
Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
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Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
L'Intelligenza Artificiale e le imprese italiane: il momento di scegliere
Cita da Samina Sayeda su 18 Maggio 2026, 9:48 amDi Giuseppe Nicolosiù - General Manager di Digital One
Chi sono e da dove guardo
Mi chiamo Giuseppe Nicolosi e guido Digital One, una realtà nata in Italia con una vocazione globale: accompagnare le imprese nella trasformazione digitale non come semplice fornitore di soluzioni, ma come partner strategico. Ogni giorno lavoro a fianco di organizzazioni che si trovano a dover ripensare i propri modelli di business, i propri processi, il proprio modo di relazionarsi con clienti e collaboratori. E ogni giorno mi confronto con la stessa domanda, posta con toni diversi a seconda dell'interlocutore: cosa fare con l'Intelligenza Artificiale?
Non è una domanda banale. E la risposta non è mai semplice. Ma ciò che ho imparato, osservando da vicino decine di contesti aziendali, è che la difficoltà non è tecnologica. È culturale, strategica, spesso esistenziale. È la difficoltà di chi sa che il cambiamento è inevitabile, ma non riesce ancora a trovare il coraggio — e le energie — per abbracciarlo davvero.
Il cambiamento in atto: un'opportunità mal distribuita
L'Intelligenza Artificiale non è più una tecnologia del futuro. È già presente, capillare, operativa. È nei sistemi di customer care, nei motori di raccomandazione, negli strumenti di analisi predittiva, nei software che ottimizzano la produzione e quelli che automatizzano la gestione documentale. Chi lavora nel settore digitale lo sa bene: negli ultimi tre anni l'accelerazione è stata esponenziale, e il confine tra ciò che era sperimentale e ciò che è maturo si è assottigliato rapidamente.
Eppure, se guardiamo al tessuto produttivo italiano — fatto in larga parte di piccole e medie imprese, di eccellenze manifatturiere, di realtà familiari con radici profonde e orizzonti spesso locali — il quadro è meno rassicurante. Molte aziende sono ancora ferme all'osservazione. Aspettano, valutano, rimandano. Alcune lo fanno per mancanza di risorse, altre per assenza di competenze interne, altre ancora per una resistenza culturale difficile da smontare. Il risultato è un Paese che rischia di arrivare in ritardo a un appuntamento che non ammette rinvii.
Il problema non è l'IA in sé. Il problema è la distanza crescente tra chi sta già usando questi strumenti per guadagnare efficienza, personalizzare l'esperienza cliente, accelerare l'innovazione — e chi invece guarda dall'altra parte della finestra. Questa distanza si misurerà, nei prossimi anni, in quote di mercato perse, in talenti che migreranno verso ambienti più stimolanti, in opportunità che semplicemente non torneranno.
Non mancano le resistenze, e sarebbe disonesto ignorarle. C'è chi teme per il proprio lavoro, chi diffida dei dati in mano a sistemi automatizzati, chi percepisce l'IA come qualcosa di opaco e incontrollabile. Sono paure legittime, che vanno ascoltate e affrontate — non liquidate. Ma la risposta a queste paure non può essere l'immobilità. Deve essere la formazione, la governance, la scelta consapevole di come integrare queste tecnologie in modo responsabile e orientato alle persone.
Prospettive future: un'Italia che può ancora scegliere
Nei prossimi cinque anni, l'Intelligenza Artificiale cambierà profondamente le regole del gioco in quasi tutti i settori. La velocità con cui le organizzazioni sapranno adottarla, integrarla e governarla determinerà chi resterà competitivo e chi verrà progressivamente marginalizzato. Non si tratta di fantascienza: è già quello che sta accadendo nei mercati più avanzati.
Immagino un futuro in cui le imprese italiane che avranno investito nell'IA non saranno semplicemente più efficienti — saranno più intelligenti. Capaci di anticipare le esigenze dei clienti prima ancora che vengano espresse. Capaci di formare i propri collaboratori in modo continuo e personalizzato. Capaci di prendere decisioni complesse con una base di dati e analisi che oggi sarebbe impensabile gestire manualmente. Capaci, in definitiva, di liberare energia umana dalle attività ripetitive per concentrarsi su ciò che conta davvero: la creatività, la relazione, la visione.
Ma questo futuro non arriva da solo. Non è sufficiente acquistare uno strumento, abbonarsi a una piattaforma, affidare la trasformazione a un consulente esterno. La vera trasformazione richiede un impegno profondo: nella comprensione delle tecnologie, nella revisione dei processi, nella costruzione di competenze interne, nella definizione di una strategia che non sia un adeguamento passivo ma una scelta attiva di posizionamento.
Esiste anche uno scenario alternativo, e sarebbe sbagliato non nominarlo: quello di un'Italia che resta indietro, che subisce l'innovazione invece di guidarla, che si ritrova a importare soluzioni e modelli sviluppati altrove senza avere la capacità di adattarli alla propria specificità. Non è un destino inevitabile. Ma è un rischio reale, e va preso sul serio.
Conclusione: non c'è scorciatoia
Ogni volta che incontro un imprenditore o un manager che mi chiede da dove cominciare, la mia risposta è sempre la stessa: cominciare. Non aspettare la soluzione perfetta, non cercare la garanzia zero rischi, non delegare ad altri la comprensione di qualcosa che cambierà il proprio settore. Iniziare, anche in piccolo, con un progetto pilota, con un'analisi interna, con un percorso di formazione per il team. L'IA non è un interruttore che si accende: è un processo che si costruisce nel tempo, con metodo e determinazione.
In Digital One crediamo che la trasformazione digitale non sia mai solo una questione di tecnologia. È una questione di visione, di persone, di scelte coraggiose fatte nel momento giusto. L'Intelligenza Artificiale è oggi uno di quei crocevia in cui le scelte che si fanno — o che si rimandano — disegneranno il profilo delle imprese di domani.
Il cambiamento è esigente. Richiede tempo, energie, investimenti, e la disponibilità a mettere in discussione ciò che ha funzionato fino a ieri. Ma è proprio questa esigenza la sua promessa più autentica: chi attraversa davvero la trasformazione, chi non cerca la scorciatoia ma percorre la strada con rigore e visione, trova dall'altra parte un vantaggio competitivo difficile da erodere.
Il momento per scegliere è adesso.
Di Giuseppe Nicolosiù - General Manager di Digital One
Chi sono e da dove guardo
Mi chiamo Giuseppe Nicolosi e guido Digital One, una realtà nata in Italia con una vocazione globale: accompagnare le imprese nella trasformazione digitale non come semplice fornitore di soluzioni, ma come partner strategico. Ogni giorno lavoro a fianco di organizzazioni che si trovano a dover ripensare i propri modelli di business, i propri processi, il proprio modo di relazionarsi con clienti e collaboratori. E ogni giorno mi confronto con la stessa domanda, posta con toni diversi a seconda dell'interlocutore: cosa fare con l'Intelligenza Artificiale?
Non è una domanda banale. E la risposta non è mai semplice. Ma ciò che ho imparato, osservando da vicino decine di contesti aziendali, è che la difficoltà non è tecnologica. È culturale, strategica, spesso esistenziale. È la difficoltà di chi sa che il cambiamento è inevitabile, ma non riesce ancora a trovare il coraggio — e le energie — per abbracciarlo davvero.
Il cambiamento in atto: un'opportunità mal distribuita
L'Intelligenza Artificiale non è più una tecnologia del futuro. È già presente, capillare, operativa. È nei sistemi di customer care, nei motori di raccomandazione, negli strumenti di analisi predittiva, nei software che ottimizzano la produzione e quelli che automatizzano la gestione documentale. Chi lavora nel settore digitale lo sa bene: negli ultimi tre anni l'accelerazione è stata esponenziale, e il confine tra ciò che era sperimentale e ciò che è maturo si è assottigliato rapidamente.
Eppure, se guardiamo al tessuto produttivo italiano — fatto in larga parte di piccole e medie imprese, di eccellenze manifatturiere, di realtà familiari con radici profonde e orizzonti spesso locali — il quadro è meno rassicurante. Molte aziende sono ancora ferme all'osservazione. Aspettano, valutano, rimandano. Alcune lo fanno per mancanza di risorse, altre per assenza di competenze interne, altre ancora per una resistenza culturale difficile da smontare. Il risultato è un Paese che rischia di arrivare in ritardo a un appuntamento che non ammette rinvii.
Il problema non è l'IA in sé. Il problema è la distanza crescente tra chi sta già usando questi strumenti per guadagnare efficienza, personalizzare l'esperienza cliente, accelerare l'innovazione — e chi invece guarda dall'altra parte della finestra. Questa distanza si misurerà, nei prossimi anni, in quote di mercato perse, in talenti che migreranno verso ambienti più stimolanti, in opportunità che semplicemente non torneranno.
Non mancano le resistenze, e sarebbe disonesto ignorarle. C'è chi teme per il proprio lavoro, chi diffida dei dati in mano a sistemi automatizzati, chi percepisce l'IA come qualcosa di opaco e incontrollabile. Sono paure legittime, che vanno ascoltate e affrontate — non liquidate. Ma la risposta a queste paure non può essere l'immobilità. Deve essere la formazione, la governance, la scelta consapevole di come integrare queste tecnologie in modo responsabile e orientato alle persone.
Prospettive future: un'Italia che può ancora scegliere
Nei prossimi cinque anni, l'Intelligenza Artificiale cambierà profondamente le regole del gioco in quasi tutti i settori. La velocità con cui le organizzazioni sapranno adottarla, integrarla e governarla determinerà chi resterà competitivo e chi verrà progressivamente marginalizzato. Non si tratta di fantascienza: è già quello che sta accadendo nei mercati più avanzati.
Immagino un futuro in cui le imprese italiane che avranno investito nell'IA non saranno semplicemente più efficienti — saranno più intelligenti. Capaci di anticipare le esigenze dei clienti prima ancora che vengano espresse. Capaci di formare i propri collaboratori in modo continuo e personalizzato. Capaci di prendere decisioni complesse con una base di dati e analisi che oggi sarebbe impensabile gestire manualmente. Capaci, in definitiva, di liberare energia umana dalle attività ripetitive per concentrarsi su ciò che conta davvero: la creatività, la relazione, la visione.
Ma questo futuro non arriva da solo. Non è sufficiente acquistare uno strumento, abbonarsi a una piattaforma, affidare la trasformazione a un consulente esterno. La vera trasformazione richiede un impegno profondo: nella comprensione delle tecnologie, nella revisione dei processi, nella costruzione di competenze interne, nella definizione di una strategia che non sia un adeguamento passivo ma una scelta attiva di posizionamento.
Esiste anche uno scenario alternativo, e sarebbe sbagliato non nominarlo: quello di un'Italia che resta indietro, che subisce l'innovazione invece di guidarla, che si ritrova a importare soluzioni e modelli sviluppati altrove senza avere la capacità di adattarli alla propria specificità. Non è un destino inevitabile. Ma è un rischio reale, e va preso sul serio.
Conclusione: non c'è scorciatoia
Ogni volta che incontro un imprenditore o un manager che mi chiede da dove cominciare, la mia risposta è sempre la stessa: cominciare. Non aspettare la soluzione perfetta, non cercare la garanzia zero rischi, non delegare ad altri la comprensione di qualcosa che cambierà il proprio settore. Iniziare, anche in piccolo, con un progetto pilota, con un'analisi interna, con un percorso di formazione per il team. L'IA non è un interruttore che si accende: è un processo che si costruisce nel tempo, con metodo e determinazione.
In Digital One crediamo che la trasformazione digitale non sia mai solo una questione di tecnologia. È una questione di visione, di persone, di scelte coraggiose fatte nel momento giusto. L'Intelligenza Artificiale è oggi uno di quei crocevia in cui le scelte che si fanno — o che si rimandano — disegneranno il profilo delle imprese di domani.
Il cambiamento è esigente. Richiede tempo, energie, investimenti, e la disponibilità a mettere in discussione ciò che ha funzionato fino a ieri. Ma è proprio questa esigenza la sua promessa più autentica: chi attraversa davvero la trasformazione, chi non cerca la scorciatoia ma percorre la strada con rigore e visione, trova dall'altra parte un vantaggio competitivo difficile da erodere.
Il momento per scegliere è adesso.

