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Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
Campi estivi BRIA della Fondazione Olitec: a Rieti presentata ai giovani un’esperienza gratuita tra tecnologia, natura, spiritualità e futuro
Cita da Fondazione Olitec su 20 Maggio 2026, 12:04 pmLa Fondazione Olitec ha presentato ai giovani di Rieti il nuovo programma dei Campi Estivi BRIA, un’iniziativa educativa e formativa pensata per ragazze e ragazzi a partire dai 18 anni, completamente gratuita, che si svolgerà nel periodo compreso tra il 1° luglio e la metà di agosto.
Si tratta di un progetto che nasce con una finalità precisa: offrire ai giovani un’esperienza residenziale capace di unire formazione tecnologica, crescita personale, vita comunitaria, contatto con la natura e riflessione interiore. Non un semplice campo estivo ricreativo, ma un percorso educativo strutturato, nel quale le discipline BRIA — Bioinformatica, Realtà Immersiva e Intelligenza Artificiale — vengono inserite dentro una visione più ampia dell’essere umano, del futuro e della responsabilità.
Il programma, denominato “Tech & Soul – Connessioni Interiori, Visioni Future”, rappresenta una delle proposte più originali della Fondazione: un campo residenziale nel quale tecnologia e spiritualità non vengono presentate come mondi contrapposti, ma come due dimensioni che possono dialogare, a condizione che la tecnica resti al servizio della persona, della comunità e della crescita interiore.
La proposta è stata illustrata ai giovani di Rieti come un’occasione concreta, accessibile e interamente sostenuta dalla Fondazione. La gratuità totale del percorso rappresenta un elemento centrale: nessun ragazzo deve essere escluso da un’esperienza formativa di qualità per ragioni economiche. La Fondazione intende infatti intercettare talento, curiosità, motivazione e desiderio di crescita, offrendo ai partecipanti strumenti, metodo, disciplina e visione.
Il campo estivo si articolerà in un calendario che, dal primo luglio alla metà di agosto, consentirà ai giovani selezionati di vivere giornate intense, organizzate secondo moduli residenziali strutturati. Il programma allegato descrive un percorso tipo di sette giorni, pensato come nucleo educativo dell’esperienza: dall’accoglienza iniziale alla restituzione finale, ogni giornata ha un tema, un ritmo e una funzione precisa.
Il primo giorno sarà dedicato all’accoglienza e al radicamento. I partecipanti arriveranno nella struttura, prenderanno possesso degli spazi, incontreranno gli educatori e condivideranno le prime regole del cammino comune. Verrà consegnato loro un diario personale, insieme a un piccolo braccialetto simbolico, definito “braccialetto di silenzio”, che accompagnerà il percorso come segno di ascolto, consapevolezza e rispetto. Sin dall’inizio il campo non sarà impostato sulla competizione scolastica o sulla narrazione dei risultati personali, ma sull’incontro autentico tra ragazzi, sulla capacità di raccontarsi e sulla disponibilità ad ascoltare.
La mattinata inaugurale prevede anche attività di ascolto corporeo, respirazione e camminata consapevole nella natura. È un modo per introdurre i giovani a un concetto di spiritualità non astratto, ma vissuto attraverso i sensi, la presenza, il silenzio e la capacità di osservare ciò che accade dentro e fuori di sé. La giornata si concluderà con una cena conviviale e una veglia al fuoco, durante la quale ciascun partecipante potrà raccontarsi senza rifugiarsi nei soliti parametri del rendimento scolastico o del successo esteriore.
Il secondo giorno sarà dedicato allo spirito dell’innovazione. I ragazzi costruiranno il proprio visore in cartone, personalizzandolo e utilizzandolo per vivere una prima esperienza di realtà virtuale. La tecnologia immersiva diventerà così uno strumento educativo, capace di aprire un viaggio emozionale attraverso luoghi sacri delle principali tradizioni religiose del mondo. L’obiettivo non sarà soltanto stupire attraverso la tecnologia, ma far comprendere come gli strumenti digitali possano ampliare la percezione, modificare il modo in cui guardiamo la realtà e porre domande profonde su ciò che vediamo, su ciò che immaginiamo e su ciò che rischiamo di non vedere più.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, ogni partecipante sarà invitato a immaginare e disegnare uno spazio spirituale virtuale: una sorta di tempio personale, costruito non con pietre o mattoni, ma con simboli, colori, forme e significati legati al proprio mondo interiore. La sera sarà dedicata alla visione collettiva del documentario “The Social Dilemma”, seguita da un confronto aperto sui social network, sull’autonomia interiore, sulle dipendenze digitali e sulla libertà personale in un mondo iperconnesso.
Il terzo giorno introdurrà un elemento fondamentale: il digital detox. Sarà una giornata completamente senza tecnologia, costruita intorno al silenzio, alla natura e alla contemplazione. I partecipanti cammineranno verso un luogo panoramico, praticheranno una meditazione guidata a occhi aperti e saranno invitati a osservare, respirare, annotare sensazioni e riflessioni nel proprio diario. In un tempo in cui i giovani sono spesso sommersi da stimoli, notifiche e contenuti continui, questa giornata avrà il valore di una vera educazione alla presenza.
Nel pomeriggio, il gruppo realizzerà un grande mandala collettivo con materiali naturali raccolti nel bosco: sassi, rami, foglie, fiori. Sarà un’attività semplice solo in apparenza, perché insegnerà ai ragazzi il valore della cooperazione, della bellezza condivisa, della pazienza e della costruzione comune. La cena si svolgerà in silenzio, richiamando l’esperienza monastica, mentre la sera sarà dedicata a letture sotto il cielo stellato, con brani scelti da Rumi, San Francesco ed Emily Dickinson.
Il quarto giorno affronterà uno dei temi più attuali e decisivi: la connessione tra intelligenza artificiale e responsabilità umana. La mattina sarà dedicata a un laboratorio introduttivo sull’IA, pensato per spiegare ai giovani che l’intelligenza artificiale non è una magia, né un’entità autonoma separata dall’uomo, ma uno specchio delle scelte, dei dati, delle intenzioni e dei limiti di chi la progetta e la utilizza.
Attraverso un gioco di ruolo, ogni partecipante impersonerà una funzione di un sistema artificiale, comprendendo in modo esperienziale le luci e le ombre di questi strumenti. Nel pomeriggio si parlerà di programmazione etica e di coding come forma creativa e responsabile. Non si tratterà semplicemente di imparare a scrivere codice, ma di capire che ogni scelta tecnologica produce conseguenze. I ragazzi saranno poi chiamati a elaborare insieme un vero e proprio “codice spirituale”: una carta di valori condivisa, capace di esprimere i principi che il gruppo intende portare con sé nel futuro.
Il quinto giorno sarà dedicato al senso dell’altro. La tecnologia verrà presentata come strumento di empatia e non solo come mezzo di efficienza. Attraverso esperienze immersive in realtà virtuale, i partecipanti saranno messi di fronte a situazioni di vulnerabilità sociale, con l’obiettivo di comprendere meglio la sofferenza, la fragilità, l’esclusione e il bisogno dell’altro. Le emozioni generate da queste esperienze saranno poi elaborate in un cerchio di parola, dove ciascuno potrà interrogarsi sul proprio rapporto con la sofferenza altrui e con la responsabilità personale.
Nel pomeriggio, i giovani lavoreranno in piccoli gruppi per progettare un’applicazione o una tecnologia semplice capace di migliorare la vita di una persona o di una comunità. In questo passaggio emerge con forza la visione della Fondazione: la tecnologia non deve essere soltanto oggetto di consumo, ma strumento di servizio. I ragazzi non saranno invitati solo a usare strumenti digitali, ma a immaginare soluzioni, a pensare problemi reali, a cercare risposte utili.
La sera sarà dedicata alla “Notte delle Luci”, una camminata nel buio con lanterne costruite a mano, nella quale ogni tappa sarà accompagnata da una riflessione collettiva. Anche qui, il linguaggio simbolico avrà un ruolo importante: la luce non sarà soltanto un oggetto fisico, ma il segno di una consapevolezza che cresce, di una strada che si apre, di una comunità che cammina insieme.
Il sesto giorno sarà il giorno del dono. La mattina i partecipanti realizzeranno un podcast collettivo, registrando pensieri, racconti, poesie o riflessioni nate dall’esperienza vissuta. Saranno prodotti anche piccoli contenuti digitali, come video o immagini dal valore simbolico. In questo modo, la tecnologia tornerà a essere strumento espressivo, ma dopo essere stata purificata dall’esperienza del silenzio, della natura e dell’ascolto.
Nel pomeriggio verrà preparato l’evento conclusivo del campo, definito nel programma come una “messa laica”: un momento di restituzione nel quale ogni ragazzo offrirà qualcosa di sé al gruppo attraverso parole, gesti, disegni, suoni o pensieri. Prima della cena sarà compiuto un gesto simbolico particolarmente significativo: la piantumazione di un seme, reale o virtuale, come promessa di crescita personale e collettiva. La serata si concluderà con una festa finale, tra musica, danza e gioia condivisa.
Il settimo giorno sarà dedicato al saluto e alla ripartenza. Dopo la colazione, i partecipanti si riuniranno in un cerchio finale per condividere ciò che portano con sé e ciò che invece scelgono di lasciare al campo. Riceveranno un attestato di partecipazione e restituiranno il braccialetto del silenzio, come atto simbolico di maturazione. Sarà il momento conclusivo di un’esperienza pensata per lasciare un segno profondo, non soltanto nella memoria estiva, ma nel percorso umano e personale di ciascun ragazzo.
La presentazione dei campi estivi ai giovani di Rieti assume quindi un valore che va oltre la semplice comunicazione di un calendario. È una proposta educativa forte, che parla a una generazione spesso descritta come fragile, distratta o disorientata, ma che in realtà chiede soltanto di essere ascoltata, guidata e messa davanti a occasioni vere.
La Fondazione Olitec sceglie di rispondere a questa domanda non con slogan, ma con un’esperienza concreta: giorni di vita comune, formazione, disciplina, tecnologia, natura, spiritualità e responsabilità. In un tempo in cui l’intelligenza artificiale rischia di essere raccontata solo come potenza tecnica, i Campi Estivi BRIA ricordano che il vero centro del futuro resta l’essere umano.
La tecnologia, da sola, non salva. La formazione, da sola, non basta. Anche la spiritualità, se resta chiusa in un linguaggio astratto, rischia di non parlare più ai giovani. Ma quando questi elementi si incontrano dentro un percorso educativo serio, allora nasce qualcosa di diverso: una possibilità di crescita integrale, in cui il ragazzo non viene considerato soltanto come studente, utente o futuro lavoratore, ma come persona.
È questo il messaggio più importante lanciato a Rieti: i giovani non devono essere lasciati soli davanti al futuro. Devono essere accompagnati, formati, provocati, responsabilizzati e messi nelle condizioni di scoprire il proprio valore. I Campi Estivi BRIA gratuiti al 100% nascono per questo: per offrire a ogni partecipante un’esperienza capace di accendere domande, rafforzare il carattere, aprire lo sguardo e mostrare che il futuro non appartiene semplicemente a chi possiede la tecnologia, ma a chi sa usarla con coscienza, disciplina e amore per gli altri.
La Fondazione Olitec ha presentato ai giovani di Rieti il nuovo programma dei Campi Estivi BRIA, un’iniziativa educativa e formativa pensata per ragazze e ragazzi a partire dai 18 anni, completamente gratuita, che si svolgerà nel periodo compreso tra il 1° luglio e la metà di agosto.
Si tratta di un progetto che nasce con una finalità precisa: offrire ai giovani un’esperienza residenziale capace di unire formazione tecnologica, crescita personale, vita comunitaria, contatto con la natura e riflessione interiore. Non un semplice campo estivo ricreativo, ma un percorso educativo strutturato, nel quale le discipline BRIA — Bioinformatica, Realtà Immersiva e Intelligenza Artificiale — vengono inserite dentro una visione più ampia dell’essere umano, del futuro e della responsabilità.
Il programma, denominato “Tech & Soul – Connessioni Interiori, Visioni Future”, rappresenta una delle proposte più originali della Fondazione: un campo residenziale nel quale tecnologia e spiritualità non vengono presentate come mondi contrapposti, ma come due dimensioni che possono dialogare, a condizione che la tecnica resti al servizio della persona, della comunità e della crescita interiore.
La proposta è stata illustrata ai giovani di Rieti come un’occasione concreta, accessibile e interamente sostenuta dalla Fondazione. La gratuità totale del percorso rappresenta un elemento centrale: nessun ragazzo deve essere escluso da un’esperienza formativa di qualità per ragioni economiche. La Fondazione intende infatti intercettare talento, curiosità, motivazione e desiderio di crescita, offrendo ai partecipanti strumenti, metodo, disciplina e visione.
Il campo estivo si articolerà in un calendario che, dal primo luglio alla metà di agosto, consentirà ai giovani selezionati di vivere giornate intense, organizzate secondo moduli residenziali strutturati. Il programma allegato descrive un percorso tipo di sette giorni, pensato come nucleo educativo dell’esperienza: dall’accoglienza iniziale alla restituzione finale, ogni giornata ha un tema, un ritmo e una funzione precisa.
Il primo giorno sarà dedicato all’accoglienza e al radicamento. I partecipanti arriveranno nella struttura, prenderanno possesso degli spazi, incontreranno gli educatori e condivideranno le prime regole del cammino comune. Verrà consegnato loro un diario personale, insieme a un piccolo braccialetto simbolico, definito “braccialetto di silenzio”, che accompagnerà il percorso come segno di ascolto, consapevolezza e rispetto. Sin dall’inizio il campo non sarà impostato sulla competizione scolastica o sulla narrazione dei risultati personali, ma sull’incontro autentico tra ragazzi, sulla capacità di raccontarsi e sulla disponibilità ad ascoltare.
La mattinata inaugurale prevede anche attività di ascolto corporeo, respirazione e camminata consapevole nella natura. È un modo per introdurre i giovani a un concetto di spiritualità non astratto, ma vissuto attraverso i sensi, la presenza, il silenzio e la capacità di osservare ciò che accade dentro e fuori di sé. La giornata si concluderà con una cena conviviale e una veglia al fuoco, durante la quale ciascun partecipante potrà raccontarsi senza rifugiarsi nei soliti parametri del rendimento scolastico o del successo esteriore.
Il secondo giorno sarà dedicato allo spirito dell’innovazione. I ragazzi costruiranno il proprio visore in cartone, personalizzandolo e utilizzandolo per vivere una prima esperienza di realtà virtuale. La tecnologia immersiva diventerà così uno strumento educativo, capace di aprire un viaggio emozionale attraverso luoghi sacri delle principali tradizioni religiose del mondo. L’obiettivo non sarà soltanto stupire attraverso la tecnologia, ma far comprendere come gli strumenti digitali possano ampliare la percezione, modificare il modo in cui guardiamo la realtà e porre domande profonde su ciò che vediamo, su ciò che immaginiamo e su ciò che rischiamo di non vedere più.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, ogni partecipante sarà invitato a immaginare e disegnare uno spazio spirituale virtuale: una sorta di tempio personale, costruito non con pietre o mattoni, ma con simboli, colori, forme e significati legati al proprio mondo interiore. La sera sarà dedicata alla visione collettiva del documentario “The Social Dilemma”, seguita da un confronto aperto sui social network, sull’autonomia interiore, sulle dipendenze digitali e sulla libertà personale in un mondo iperconnesso.
Il terzo giorno introdurrà un elemento fondamentale: il digital detox. Sarà una giornata completamente senza tecnologia, costruita intorno al silenzio, alla natura e alla contemplazione. I partecipanti cammineranno verso un luogo panoramico, praticheranno una meditazione guidata a occhi aperti e saranno invitati a osservare, respirare, annotare sensazioni e riflessioni nel proprio diario. In un tempo in cui i giovani sono spesso sommersi da stimoli, notifiche e contenuti continui, questa giornata avrà il valore di una vera educazione alla presenza.
Nel pomeriggio, il gruppo realizzerà un grande mandala collettivo con materiali naturali raccolti nel bosco: sassi, rami, foglie, fiori. Sarà un’attività semplice solo in apparenza, perché insegnerà ai ragazzi il valore della cooperazione, della bellezza condivisa, della pazienza e della costruzione comune. La cena si svolgerà in silenzio, richiamando l’esperienza monastica, mentre la sera sarà dedicata a letture sotto il cielo stellato, con brani scelti da Rumi, San Francesco ed Emily Dickinson.
Il quarto giorno affronterà uno dei temi più attuali e decisivi: la connessione tra intelligenza artificiale e responsabilità umana. La mattina sarà dedicata a un laboratorio introduttivo sull’IA, pensato per spiegare ai giovani che l’intelligenza artificiale non è una magia, né un’entità autonoma separata dall’uomo, ma uno specchio delle scelte, dei dati, delle intenzioni e dei limiti di chi la progetta e la utilizza.
Attraverso un gioco di ruolo, ogni partecipante impersonerà una funzione di un sistema artificiale, comprendendo in modo esperienziale le luci e le ombre di questi strumenti. Nel pomeriggio si parlerà di programmazione etica e di coding come forma creativa e responsabile. Non si tratterà semplicemente di imparare a scrivere codice, ma di capire che ogni scelta tecnologica produce conseguenze. I ragazzi saranno poi chiamati a elaborare insieme un vero e proprio “codice spirituale”: una carta di valori condivisa, capace di esprimere i principi che il gruppo intende portare con sé nel futuro.
Il quinto giorno sarà dedicato al senso dell’altro. La tecnologia verrà presentata come strumento di empatia e non solo come mezzo di efficienza. Attraverso esperienze immersive in realtà virtuale, i partecipanti saranno messi di fronte a situazioni di vulnerabilità sociale, con l’obiettivo di comprendere meglio la sofferenza, la fragilità, l’esclusione e il bisogno dell’altro. Le emozioni generate da queste esperienze saranno poi elaborate in un cerchio di parola, dove ciascuno potrà interrogarsi sul proprio rapporto con la sofferenza altrui e con la responsabilità personale.
Nel pomeriggio, i giovani lavoreranno in piccoli gruppi per progettare un’applicazione o una tecnologia semplice capace di migliorare la vita di una persona o di una comunità. In questo passaggio emerge con forza la visione della Fondazione: la tecnologia non deve essere soltanto oggetto di consumo, ma strumento di servizio. I ragazzi non saranno invitati solo a usare strumenti digitali, ma a immaginare soluzioni, a pensare problemi reali, a cercare risposte utili.
La sera sarà dedicata alla “Notte delle Luci”, una camminata nel buio con lanterne costruite a mano, nella quale ogni tappa sarà accompagnata da una riflessione collettiva. Anche qui, il linguaggio simbolico avrà un ruolo importante: la luce non sarà soltanto un oggetto fisico, ma il segno di una consapevolezza che cresce, di una strada che si apre, di una comunità che cammina insieme.
Il sesto giorno sarà il giorno del dono. La mattina i partecipanti realizzeranno un podcast collettivo, registrando pensieri, racconti, poesie o riflessioni nate dall’esperienza vissuta. Saranno prodotti anche piccoli contenuti digitali, come video o immagini dal valore simbolico. In questo modo, la tecnologia tornerà a essere strumento espressivo, ma dopo essere stata purificata dall’esperienza del silenzio, della natura e dell’ascolto.
Nel pomeriggio verrà preparato l’evento conclusivo del campo, definito nel programma come una “messa laica”: un momento di restituzione nel quale ogni ragazzo offrirà qualcosa di sé al gruppo attraverso parole, gesti, disegni, suoni o pensieri. Prima della cena sarà compiuto un gesto simbolico particolarmente significativo: la piantumazione di un seme, reale o virtuale, come promessa di crescita personale e collettiva. La serata si concluderà con una festa finale, tra musica, danza e gioia condivisa.
Il settimo giorno sarà dedicato al saluto e alla ripartenza. Dopo la colazione, i partecipanti si riuniranno in un cerchio finale per condividere ciò che portano con sé e ciò che invece scelgono di lasciare al campo. Riceveranno un attestato di partecipazione e restituiranno il braccialetto del silenzio, come atto simbolico di maturazione. Sarà il momento conclusivo di un’esperienza pensata per lasciare un segno profondo, non soltanto nella memoria estiva, ma nel percorso umano e personale di ciascun ragazzo.
La presentazione dei campi estivi ai giovani di Rieti assume quindi un valore che va oltre la semplice comunicazione di un calendario. È una proposta educativa forte, che parla a una generazione spesso descritta come fragile, distratta o disorientata, ma che in realtà chiede soltanto di essere ascoltata, guidata e messa davanti a occasioni vere.
La Fondazione Olitec sceglie di rispondere a questa domanda non con slogan, ma con un’esperienza concreta: giorni di vita comune, formazione, disciplina, tecnologia, natura, spiritualità e responsabilità. In un tempo in cui l’intelligenza artificiale rischia di essere raccontata solo come potenza tecnica, i Campi Estivi BRIA ricordano che il vero centro del futuro resta l’essere umano.
La tecnologia, da sola, non salva. La formazione, da sola, non basta. Anche la spiritualità, se resta chiusa in un linguaggio astratto, rischia di non parlare più ai giovani. Ma quando questi elementi si incontrano dentro un percorso educativo serio, allora nasce qualcosa di diverso: una possibilità di crescita integrale, in cui il ragazzo non viene considerato soltanto come studente, utente o futuro lavoratore, ma come persona.
È questo il messaggio più importante lanciato a Rieti: i giovani non devono essere lasciati soli davanti al futuro. Devono essere accompagnati, formati, provocati, responsabilizzati e messi nelle condizioni di scoprire il proprio valore. I Campi Estivi BRIA gratuiti al 100% nascono per questo: per offrire a ogni partecipante un’esperienza capace di accendere domande, rafforzare il carattere, aprire lo sguardo e mostrare che il futuro non appartiene semplicemente a chi possiede la tecnologia, ma a chi sa usarla con coscienza, disciplina e amore per gli altri.

