
Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
Orientare nell’era dell’Intelligenza Artificiale: perché la tecnologia aumenta il bisogno di relazione umana
Cita da Samina Sayeda su 5 Febbraio 2026, 9:54 amDi Riccardo Mattia
Negli ultimi tempi, durante gli incontri di orientamento, sta iniziando a comparire una frase che fino a poco tempo fa non esisteva:
«Ho chiesto a ChatGPT quale lavoro potrei fare» oppure «quale scuola dovrei scegliere».
Arrivano con elenchi di professioni, suggerimenti, descrizioni dettagliate di percorsi di studio, competenze richieste, prospettive di carriera, statistiche, stipendi. Arrivano, in apparenza, già “informati”. Eppure, quasi sempre, arrivano anche profondamente confusi. Perché l’informazione non coincide con la consapevolezza. E avere tutte le risposte non aiuta a capire quali siano le domande giuste da porsi.
È qui che, paradossalmente, l’Intelligenza Artificiale non riduce il bisogno di orientamento. Lo aumenta.
Il falso mito: l’IA può orientare al posto dell’orientatore
L’Intelligenza Artificiale è straordinaria nel fare ciò per cui è progettata:
• Raccoglie e organizza informazioni
• Suggerisce opzioni
• Confronta dati
• Genera scenari possibiliMa l’orientamento non è un problema informativo. È un processo identitario.
L’IA può suggerire cento strade, ma non può aiutare una persona a capire chi è mentre le percorre. Non legge l’esitazione in una voce, non coglie la paura dietro una scelta razionale, non vede blocchi, convinzioni limitanti o aspettative familiari. E soprattutto, non può accompagnare qualcuno nel processo di riconoscimento delle proprie risorse.
Una scena sempre più frequente nei colloqui
Durante un incontro, uno studente mi ha mostrato con entusiasmo la risposta che una chat gli aveva fornito: un elenco perfetto di professioni coerenti con i suoi interessi scolastici. Era tutto corretto. Logico. Ben argomentato. Quando però gli ho chiesto quale di quelle sentisse davvero sua, è rimasto in silenzio. Non perché non fosse capace di scegliere, ma perché non aveva ancora fatto quel percorso di riflessione personale che trasforma un suggerimento in una scelta autentica. Aveva ricevuto risposte, senza aver ancora formulato le domande giuste.
Come l’IA entra nel mio lavoro quotidiano
Nel mio lavoro, l’IA è già entrata. Ma non al posto mio. È entrata come strumento. La utilizzo per:
• Far emergere competenze che le persone non riescono a nominare • Analizzare settori emergenti
• Simulare situazioni di colloquio
• Esplorare possibilità professionali che altrimenti resterebbero fuori dal loro orizzonteL’IA accelera alcuni processi, rende più ricca la fase esplorativa e aiuta a costruire scenari. Ma il passaggio fondamentale resta umano: trasformare quegli scenari in scelte possibili, sostenibili e coerenti con la persona.
Non uso l’IA per dare risposte. La uso per aiutare le persone a farsi domande migliori.
Un esempio concreto: durante un percorso di riqualificazione professionale, un adulto mi ha detto:
«L’IA mi ha suggerito alcuni lavori che potrei fare. Ma io non mi riconosco in nessuno di questi.»
In quel momento serviva fermarsi. Ripartire dalla sua storia lavorativa, dalle sue competenze reali, dalle esperienze che per lui avevano avuto senso. L’IA aveva generato possibilità. Il lavoro di orientamento è stato trasformarle in direzioni coerenti con la sua identità.Scuola, mercato del lavoro e il rischio di un corto circuito
Oggi la scuola prepara i ragazzi a studiare, a raggiungere risultati, a costruire competenze disciplinari. Molto meno, però, li prepara a scegliere. Il mercato del lavoro cambia rapidamente, introduce nuove professioni, nuove richieste, nuove logiche organizzative. L’IA si inserisce in questo scenario offrendo moltissime informazioni e possibilità. Ma, se non mediata, rischia di amplificare la difficoltà anziché ridurla. Perché aumenta le opzioni, senza aumentare automaticamente la capacità di orientarsi tra di esse. Ed è proprio qui che la relazione umana diventa decisiva.
Il rischio non è che l’IA sostituisca l’orientatore. Il rischio è che le persone delegano all’IA il processo di scelta, affidandosi a un algoritmo per decidere cosa studiare, che lavoro cercare, che direzione dare alla propria vita professionale, senza attraversare quel percorso di riflessione personale che rende una scelta realmente propria. Quando questo accade, le scelte diventano logiche, ma non autentiche. Coerenti sulla carta, ma fragili nella realtà. Perché non nascono dalla consapevolezza di sé.
Il nuovo ruolo dell’orientatore nell’era dell’Intelligenza Artificiale
Oggi l’orientatore non è più solo chi fornisce informazioni. Quelle sono ovunque, accessibili in pochi secondi.Diventa invece:
• Mediatore tra persona e tecnologia
• Guida critica nell’uso dell’IA
• Facilitatore di consapevolezza
• Educatore alla sceltaOggi non orientiamo più solo al lavoro. Orientiamo le persone a dialogare in modo consapevole con le tecnologie che influenzeranno il loro futuro.
Un altro esempio concreto: uno studente, dopo aver lavorato insieme sulle sue scelte, è tornato a usare l’IA in modo diverso. Non più solo per trovare risposte, ma anche un po’ per gioco e curiosità, chiedendo «quali competenze servono per…» o «quali percorsi esistono per…». Non cercava più che la tecnologia decidesse al posto suo. La stava usando per approfondire una direzione che aveva iniziato a sentire come propria.
Più cresce l’IA, più cresce il bisogno di orientamento umano
L’avvento delle tecnologie sta trasformando il modo in cui apprendiamo, lavoriamo e ci relazioniamo. Ma questa trasformazione non elimina la centralità della persona. La rende più evidente. Più l’IA diventa capace di generare risposte, più serve qualcuno che aiuti le persone a comprendere quali di quelle risposte abbiano senso per la loro storia, valori e aspirazioni.Più la tecnologia accelera, più l’orientamento deve rallentare:
• Per ascoltare
• Per far riflettere
• Per aiutare a scegliere
Perché il mio lavoro, oggi, non è aiutare le persone a trovare risposte. È aiutare le persone a non smettere di farsi domande, anche quando la tecnologia sembra offrirle già tutte.
Di Riccardo Mattia
Negli ultimi tempi, durante gli incontri di orientamento, sta iniziando a comparire una frase che fino a poco tempo fa non esisteva:
«Ho chiesto a ChatGPT quale lavoro potrei fare» oppure «quale scuola dovrei scegliere».
Arrivano con elenchi di professioni, suggerimenti, descrizioni dettagliate di percorsi di studio, competenze richieste, prospettive di carriera, statistiche, stipendi. Arrivano, in apparenza, già “informati”. Eppure, quasi sempre, arrivano anche profondamente confusi. Perché l’informazione non coincide con la consapevolezza. E avere tutte le risposte non aiuta a capire quali siano le domande giuste da porsi.
È qui che, paradossalmente, l’Intelligenza Artificiale non riduce il bisogno di orientamento. Lo aumenta.
Il falso mito: l’IA può orientare al posto dell’orientatore
L’Intelligenza Artificiale è straordinaria nel fare ciò per cui è progettata:
• Raccoglie e organizza informazioni
• Suggerisce opzioni
• Confronta dati
• Genera scenari possibili
Ma l’orientamento non è un problema informativo. È un processo identitario.
L’IA può suggerire cento strade, ma non può aiutare una persona a capire chi è mentre le percorre. Non legge l’esitazione in una voce, non coglie la paura dietro una scelta razionale, non vede blocchi, convinzioni limitanti o aspettative familiari. E soprattutto, non può accompagnare qualcuno nel processo di riconoscimento delle proprie risorse.
Una scena sempre più frequente nei colloqui
Durante un incontro, uno studente mi ha mostrato con entusiasmo la risposta che una chat gli aveva fornito: un elenco perfetto di professioni coerenti con i suoi interessi scolastici. Era tutto corretto. Logico. Ben argomentato. Quando però gli ho chiesto quale di quelle sentisse davvero sua, è rimasto in silenzio. Non perché non fosse capace di scegliere, ma perché non aveva ancora fatto quel percorso di riflessione personale che trasforma un suggerimento in una scelta autentica. Aveva ricevuto risposte, senza aver ancora formulato le domande giuste.
Come l’IA entra nel mio lavoro quotidiano
Nel mio lavoro, l’IA è già entrata. Ma non al posto mio. È entrata come strumento. La utilizzo per:
• Far emergere competenze che le persone non riescono a nominare • Analizzare settori emergenti
• Simulare situazioni di colloquio
• Esplorare possibilità professionali che altrimenti resterebbero fuori dal loro orizzonte
L’IA accelera alcuni processi, rende più ricca la fase esplorativa e aiuta a costruire scenari. Ma il passaggio fondamentale resta umano: trasformare quegli scenari in scelte possibili, sostenibili e coerenti con la persona.
Non uso l’IA per dare risposte. La uso per aiutare le persone a farsi domande migliori.
Un esempio concreto: durante un percorso di riqualificazione professionale, un adulto mi ha detto:
«L’IA mi ha suggerito alcuni lavori che potrei fare. Ma io non mi riconosco in nessuno di questi.»
In quel momento serviva fermarsi. Ripartire dalla sua storia lavorativa, dalle sue competenze reali, dalle esperienze che per lui avevano avuto senso. L’IA aveva generato possibilità. Il lavoro di orientamento è stato trasformarle in direzioni coerenti con la sua identità.
Scuola, mercato del lavoro e il rischio di un corto circuito
Oggi la scuola prepara i ragazzi a studiare, a raggiungere risultati, a costruire competenze disciplinari. Molto meno, però, li prepara a scegliere. Il mercato del lavoro cambia rapidamente, introduce nuove professioni, nuove richieste, nuove logiche organizzative. L’IA si inserisce in questo scenario offrendo moltissime informazioni e possibilità. Ma, se non mediata, rischia di amplificare la difficoltà anziché ridurla. Perché aumenta le opzioni, senza aumentare automaticamente la capacità di orientarsi tra di esse. Ed è proprio qui che la relazione umana diventa decisiva.
Il rischio non è che l’IA sostituisca l’orientatore. Il rischio è che le persone delegano all’IA il processo di scelta, affidandosi a un algoritmo per decidere cosa studiare, che lavoro cercare, che direzione dare alla propria vita professionale, senza attraversare quel percorso di riflessione personale che rende una scelta realmente propria. Quando questo accade, le scelte diventano logiche, ma non autentiche. Coerenti sulla carta, ma fragili nella realtà. Perché non nascono dalla consapevolezza di sé.
Il nuovo ruolo dell’orientatore nell’era dell’Intelligenza Artificiale
Oggi l’orientatore non è più solo chi fornisce informazioni. Quelle sono ovunque, accessibili in pochi secondi.
Diventa invece:
• Mediatore tra persona e tecnologia
• Guida critica nell’uso dell’IA
• Facilitatore di consapevolezza
• Educatore alla scelta
Oggi non orientiamo più solo al lavoro. Orientiamo le persone a dialogare in modo consapevole con le tecnologie che influenzeranno il loro futuro.
Un altro esempio concreto: uno studente, dopo aver lavorato insieme sulle sue scelte, è tornato a usare l’IA in modo diverso. Non più solo per trovare risposte, ma anche un po’ per gioco e curiosità, chiedendo «quali competenze servono per…» o «quali percorsi esistono per…». Non cercava più che la tecnologia decidesse al posto suo. La stava usando per approfondire una direzione che aveva iniziato a sentire come propria.
Più cresce l’IA, più cresce il bisogno di orientamento umano
L’avvento delle tecnologie sta trasformando il modo in cui apprendiamo, lavoriamo e ci relazioniamo. Ma questa trasformazione non elimina la centralità della persona. La rende più evidente. Più l’IA diventa capace di generare risposte, più serve qualcuno che aiuti le persone a comprendere quali di quelle risposte abbiano senso per la loro storia, valori e aspirazioni.
Più la tecnologia accelera, più l’orientamento deve rallentare:
• Per ascoltare
• Per far riflettere
• Per aiutare a scegliere
Perché il mio lavoro, oggi, non è aiutare le persone a trovare risposte. È aiutare le persone a non smettere di farsi domande, anche quando la tecnologia sembra offrirle già tutte.

