidità scientifica e organizzativa del Giappone possa incontrare l’impostazione educativa e laboratoriale sviluppata dalla Fondazione.

Una formazione che tiene insieme scienza e responsabilità

Bioinformatica, intelligenza artificiale, realtà immersiva, space economy e tecnologie per il settore nucleare sono le cinque aree presentate durante l’incontro. Discipline differenti, ma legate da una medesima impostazione: la conoscenza non viene considerata un risultato da conservare, bensì una capacità da mettere alla prova, condividere e trasformare in soluzioni utili. Per questo le lezioni teoriche sono affiancate da esercitazioni, attività progettuali, momenti di responsabilità collettiva e contatto diretto con i contesti nei quali l’innovazione dovrà produrre effetti reali.

Il centro di Collalto Sabino svolge una funzione decisiva in questo processo. È il luogo del primo orientamento, dove si osservano attitudini e capacità prima di definire l’ambito nel quale ciascun cadetto potrà esprimersi meglio. La scelta di collocare la formazione in un piccolo borgo non è marginale: consente ai giovani di vivere una comunità riconoscibile, rafforza la presenza nei territori interni e dimostra che la ricerca avanzata non deve necessariamente concentrarsi soltanto nei grandi centri urbani.

Centosessant’anni di amicizia rivolti ai prossimi decenni

Nel 2026 Italia e Giappone celebrano centosessant’anni di relazioni diplomatiche. La visita a Collalto Sabino ha inserito questa ricorrenza in una prospettiva concreta: non soltanto il ricordo di una lunga amicizia, ma la volontà di renderla generativa per le nuove generazioni. Formare insieme, condividere strumenti e mettere in comunicazione studenti e ricercatori significa trasformare la relazione tra due Paesi in un’infrastruttura di conoscenza.

«Il sapere e la conoscenza non appartengono a un Paese o a una persona, ma all’intera umanità: la collaborazione acquista valore quando ciò che si apprende torna alle comunità e diventa una possibilità per altri.»

Per questa ragione la Fondazione ha manifestato la disponibilità a sostenere l’accoglienza e la formazione di giovani provenienti dal Giappone e a costruire, insieme alla rappresentanza diplomatica, un quadro di collaborazione graduale. Alla visita seguirà la trasmissione dei programmi didattici, delle aree di ricerca e delle informazioni organizzative necessarie per valutare ipotesi operative. È un passaggio preparatorio, ma importante: consente di fondare le decisioni successive su contenuti verificabili e obiettivi condivisi.

Il territorio come punto di partenza

La presenza del Par. Gianni Di Giambattista, dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, di Assoarma Avezzano e dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Carsoli ha dato alla giornata anche una dimensione civile e territoriale. Le associazioni d’Arma non hanno svolto un ruolo ornamentale: hanno rappresentato la continuità tra formazione, senso delle istituzioni e servizio alla collettività, elementi essenziali per costruire innovazione che rimanga legata alla persona.

L’immagine conclusiva, con i cadetti raccolti tra le due bandiere, restituisce il significato più autentico dell’incontro. Un piccolo centro dell’Appennino può diventare luogo di dialogo internazionale quando possiede una visione, investe nei giovani e considera la conoscenza un bene da condividere. Da Collalto Sabino parte così un ponte che guarda lontano: prudente nei passaggi, ambizioso negli obiettivi e costruito sulla convinzione che la ricerca possa unire culture diverse senza cancellarne l’identità.


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