Di Laura Pampanini
Erano gli anni ’80 quando a Palermo si cominciava a parlare di personal computer. Per noi ragazzi dell’epoca abituati alla tecnologia analogica fu il primo approccio con il mondo digitale: passavamo il tempo libero immersi nei video games ignari di come la tecnologia che ci stava dietro si sarebbe evoluta in seguito.
Sono nata a Palermo nel 1977, ho sempre avuto molti interessi e coltivato diverse passioni, dall’arte, alla scienza, alla musica. Vivo a Partanna da una quindicina d’anni, un paese di collina in provincia di Trapani dove lavoro nell’ambito della riabilitazione motoria in qualità di Massofisioterapista. Ho un vissuto ventennale come atleta professionista di Pallavolo e ultimamente ho conseguito la Laurea Magistrale in Management dello sport e delle attività motorie con l’obiettivo di insegnare educazione motoria nelle scuole. Sono un’appassionata di Bioinformatica, Realtà immersiva e Intelligenza Artificiale e spero che il mio pensiero possa servire da spunto per una riflessione più approfondita sul tema.
Dopo 40 anni di evoluzione tecnologica oggi si sta delineando una forma di futuro diverso da quello ipotizzato dalla mia generazione che l’ha immaginato attraverso i film di fantascienza apocalittici. Un futuro dove si spera che Scienza e Tecnologia siano i migliori alleati dell’uomo e non la causa di una umanità repressa, sottomessa al controllo di pochi.
Le previsioni demografiche preannunciano che nei prossimi 30 anni la popolazione mondiale continuerà ad aumentare, così come il tasso di anzianità, le disabilità e l’inquinamento. Ma in una società composta da sistemi artificiali è più giusto rendere le tecnologie più sofisticate per risolvere problemi sempre più complessi o sarebbe meglio tornare ad essere più in sintonia con l’ambiente naturale? Probabilmente su certi fronti la reversibilità è impossibile, non rimane che guardare al futuro tentando di rimediare il più possibile al disastro ecologico e sociale che abbiamo creato.
Le applicazioni delle tecnologie BRIA si stanno diffondendo ormai in tutti i settori. In medicina riabilitativa esistono dispositivi che attraverso dei sensori trasmettono le informazioni sulla qualità e la quantità del movimento del paziente e analizzano nello specifico tutte le caratteristiche cinematiche del movimento, anche a distanza (teleriabilitazione). Ciò consente a medici e operatori sanitari di intervenire in tempo reale e di migliorare l’efficacia del trattamento, talvolta anche in autonomia.
Esistono persino robot indossabili che permettono a persone con ridotta capacità motoria di sollevarsi dalla sedia a rotelle e camminare… immaginate che emozione! E inoltre, grazie ai progressi della bioinformatica, gli scienziati saranno capaci di curare i tumori tramite microrobot, senza conseguenze dannose per la salute. L’utilizzo di queste tecnologiche come cura, o semplicemente come supporto nei lavori pesanti, costituisce un grande vantaggio per l’umanità nell’ottica di ridurre il rischio di patologie invalidanti per chi ne soffre e gravose per la collettività.
C’è chi sostiene che l’IA stia già superando i limiti, soprattutto quelli etici, dove si rischia di perdere la privacy, di creare confusione tra realtà e finzione, e perfino di portare alla regressione le funzionalità umane. Comunque sia è in corso una trasformazione globale che richiede un adeguamento rapido all’utilizzo di queste grandi risorse e alla loro regolamentazione.
A mio parere una delle grandi sfide da affrontare è quella di permettere a tutti l’accesso alle nuove opportunità, incentivando la divulgazione scientifica, formando la popolazione su come interagire con le nuove tecnologie e rendendole strutturali nei sistemi sociosanitari. I benefici ci saranno se al contempo si svilupperà una coscienza tecnologico-sociale in linea con i valori umani.
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