San Marino, una missione per costruire il futuro

«L’Italia faro tecnologico per la Repubblica, un modello virtuoso già copiato e introdotto da molti paesi dell’eurozona»

Di Marco Migliorini

La missione della Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca nella Repubblica di San Marino ha rappresentato molto più di una visita istituzionale. È stata l’occasione per avviare un confronto aperto e concreto sul futuro tecnologico del Paese, sulle opportunità da costruire per le nuove generazioni e sulla possibilità di trasformare alcune condizioni di oggettiva distanza dai grandi sistemi internazionali della ricerca in un’opportunità di sviluppo originale.

San Marino possiede caratteristiche uniche: una storia istituzionale millenaria, una forte identità, una dimensione territoriale raccolta e una capacità decisionale che, se sostenuta da competenze scientifiche e da relazioni internazionali adeguate, può consentire di sperimentare modelli innovativi con una rapidità difficilmente raggiungibile in sistemi nazionali più grandi e complessi.

La missione è nata proprio dalla consapevolezza che la dimensione di uno Stato non determina necessariamente l’ampiezza della sua visione. Un Paese piccolo può diventare un laboratorio avanzato nel quale mettere in relazione istituzioni, formazione, ricerca, imprese e giovani. Perché questo accada, tuttavia, è necessario costruire collegamenti stabili con reti scientifiche, tecnologiche e industriali esterne, evitando che le distanze fisiche, normative o infrastrutturali producano una condizione di progressivo isolamento.

Gli incontri con le Segreterie di Stato hanno consentito di affrontare in modo diretto le prospettive di una possibile cooperazione. Il confronto si è sviluppato intorno a una domanda fondamentale: quali strumenti possono essere messi in campo per permettere a San Marino di partecipare pienamente alle trasformazioni tecnologiche che stanno ridefinendo l’economia, il lavoro, la sicurezza, la formazione e i servizi pubblici?

Le interlocuzioni hanno evidenziato la necessità di procedere con gradualità e serietà. Prima di definire programmi comuni è indispensabile conoscersi, comprendere le rispettive competenze, analizzare le necessità della Repubblica e individuare gli ambiti nei quali il contributo della Fondazione possa produrre un valore reale.

Questa impostazione rappresenta un elemento positivo. La cooperazione istituzionale non può essere fondata su dichiarazioni generiche o su soluzioni importate senza considerare le caratteristiche del territorio. Deve nascere dall’ascolto reciproco, dalla valutazione delle infrastrutture disponibili, dalla conoscenza del sistema economico e sociale e dalla definizione di obiettivi verificabili.

Durante gli incontri è emersa una comune attenzione verso i giovani, la formazione avanzata, la sovranità tecnologica, la protezione dei dati e la necessità di rafforzare i collegamenti tra il sistema sammarinese e le reti esterne della ricerca e dell’innovazione.

La presenza delle Segreterie di Stato e la qualità del confronto hanno permesso di delineare un metodo di lavoro: partire dai bisogni, riconoscere le competenze già esistenti, individuare le lacune e costruire progetti sostenibili capaci di generare risultati nel medio e lungo periodo.

Non si è trattato di arrivare a San Marino con un modello già confezionato. L’obiettivo della missione è stato quello di comprendere dove la Fondazione possa mettere a disposizione conoscenze, relazioni, metodologie e capacità formative, nel rispetto dell’autonomia istituzionale della Repubblica e delle decisioni che spettano alle sue autorità.

Un momento centrale della missione è stato rappresentato dalle prime interlocuzioni di valutazione reciproca con San Marino Innovation, l’Istituto per l’Innovazione della Repubblica di San Marino, società interamente partecipata dallo Stato.

Questa fase iniziale è necessaria per comprendere in quale modo le esperienze e le competenze delle rispettive realtà possano integrarsi. La Fondazione e San Marino Innovation operano in contesti differenti, ma condividono un interesse fondamentale: fare dell’innovazione uno strumento di crescita economica, scientifica e sociale.

San Marino Innovation ha già sviluppato un ecosistema dedicato alle imprese ad alto contenuto tecnologico. Nel 2025 ha ricevuto 59 progetti imprenditoriali, il dato più elevato dall’avvio del sistema di certificazione, confermando l’esistenza di una crescente domanda di innovazione all’interno e intorno alla Repubblica.

Le interlocuzioni avviate durante la missione non hanno avuto la funzione di anticipare decisioni o sovrapporre ruoli. Sono servite a conoscersi, a valutare le rispettive capacità operative e a individuare possibili aree di convergenza.

Questa valutazione reciproca costituisce il presupposto per una collaborazione autentica. Ogni organizzazione possiede una propria identità, una propria esperienza e responsabilità specifiche. La cooperazione può diventare efficace quando non cerca di uniformare queste differenze, ma le utilizza per costruire una capacità d’intervento più ampia.

La Fondazione può mettere a disposizione competenze nella formazione interdisciplinare, nell’intelligenza artificiale, nell’analisi dei dati, nella sicurezza digitale, nella bioinformatica, nei sistemi immersivi e nello studio delle tecnologie emergenti. San Marino Innovation dispone della conoscenza diretta dell’ecosistema sammarinese, delle sue imprese, del quadro istituzionale e degli strumenti attraverso i quali sostenere l’innovazione nel territorio.

L’incontro tra queste due dimensioni può generare programmi di formazione, laboratori sperimentali, percorsi di accompagnamento per le imprese, progetti destinati alle scuole e iniziative per mettere in relazione i giovani sammarinesi con reti scientifiche, accademiche e produttive più ampie.

Quando si parla di isolamento tecnologico di San Marino non si intende descrivere un Paese immobile o privo di iniziative. Al contrario, la Repubblica ha dimostrato di voler investire nella trasformazione digitale, nell’innovazione e nella costruzione di un ecosistema favorevole alle imprese tecnologiche.

L’isolamento al quale occorre rispondere deriva soprattutto dalla particolare posizione di un piccolo Stato che, proprio per la sua dimensione e per la sua specificità istituzionale, può incontrare maggiori difficoltà nell’accesso continuativo alle grandi reti della ricerca, ai programmi internazionali, alle infrastrutture tecnologiche avanzate e ai processi di formazione specialistica.

Molte tecnologie contemporanee richiedono investimenti, competenze e sistemi di relazione che nessun soggetto può costruire da solo. Intelligenza artificiale, sicurezza informatica, calcolo avanzato, biotecnologie, tecnologie spaziali, robotica e gestione dei dati si sviluppano attraverso ecosistemi composti da università, centri di ricerca, imprese, istituzioni e reti internazionali.

Per un piccolo Stato, il rischio non consiste soltanto nel non possedere tutte le tecnologie necessarie. Il problema più profondo è la possibilità di diventare esclusivamente utilizzatore di sistemi progettati altrove, dipendendo da infrastrutture, dati e conoscenze sulle quali non si possiede un controllo sufficiente.

Superare questa condizione non significa cercare un’autosufficienza irrealistica. Significa costruire una sovranità tecnologica intelligente: conoscere i sistemi utilizzati, formare persone capaci di governarli, proteggere i dati strategici, scegliere consapevolmente i partner e partecipare alle reti internazionali con una propria identità.

San Marino non deve isolarsi per difendere la propria autonomia. Deve, al contrario, moltiplicare le connessioni qualificate che le consentano di rafforzarla. La cooperazione con realtà scientifiche e formative esterne può aiutare la Repubblica ad accedere a competenze e infrastrutture, mantenendo al proprio interno la capacità di comprenderle, valutarle e orientarle verso i bisogni della comunità.

Il futuro tecnologico di San Marino non può essere misurato soltanto dal numero delle piattaforme realizzate o delle infrastrutture installate. Il suo indicatore più importante sarà la capacità di offrire ai giovani la possibilità di formarsi, sperimentare e lavorare senza essere costretti a cercare altrove ogni opportunità di crescita.

La formazione delle nuove generazioni è stata il filo conduttore dell’intera missione. Un Paese costruisce il proprio futuro quando permette ai suoi ragazzi di immaginarsi all’interno di esso. Se i giovani percepiscono che le professioni più avanzate, la ricerca e l’innovazione sono accessibili soltanto fuori dai confini nazionali, la partenza rischia di trasformarsi in un distacco definitivo.

Le esperienze esterne sono indispensabili. Studiare in altre realtà, confrontarsi con università e laboratori internazionali e conoscere contesti differenti rappresenta un arricchimento. Il problema nasce quando non esistono le condizioni per ritornare, quando le competenze acquisite non trovano applicazione nel Paese e quando il sistema produttivo locale non riesce a offrire opportunità coerenti con la preparazione raggiunta.

La prospettiva condivisa nel corso della missione è differente: consentire ai giovani di partire per conoscere il mondo, ma costruire contemporaneamente ragioni concrete per tornare. Creare percorsi nei quali la formazione sia collegata alle esigenze reali delle istituzioni e delle imprese sammarinesi. Fare in modo che ogni competenza acquisita possa contribuire alla trasformazione del Paese.

Questo significa avvicinare gli studenti alle discipline scientifiche e tecnologiche fin dalla scuola, offrire laboratori e attività sperimentali, creare borse di studio, sostenere percorsi di alta formazione e favorire il passaggio dallo studio al lavoro.

San Marino Innovation ha già promosso attività orientate alla cultura STEM e alla robotica, riconoscendo nella formazione delle competenze trasversali un investimento sul capitale umano. Su questa base possono essere immaginati ulteriori percorsi capaci di mettere in relazione scuole, Fondazione, imprese e istituzioni.

Uno degli obiettivi della possibile cooperazione sarà ridurre la distanza tra formazione e occupazione. Troppo spesso i giovani frequentano percorsi di studio che non dialogano con le trasformazioni del mercato del lavoro. Allo stesso tempo, le imprese dichiarano di non trovare figure adeguatamente preparate.

Per superare questa contraddizione è necessario costruire programmi formativi partendo dalle competenze effettivamente richieste. Le aziende e le istituzioni devono contribuire a definire i fabbisogni, mentre i soggetti scientifici devono garantire la qualità e il costante aggiornamento dei contenuti.

I percorsi potrebbero riguardare l’intelligenza artificiale applicata, la protezione delle reti, la sicurezza informatica, la gestione del dato, la programmazione, la robotica, i sistemi immersivi, la comunicazione digitale, la manutenzione predittiva e l’automazione.

Accanto alle competenze tecniche sarà necessario sviluppare capacità di analisi, responsabilità, organizzazione, lavoro in gruppo e adattamento. Le professioni del futuro non richiederanno soltanto persone capaci di utilizzare strumenti complessi, ma individui in grado di comprendere le conseguenze delle proprie decisioni.

La formazione dovrà inoltre essere accessibile. Un giovane non deve essere escluso perché non dispone delle risorse economiche necessarie per trasferirsi o frequentare programmi costosi. Le borse di studio, i percorsi residenziali, il sostegno delle imprese e il coinvolgimento delle istituzioni possono consentire di selezionare sulla base del merito e della motivazione.

Il risultato finale dovrà essere l’inserimento professionale. Ogni percorso dovrebbe nascere con una prospettiva occupazionale chiara, sia presso le imprese già presenti nella Repubblica sia attraverso la creazione di nuove attività.

La dimensione della Repubblica può diventare un vantaggio competitivo. Un territorio raccolto consente di mettere in relazione con maggiore rapidità istituzioni, cittadini, scuole, imprese e servizi. Questo può trasformare San Marino in un laboratorio nel quale sperimentare tecnologie prima di applicarle su scala più ampia.

La Repubblica potrebbe sviluppare progetti pilota nel campo della pubblica amministrazione digitale, della sanità connessa, della mobilità intelligente, della tutela ambientale, della sicurezza delle infrastrutture, dell’efficienza energetica e della formazione immersiva.

La sperimentazione, però, deve essere accompagnata da regole chiare e da una particolare attenzione alla persona. Innovare non significa adottare ogni nuova tecnologia. Significa scegliere quelle realmente utili, verificarne i risultati e proteggere i diritti dei cittadini.

In un momento storico nel quale i dati rappresentano una risorsa strategica, San Marino può costruire un modello fondato sulla sovranità del dato, sulla trasparenza e sulla sicurezza. Può dimostrare che la trasformazione digitale non deve necessariamente tradursi in una perdita di controllo, ma può rafforzare l’autonomia di uno Stato quando è accompagnata da competenze interne adeguate.

Un simile modello avrebbe valore anche oltre i confini sammarinesi. San Marino potrebbe diventare un punto di riferimento per altri piccoli Stati e territori che affrontano problemi analoghi: disponibilità limitata di risorse, dipendenza tecnologica, necessità di proteggere i dati e difficoltà nel trattenere le nuove generazioni.

Aiutare i giovani a costruire il proprio futuro significa anche creare un ambiente nel quale possano nascere e crescere imprese innovative. Non tutti dovranno diventare imprenditori, ma chi possiede un’idea deve poter trovare nel Paese orientamento, strumenti, competenze e occasioni di confronto.

San Marino può rafforzare la propria capacità di attrarre imprese esterne interessate a investire nella ricerca, nella sperimentazione e nello sviluppo di soluzioni tecnologiche. Per farlo, non sono sufficienti condizioni fiscali favorevoli. Le aziende innovative cercano personale qualificato, infrastrutture affidabili, rapidità amministrativa, certezza normativa e collegamenti con università e centri di ricerca.

La collaborazione tra Segreterie di Stato, San Marino Innovation, Fondazione, sistema scolastico e imprese può contribuire a costruire questo ambiente. La formazione genera competenze; le competenze attraggono imprese; le imprese creano lavoro; il lavoro offre ai giovani la possibilità di restare o ritornare.

In questa prospettiva, la tecnologia non è un settore separato dal resto dell’economia. Può contribuire a modernizzare il manifatturiero, i servizi finanziari, il turismo, il commercio, la sanità e l’amministrazione pubblica. Può aiutare le aziende tradizionali a innovare i propri processi e a competere su mercati più ampi.

San Marino non deve scegliere tra la propria storia e l’innovazione. Può utilizzare la tecnologia per custodire meglio la propria identità e renderla parte di un nuovo modello di sviluppo.

Le interlocuzioni avviate durante la missione rappresentano l’inizio di un percorso. Saranno necessari ulteriori incontri, approfondimenti tecnici e verifiche per individuare le iniziative concretamente realizzabili.

La prima fase dovrà consentire di analizzare lo stato delle infrastrutture, le piattaforme utilizzate, le competenze già disponibili, le necessità delle amministrazioni e i fabbisogni delle imprese. Sarà importante ascoltare i giovani, i docenti e le famiglie, perché una strategia tecnologica non può essere costruita soltanto all’interno degli uffici.

Su queste basi sarà possibile definire alcuni progetti prioritari, attribuire responsabilità, stabilire tempi e individuare risorse. La Fondazione potrà mettere a disposizione metodologie, competenze e relazioni, ma ogni iniziativa dovrà essere costruita insieme alle istituzioni sammarinesi e adattata alle esigenze della Repubblica.

Il valore della missione risiede anche nella prudenza con la quale è stato avviato il confronto. Valutarsi reciprocamente significa riconoscere che una collaborazione stabile deve fondarsi sulla fiducia, sulla conoscenza e sulla chiarezza degli obiettivi.

La missione a San Marino ha confermato che esistono le condizioni per costruire una prospettiva positiva. Le Segreterie di Stato hanno offerto uno spazio di ascolto e confronto. San Marino Innovation ha rappresentato un interlocutore con il quale avviare una valutazione delle possibili complementarità. La Fondazione ha espresso la propria disponibilità a contribuire con competenze formative, scientifiche e progettuali.

Ora il lavoro dovrà trasformare questa disponibilità in proposte concrete.

Il futuro di San Marino non dipenderà dalla capacità di imitare sistemi più grandi, ma dalla possibilità di sviluppare un proprio modello. Un modello nel quale l’autonomia istituzionale sia accompagnata dalla sovranità tecnologica; l’innovazione economica dalla responsabilità sociale; l’attrazione delle imprese dalla formazione dei giovani; l’apertura internazionale dalla difesa dell’identità nazionale.

San Marino può superare la propria condizione di relativo isolamento tecnologico senza perdere ciò che la rende unica. Può aprirsi alle reti della ricerca e dell’industria conservando il controllo delle proprie scelte. Può accogliere competenze esterne e, nello stesso tempo, far crescere quelle interne. Può trasformare la propria dimensione in uno spazio privilegiato per la sperimentazione.

La missione ha lasciato soprattutto una convinzione: costruire il futuro dei giovani significa costruire il futuro dell’intera Repubblica. Ogni ragazzo che acquisisce una competenza, ogni impresa innovativa che trova spazio, ogni scuola che apre un laboratorio e ogni istituzione che sceglie di cooperare rappresentano un passo fuori dall’isolamento.

San Marino possiede la storia, l’identità e l’autorevolezza per affrontare questa trasformazione. Ora può aggiungere una visione tecnologica capace di proiettarla verso il futuro.

La Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca è pronta a fare la propria parte, con rispetto, spirito di servizio e volontà di costruire. Non per sostituirsi alle istituzioni sammarinesi, ma per camminare al loro fianco, condividere conoscenze e contribuire a creare per i giovani nuove ragioni per credere nel proprio Paese.

La missione si conclude, ma il lavoro può cominciare adesso.


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