Massimiliano Nicolini ha illustrato una strategia di lungo periodo per trasformare le aree interne attraverso connettività, servizi digitali, intelligenza artificiale, formazione, telemedicina e nuove opportunità di lavoro. Al centro dell’intervento, il ruolo della Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca come ponte operativo tra ricerca scientifica, innovazione e pubblica amministrazione.
PESCARA – Non un convegno dedicato soltanto alle tecnologie del futuro, ma un confronto diretto sul destino economico, sociale e demografico dei piccoli comuni italiani. Davanti a una platea composta da circa 230 amministratori pubblici, Massimiliano Nicolini ha presentato a Pescara le linee fondamentali del Programma 2030/2040 per la rinascita digitale dei piccoli borghi, una visione elaborata per accompagnare le comunità locali in un percorso di trasformazione che non si limiti alla semplice digitalizzazione degli uffici, ma incida concretamente sulla qualità della vita, sull’accesso ai servizi, sulla capacità di attrarre giovani, professionisti e imprese.
Nel grande salone che ha ospitato l’incontro, sindaci, assessori, dirigenti, funzionari e rappresentanti delle amministrazioni territoriali hanno ascoltato un intervento costruito attorno a una domanda essenziale: che cosa diventeranno i piccoli borghi nei prossimi quindici anni, se non verranno messi nelle condizioni di partecipare pienamente alla trasformazione digitale?
Nicolini ha affrontato il tema evitando una rappresentazione nostalgica delle aree interne. I borghi, nella prospettiva presentata, non devono essere considerati soltanto luoghi da conservare, scenari turistici o testimonianze del passato. Devono tornare a essere comunità vive, nelle quali sia possibile studiare, lavorare, ricevere cure, avviare un’impresa, amministrare il territorio e costruire un futuro senza essere costretti ad abbandonarlo.
Dal contrasto allo spopolamento alla costruzione di un nuovo modello territoriale
Il cuore del Programma 2030/2040 è il superamento delle politiche emergenziali. Secondo l’impostazione illustrata durante la conferenza, non è più sufficiente intervenire quando lo spopolamento, la riduzione dei servizi o la perdita delle attività economiche hanno già prodotto conseguenze difficilmente reversibili. Occorre anticipare i problemi, leggere i dati, individuare le fragilità e progettare per tempo le condizioni necessarie a rendere nuovamente competitivi e abitabili i territori più piccoli.
L’orizzonte del 2030 rappresenta la prima fase operativa: costruzione delle infrastrutture digitali, formazione del personale pubblico, interoperabilità dei servizi, sicurezza informatica, accesso diffuso alle piattaforme amministrative, potenziamento della connettività e avvio di modelli territoriali capaci di raccogliere e interpretare informazioni utili alle decisioni.
Il 2040 costituisce invece l’obiettivo di consolidamento. Entro quella data, i piccoli borghi dovrebbero poter operare come comunità intelligenti, con servizi pubblici accessibili anche a distanza, strumenti di prevenzione sanitaria, formazione continua, sistemi avanzati di gestione del territorio, opportunità di lavoro qualificato e una maggiore capacità di partecipare alle reti nazionali ed europee dell’innovazione.
La distinzione tra le due scadenze non è soltanto temporale. Il 2030 indica ciò che deve essere costruito; il 2040 rappresenta ciò che i territori potranno diventare grazie a quelle fondamenta.
Nicolini ha insistito sul fatto che la tecnologia non può essere introdotta come elemento decorativo o come semplice aggiornamento degli strumenti amministrativi. Per i piccoli comuni, il digitale deve assumere il valore di una vera infrastruttura civile, comparabile, per importanza, alle strade, alle reti energetiche, ai presidi sanitari e alle scuole.
Un servizio digitale realmente efficace, infatti, può ridurre la distanza tra il cittadino e l’amministrazione, facilitare l’accesso alle prestazioni sanitarie, sostenere le persone anziane, migliorare la protezione del territorio, rendere più trasparenti i procedimenti e offrire nuove possibilità a chi desidera lavorare o fare impresa senza trasferirsi nei grandi centri urbani.
La Fondazione come ponte tra ricerca e amministrazioni locali
Un ruolo centrale nell’intervento è stato attribuito alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca, chiamata a operare non come semplice osservatore dei processi di innovazione, ma come struttura capace di tradurre la ricerca in strumenti concretamente utilizzabili dalle amministrazioni pubbliche.
La Fondazione si propone di mettere a disposizione competenze scientifiche, progettuali e formative, accompagnando i comuni nella comprensione delle tecnologie e nella loro applicazione responsabile. Il punto di partenza è la consapevolezza che molte piccole amministrazioni non dispongono internamente di personale sufficiente per analizzare sistemi complessi, valutare i rischi informatici, costruire progetti avanzati o partecipare in maniera continuativa alle opportunità offerte dalla programmazione nazionale ed europea.
In questo contesto, la Fondazione intende svolgere una funzione di raccordo tra università, centri di ricerca, imprese tecnologiche, istituzioni e territori. Non si tratta di sostituire le amministrazioni nelle loro responsabilità, ma di rafforzarne le capacità, fornendo metodologie, conoscenze, modelli di valutazione e percorsi formativi.
Nicolini ha chiarito che la vera innovazione non consiste nel consegnare a un comune una piattaforma e considerare concluso il lavoro. Ogni tecnologia deve essere compresa, governata e adattata alle caratteristiche della comunità che la utilizzerà. Un piccolo borgo montano, un comune costiero e un centro situato in un’area sismica o a rischio idrogeologico presentano necessità differenti. Per questo il Programma 2030/2040 non propone una soluzione identica per tutti, ma un’architettura comune all’interno della quale ciascun territorio possa costruire il proprio percorso.
La Fondazione punta quindi a favorire la nascita di una rete di borghi capaci di condividere esperienze, servizi e competenze. La collaborazione tra comuni diventa essenziale soprattutto quando le singole amministrazioni non possiedono le risorse necessarie per sostenere autonomamente determinati investimenti. La digitalizzazione, se organizzata in modo coordinato, può ridurre i costi, evitare duplicazioni, migliorare la sicurezza e rendere accessibili anche ai centri più piccoli strumenti che altrimenti resterebbero riservati alle grandi città.
Servizi digitali, salute, formazione e lavoro
Durante l’intervento sono stati delineati diversi ambiti nei quali la trasformazione digitale può produrre risultati immediatamente percepibili dai cittadini.
Il primo riguarda la pubblica amministrazione. Procedimenti più semplici, servizi accessibili a distanza, archivi organizzati, sistemi interoperabili e comunicazioni più rapide possono ridurre i tempi e restituire agli uffici pubblici una maggiore capacità di relazione con la comunità. La tecnologia, in questo caso, non deve allontanare il cittadino, ma liberare il personale dalle attività ripetitive e permettergli di dedicare maggiore attenzione alle persone e ai problemi più complessi.
Un secondo settore decisivo è quello sanitario. Nei piccoli borghi, dove spesso i servizi sono distanti e la popolazione presenta un’età media elevata, telemedicina, monitoraggio remoto e strumenti di prevenzione possono contribuire a ridurre l’isolamento e a garantire una migliore continuità assistenziale. Nicolini ha sottolineato che non si tratta di sostituire il rapporto umano con sistemi automatici, bensì di utilizzare la tecnologia per anticipare i bisogni, segnalare le situazioni di rischio e collegare in maniera più efficiente cittadini, medici e strutture sanitarie.
Un’attenzione particolare è stata dedicata anche alla formazione. La rinascita digitale non può essere affidata esclusivamente alle infrastrutture: richiede persone preparate. Dipendenti pubblici, amministratori, studenti, operatori economici e cittadini devono essere accompagnati nell’acquisizione di nuove competenze. Il rischio, altrimenti, è quello di creare servizi formalmente avanzati ma poco utilizzati, oppure di aumentare le differenze tra chi possiede gli strumenti per accedere alle opportunità digitali e chi ne rimane escluso.
Il Programma 2030/2040 considera inoltre il lavoro a distanza, la ricerca, le professioni digitali e l’imprenditorialità innovativa come elementi fondamentali per il ripopolamento. Un borgo connesso, dotato di servizi efficienti, spazi di studio e infrastrutture tecnologiche può attrarre persone che non cercano soltanto una destinazione turistica, ma un luogo stabile nel quale vivere e sviluppare la propria attività.
La possibilità di lavorare da un piccolo centro non deve essere interpretata come un fenomeno temporaneo. Può diventare una vera politica territoriale, a condizione che sia sostenuta da connettività affidabile, servizi pubblici adeguati, mobilità, formazione e opportunità di integrazione nella comunità locale.
Intelligenza artificiale e responsabilità pubblica
Una parte significativa del discorso di Massimiliano Nicolini è stata dedicata all’intelligenza artificiale, presentata come uno strumento di supporto alle decisioni e non come un’autorità destinata a sostituire gli amministratori.
I sistemi di analisi possono aiutare i comuni a comprendere l’evoluzione demografica, individuare i bisogni sociali, monitorare il territorio, programmare gli interventi, valutare i rischi e organizzare meglio le risorse. Tuttavia, secondo la linea sostenuta dalla Fondazione, ogni applicazione deve essere accompagnata da trasparenza, controllo umano, protezione dei dati e responsabilità chiaramente individuate.
Per le amministrazioni pubbliche, l’adozione dell’intelligenza artificiale non può coincidere con l’acquisto indiscriminato di software. Deve essere inserita in una strategia che tenga conto della qualità dei dati, della sicurezza informatica, dei diritti dei cittadini e della capacità dell’ente di comprendere le indicazioni prodotte dai sistemi.
Nicolini ha richiamato l’attenzione sul pericolo di una nuova dipendenza tecnologica: piccoli comuni costretti a utilizzare piattaforme che non controllano, basate su dati che non sanno interpretare e governate da soggetti esterni rispetto al territorio. Per questa ragione, la Fondazione pone al centro del Programma i principi di autonomia, consapevolezza e sovranità digitale.
Un messaggio diretto ai 230 amministratori presenti
Il passaggio più politico e umano dell’intervento ha riguardato il ruolo degli amministratori locali. Nicolini ha riconosciuto la difficoltà quotidiana di chi governa piccoli comuni, spesso alle prese con carenza di personale, risorse limitate, responsabilità crescenti e un sistema normativo sempre più complesso.
Proprio per questo, ha invitato gli amministratori a non considerare il digitale come un ulteriore adempimento burocratico. La trasformazione tecnologica, quando viene progettata con metodo, può diventare lo strumento attraverso cui restituire tempo agli uffici, semplificare le procedure e rendere l’azione pubblica più vicina ai cittadini.
Il messaggio rivolto alla platea è stato netto: i piccoli comuni non devono attendere che altri decidano il loro futuro. Devono partecipare alla costruzione dei nuovi modelli, facendo valere la propria conoscenza del territorio e delle comunità. Nessun sistema centrale, per quanto avanzato, può sostituire l’esperienza di chi conosce direttamente le famiglie, le fragilità, le risorse ambientali, la storia e le possibilità di sviluppo di un borgo.
La Fondazione, in questa prospettiva, si candida a essere un alleato stabile delle amministrazioni, capace di affiancarle nella progettazione e di creare un linguaggio comune tra ricerca scientifica e governo locale.
I borghi come luoghi del futuro
La conferenza di Pescara ha proposto una lettura diversa delle aree interne italiane. Non territori marginali da assistere, ma luoghi nei quali sperimentare modelli di sviluppo più equilibrati, sostenibili e umani.
Nei piccoli comuni è infatti possibile costruire un rapporto più diretto tra tecnologia e comunità, verificare con maggiore precisione gli effetti delle innovazioni e sviluppare soluzioni che tengano insieme efficienza, identità, solidarietà e partecipazione.
La conclusione del discorso di Massimiliano Nicolini ha riportato il confronto alla sua dimensione essenziale: una tecnologia ha valore soltanto quando permette alle persone di vivere meglio e di scegliere liberamente dove costruire il proprio futuro.
Il Programma 2030/2040 nasce da questa convinzione. La rinascita dei piccoli borghi non dipenderà esclusivamente dalla conservazione del patrimonio architettonico o dalla capacità di attrarre visitatori per pochi giorni all’anno. Dipenderà dalla possibilità di riportare nei territori servizi, conoscenza, lavoro, salute, istruzione e prospettive.
La sfida lanciata a Pescara davanti ai 230 amministratori pubblici è dunque quella di trasformare i borghi da luoghi considerati periferici a nodi attivi di una nuova Italia digitale. Una trasformazione nella quale la Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca intende mettere a disposizione metodo, studio, innovazione e competenze, affinché il futuro tecnologico del Paese non venga costruito soltanto nelle grandi città, ma raggiunga ogni comunità e restituisca ai territori più piccoli il diritto di essere protagonisti.
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