Il progetto “Futuri Probabili”, realizzato dalla Fondazione Leonardo- Civiltà delle Macchine, è un’indagine approfondita sul rapporto dei giovani con le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale e il metaverso. Questo studio di due anni, coordinato dal dottor Marco Casu e condotto da un gruppo di giovani ricercatrici, ha intervistato oltre mille giovani in tutta Italia, offrendo una panoramica completa e diversificata.
Il fulcro del progetto è esaminare come le nuove generazioni interagiscono e si relazionano con le tecnologie emergenti. L’intelligenza artificiale e il metaverso, in particolare, stanno diventando sempre più pervasivi nella nostra società, influenzando vari aspetti della vita quotidiana, dal lavoro al tempo libero, dall’istruzione alla partecipazione politica.
La ricerca ha anche esplorato temi correlati di grande importanza, come la demografia, il lavoro, il tempo libero, la partecipazione politica, l’informazione e la disinformazione, la dipendenza dai social media e dai dispositivi, e l’uso didattico dei videogiochi. Questi temi sono tutti interconnessi e influenzati dall’evoluzione tecnologica.
In termini di commento, è interessante notare come la tecnologia stia diventando sempre più integrata nella vita dei giovani. Mentre ciò offre opportunità senza precedenti per l’apprendimento, la creatività e la connessione, presenta anche sfide, come la disinformazione e la dipendenza da dispositivi. È fondamentale che i giovani siano equipaggiati con le competenze necessarie per navigare in questo paesaggio digitale in continua evoluzione.
Inoltre, l’uso didattico dei videogiochi è un esempio di come le nuove tecnologie possano essere utilizzate in modi innovativi per migliorare l’istruzione e l’apprendimento. Tuttavia, è importante bilanciare questo con la consapevolezza dei potenziali rischi e delle sfide, come la dipendenza da videogiochi.
Nel complesso, il progetto “Futuri Probabili” offre uno sguardo prezioso sulle esperienze e le prospettive dei giovani in relazione alle nuove tecnologie, fornendo intuizioni che possono guidare le politiche e le pratiche future.
Violante: uso del digitale simile tra adolescenti del Nord e del Sud
«Si tratta della prima radiografia degli adolescenti fatta da se stessi. E quello che emerge è che non si può prescindere dal digitale, diventato una componente della vita quotidiana dei ragazzi» spiega Violante, che aggiunge come non si riscontri però un «passivo adeguamento» , bensì emerga una consapevolezza di non voler essere subalterni». Un tipo di reazione «rispetto all’utilizzo del digitale, simile in tutto il Paese, perché l’Italia degli adolescenti è molto più unita e coesa, senza troppe diversificazioni, dal Nord al Sud, rispetto al mondo degli adulti».
Le testimonianze dei ragazzi
La tavola rotonda coordinata da Annalena Benini, direttrice del Salone del Libro, è stata l’occasione per dare la parola ad alcuni dei ragazzi protagonisti della ricerca. Flavio Cesari, 15 anni, studente del primo Liceo Digitale d’Italia (IIS Carlo Matteucci) organizzato dalla Fondazione Leonardo, racconta: «Il metaverso può metterci in contatto con persone anche molto lontane. Se usato bene può portare ad un mondo migliore». Per Annalisa Giunta, 23 anni, sviluppatrice presso la Fondazione Olitec «la realtà immersiva nel 2030 ci porterà alla più grande rivoluzione tecnologica di sempre. Ma già ora l’IA è un grande strumento a livello giudiziario. Grazie ad essa, per esempio, è stato possibile fare luce sulla morte di Marco Pantani». Arons Sala, 11 anni, studente dell’Istituto Comprensivo San Francesco (Anguillara Sabazia), spiega: «Mi piacciono i giochi digitali e ne ho usato uno per costruirmi da solo un Colosseo, ho capito come costruire una forma ellittica partendo da un cerchio. Voglio dare sempre più sfogo alla mia creatività e da grande voglio studiare informatica e creare io un gioco nuovo».

Rischi e opportunità di IA e ChatGPT
Dalla ricerca emerge che i lavori che i ragazzi lascerebbero fare alla macchina sono sostanzialmente quelli pesanti, pericolosi e ripetitivi (edilizia, riparazioni, pulizie), settori nei quali si prevedono soltanto esigui margini di complementarietà umano-macchina nel prossimo futuro. Margini che invece crescono nelle professioni ritenute esclusivamente umane dalla maggioranza dei ragazzi: sanità e servizi sociali («la macchina non ha emozioni, può andare in tilt»). Più acceso, invece, il dibattito sul “giudice robot” e sull’impiego dell’IA in campo pedagogico. Quanto alla ChatGPT per fare i compiti, è uno strumento innegabilmente utile per le ricerche, semplifica lo studio, permette di risparmiare tempo. Ma a che prezzo? In particolare due studenti di design di Roma concordano sulle conseguenze di un utilizzo eccessivo dell’IA in campo artistico come in come in campo concettuale: delegare significa raggiungere in breve tempo un prodotto, ma significa anche la sostanziale perdita della maturazione personale che avviene nel corso della produzione. Fare i compiti è soprattutto un processo, solo in secondo luogo un pervenire al risultato.
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