L’azienda intelligente Quando la tecnologia e le persone smettono di essere cose separate

Di Marco De Vecchi – Consulente di strategia digitale, autore di Lezioni da 5.000.000 di Errori — Contributo al progetto BRIA, Fondazione Olitec

Chi sono e da dove vengo

Nel 2008 ho fondato Na-If, una startup che progettava interfacce NUI, Natural User Interface, per schermi touch. Il mercato naturale erano le control room, quegli ambienti ad alta tensione dove gli operatori governano flussi di dati critici in tempo reale. In quegli anni le sale di controllo erano muri di monitor, sistemi che non si parlavano, software che costringevano l’operatore ad adattarsi alla macchina invece che il contrario.

Costruimmo qualcosa di diverso. I nostri clienti fondevano tutti i dati della loro infrastruttura in un unico modello tridimensionale. L’aeroporto di Fiumicino vedeva i propri mezzi muoversi in tempo reale dentro un modello 3D, come in un videogioco. La regola era semplice e implacabile. In tre click l’utente deve arrivare all’informazione che cerca. Fu il primo tentativo, nel mio percorso, di umanizzare la tecnologia.

Ma la cosa davvero straordinaria erano le persone. Eravamo dieci, arrivammo a trenta. Ognuno aveva voce. Ci si ritrovava davanti alla lavagna a ragionare su come rendere la complessità leggibile. Gli uffici erano arredati come case. Si scherzava tanto e si produceva di più. Ogni parte alimentava le altre. Il management fu il fluidificante, non un capo che decide.

Il cambiamento in atto: le PMI italiane e le tecnologie BRIA

Oggi lavoro ogni giorno con piccole e medie imprese italiane in trasformazione digitale. Il panorama delle tecnologie BRIA si presenta in modo disomogeneo. La bioinformatica resta lontana dal tessuto produttivo delle PMI generaliste. La realtà immersiva è ancora più marginale: solo il 3% delle PMI italiane ha avviato progetti concreti in questo ambito (Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI, Politecnico di Milano, 2025). L’intelligenza artificiale è invece l’onda che ha già toccato quasi ogni settore. Il mercato italiano dell’AI ha chiuso il 2025 con una crescita del 50% rispetto all’anno precedente, eppure qualcosa si inceppa quasi sempre nello stesso punto. Il Progetto NANDA del MIT ha analizzato nel 2025 oltre 300 implementazioni di AI generativa: il 95% delle organizzazioni ottiene un ritorno economico pari a zero. Le cause sono tre e sono visibili ogni giorno.

La prima è strutturale. I dati sono sporchi, incompleti, distribuiti in sistemi che non comunicano. Un’AI addestrata su dati incoerenti non produce insight, produce rumore. Prima si costruisce la casa, poi si installa la domotica.

La seconda è economica. Con budget limitati si investe sull’AI perché sembra accessibile e si rinuncia alla realtà immersiva perché il costo appare sproporzionato.

La terza è umana, ed è la più sottile. Un direttore commerciale investe 60.000 euro in un CRM con AI predittiva. Tre mesi dopo il sistema è operativo e inutilizzato. Gli agenti inseriscono dati minimi, i suggerimenti dell’algoritmo restano ignorati. Il direttore introduce controlli, lega i bonus all’adozione. Qualcuno inizia a inserire dati inventati. Il problema è la distanza tra la tecnologia e le persone che la devono usare, la stessa distanza che Na-If cercava di eliminare nel 2008. Allora era fisica, visiva. Oggi è relazionale, di fiducia.

Prospettive future: l’azienda come corpo unico

Nell’azienda intelligente all’AI sarà affidata la gestione dell’operativo scalabile, dall’elaborazione dati all’analisi predittiva, dall’automazione documentale al monitoraggio continuo. La supervisione umana rimane obbligatoria sui processi ad alto rischio e su tutto ciò che richiede giudizio etico. All’essere umano viene restituita la parte che nessun sistema artificiale sa replicare: immaginare, dare direzione, motivare, costruire fiducia, tenere insieme il sistema. Velocità, scalabilità e coerenza le porta l’AI, il resto è territorio umano.

Le organizzazioni che attraversano con successo questa transizione seguono una proporzione precisa. Il 70% dell’investimento va alle persone e ai processi, il 20% ai dati e alla tecnologia, il 10% agli algoritmi, proporzione che la maggior parte delle aziende inverte completamente

Le tecnologie BRIA, per un’azienda con questa visione, sono l’infrastruttura biologica di un organismo nuovo. La bioinformatica porta sensori biologici che generano visualizzazioni fruibili in AR/VR, mentre gestione e interazione avvengono attraverso un’interfaccia AI. Ma un organismo non è la somma dei suoi organi. È il sistema che li tiene connessi, che fa circolare l’informazione, che garantisce che nessuna parte cominci e concluda il lavoro senza le altre. Questo sistema ha un nome, si chiama leadership e si costruisce ogni giorno con le persone

Conclusione

Nel 2008 un team di dieci persone costruiva interfacce che eliminavano la distanza tra i dati e gli operatori. Lo facevano perché credevano che la tecnologia dovesse adattarsi all’essere umano, e non il contrario. Quella convinzione era giusta allora ed è ancora più vera oggi, con strumenti incomparabilmente più potenti.
Un’azienda diventa intelligente per gradi, costruendo un quadro evolutivo coerente. Le persone rimangono il cuore di questa trasformazione perchè sono quelle che ne decreteranno il successo e la rapidità. La leadership in questo sistema non sta in cima ma nel mezzo, deve essere il fluidificante, dare la direzione e seguirla con caparbietà.

Fonti
Osservatorio Intelligenza Artificiale, Politecnico di Milano (2025). Mercato AI in Italia: crescita e trend.
MIT NANDA — Challapally, A., Pease, C., Raskar, R., Chari, P. (2025). The GenAI Divide: State of AI in Business 2025. Massachusetts Institute of Technology, luglio 2025.
De Vecchi, M. (2026). Lezioni da 5.000.000 di Errori. Guida pratica per la trasformazione digitale delle PMI. Prima edizione, aprile 2026. ISBN: 979-12-243-2761-6.


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