Di Giovanni Stani
IO: Anno zero
Sono un essere umano. Il mio nome è Giovanni Stani, classe 1963.
Per molti, “1984” rievoca il romanzo di Orwell; per me rappresenta l’Anno Zero. È l’anno in cui ho lasciato Sava, in Puglia, per Milano. Volevo diventare “Infermiere Professionale” presso gli Istituti Clinici di Perfezionamento. Solo tredici anni prima, una legge riservava questo mestiere solo alle donne. Io ero l’unico uomo in classe. Il Servizio Sanitario Nazionale era nato da appena sei anni, nel 1978. Durante il tirocinio in corsia c’erano “infermiere generiche”, forti di 30-40 anni di esperienza pratica ma prive di studi teorici, e una, al massimo due infermiere professionali per turno. A dirigere c’erano suore. La classe docente era composta quasi interamente da medici. Appena diplomato, iniziai a lavorare all’Ospedale San Raffaele. Già allora, la struttura era il simbolo dell’eccellenza privata italiana. In quel contesto sfidante elaborai il mio metodo operativo: imparare al massimo, migliorare se possibile e poi, ogni due o tre anni, cambiare: reparto, specializzazione, ambiente. Era l’unico modo per preservare la passione.
Eppure, ovunque andassi, trovavo una costante: la carenza di infermieri professionali. Gli straordinari diventavano la norma, il turno di riposo un privilegio. L’ansia impennava quando, a causa degli “spostamenti” improvvisi venivi obbligato a coprire il turno di lavoro in reparti, dove non conoscevi nulla e nessuno, con i rischi che questo comporta. Era come procedere in un campo minato. Sommerso dalla frustrazione e dall’impotenza, nel 2002 mi dimisi. Da allora periodicamente mi prendo delle pause. Vi racconto come alcune di quelle pause hanno contribuito a rendermi la persona che sono adesso.
I/O digitale: giannistani
Negli anni ’90, la diffusione di tecnologie digitali aveva reso accessibili computer, software e schede audio esterne professionali. Chiunque, anche senza saper suonare strumenti fisici come me poteva creare composizioni complesse in casa propria grazie alle nuove tecnologie. Mi immersi con passione nel mondo fatto di bit. Nome d’arte: “giannistani”. Imparai a utilizzare “Cubase” e numerosi “plugin” che grazie a interfacce grafiche interattive simulavano in tempo reale il funzionamento di ogni strumento fisico e ogni suono analogico. Ma quell’esperienza non fu solo un hobby. Mi ha donato una forma mentis nuova. Oggi, quando penso ai processi per la salute, non vedo più solo una cartella clinica statica: vedo una canzone. Avevo imparato come visualizzare la complessità, come comprimere e dilatare il tempo e avevo sperimentato che le versioni digitali degli strumenti fisici, per me erano più belli e facili da usare.

Piattaforma e-Learning per infermieri
Dieci anni dopo la parentesi musicale, colsi l’occasione offerta dalla Regione Lombardia che, grazie a finanziamenti europei, invitava i cittadini residenti a riqualificarsi professionalmente in ambito digitale. Frequentai il corso annuale di Instructional Designer (Esperto in e-Learning) – Progettista della Formazione A Distanza.
Alla fine del corso, progettai una piattaforma e-Learning per infermieri. La mia visione era dirompente rispetto ai corsi di formazione a distanza di allora del programma ECM: non testi statici scansionati, ma video, animazioni 3D e test interattivi. Corsi di 10-15 minuti al massimo. Purtroppo, quando presentavo il mio progetto negli ospedali, mi guardavano come se fossi un marziano; la digitalizzazione era vista come un nemico burocratico e il mio interlocutore spesso “odiava i computer”.
Trainurse: le origini
Nel 2015, parlai per caso del progetto della piattaforma per infermieri a un imprenditore romano che ne intuì il potenziale. Mi trasferii a Roma per collaborare con “Artmediamix”, come e-Health Specialist. Nacque “Trainurse”, un progetto di ricerca industriale finanziato dalla Regione Lazio con fondi europei.
Volevamo creare un’App per la tracciabilità nativa digitale dei dati accertati e prodotti dagli infermieri basata sulla classificazione ICNP. Progettammo un modello matematico per correlare Diagnosi-Intervento-Risultato mediante algoritmi di Machine Learning e AI. Fu creato un’indice di tutorial associato ad ogni diagnosi infermieristica e procedura. Nonostante le partnership d’eccellenza (Università Sapienza e Campus Bio-Medico, gli ospedali San Giovanni, Bambino Gesù e il Centro ICNP), incontrammo molti ostacoli e resistenze tecnologiche, politiche e accademiche. Mi resi conto che avevo bisogno di acquisire altre competenze digitali, per comunicare e coordinare in modo più efficace la mia visone.
Verso la Nuova Scienza Infermieristica Digitale
Credevo così profondamente nel progetto Trainurse da vendere il mio monolocale per iscrivermi al corso di laurea triennale in “Interaction Design” presso il Quasar Institute for Advanced Design. Rimettermi a studiare a 54 anni ha scardinato ogni mia certezza. Attraverso il pensiero di Einstein e Rovelli, ho rivoluzionato la mia percezione. “La realtà non è come ci appare”, non è fatta di “cose” ma di “eventi 4D”. Ogni essere umano è “un mondo”, una variabile spazio-temporale. La realtà per ogni “uno” cambia a velocità diverse a seconda delle fasi della vita e in base allo stato di salute. In questa visione, siamo nodi dinamici interconnessi in reti. Il futuro, sia personale che condiviso, non è più solo una conseguenza logica e lineare, ma un orizzonte di probabilità. In questo sistema, ogni persona vibra a frequenze specifiche. La salute diventa quindi l’armonia tra le frequenze fisiche, psichiche e ambientali, e dipende dalle capacità e possibilità individuali di tradurle in una struttura coerente “la propria realtà” in cui orientare le scelte. Questa visione filosofica ora deve tradursi in una nuova Scienza Infermieristica Digitale. Sebbene la professione stia evolvendo verso ruoli come l’Infermiere di Famiglia, il suo riconoscimento come scienza epistemica è ancora frenato da criticità strutturali. L’infermiere, nel suo ruolo di osservatore di un sistema complesso, deve applicare un rigore scientifico capace di tradurre il trinomio “diagnosi-intervento-risultato” in modelli matematici. Tuttavia, giunti alla fine del 2025, subiamo ancora le conseguenze di una frammentazione linguistica che separa il mondo accademico dalla pratica clinica, rendendo la professione svalutata e “fuori tempo” rispetto alla velocità pervasiva dell’innovazione tecnologica.
Trainurse – un futuro possibile
Concludendo: individui, professioni, istituzioni e tecnologie evolvono con ritmi e frequenze differenti. L’integrazione di Intelligenze Artificiali e modelli linguistici (LLM) verticali possono efficientare ogni categoria professionale, ma le tecnologie non bastano. La complessità dei problemi va affrontata con mezzi e approcci nuovi. In quest’ottica l’adozione di visori AR/VR dedicati, può catalizzare il processo di transizione e allineare l’evoluzione della professione ai sistemi ICT: da professionista tecnico (Cat. 3 ISTAT) a progettista di un’assistenza personalizzata, continuativa e phygital, pienamente riconosciuta come professione intellettuale (Cat. 2 ISTAT).
Immagino Trainurse come il software nazionale di riferimento per l’infermieristica accessibile mediante autenticazione eIDAS e declinato in due modalità. La versione Student che accompagna il percorso accademico attraverso simulazioni in ambienti in VR; la versione Pro abilitante la pratica, che consentirà agli infermieri di accedere, in AR, previo consenso, ai dati di interesse specifico e di registrare in tempo reale i dati accertati e/o prodotti, nello spazio digitale dei dati personali dell’utente: un futuro possibile a patto che lo Stato garantisca la completa interoperabilità dei dati nei diversi sistemi regionali e l’integrazione sia nella formazione che nella pratica clinica, delle tre classificazioni dell’OMS: l’ICD (patologie), l’ICF (funzionamento e disabilità) e l’ICHI (interventi sanitari).
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