Una giornata dedicata alla cultura del dato, alla condivisione responsabile dell’informazione e al ruolo umano della tecnologia nei sistemi decisionali del futuro.
Il 2 luglio 2026 la Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca ha partecipato alla convention “Data Excellence Platform Launch – Building Data Together”, promossa nell’ambito del Data Club del Gruppo Sella presso l’Open Innovation Center di Biella.
È stata una giornata intensa, partecipata da circa mille persone del Gruppo Sella, in parte presenti in sala e in parte collegate da remoto, costruita attorno a un tema che oggi non appartiene più soltanto al mondo tecnico, ma riguarda la struttura stessa delle organizzazioni moderne: la capacità di trasformare i dati in conoscenza, decisione, responsabilità e valore condiviso.
La locandina dell’evento raccontava già con chiarezza il senso del percorso: accoglienza, welcome speech affidato a Pietro Sella, CEO di Banca Sella Holding, inspirational speech di Massimiliano Nicolini, ricercatore bioinformatico della Fondazione Olitec, e poi tavoli di lavoro dedicati a Data Culture & People, Data Governance e Data Platform. Tre dimensioni diverse, ma profondamente collegate: le persone, le regole e le infrastrutture.
Il tema centrale dell’intervento è stato il valore della condivisione dei dati tra operatori. Non una condivisione ingenua, non una dispersione incontrollata di informazioni, ma una circolazione ordinata, sicura, consapevole e governata. In questo senso, il dato è stato paragonato al sangue nel corpo umano: non produce vita semplicemente perché esiste, ma perché circola, raggiunge gli organi, porta ossigeno, collega parti diverse dello stesso organismo e consente a sistemi complessi di funzionare in modo coordinato.
Allo stesso modo, nei sistemi moderni di informazione e decisione, il dato non ha pieno valore quando rimane isolato dentro silos chiusi. Diventa invece risorsa strategica quando viene raccolto correttamente, qualificato, protetto, condiviso secondo regole chiare e interpretato da persone competenti. Senza dati affidabili, anche le migliori architetture digitali restano fragili. Senza una cultura del dato, l’intelligenza artificiale rischia di essere soltanto una macchina potente ma cieca. Senza responsabilità, la tecnologia perde il proprio orientamento umano.
Il Gruppo Sella rappresenta un contesto particolarmente significativo per affrontare questi temi. La storia di Banca Sella nasce a Biella nel 1886 con la costituzione della Gaudenzio Sella & C.; il Gruppo Sella viene poi costituito nel 1992 e oggi comprende attività che vanno dalla banca commerciale e retail al private e wealth management, dal corporate & investment banking ai sistemi di pagamento, dall’open banking ai servizi di information technology. Banca Sella, banca commerciale del Gruppo, è oggi una realtà con presenza nazionale, quasi 300 succursali e oltre 2.400 dipendenti.
Questo radicamento storico nel territorio biellese non è solo un dato identitario, ma anche una responsabilità. Il Gruppo Sella ha mantenuto nel tempo un rapporto forte con Biella, con le economie locali, con l’innovazione e con la crescita delle competenze. Nella propria rendicontazione di sostenibilità, il Gruppo descrive un impegno orientato a integrare supporto economico, innovazione, formazione e inclusione; nel 2025 ha sostenuto iniziative nei settori dell’educazione, della cultura, della salute, dell’inclusione sociale e dello sviluppo territoriale con erogazioni liberali dirette superiori a 1,4 milioni di euro.
È importante sottolineare questo aspetto perché parlare di dati, oggi, significa parlare anche di comunità. Il dato non è soltanto una materia prima per l’efficienza aziendale: è una leva per comprendere meglio i bisogni, prevenire rischi, migliorare servizi, formare nuove generazioni, sostenere decisioni più giuste e costruire sistemi più inclusivi. Non a caso, tra le iniziative rivolte al territorio, il Gruppo Sella richiama anche percorsi di educazione e formazione, come il programma Fin 4 Teen organizzato da Sellalab, che nel 2025 ha coinvolto studenti tra i 12 e i 19 anni in diverse città, tra cui Biella.
Durante l’intervento è stato evidenziato come la vera sfida dei prossimi anni non sarà semplicemente “avere più dati”, ma imparare a farli dialogare. Gli operatori economici, le istituzioni, il mondo della ricerca, la finanza, la sanità, la formazione e le imprese dovranno costruire ecosistemi nei quali le informazioni possano circolare in modo sicuro, verificabile e utile. La qualità del dato diventerà una delle condizioni fondamentali per la qualità delle decisioni.
In questo scenario, la condivisione non deve essere confusa con la perdita di controllo. Al contrario, condividere bene significa governare meglio. Significa sapere chi accede a cosa, con quale finalità, con quali limiti, con quali garanzie e con quale responsabilità. Significa passare da una logica proprietaria e difensiva del dato a una logica ecosistemica, nella quale l’informazione diventa infrastruttura viva, capace di generare fiducia, innovazione e conoscenza condivisa.
Il messaggio portato dalla Fondazione è stato chiaro: la tecnologia non è destino, è responsabilità. Questa frase, proiettata durante l’intervento, sintetizza una visione che attraversa tutta l’attività scientifica e culturale della Fondazione. La tecnologia non decide al posto dell’uomo. Non assolve l’uomo dalle sue scelte. Non sostituisce la responsabilità morale, sociale e istituzionale. Al contrario, la amplifica. Più i sistemi diventano potenti, più diventa necessario costruire una cultura etica capace di orientarli.
La giornata ha avuto anche un valore umano molto forte. L’impressione raccolta è stata quella di un’organizzazione viva, composta da giovani entusiasti, colleghi competenti, professionisti preparati e persone che credono realmente in ciò che fanno. Si è respirata una passione autentica per lo sviluppo informatico, per la cultura del dato, per la crescita delle competenze e per la costruzione di strumenti utili non solo all’efficienza interna, ma anche alla qualità del servizio e alla responsabilità verso il territorio.
In un tempo in cui spesso la tecnologia viene raccontata come un fenomeno freddo, impersonale e distante, vedere una comunità professionale numerosa confrontarsi con attenzione su dati, governance, piattaforme e persone ha restituito un’immagine diversa: quella di una tecnologia che può ancora essere luogo di passione, partecipazione, intelligenza collettiva e visione.
Un ringraziamento particolare va a Banca Sella e al Gruppo Sella per l’invito e per l’attenzione riservata alla Fondazione. Un ringraziamento sentito anche all’Associazione DAMA e a FIT Academy per averci coinvolto in questa giornata particolare. FIT Academy, realtà impegnata nella crescita dei professionisti del dato attraverso formazione, certificazioni e percorsi dedicati alla data governance e al data management, rappresenta bene l’idea che la trasformazione digitale non possa prescindere dalla formazione delle persone.
La convention “Building Data Together” ha ricordato che il futuro dei dati non sarà determinato soltanto dagli algoritmi, dalle piattaforme o dalla potenza di calcolo. Sarà determinato dalla qualità delle relazioni tra le persone, dalla capacità delle organizzazioni di collaborare, dalla fiducia tra operatori e dalla responsabilità con cui sapremo costruire ambienti digitali aperti, sicuri e intelligenti.
Perché i dati, come il sangue, devono circolare.
Ma perché generino vita, devono essere protetti, compresi e indirizzati verso uno scopo.
E lo scopo, oggi più che mai, deve essere costruire sistemi capaci di decidere meglio, includere di più, innovare con coscienza e mettere la tecnologia al servizio dell’uomo.
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