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Buona Pasqua a chi ?

Di Nicolini Massimiliano

Buona Pasqua a chi?

C’è una domanda che quest’anno si impone con forza, quasi con inquietudine: Buona Pasqua a chi?
Non è una provocazione sterile, ma un interrogativo che nasce dal tempo che stiamo vivendo, da un mondo che sembra aver smarrito la bussola morale e da una società che, troppo spesso, celebra senza comprendere.

La Pasqua, nella sua essenza più profonda, non è una ricorrenza commerciale né una pausa stagionale. È il simbolo più alto del sacrificio, della sofferenza e della rinascita. È il racconto eterno di una croce che pesa non solo sulle spalle di un uomo, ma sull’intera umanità. E oggi, su quel monte della croce, non c’è soltanto la memoria di Cristo: ci sono le speranze tradite e quelle ancora vive, i dolori nascosti e le attese silenziose di interi popoli.

Su quel monte, quest’anno, ci stanno soprattutto i giovani.
Giovani che non chiedono privilegi, ma possibilità. Che non cercano scorciatoie, ma dignità. Che si trovano a vivere in un sistema che spesso li osserva ma non li ascolta, li forma ma non li accoglie, li illude ma non li sostiene davvero. Portano sulle spalle una croce fatta di precarietà, di incertezze, di promesse mai mantenute. Eppure, proprio loro rappresentano la più grande riserva di speranza che abbiamo. Se c’è una resurrezione possibile, passerà inevitabilmente attraverso di loro.

Su quel monte ci sono anche i popoli.
Popoli feriti, divisi, spinti verso conflitti che spesso non hanno scelto. Popoli che cercano pace e trovano interessi. Che invocano dialogo e ricevono strategie. La croce, oggi, non è solo simbolo religioso: è la fotografia di un’umanità che continua a sacrificarsi per logiche che nulla hanno a che vedere con il bene comune. E allora la Pasqua dovrebbe essere il momento in cui ci si ferma davvero a riflettere su cosa significhi costruire la pace, non proclamarla.

E poi c’è l’Italia.
Un Paese straordinario, ricco di storia, cultura, intelligenza e capacità, ma troppo spesso bistrattato. Non da forze esterne soltanto, ma da dinamiche interne che lo logorano. Interessi di parte, caste, corporazioni, una politica che fatica a elevarsi e che talvolta sembra più concentrata sulla gestione del potere che sulla costruzione del futuro. L’Italia, oggi, è come quel Cristo sulla croce: esposta, giudicata, spesso lasciata sola, mentre attorno si discute senza agire davvero. Eppure, anche in questo caso, la possibilità di una resurrezione esiste. Ma richiede coraggio, visione e soprattutto verità.

Infine, su quel monte, c’è anche la religione stessa.
Una religione che dovrebbe essere guida, rifugio, testimonianza di purezza e di amore, ma che talvolta appare smarrita, appesantita da compromessi e distanze. E in questo scenario si consuma forse uno dei sacrifici più silenziosi e dolorosi: quello dell’ultima icona della purezza, la Madonna. Non come figura teologica, ma come simbolo universale di innocenza, di maternità, di amore incondizionato. Una purezza che oggi sembra sbiadita, sacrificata anch’essa sull’altare di un mondo che fatica a riconoscere il valore della semplicità e della verità.

E allora, tornando alla domanda iniziale: Buona Pasqua a chi?

Buona Pasqua a chi continua a credere, nonostante tutto.
A chi porta la propria croce in silenzio, senza smettere di sperare.
A chi, pur vivendo in un tempo complesso, sceglie ogni giorno di costruire e non di distruggere.
A chi guarda ai giovani non come a un problema, ma come alla soluzione.
A chi non si arrende alla logica degli interessi, ma cerca il bene comune.
A chi, nella fede o nella coscienza, custodisce ancora un’idea di purezza.

Perché la Pasqua non è per tutti allo stesso modo.
È per chi è disposto a comprendere che la resurrezione non arriva senza attraversare la croce.
E oggi, più che mai, quella croce non è solo un simbolo: è la realtà che ci interpella, che ci chiama a scegliere da che parte stare.

Buona Pasqua, allora, a chi ha ancora il coraggio di non distogliere lo sguardo.