Programma di apertura, relazioni istituzionali e diplomazia scientifica – Avvio settembre 2026
A partire dal mese di settembre 2026, la Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca avvierà un programma organico di inviti, incontri e relazioni istituzionali finalizzato a presentare in maniera completa, trasparente e direttamente verificabile la propria identità, il proprio metodo di lavoro, le attività formative rivolte ai giovani, i programmi di ricerca scientifica e tecnologica e le iniziative sviluppate in collaborazione con università, organismi pubblici, imprese, professionisti e comunità territoriali. L’iniziativa non sarà concepita come una successione occasionale di visite di rappresentanza, né come una campagna destinata esclusivamente a valorizzare l’immagine dell’ente, ma come l’avvio di un percorso permanente di interlocuzione attraverso il quale le Istituzioni italiane e internazionali potranno conoscere da vicino la Fondazione, comprenderne la struttura, approfondirne gli obiettivi e confrontarsi direttamente con le persone che ne rendono possibile l’attività quotidiana.
La decisione di promuovere questo programma nasce dalla progressiva crescita della Fondazione e dalla conseguente necessità di accompagnare lo sviluppo dei suoi progetti con una più ampia e consapevole conoscenza istituzionale. Negli ultimi anni l’ente ha esteso il proprio campo di intervento dalla ricerca informatica alla formazione avanzata, dalla sicurezza digitale alle applicazioni dell’intelligenza artificiale, dalla protezione dei dati alle tecnologie immersive, dalla medicina sociale ai programmi destinati alla rigenerazione dei piccoli borghi, consolidando contemporaneamente collaborazioni accademiche e scientifiche di carattere nazionale e internazionale. Una realtà che opera in ambiti così diversi e delicati non può limitarsi a comunicare i risultati del proprio lavoro attraverso documenti, pubblicazioni o canali informativi, ma deve rendersi disponibile a un confronto istituzionale continuativo, ordinato e responsabile, nel quale le proprie attività possano essere illustrate, esaminate e comprese senza mediazioni improprie o rappresentazioni parziali.
La Fondazione ritiene infatti che la conoscenza diretta costituisca uno degli strumenti più efficaci per consolidare la fiducia tra soggetti che, pur operando con funzioni differenti, condividono una responsabilità nei confronti del futuro del Paese e delle nuove generazioni. Aprire le proprie sedi alle Istituzioni, illustrare i programmi in corso, presentare i risultati conseguiti, spiegare le difficoltà incontrate e rendere comprensibili le scelte metodologiche significa assumere un impegno concreto di trasparenza, poiché consente agli interlocutori pubblici di valutare la Fondazione non sulla base di narrazioni esterne, impressioni occasionali o comunicazioni sintetiche, ma attraverso l’osservazione diretta del lavoro svolto, delle persone coinvolte e delle finalità perseguite. Tale impostazione risponde anche alla volontà di rafforzare una cultura della responsabilità istituzionale nella quale la ricerca e l’innovazione non vengano considerate attività separate dalla società, ma strumenti che devono essere continuamente confrontati con l’interesse generale, con la tutela dei diritti e con le esigenze reali delle comunità.
Il programma di inviti sarà caratterizzato da un’estensione particolarmente ampia, perché la Fondazione ha scelto di non circoscrivere il dialogo a un numero ristretto di interlocutori individuati sulla base della vicinanza politica, della rilevanza mediatica o della convenienza del momento. Saranno coinvolti gli Organi costituzionali, la Presidenza del Consiglio dei ministri, i diversi Dicasteri, gli uffici governativi competenti nei settori della ricerca, dell’istruzione, della salute, della sicurezza, della trasformazione digitale, del lavoro, della coesione territoriale e delle politiche giovanili, insieme ai vertici delle Forze Armate, delle Forze di polizia, degli organismi di sicurezza e delle strutture nazionali di soccorso e protezione della popolazione. Il programma comprenderà inoltre le Autorità amministrative indipendenti, le università, gli enti di ricerca, le amministrazioni regionali e locali, le organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti fondamentali, le rappresentanze del mondo produttivo e scientifico e le articolazioni istituzionali che, pur operando in ambiti differenti, possono contribuire a una valutazione più completa delle conseguenze sociali, giuridiche, economiche ed etiche dell’innovazione.
La particolare ampiezza della platea dei destinatari costituisce una scelta metodologica e non un semplice elemento quantitativo, poiché i temi affrontati dalla Fondazione attraversano competenze che non possono essere ricondotte a un’unica amministrazione o a un solo settore dello Stato. L’intelligenza artificiale, ad esempio, riguarda contemporaneamente la ricerca scientifica, la formazione, la pubblica amministrazione, la salute, la sicurezza, il mercato del lavoro, la protezione dei dati personali, l’informazione, l’economia e la tutela delle persone più fragili, mentre la rigenerazione digitale dei piccoli comuni coinvolge infrastrutture, servizi pubblici, formazione professionale, coesione territoriale, politiche abitative, assistenza sanitaria e sviluppo economico. Proprio questa natura trasversale rende necessario un dialogo plurale, nel quale ogni Istituzione possa osservare i progetti della Fondazione dalla prospettiva delle proprie competenze e contribuire, mediante osservazioni e indicazioni, a migliorarne l’efficacia, la sostenibilità e la coerenza con l’interesse pubblico.
All’interno del programma assumerà una rilevanza particolare la dimensione internazionale, per la quale la Fondazione ha predisposto il coinvolgimento di 172 Ambasciatori, Ambasciatrici e Capi Missione, in rappresentanza di altrettanti Paesi, attraverso inviti personalizzati e interlocuzioni costruite nel rispetto delle differenti funzioni diplomatiche e delle specificità di ciascuna rappresentanza. La scelta di estendere l’iniziativa a un numero così ampio di Paesi esprime la convinzione che la scienza, la formazione e l’innovazione tecnologica debbano costituire terreni privilegiati di cooperazione internazionale, capaci di mantenere aperti canali di conoscenza e collaborazione anche quando le relazioni politiche, economiche o geopolitiche risultano complesse. La Fondazione intende quindi promuovere una forma concreta di diplomazia scientifica, nella quale la condivisione delle competenze, la formazione dei giovani, gli scambi accademici, la ricerca congiunta e l’applicazione responsabile delle nuove tecnologie possano diventare strumenti di dialogo tra Paesi, comunità scientifiche e sistemi educativi differenti.
Il coinvolgimento delle 172 rappresentanze diplomatiche non sarà orientato alla costruzione di una rete meramente protocollare, ma alla creazione di relazioni potenzialmente capaci di produrre opportunità formative, scientifiche e culturali. Gli incontri potranno consentire alla Fondazione di presentare i propri programmi di ricerca e di formazione, mentre gli Ambasciatori e i Capi Missione potranno illustrare le priorità scientifiche e tecnologiche dei rispettivi Paesi, segnalare università e centri di ricerca interessati a collaborazioni, proporre percorsi di scambio, individuare giovani meritevoli da coinvolgere in programmi internazionali e favorire il contatto con istituzioni pubbliche o soggetti accademici competenti. In questo modo, l’invito non sarà limitato alla visita di cortesia, ma potrà costituire il primo passaggio di una relazione più strutturata, da sviluppare nel tempo attraverso incontri tecnici, tavoli di lavoro, accordi formativi, mobilità internazionale, borse di studio, progetti di ricerca congiunti e iniziative dedicate alla diffusione della cultura scientifica.
La decisione di rivolgersi a 172 Paesi nasce inoltre dal principio secondo il quale la dignità del dialogo istituzionale non debba dipendere dalle dimensioni economiche, dalla popolazione, dalla collocazione geografica o dal peso internazionale dello Stato rappresentato. La Fondazione considera ogni Paese portatore di esperienze, competenze, necessità e prospettive che possono arricchire il confronto, poiché l’innovazione non procede esclusivamente nei grandi centri tecnologici e non appartiene soltanto alle economie più avanzate, ma può svilupparsi anche in contesti periferici, in comunità emergenti e in territori che hanno trasformato condizioni di fragilità in occasioni di sperimentazione. Rivolgere un invito a tutte le rappresentanze individuate significa quindi riconoscere il valore del pluralismo internazionale, evitando di selezionare gli interlocutori sulla base di convenienze immediate e proponendo, al contrario, una relazione fondata sulla reciprocità, sul rispetto e sulla disponibilità ad ascoltare.
La Fondazione intende mantenere questo stesso criterio di apertura anche nei rapporti con il sistema istituzionale italiano, assicurando che gli inviti non assumano alcuna funzione di schieramento e non vengano interpretati come attestazioni di adesione politica. L’incontro con un rappresentante del Governo, con un esponente parlamentare, con un amministratore locale, con un’autorità di controllo o con un vertice militare non costituirà una forma di sostegno personale o partitico, ma un’occasione di conoscenza riferita esclusivamente alle rispettive responsabilità istituzionali. La Fondazione vuole essere in grado di dialogare con chi esercita funzioni di governo e con chi svolge compiti di controllo, con chi appartiene alla maggioranza e con chi rappresenta l’opposizione, con le amministrazioni centrali e con quelle territoriali, mantenendo la propria autonomia scientifica e culturale e impedendo che la presenza di un ospite possa essere trasformata in un’appropriazione politica o in una certificazione impropria dell’operato dell’ente.
L’estensione degli inviti a tutti gli interlocutori istituzionali risponde pertanto a una precisa idea di pluralismo, secondo la quale la ricerca deve rimanere accessibile al confronto con sensibilità differenti e deve essere capace di accogliere valutazioni anche critiche, purché formulate nel rispetto delle competenze e dei ruoli. La Fondazione non chiederà agli invitati di condividere preventivamente le proprie impostazioni, né utilizzerà gli incontri per ottenere adesioni formali a progetti non ancora esaminati, poiché lo scopo prioritario sarà quello di fornire elementi di conoscenza, consentire domande approfondite e raccogliere osservazioni utili. Soltanto dopo questa fase potranno eventualmente maturare collaborazioni, accordi, protocolli o iniziative comuni, mentre sarà considerato pienamente positivo anche un incontro dal quale non derivi alcun atto formale, qualora abbia comunque contribuito a migliorare la reciproca comprensione e ad aprire un canale istituzionale corretto.
Una parte significativa del programma sarà rivolta ai Ministeri e alle strutture governative le cui competenze incontrano direttamente le attività della Fondazione, con l’obiettivo di presentare i progetti secondo una logica tematica e non generalista. Le iniziative formative e i percorsi rivolti ai giovani potranno essere approfonditi con le amministrazioni competenti in materia di istruzione, università, ricerca, lavoro e politiche giovanili, mentre i progetti dedicati alla salute digitale, alla telemedicina, alla medicina sociale e all’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito clinico potranno essere illustrati alle strutture sanitarie e agli organismi di valutazione competenti. I programmi relativi alla sicurezza informatica, alla protezione delle infrastrutture, ai sistemi predittivi, alla crittografia e alle nuove forme di conflittualità cognitiva potranno essere esaminati con i Dicasteri e gli organismi preposti alla sicurezza nazionale, mentre le attività rivolte ai piccoli borghi, alle aree interne e alla formazione della pubblica amministrazione potranno diventare oggetto di confronto con le strutture impegnate nelle politiche di coesione, autonomia territoriale e modernizzazione amministrativa.
Il coinvolgimento dei vertici delle Forze Armate, delle Forze di polizia, dei Vigili del Fuoco, della Guardia Costiera e degli organismi di sicurezza sarà sviluppato con particolare attenzione alla natura tecnica e scientifica degli incontri, evitando qualsiasi sovrapposizione tra la funzione civile della Fondazione e le responsabilità proprie degli apparati dello Stato. La rapidità con cui stanno evolvendo le minacce informatiche, i sistemi autonomi, le reti satellitari, la manipolazione dell’informazione e le tecnologie di sorveglianza rende necessario un confronto costante tra la comunità scientifica e coloro che sono chiamati a proteggere il Paese, poiché la ricerca può offrire strumenti di analisi e sperimentazione, mentre l’esperienza operativa delle Istituzioni può indicare bisogni reali che non sempre risultano immediatamente percepibili nei laboratori. La Fondazione intende favorire questo scambio nel rispetto delle competenze, della riservatezza e dei limiti normativi, mettendo a disposizione le proprie conoscenze e accogliendo le indicazioni utili a orientare la ricerca verso applicazioni concretamente funzionali alla sicurezza collettiva.
Un analogo valore sarà attribuito al dialogo con le Autorità indipendenti, le cui funzioni risultano sempre più centrali in un’epoca nella quale le decisioni algoritmiche influenzano la vita quotidiana, i mercati, l’accesso ai servizi, l’informazione e la tutela della persona. Il confronto con gli organismi competenti in materia di protezione dei dati, comunicazioni, concorrenza, trasparenza, anticorruzione, energia, trasporti, mercati finanziari, assicurazioni, infanzia e diritti fondamentali consentirà alla Fondazione di sottoporre i propri progetti a una valutazione che non si limiti alla possibilità tecnica di realizzarli, ma consideri anche la loro legittimità, proporzionalità, sicurezza e compatibilità con le libertà individuali. Questa interlocuzione sarà particolarmente importante per i sistemi basati sull’intelligenza artificiale, sulla biometria, sull’elaborazione di grandi quantità di dati e sulla previsione di comportamenti o eventi, poiché la qualità della ricerca deve essere misurata anche attraverso la capacità di prevenire abusi, discriminazioni, errori sistemici e utilizzi non coerenti con la finalità originaria.
Il programma coinvolgerà anche il mondo accademico, gli enti di ricerca e le istituzioni formative, perché la Fondazione considera indispensabile mantenere una relazione continuativa con le strutture nelle quali vengono prodotte e trasmesse le conoscenze. Le visite e gli incontri potranno favorire il confronto sui programmi didattici, sui percorsi professionalizzanti, sulla mobilità degli studenti, sulla valutazione delle competenze e sull’integrazione tra formazione teorica ed esperienza applicata, consentendo ai giovani della Fondazione di confrontarsi con docenti, ricercatori e responsabili di istituzioni scientifiche. La stessa apertura sarà proposta alle amministrazioni regionali e locali, soprattutto nei territori interessati da programmi di rigenerazione digitale, formazione residenziale, inclusione sociale e contrasto allo spopolamento, affinché i progetti possano essere valutati in relazione alle esigenze effettive delle comunità e non come modelli astratti da applicare senza un’adeguata conoscenza del contesto.
Gli incontri saranno organizzati secondo modalità flessibili, adeguate al ruolo dell’interlocutore e alla natura dei temi da approfondire, prevedendo visite presso le sedi della Fondazione, riunioni negli uffici delle Istituzioni, sessioni tecniche, videoconferenze e momenti pubblici o riservati quando le circostanze lo richiederanno. Ogni invito sarà accompagnato da una presentazione istituzionale aggiornata, nella quale saranno illustrate la storia dell’ente, la struttura organizzativa, i programmi attivi, le collaborazioni consolidate, gli obiettivi futuri e le aree nelle quali potrebbe svilupparsi un confronto. L’intenzione è evitare comunicazioni standardizzate e indistinte, predisponendo per ciascuna categoria di destinatari una motivazione coerente con le competenze esercitate, affinché l’invito risulti sostanziale, comprensibile e rispettoso del tempo e delle responsabilità di chi lo riceve.
Le visite presso la Fondazione saranno concepite come occasioni di conoscenza reale e non come eventi costruiti esclusivamente attorno alla rappresentanza formale, poiché gli ospiti dovranno poter osservare gli ambienti, incontrare i responsabili dei progetti, dialogare con i giovani, comprendere il metodo formativo e approfondire direttamente le attività scientifiche. Nei casi in cui l’interesse dell’interlocutore riguardi un ambito specifico, saranno predisposti momenti tecnici dedicati, durante i quali i ricercatori e i professionisti potranno illustrare architetture, procedure, risultati e criticità, rendendo possibile una valutazione più approfondita rispetto a quella consentita da una presentazione generale. Tale impostazione permetterà alla Fondazione di mostrare non soltanto ciò che è stato completato, ma anche i processi di sperimentazione, le verifiche ancora in corso e le cautele adottate nei settori più sensibili.
I giovani avranno un ruolo centrale nel programma, perché la Fondazione considera la loro partecipazione una componente sostanziale della propria missione educativa e non un elemento meramente simbolico. Essi potranno presentare le esperienze svolte, illustrare i percorsi formativi, formulare domande agli ospiti e confrontarsi con persone che esercitano responsabilità pubbliche, acquisendo una conoscenza più concreta delle Istituzioni e dei meccanismi attraverso i quali vengono assunte decisioni destinate a incidere sulla collettività. Allo stesso tempo, i rappresentanti istituzionali potranno incontrare direttamente giovani impegnati nello studio, nella ricerca e nel volontariato, comprendendo quali aspettative, difficoltà e aspirazioni caratterizzino una generazione chiamata ad affrontare trasformazioni tecnologiche e sociali di portata straordinaria.
Questa dimensione educativa risponde alla convinzione che il rapporto tra giovani e Istituzioni debba essere ricostruito attraverso esperienze concrete, nelle quali la funzione pubblica possa essere percepita non come un’entità distante, ma come una responsabilità esercitata da persone con le quali è possibile dialogare. Gli incontri non saranno quindi limitati alla fotografia conclusiva o al saluto protocollare, ma dovranno offrire occasioni di ascolto reciproco e permettere ai giovani di comprendere che l’innovazione, per diventare realmente utile, deve misurarsi con norme, risorse, responsabilità amministrative e conseguenze sociali. La Fondazione intende in questo modo contribuire alla formazione di cittadini più consapevoli, capaci di riconoscere il valore delle Istituzioni senza rinunciare a esercitare un pensiero critico, competente e rispettoso.
Il programma sarà inoltre collegato alla presenza della Fondazione nei piccoli centri e nelle aree interne, dove la trasformazione digitale può assumere un significato diverso rispetto a quello che riveste nelle grandi città. In questi territori l’innovazione non riguarda soltanto la disponibilità di nuovi strumenti, ma la possibilità di mantenere servizi, attrarre competenze, contrastare lo spopolamento, offrire opportunità formative e creare condizioni affinché i giovani possano scegliere di restare o ritornare. Il coinvolgimento delle Istituzioni nazionali, delle rappresentanze diplomatiche e degli organismi scientifici consentirà di presentare tali territori non come luoghi marginali da assistere, ma come spazi nei quali sperimentare modelli di sviluppo, formazione residenziale, telemedicina, amministrazione digitale e cooperazione tra pubblico, ricerca e comunità locali.
Nel quadro di questa iniziativa assume un significato particolare la partecipazione della Fondazione all’Udienza generale del Santo Padre prevista per il 23 settembre 2026, alla quale prenderà parte una rappresentanza dell’ente insieme a giovani e componenti della comunità formativa. Tale appuntamento sarà vissuto come un momento di riflessione sulla responsabilità umana che deve accompagnare ogni percorso scientifico e tecnologico, perché la crescita della capacità di elaborare dati, prevedere eventi, automatizzare decisioni e intervenire sui processi biologici non può essere separata dal rispetto della dignità, della libertà e della fragilità della persona. La presenza all’Udienza si inserirà quindi in maniera coerente nel programma istituzionale, offrendo l’occasione per riaffermare che la tecnologia deve essere valutata non soltanto in relazione alla propria efficacia, ma anche alla capacità di produrre inclusione, ridurre le disuguaglianze, sostenere chi si trova in condizioni di difficoltà e rendere il progresso concretamente accessibile.
La scelta di coinvolgere anche la Santa Sede risponde alla volontà di mantenere aperto un confronto con le dimensioni etiche, sociali ed educative dell’innovazione, senza attribuire all’iniziativa un carattere confessionale o limitare la piena autonomia scientifica della Fondazione. Le nuove tecnologie pongono interrogativi che non possono essere affrontati soltanto mediante parametri tecnici o giuridici, poiché riguardano il significato del lavoro, il rapporto tra uomo e macchina, la protezione dei minori, la cura delle persone malate, la solitudine, la disabilità, l’accesso alla conoscenza e il rischio che l’automazione accentui differenze già esistenti. Il dialogo con le realtà religiose e culturali potrà quindi contribuire a mantenere la persona al centro della progettazione, ricordando che la qualità di una soluzione non dipende esclusivamente dalla sua capacità di funzionare, ma anche dal modo in cui essa modifica la vita delle persone e delle comunità.
L’intero programma sarà sviluppato senza trasformare gli incontri in strumenti di legittimazione esterna o in occasioni per attribuire agli ospiti responsabilità che non competono loro. La partecipazione di un rappresentante istituzionale non verrà presentata come patrocinio, adesione, certificazione o approvazione dei progetti della Fondazione, salvo che tali condizioni risultino formalmente espresse attraverso gli atti previsti. Questa chiarezza sarà indispensabile per tutelare tanto l’autonomia dell’ente quanto il ruolo degli invitati, evitando che una visita conoscitiva possa essere utilizzata impropriamente nella comunicazione pubblica o interpretata come manifestazione di sostegno politico, amministrativo o scientifico.
L’avvio operativo del programma, previsto per settembre 2026, sarà accompagnato da una calendarizzazione progressiva degli inviti e degli incontri, che dovrà necessariamente tenere conto delle agende istituzionali, delle procedure di protocollo e della necessità di predisporre momenti realmente coerenti con le competenze degli interlocutori. Le prime comunicazioni saranno rivolte agli Organi costituzionali, alle principali amministrazioni dello Stato, alle Autorità indipendenti e ai vertici delle strutture di sicurezza, mentre il dialogo con le 172 rappresentanze diplomatiche verrà sviluppato attraverso un percorso continuativo, organizzato in modo da garantire a ciascun Paese un’attenzione adeguata. La Fondazione non intende concentrare l’intera iniziativa in poche settimane, poiché un programma di questa estensione richiede continuità, capacità di ascolto e un’attività di approfondimento successiva a ogni incontro.
Per ciascuna interlocuzione verrà conservata una traccia istituzionale delle tematiche affrontate, delle osservazioni ricevute e delle eventuali proposte emerse, affinché il programma non si esaurisca nella dimensione cerimoniale, ma produca conoscenza utile alla pianificazione futura. Quando saranno individuati interessi concreti e compatibili con la missione dell’ente, potranno essere avviati tavoli tecnici, incontri di approfondimento, progetti pilota, scambi formativi o collaborazioni scientifiche, mentre le proposte che richiederanno competenze non disponibili o condizioni non ancora mature verranno valutate con prudenza, evitando impegni privi di adeguata sostenibilità. La qualità del programma sarà quindi misurata non attraverso il numero delle fotografie o delle presenze, ma sulla base della capacità di costruire rapporti seri, migliorare i progetti, creare opportunità per i giovani e favorire una maggiore comprensione delle trasformazioni tecnologiche.
La Fondazione considera questa iniziativa anche come una forma di responsabilità verso coloro che partecipano alle sue attività, poiché un ente impegnato nella formazione e nella ricerca deve essere capace di spiegare alle Istituzioni perché esiste, quali problemi intende affrontare, quali strumenti utilizza e quali limiti riconosce al proprio operato. La disponibilità a ricevere osservazioni e verifiche rappresenta un elemento essenziale della credibilità scientifica, mentre la costruzione di rapporti istituzionali trasparenti permette di ridurre il rischio che attività complesse vengano interpretate mediante categorie improprie o giudicate sulla base di informazioni incomplete. Il programma nasce pertanto anche dall’esigenza di sostituire la conoscenza diretta alle supposizioni, il confronto documentato alle semplificazioni e la collaborazione responsabile alla ricerca di riconoscimenti puramente formali.
Attraverso il coinvolgimento degli Organi dello Stato, delle amministrazioni, delle Autorità, delle Forze Armate, del mondo universitario, degli enti territoriali, della Santa Sede e di 172 rappresentanze diplomatiche, la Fondazione intende proporre un modello di apertura nel quale la propria autonomia non coincida con l’isolamento e il rapporto con le Istituzioni non si trasformi in dipendenza. Il valore dell’iniziativa risiederà precisamente nella capacità di mantenere insieme indipendenza scientifica, disponibilità al controllo, pluralismo degli interlocutori e rispetto delle differenti responsabilità, costruendo uno spazio nel quale la ricerca possa essere conosciuta, discussa e orientata verso obiettivi di utilità collettiva.
L’invito che la Fondazione rivolgerà a partire da settembre 2026 avrà quindi un significato chiaro e sostanziale, poiché chiederà alle Istituzioni italiane e internazionali di conoscere direttamente una comunità di giovani, ricercatori, docenti, professionisti e volontari impegnata nella costruzione di nuovi strumenti scientifici e formativi, offrendo contemporaneamente alla Fondazione la possibilità di ascoltare coloro che sono chiamati a governare, regolare e rappresentare la società nella quale tali strumenti dovranno essere utilizzati. Da questo incontro potranno nascere collaborazioni, opportunità e progetti, ma soprattutto potrà consolidarsi un metodo fondato sulla trasparenza, sulla competenza e sulla convinzione che il progresso tecnologico, per essere autentico, debba svilupparsi all’interno di una relazione continua con le Istituzioni, con i territori e con la persona umana.
Scopri di più da
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

