Di Redazione
Uno strumento sviluppato dalla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca per trasformare dati, norme, tecnologie e scenari geopolitici in decisioni più sicure per l’Italia
La sicurezza digitale di una nazione non dipende soltanto dalla qualità delle sue reti informatiche o dalla capacità di contrastare un attacco cyber. Dipende anche dalle leggi che regolano l’accesso ai dati, dall’indipendenza delle infrastrutture tecnologiche, dai fornitori stranieri presenti nei sistemi pubblici, dalla solidità delle istituzioni, dalla preparazione delle forze di contrasto, dalla libertà digitale, dalla stabilità geopolitica e dalla possibilità concreta di ottenere tutela in caso di controversia, incidente o sottrazione di informazioni.
Da questa consapevolezza nasce l’Atlante dell’affidabilità digitale – Ogni nazione, il grande rapporto annuale realizzato dalla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca, con Massimiliano Nicolini nel ruolo di capo progetto.
L’Atlante è stato concepito come un documento strategico destinato alle istituzioni italiane, alle amministrazioni pubbliche, agli organismi di sicurezza, agli operatori economici, ai centri di ricerca e a tutti i soggetti che devono valutare l’opportunità di avviare relazioni tecnologiche, industriali, scientifiche o istituzionali con controparti straniere.
Non è una semplice raccolta di dati sui diversi Paesi. È uno strumento di supporto alla decisione che permette di comprendere, prima di stipulare un accordo o trasferire informazioni, quanto sia affidabile l’ambiente digitale nel quale si intende operare, quali siano i rischi principali e quali misure di protezione debbano essere adottate.
Una visione del mondo costruita dal punto di vista dell’Italia
L’elemento che distingue l’Atlante da molte classificazioni internazionali è il suo punto di osservazione.
L’intero rapporto viene costruito assumendo l’Italia come centro della valutazione. Questo significa che un Paese non viene giudicato soltanto in base al proprio livello generale di digitalizzazione, ma soprattutto in relazione alle conseguenze che una collaborazione con quel sistema nazionale potrebbe determinare per un soggetto italiano.
Un territorio può disporre di reti mobili avanzate, grandi data center, servizi pubblici digitalizzati e importanti capacità di intelligenza artificiale, ma continuare a presentare criticità rilevanti per l’Italia a causa di una legislazione poco trasparente, di un accesso governativo esteso ai dati, di una supply chain eccessivamente concentrata, di una limitata indipendenza giudiziaria o di una cooperazione internazionale non sufficientemente prevedibile.
Al contrario, un Paese con una minore maturità tecnologica può risultare più gestibile sotto il profilo giuridico e istituzionale, purché vengano adottate adeguate misure di sicurezza e continuità operativa.
L’Atlante evita quindi di confondere il grado di sviluppo digitale con il livello di affidabilità. I due aspetti vengono analizzati separatamente e successivamente ricondotti a una valutazione complessiva.

Duecentotto profili per rappresentare l’intero sistema internazionale
L’opera prende in esame 208 Stati, territori ed entità, comprendendo non soltanto i Paesi universalmente riconosciuti, ma anche realtà parzialmente riconosciute, amministrazioni de facto e territori che normalmente non trovano spazio nelle classificazioni tradizionali.
Ogni entità dispone di un capitolo autonomo, riconoscibile attraverso la propria bandiera e organizzato secondo una struttura uniforme. Questa impostazione permette di confrontare Paesi molto differenti tra loro senza perdere le caratteristiche specifiche del singolo contesto.
Il lettore può passare dalla valutazione generale di una grande potenza tecnologica all’analisi di una piccola nazione insulare, di un territorio conteso o di un ordinamento particolarmente dipendente da fornitori esteri, mantenendo gli stessi criteri di lettura.
La completezza geografica dell’Atlante è particolarmente importante perché le catene digitali contemporanee non rispettano necessariamente i confini politici più evidenti. Un servizio utilizzato in Italia può avere il proprio fornitore contrattuale in uno Stato, i server in un secondo Paese, il centro di assistenza in un terzo territorio, gli sviluppatori in un quarto e la società controllante in una quinta giurisdizione.
Per valutare realmente il rischio è quindi necessario conoscere anche le realtà che, pur essendo meno visibili, possono occupare una posizione decisiva nella gestione dei dati, nella manutenzione dei sistemi o nella fornitura delle infrastrutture.
La premessa geopolitica e tecnologica
Ogni profilo nazionale si apre con una premessa geopolitica dedicata al ruolo del Paese nell’attuale sistema tecnologico internazionale.
Questa parte aiuta a comprendere:
- a quale area politica e strategica appartiene il Paese;
- quali sono le sue principali alleanze;
- da quali ecosistemi tecnologici dipende;
- quali relazioni mantiene con l’Unione europea, gli Stati Uniti, la Cina, la Russia e gli altri poli internazionali;
- quale posizione occupa nelle catene di fornitura;
- quali pressioni geopolitiche possono influenzarne le decisioni;
- quanto è stabile e prevedibile il sistema istituzionale;
- quale rilevanza può avere quel territorio per gli interessi economici e di sicurezza italiani.
La tecnologia non viene trattata come un settore separato dalla politica estera. Le reti di telecomunicazione, i sistemi cloud, i satelliti, i semiconduttori, le infrastrutture energetiche intelligenti, le piattaforme di pagamento e i sistemi di identificazione digitale sono ormai componenti centrali della sovranità nazionale.
Comprendere chi progetta, finanzia, installa, aggiorna e controlla queste tecnologie significa comprendere anche quali influenze esterne possono essere esercitate sul Paese.
Infrastrutture, telecomunicazioni e continuità digitale
Una delle principali aree dell’Atlante riguarda la maturità delle infrastrutture.
Per ciascuna nazione vengono analizzate, secondo la disponibilità delle informazioni, la diffusione della fibra ottica, la copertura delle reti mobili, lo sviluppo del 5G, la capacità di connessione internazionale, la presenza di cavi sottomarini, la disponibilità di data center, la ridondanza delle dorsali e la continuità energetica.
L’analisi non si limita a stabilire se una rete esista. Cerca di comprendere quanto quella rete sia resiliente.
Una nazione può disporre di un’elevata connettività, ma essere dipendente da un solo cavo internazionale, da un numero ristretto di operatori o da infrastrutture energetiche vulnerabili. In una simile situazione, un guasto, un sabotaggio, una crisi politica o una sanzione internazionale potrebbero compromettere rapidamente l’erogazione dei servizi.
Il rapporto considera quindi anche la capacità di disaster recovery, la presenza di percorsi alternativi, la continuità operativa delle amministrazioni e la possibilità di mantenere attivi i servizi essenziali durante una crisi.
Queste informazioni sono particolarmente utili per un’impresa italiana che intenda aprire una sede operativa all’estero, utilizzare un data center locale, affidare attività a un partner straniero o distribuire servizi digitali in un determinato mercato.
Intelligenza artificiale e tecnologie emergenti
L’Atlante analizza il livello di sviluppo e adozione dell’intelligenza artificiale in ogni Paese.
Vengono considerate le strategie nazionali, gli investimenti pubblici, la disponibilità di capacità di calcolo, la presenza di data center ad alte prestazioni, l’impiego di modelli linguistici, le applicazioni nella pubblica amministrazione, la robotica, l’Internet delle cose, le smart city e la ricerca quantistica.
L’obiettivo non è premiare automaticamente i Paesi più avanzati, ma verificare se l’innovazione sia accompagnata da regole, controlli, responsabilità e capacità di audit.
Un ecosistema tecnologicamente molto sviluppato può presentare rischi significativi quando i sistemi di intelligenza artificiale vengono utilizzati senza adeguata trasparenza, quando non esistono meccanismi indipendenti di controllo o quando i dati impiegati per addestrare gli algoritmi non possono essere ricostruiti.
Per un operatore italiano, queste informazioni diventano fondamentali prima di acquistare una soluzione di intelligenza artificiale, affidare dati a un fornitore straniero, utilizzare un algoritmo sviluppato all’estero o partecipare a un progetto internazionale di ricerca.
Compliance con l’AI Act e con la legge italiana n. 132
Ogni profilo comprende un indicatore grafico dedicato alla compatibilità del Paese con i principi e gli obblighi dell’AI Act europeo e della legge italiana 23 settembre 2025, n. 132.
L’indicatore consente di comprendere a colpo d’occhio se il sistema normativo e istituzionale del Paese sia vicino al modello europeo oppure presenti una distanza significativa.
La valutazione considera, tra gli altri elementi:
- la presenza di una disciplina nazionale sull’intelligenza artificiale;
- la classificazione dei sistemi in base al rischio;
- la tutela dei diritti fondamentali;
- la trasparenza degli algoritmi;
- la tracciabilità delle decisioni;
- la qualità dei dati;
- la supervisione umana;
- la gestione degli incidenti;
- la possibilità di audit;
- l’individuazione delle responsabilità;
- l’esistenza di autorità indipendenti;
- la capacità di applicare sanzioni e rimedi.
Questo indicatore non certifica formalmente la conformità giuridica di un intero Paese. Misura piuttosto la compatibilità dell’ambiente nazionale con le condizioni che un soggetto italiano deve rispettare.
La differenza è sostanziale. Un’impresa o un’amministrazione italiana resta soggetta alle norme europee e nazionali anche quando collabora con un fornitore situato in uno Stato terzo. Se l’ordinamento locale non garantisce documentazione, trasparenza, controllo degli accessi o ricostruibilità delle decisioni, la collaborazione può diventare estremamente complessa.
L’Atlante consente quindi di individuare in anticipo i Paesi nei quali sarà necessario predisporre verifiche più rigorose, clausole contrattuali aggiuntive, audit indipendenti o una limitazione dei dati condivisi.
Capitale umano, università e competenze STEM
La solidità digitale di una nazione dipende anche dalle persone.
Per questa ragione il volume analizza il livello di alfabetizzazione digitale, il numero e la qualità dei percorsi STEM, la capacità delle università, la formazione professionale, la disponibilità di specialisti in cybersecurity e l’attrattività del Paese nei confronti dei talenti.
Vengono inoltre considerate la fuga di competenze e la capacità della pubblica amministrazione di reclutare personale qualificato.
Un sistema tecnologico può risultare formalmente avanzato ma fortemente dipendente da consulenti stranieri o da un numero molto limitato di tecnici. In questi casi la continuità operativa può essere compromessa dalla perdita di poche professionalità, da una crisi diplomatica o dalla cessazione di un contratto.
La valutazione del capitale umano permette quindi di comprendere se il Paese sia realmente in grado di gestire, proteggere e aggiornare le proprie tecnologie oppure se dipenda stabilmente da soggetti esterni.
Supply chain e fornitori tecnologici prevalenti
Una delle funzioni più rilevanti dell’Atlante è la mappatura delle dipendenze tecnologiche.
Per ogni Paese vengono indicati, quando l’informazione è conoscibile, i principali fornitori o ecosistemi stranieri presenti nei settori strategici:
- apparati di telecomunicazione;
- hardware;
- semiconduttori;
- sistemi operativi;
- piattaforme cloud;
- servizi di cybersecurity;
- software amministrativi;
- tecnologie energetiche connesse;
- sistemi di videosorveglianza;
- infrastrutture per la mobilità intelligente;
- manutenzione e aggiornamento da remoto.
La presenza di un fornitore estero non costituisce automaticamente un rischio. Diventa però un elemento critico quando si combina con una forte concentrazione, con l’assenza di alternative, con l’impossibilità di controllare il codice o con una dipendenza continuativa dagli aggiornamenti remoti.
L’Atlante aiuta a comprendere se la pluralità apparente dei marchi corrisponda a una reale diversificazione. Più fornitori possono infatti dipendere dalla stessa società controllante, dalla medesima infrastruttura cloud o dalla stessa giurisdizione.
Per una stazione appaltante italiana, un’impresa pubblica o un gestore di infrastrutture critiche, questa analisi può essere utilizzata per valutare la concentrazione del rischio e per predisporre piani di sostituzione, portabilità e uscita contrattuale.
Tecnologie civili, governative, militari e dual-use
Ogni capitolo distingue le tecnologie destinate alla popolazione da quelle utilizzate dalle amministrazioni, dalle forze armate e dagli organismi di sicurezza.
La parte civile comprende i servizi digitali, le piattaforme di pagamento, le telecomunicazioni, i social network, il commercio elettronico e le tecnologie utilizzate dalle imprese.
La parte governativa considera identità digitale, sistemi fiscali, banche dati pubbliche, sanità elettronica, servizi amministrativi, videosorveglianza e infrastrutture critiche.
La componente militare e dual-use esamina, nei limiti delle informazioni pubblicamente disponibili, capacità cyber, sistemi satellitari, droni, comunicazioni protette, crittografia, intelligenza artificiale applicata alla difesa e tecnologie utilizzabili tanto in ambito civile quanto in quello militare.
Questa distinzione è fondamentale perché uno stesso fornitore può essere presente contemporaneamente nelle reti civili, nei servizi pubblici e nelle infrastrutture di sicurezza. La convergenza tra questi ambiti può creare dipendenze sistemiche che non emergerebbero osservando separatamente i singoli contratti.
Una sezione dettagliata sul cybercrime
L’Atlante dedica a ogni Paese una sezione autonoma relativa al cybercrime.
L’analisi considera sia l’esposizione alla criminalità informatica sia la capacità concreta dello Stato di prevenirla e contrastarla.
Tra i fenomeni presi in esame rientrano:
- ransomware;
- furto di credenziali;
- compromissione delle caselle di posta aziendale;
- frodi finanziarie;
- furto d’identità;
- malware;
- attacchi alla supply chain;
- riciclaggio mediante cripto-attività;
- sottrazione di proprietà intellettuale;
- utilizzo di infrastrutture locali da parte di gruppi criminali;
- possibili connessioni tra operatori privati, criminalità organizzata e apparati statali.
Il volume valuta inoltre la presenza di CERT e CSIRT, la preparazione delle forze dell’ordine, le norme disponibili, la cooperazione giudiziaria, il contrasto al riciclaggio e la capacità di assistere le vittime.
L’obiettivo è rispondere a una domanda concreta: se un soggetto italiano subisce un attacco collegato a quel Paese, quali possibilità esistono di individuare i responsabili, ottenere prove, conservare i log, congelare i proventi e ricevere una collaborazione effettiva dalle autorità locali?
La risposta può cambiare radicalmente il livello di rischio di un investimento o di una partnership.
Il sistema di punteggio
La metodologia di base prevede la valutazione di cinque dimensioni principali:
- maturità infrastrutturale;
- adozione dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti;
- capitale umano e competenze STEM;
- indipendenza della supply chain;
- postura di sicurezza cyber.
Ciascuna dimensione contribuisce alla costruzione del Global Cyber-Reliability Index, espresso su scala da 1 a 10. La struttura metodologica originaria attribuisce a ciascuna area un peso del 20%, consentendo di ottenere un valore comparabile tra i diversi Paesi.
Il modello di ricerca è stato sviluppato per raccogliere dati, valutare la maturità tecnologica e la sicurezza digitale di una nazione e tradurre i risultati in un rapporto tecnico utilizzabile.
Accanto all’indice tecnico, l’Atlante utilizza una valutazione specificamente orientata agli interessi italiani, che considera anche compatibilità giuridica, trasparenza istituzionale, trasferibilità dei dati e affidabilità della cooperazione.
Il punteggio finale non deve essere letto come una promozione o una condanna politica. È un indicatore di prudenza operativa.
Un valore elevato segnala un ambiente generalmente prevedibile e compatibile, pur senza eliminare la necessità di verificare il singolo progetto. Un valore intermedio indica la presenza di condizioni gestibili, ma richiede controlli mirati. Un punteggio basso suggerisce invece di limitare i dati condivisi, rafforzare la segregazione tecnica, ottenere garanzie contrattuali e coinvolgere preventivamente le funzioni di sicurezza e compliance.
Come si utilizza concretamente l’Atlante
L’Atlante può essere utilizzato prima dell’avvio di una collaborazione internazionale.
Un’amministrazione italiana che intenda acquistare un software straniero può consultare il profilo del Paese del fornitore, verificare la legislazione applicabile, individuare eventuali accessi governativi ai dati, valutare la dipendenza dagli aggiornamenti remoti e controllare la compatibilità con l’AI Act.
Un’impresa che voglia aprire una sede all’estero può analizzare la qualità delle reti, la stabilità energetica, il rischio cybercrime, la disponibilità di competenze e l’affidabilità della giurisdizione.
Un’università può verificare se un progetto di ricerca internazionale esponga dati, brevetti, risultati scientifici o tecnologie dual-use a rischi difficilmente controllabili.
Una struttura sanitaria può valutare le condizioni necessarie per condividere dati clinici, immagini diagnostiche o informazioni biometriche.
Un gestore di infrastrutture critiche può identificare i rischi legati alla presenza di componenti straniere, alla manutenzione da remoto, alla telemetria e alla concentrazione della supply chain.
Un organismo di sicurezza può utilizzare il rapporto come strumento preliminare per selezionare i Paesi e i settori che richiedono approfondimenti classificati o verifiche tecniche specialistiche.
Una rappresentanza diplomatica può impiegare l’Atlante per comprendere la posizione tecnologica del Paese ospitante, individuare opportunità di cooperazione e riconoscere possibili aree di vulnerabilità.
Uno strumento per la valutazione degli investimenti
Prima di effettuare un investimento tecnologico in un determinato Paese, l’Atlante consente di analizzare non soltanto le opportunità economiche ma anche le condizioni di sicurezza.
Il lettore può verificare:
- se l’infrastruttura digitale è sufficientemente stabile;
- se esistono restrizioni alla circolazione dei dati;
- se il governo può accedere alle informazioni aziendali;
- se la proprietà intellettuale è tutelata;
- se i fornitori sono indipendenti;
- se il sistema giudiziario garantisce rimedi effettivi;
- se esiste un rischio elevato di cybercrime;
- se le autorità locali cooperano con quelle italiane;
- se possono verificarsi interruzioni della rete o blocchi amministrativi;
- se il quadro geopolitico può influenzare la continuità dell’investimento.
In questo modo la decisione non viene assunta soltanto sulla base dei costi, degli incentivi fiscali o delle dimensioni del mercato, ma include anche la sostenibilità digitale e strategica dell’operazione.
Supporto agli appalti e alla selezione dei fornitori
L’Atlante può diventare una componente della due diligence nelle procedure di acquisto.
La nazionalità formale di una società non è sempre sufficiente per comprendere da quale ecosistema dipendano le sue tecnologie. Un’impresa registrata nell’Unione europea può utilizzare piattaforme cloud, componenti hardware, centri di sviluppo o sistemi di assistenza collocati in Paesi terzi.
Consultando i profili nazionali, una stazione appaltante può individuare le domande da rivolgere al fornitore:
- dove sono conservati i dati;
- chi possiede le chiavi crittografiche;
- da quale Paese vengono eseguiti gli aggiornamenti;
- quali subfornitori intervengono nel servizio;
- chi può accedere ai registri;
- quale legge disciplina l’eventuale richiesta di accesso governativo;
- come avviene la restituzione o cancellazione dei dati;
- quali componenti possono essere sostituite in caso di crisi geopolitica.
L’Atlante non sostituisce il capitolato tecnico, ma aiuta a costruirlo in modo più consapevole.
Protezione dei dati e trasferimenti internazionali
Uno degli impieghi più immediati riguarda la condivisione dei dati personali.
Prima di trasferire informazioni in un determinato Paese è necessario comprendere se esistano tutele equivalenti, quali poteri abbiano le autorità pubbliche, se siano disponibili rimedi giurisdizionali e se il destinatario possa garantire le misure richieste dalla normativa europea.
Il volume permette di distinguere i Paesi nei quali il trasferimento è relativamente lineare da quelli nei quali occorre ricorrere a clausole contrattuali, valutazioni d’impatto, cifratura, pseudonimizzazione, conservazione delle chiavi in Europa e limitazione degli accessi.
La valutazione diventa ancora più importante quando vengono trattati dati sanitari, biometrici, giudiziari, militari o relativi a infrastrutture essenziali.
Tutela della ricerca e della proprietà intellettuale
Le collaborazioni scientifiche internazionali rappresentano una grande opportunità, ma possono esporre brevetti, dataset, prototipi, algoritmi e conoscenze dual-use.
L’Atlante aiuta università, centri di ricerca e imprese innovative a comprendere:
- quanto sia affidabile la tutela della proprietà intellettuale;
- se esistano obblighi di condivisione con le autorità;
- quali soggetti controllino i partner locali;
- se i dati possano essere trasferiti a terzi;
- se il personale coinvolto utilizzi infrastrutture non autorizzate;
- se il progetto possa essere influenzato da interessi militari o strategici.
Il risultato non è necessariamente l’esclusione della collaborazione. Può tradursi nella suddivisione dei dataset, nella limitazione dell’accesso al codice sorgente, nella separazione delle attività sensibili o nella predisposizione di ambienti di ricerca controllati.
Un linguaggio comune per istituzioni e imprese
Uno dei problemi più frequenti nelle decisioni tecnologiche è la frammentazione delle competenze.
La funzione legale considera le norme, la direzione informatica osserva l’architettura tecnica, la sicurezza valuta le minacce, l’ufficio acquisti analizza i costi e la direzione strategica guarda alle opportunità internazionali.
L’Atlante riunisce questi diversi punti di vista all’interno di una struttura comune.
Le tabelle permettono una lettura rapida. Le sezioni descrittive spiegano il significato dei valori. Gli indicatori grafici segnalano le criticità immediate. Le raccomandazioni traducono il rischio in misure operative.
In questo modo il documento può essere discusso nello stesso tavolo da tecnici, giuristi, responsabili amministrativi, dirigenti, diplomatici e decisori politici.
Celeborn Intelligence: dalla raccolta delle informazioni alla decisione
La ricerca è organizzata attraverso il metodo Celeborn Intelligence, sviluppato dalla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca.
Celeborn Intelligence raccoglie, ordina, confronta e interpreta informazioni non classificate provenienti da documenti istituzionali, fonti normative, dataset internazionali, pubblicazioni scientifiche e altre fonti pubblicamente accessibili.
Il valore dello strumento non risiede soltanto nella quantità dei dati raccolti, ma nella capacità di collegarli.
Una statistica sulla copertura 5G, considerata isolatamente, dice poco sull’affidabilità di un Paese. Acquista significato quando viene confrontata con la provenienza degli apparati, la normativa sull’accesso ai dati, la presenza di sistemi di censura, la capacità del CSIRT nazionale, la dipendenza energetica e la stabilità geopolitica.
Celeborn Intelligence trasforma queste informazioni in una valutazione leggibile, motivata e verificabile.
Un periodico annuale, non una fotografia immobile
L’affidabilità digitale cambia rapidamente.
Un nuovo accordo tecnologico, una modifica legislativa, una crisi diplomatica, l’ingresso di un fornitore straniero, un grave attacco cyber o una nuova infrastruttura cloud possono modificare in pochi mesi il profilo di un Paese.
Per questa ragione l’Atlante è stato concepito come un periodico annuale.
Ogni edizione deve registrare le trasformazioni avvenute, aggiornare i punteggi, indicare le variazioni e spiegare perché una nazione abbia migliorato o peggiorato la propria posizione.
Nel tempo, lo strumento potrà quindi mostrare non soltanto la situazione corrente, ma anche la direzione intrapresa dai diversi sistemi nazionali.
Un Paese che investe nella cybersecurity, rafforza le autorità indipendenti, diversifica i fornitori e migliora la protezione dei dati potrà registrare una crescita della propria affidabilità. Un Paese che aumenta la sorveglianza, concentra le infrastrutture o riduce la cooperazione internazionale potrà invece mostrare un deterioramento.
Uno strumento di prevenzione, non una lista di esclusione
L’Atlante non nasce per creare una divisione rigida tra Paesi affidabili e Paesi inaffidabili.
Nasce per indicare a quali condizioni sia possibile operare.
In molti casi un rischio elevato non richiede necessariamente l’interruzione della relazione. Richiede una struttura più prudente:
- trasferire soltanto i dati indispensabili;
- mantenere in Italia le chiavi crittografiche;
- utilizzare ambienti separati;
- impedire accessi remoti non autorizzati;
- predisporre log immutabili;
- verificare periodicamente i fornitori;
- stabilire clausole di uscita;
- conservare backup indipendenti;
- limitare la condivisione di proprietà intellettuale;
- coinvolgere preventivamente le autorità competenti.
La vera funzione del rapporto è rendere visibili rischi che, senza una lettura integrata, potrebbero emergere soltanto dopo un incidente.
Un contributo concreto alla protezione del Paese
L’Atlante dell’affidabilità digitale nasce da un’iniziativa autonoma della Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca.
La finalità è offrire un contributo fattivo allo sviluppo e alla protezione dell’Italia e delle sue principali istituzioni.
La Fondazione mette a disposizione uno strumento che può aiutare a orientare investimenti, appalti, collaborazioni internazionali, politiche industriali, trasferimenti di dati, programmi scientifici e strategie di sicurezza.
L’opera non sostituisce l’attività degli organismi istituzionali, l’intelligence classificata, gli audit tecnici o i pareri giuridici. Offre però una base comune dalla quale iniziare le verifiche, selezionare le priorità e formulare le domande corrette.
In un mondo nel quale ogni relazione economica è anche una relazione digitale, conoscere il livello di affidabilità tecnologica di una nazione non rappresenta più un’attività accessoria.
È una condizione necessaria per proteggere i dati, le infrastrutture, le imprese, la ricerca, le amministrazioni e la sovranità del Paese.
L’Atlante dell’affidabilità digitale – Ogni nazione nasce esattamente per questo: trasformare la conoscenza in prevenzione, la comparazione in consapevolezza e l’analisi in una capacità concreta di decidere con maggiore sicurezza.
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