Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
Sono un essere umano. Il mio nome è Giovanni Stani, classe 1963.
Per molti, "1984" rievoca il romanzo di Orwell; per me rappresenta l’Anno Zero. È l’anno in cui ho lasciato Sava, in Puglia, per Milano. Volevo diventare “Infermiere Professionale” presso gli Istituti Clinici di Perfezionamento. Solo tredici anni prima, una legge riservava questo mestiere solo alle donne. Io ero l’unico uomo in classe. Il Servizio Sanitario Nazionale era nato da appena sei anni, nel 1978. Durante il tirocinio in corsia c’erano "infermiere generiche", forti di 30-40 anni di esperienza pratica ma prive di studi teorici, e una, al massimo due infermiere professionali per turno. A dirigere c’erano suore. La classe docente era composta quasi interamente da medici. Appena diplomato, iniziai a lavorare all'Ospedale San Raffaele. Già allora, la struttura era il simbolo dell’eccellenza privata italiana. In quel contesto sfidante elaborai il mio metodo operativo: imparare al massimo, migliorare se possibile e poi, ogni due o tre anni, cambiare: reparto, specializzazione, ambiente. Era l'unico modo per preservare la passione.
Eppure, ovunque andassi, trovavo una costante: la carenza di infermieri professionali. Gli straordinari diventavano la norma, il turno di riposo un privilegio. L’ansia impennava quando, a causa degli "spostamenti" improvvisi venivi obbligato a coprire il turno di lavoro in reparti, dove non conoscevi nulla e nessuno, con i rischi che questo comporta. Era come procedere in un campo minato. Sommerso dalla frustrazione e dall'impotenza, nel 2002 mi dimisi. Da allora periodicamente mi prendo delle pause. Vi racconto come alcune di quelle pause hanno contribuito a rendermi la persona che sono adesso.
I/O digitale: giannistani
Negli anni '90, la diffusione di tecnologie digitali aveva reso accessibili computer, software e schede audio esterne professionali. Chiunque, anche senza saper suonare strumenti fisici come me poteva creare composizioni complesse in casa propria grazie alle nuove tecnologie. Mi immersi con passione nel mondo fatto di bit. Nome d’arte: “giannistani”. Imparai a utilizzare “Cubase” e numerosi “plugin" che grazie a interfacce grafiche interattive simulavano in tempo reale il funzionamento di ogni strumento fisico e ogni suono analogico. Ma quell’esperienza non fu solo un hobby. Mi ha donato una forma mentis nuova. Oggi, quando penso ai processi per la salute, non vedo più solo una cartella clinica statica: vedo una canzone. Avevo imparato come visualizzare la complessità, come comprimere e dilatare il tempo e avevo sperimentato che le versioni digitali degli strumenti fisici, per me erano più belli e facili da usare.
Piattaforma e-Learning per infermieri
Dieci anni dopo la parentesi musicale, colsi l’occasione offerta dalla Regione Lombardia che, grazie a finanziamenti europei, invitava i cittadini residenti a riqualificarsi professionalmente in ambito digitale. Frequentai il corso annuale di Instructional Designer (Esperto in e-Learning) - Progettista della Formazione A Distanza.
Alla fine del corso, progettai una piattaforma e-Learning per infermieri. La mia visione era dirompente rispetto ai corsi di formazione a distanza di allora del programma ECM: non testi statici scansionati, ma video, animazioni 3D e test interattivi. Corsi di 10-15 minuti al massimo. Purtroppo, quando presentavo il mio progetto negli ospedali, mi guardavano come se fossi un marziano; la digitalizzazione era vista come un nemico burocratico e il mio interlocutore spesso “odiava i computer”.
Trainurse: le origini
Nel 2015, parlai per caso del progetto della piattaforma per infermieri a un imprenditore romano che ne intuì il potenziale. Mi trasferii a Roma per collaborare con “Artmediamix”, come e-Health Specialist. Nacque “Trainurse”, un progetto di ricerca industriale finanziato dalla Regione Lazio con fondi europei.
Volevamo creare un’App per la tracciabilità nativa digitale dei dati accertati e prodotti dagli infermieri basata sulla classificazione ICNP. Progettammo un modello matematico per correlare Diagnosi-Intervento-Risultato mediante algoritmi di Machine Learning e AI. Fu creato un’indice di tutorial associato ad ogni diagnosi infermieristica e procedura. Nonostante le partnership d'eccellenza (Università Sapienza e Campus Bio-Medico, gli ospedali San Giovanni, Bambino Gesù e il Centro ICNP), incontrammo molti ostacoli e resistenze tecnologiche, politiche e accademiche. Mi resi conto che avevo bisogno di acquisire altre competenze digitali, per comunicare e coordinare in modo più efficace la mia visone.
Verso la Nuova Scienza Infermieristica Digitale
Credevo così profondamente nel progetto Trainurse da vendere il mio monolocale per iscrivermi al corso di laurea triennale in “Interaction Design” presso il Quasar Institute for Advanced Design. Rimettermi a studiare a 54 anni ha scardinato ogni mia certezza. Attraverso il pensiero di Einstein e Rovelli, ho rivoluzionato la mia percezione. “La realtà non è come ci appare”, non è fatta di “cose” ma di “eventi 4D”. Ogni essere umano è “un mondo”, una variabile spazio-temporale. La realtà per ogni “uno” cambia a velocità diverse a seconda delle fasi della vita e in base allo stato di salute. In questa visione, siamo nodi dinamici interconnessi in reti. Il futuro, sia personale che condiviso, non è più solo una conseguenza logica e lineare, ma un orizzonte di probabilità. In questo sistema, ogni persona vibra a frequenze specifiche. La salute diventa quindi l’armonia tra le frequenze fisiche, psichiche e ambientali, e dipende dalle capacità e possibilità individuali di tradurle in una struttura coerente “la propria realtà” in cui orientare le scelte. Questa visione filosofica ora deve tradursi in una nuova Scienza Infermieristica Digitale. Sebbene la professione stia evolvendo verso ruoli come l’Infermiere di Famiglia, il suo riconoscimento come scienza epistemica è ancora frenato da criticità strutturali. L’infermiere, nel suo ruolo di osservatore di un sistema complesso, deve applicare un rigore scientifico capace di tradurre il trinomio "diagnosi-intervento-risultato" in modelli matematici. Tuttavia, giunti alla fine del 2025, subiamo ancora le conseguenze di una frammentazione linguistica che separa il mondo accademico dalla pratica clinica, rendendo la professione svalutata e "fuori tempo" rispetto alla velocità pervasiva dell’innovazione tecnologica.
Trainurse - un futuro possibile
Concludendo: individui, professioni, istituzioni e tecnologie evolvono con ritmi e frequenze differenti. L’integrazione di Intelligenze Artificiali e modelli linguistici (LLM) verticali possono efficientare ogni categoria professionale, ma le tecnologie non bastano. La complessità dei problemi va affrontata con mezzi e approcci nuovi. In quest’ottica l’adozione di visori AR/VR dedicati, può catalizzare il processo di transizione e allineare l’evoluzione della professione ai sistemi ICT: da professionista tecnico (Cat. 3 ISTAT) a progettista di un’assistenza personalizzata, continuativa e phygital, pienamente riconosciuta come professione intellettuale (Cat. 2 ISTAT).
Immagino Trainurse come il software nazionale di riferimento per l’infermieristica accessibile mediante autenticazione eIDAS e declinato in due modalità. La versione Student che accompagna il percorso accademico attraverso simulazioni in ambienti in VR; la versione Pro abilitante la pratica, che consentirà agli infermieri di accedere, in AR, previo consenso, ai dati di interesse specifico e di registrare in tempo reale i dati accertati e/o prodotti, nello spazio digitale dei dati personali dell’utente: un futuro possibile a patto che lo Stato garantisca la completa interoperabilità dei dati nei diversi sistemi regionali e l’integrazione sia nella formazione che nella pratica clinica, delle tre classificazioni dell’OMS: l'ICD (patologie), l'ICF (funzionamento e disabilità) e l'ICHI (interventi sanitari).
Di Giovanni Stani
IO: Anno zero
Sono un essere umano. Il mio nome è Giovanni Stani, classe 1963.
Per molti, "1984" rievoca il romanzo di Orwell; per me rappresenta l’Anno Zero. È l’anno in cui ho lasciato Sava, in Puglia, per Milano. Volevo diventare “Infermiere Professionale” presso gli Istituti Clinici di Perfezionamento. Solo tredici anni prima, una legge riservava questo mestiere solo alle donne. Io ero l’unico uomo in classe. Il Servizio Sanitario Nazionale era nato da appena sei anni, nel 1978. Durante il tirocinio in corsia c’erano "infermiere generiche", forti di 30-40 anni di esperienza pratica ma prive di studi teorici, e una, al massimo due infermiere professionali per turno. A dirigere c’erano suore. La classe docente era composta quasi interamente da medici. Appena diplomato, iniziai a lavorare all'Ospedale San Raffaele. Già allora, la struttura era il simbolo dell’eccellenza privata italiana. In quel contesto sfidante elaborai il mio metodo operativo: imparare al massimo, migliorare se possibile e poi, ogni due o tre anni, cambiare: reparto, specializzazione, ambiente. Era l'unico modo per preservare la passione.
Eppure, ovunque andassi, trovavo una costante: la carenza di infermieri professionali. Gli straordinari diventavano la norma, il turno di riposo un privilegio. L’ansia impennava quando, a causa degli "spostamenti" improvvisi venivi obbligato a coprire il turno di lavoro in reparti, dove non conoscevi nulla e nessuno, con i rischi che questo comporta. Era come procedere in un campo minato. Sommerso dalla frustrazione e dall'impotenza, nel 2002 mi dimisi. Da allora periodicamente mi prendo delle pause. Vi racconto come alcune di quelle pause hanno contribuito a rendermi la persona che sono adesso.
I/O digitale: giannistani
Negli anni '90, la diffusione di tecnologie digitali aveva reso accessibili computer, software e schede audio esterne professionali. Chiunque, anche senza saper suonare strumenti fisici come me poteva creare composizioni complesse in casa propria grazie alle nuove tecnologie. Mi immersi con passione nel mondo fatto di bit. Nome d’arte: “giannistani”. Imparai a utilizzare “Cubase” e numerosi “plugin" che grazie a interfacce grafiche interattive simulavano in tempo reale il funzionamento di ogni strumento fisico e ogni suono analogico. Ma quell’esperienza non fu solo un hobby. Mi ha donato una forma mentis nuova. Oggi, quando penso ai processi per la salute, non vedo più solo una cartella clinica statica: vedo una canzone. Avevo imparato come visualizzare la complessità, come comprimere e dilatare il tempo e avevo sperimentato che le versioni digitali degli strumenti fisici, per me erano più belli e facili da usare.
Piattaforma e-Learning per infermieri
Dieci anni dopo la parentesi musicale, colsi l’occasione offerta dalla Regione Lombardia che, grazie a finanziamenti europei, invitava i cittadini residenti a riqualificarsi professionalmente in ambito digitale. Frequentai il corso annuale di Instructional Designer (Esperto in e-Learning) - Progettista della Formazione A Distanza.
Alla fine del corso, progettai una piattaforma e-Learning per infermieri. La mia visione era dirompente rispetto ai corsi di formazione a distanza di allora del programma ECM: non testi statici scansionati, ma video, animazioni 3D e test interattivi. Corsi di 10-15 minuti al massimo. Purtroppo, quando presentavo il mio progetto negli ospedali, mi guardavano come se fossi un marziano; la digitalizzazione era vista come un nemico burocratico e il mio interlocutore spesso “odiava i computer”.
Trainurse: le origini
Nel 2015, parlai per caso del progetto della piattaforma per infermieri a un imprenditore romano che ne intuì il potenziale. Mi trasferii a Roma per collaborare con “Artmediamix”, come e-Health Specialist. Nacque “Trainurse”, un progetto di ricerca industriale finanziato dalla Regione Lazio con fondi europei.
Volevamo creare un’App per la tracciabilità nativa digitale dei dati accertati e prodotti dagli infermieri basata sulla classificazione ICNP. Progettammo un modello matematico per correlare Diagnosi-Intervento-Risultato mediante algoritmi di Machine Learning e AI. Fu creato un’indice di tutorial associato ad ogni diagnosi infermieristica e procedura. Nonostante le partnership d'eccellenza (Università Sapienza e Campus Bio-Medico, gli ospedali San Giovanni, Bambino Gesù e il Centro ICNP), incontrammo molti ostacoli e resistenze tecnologiche, politiche e accademiche. Mi resi conto che avevo bisogno di acquisire altre competenze digitali, per comunicare e coordinare in modo più efficace la mia visone.
Verso la Nuova Scienza Infermieristica Digitale
Credevo così profondamente nel progetto Trainurse da vendere il mio monolocale per iscrivermi al corso di laurea triennale in “Interaction Design” presso il Quasar Institute for Advanced Design. Rimettermi a studiare a 54 anni ha scardinato ogni mia certezza. Attraverso il pensiero di Einstein e Rovelli, ho rivoluzionato la mia percezione. “La realtà non è come ci appare”, non è fatta di “cose” ma di “eventi 4D”. Ogni essere umano è “un mondo”, una variabile spazio-temporale. La realtà per ogni “uno” cambia a velocità diverse a seconda delle fasi della vita e in base allo stato di salute. In questa visione, siamo nodi dinamici interconnessi in reti. Il futuro, sia personale che condiviso, non è più solo una conseguenza logica e lineare, ma un orizzonte di probabilità. In questo sistema, ogni persona vibra a frequenze specifiche. La salute diventa quindi l’armonia tra le frequenze fisiche, psichiche e ambientali, e dipende dalle capacità e possibilità individuali di tradurle in una struttura coerente “la propria realtà” in cui orientare le scelte. Questa visione filosofica ora deve tradursi in una nuova Scienza Infermieristica Digitale. Sebbene la professione stia evolvendo verso ruoli come l’Infermiere di Famiglia, il suo riconoscimento come scienza epistemica è ancora frenato da criticità strutturali. L’infermiere, nel suo ruolo di osservatore di un sistema complesso, deve applicare un rigore scientifico capace di tradurre il trinomio "diagnosi-intervento-risultato" in modelli matematici. Tuttavia, giunti alla fine del 2025, subiamo ancora le conseguenze di una frammentazione linguistica che separa il mondo accademico dalla pratica clinica, rendendo la professione svalutata e "fuori tempo" rispetto alla velocità pervasiva dell’innovazione tecnologica.
Trainurse - un futuro possibile
Concludendo: individui, professioni, istituzioni e tecnologie evolvono con ritmi e frequenze differenti. L’integrazione di Intelligenze Artificiali e modelli linguistici (LLM) verticali possono efficientare ogni categoria professionale, ma le tecnologie non bastano. La complessità dei problemi va affrontata con mezzi e approcci nuovi. In quest’ottica l’adozione di visori AR/VR dedicati, può catalizzare il processo di transizione e allineare l’evoluzione della professione ai sistemi ICT: da professionista tecnico (Cat. 3 ISTAT) a progettista di un’assistenza personalizzata, continuativa e phygital, pienamente riconosciuta come professione intellettuale (Cat. 2 ISTAT).
Immagino Trainurse come il software nazionale di riferimento per l’infermieristica accessibile mediante autenticazione eIDAS e declinato in due modalità. La versione Student che accompagna il percorso accademico attraverso simulazioni in ambienti in VR; la versione Pro abilitante la pratica, che consentirà agli infermieri di accedere, in AR, previo consenso, ai dati di interesse specifico e di registrare in tempo reale i dati accertati e/o prodotti, nello spazio digitale dei dati personali dell’utente: un futuro possibile a patto che lo Stato garantisca la completa interoperabilità dei dati nei diversi sistemi regionali e l’integrazione sia nella formazione che nella pratica clinica, delle tre classificazioni dell’OMS: l'ICD (patologie), l'ICF (funzionamento e disabilità) e l'ICHI (interventi sanitari).
Modello di vita, studio e servizio nella Fondazione
Definizione e visione
La comunità educativa è un ecosistema residenziale e laboratoriale che integra vita, studio e responsabilità. Non è solo un luogo, ma un progetto intenzionale di crescita umana e professionale fondato su fraternità, disciplina morale, rispetto e cooperazione.
FraternitàDisciplinaServizioTecnologie BRIA
Valori e ispirazione
Principi francescani di sobrietà e solidarietà, dignità della persona e diritto allo studio. La tecnologia è umanizzata per formare persone libere, competenti e responsabili.
Umano al centro
Norme di riferimento
Codice Civile (artt. 14–42 c.c.)
Consente alle fondazioni di perseguire scopi educativi e gestire strutture come convitti, campus e studentati in coerenza con lo scopo statutario.
D.Lgs. 117/2017 — Codice del Terzo Settore
Artt. 5–6: attività di interesse generale educative e formative
Comprendono istruzione, formazione professionale e percorsi comunitari di crescita personale, anche in forma residenziale.; art. 55: co-programmazione e co-progettazione con PA.
Legge 328/2000 — Sistema integrato di interventi sociali
Riconosce le comunità educative come strumenti di inclusione e prevenzione della dispersione, nel quadro del principio di sussidiarietà.
D.P.R. 616/1977
Attribuisce alle Regioni competenze su riconoscimento e sostegno a strutture educative private con finalità pubbliche e sociali.
Convenzione ONU Diritti del Fanciullo
Artt. 29 e 31: diritto ad un’educazione che sviluppi pienamente la personalità e i talenti in contesti che promuovano dignità e solidarietà.
Compliance trasversale
GDPR (UE 2016/679) per protezione dati; D.Lgs. 81/2008 per salute e sicurezza degli ambienti comunitari.
Struttura organizzativa
Direttore / Coordinatore Responsabile della disciplina, del regolamento e della gestione quotidiana.
Tutor e Formatori BRIA Guidano l’apprendimento tecnico e comportamentale; monitoraggio del percorso.
Educatori civici Custodi di fraternità, rispetto, inclusione, legalità e servizio alla comunità.
Cadetti Residenti o non residenti, selezionati e vincolati al giuramento e al regolamento interno.
Percorso tipo
Orientamento (3 mesi)
Accoglienza, studio del regolamento, fraternità, alfabetizzazione BRIA, sicurezza e privacy.
Addestramento (15 mesi)
Laboratori BRIA, project work, tirocinio interno, vita comunitaria assistita.
Studio accademico (fino a 36 mesi)
Laurea triennale in sincronia con l’addestramento: cybersecurity, informatica, IA.
Regolamento e responsabilità
Diritti e doveri, criteri di ammissione e permanenza.
Convivenza, turnazioni di servizio, decoro degli spazi comuni.
Salute, sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e protezione dati (GDPR).
Finalità
Personale e civica: responsabilità, appartenenza, autonomia e spirito critico.
Inclusione e dignità: vitto/alloggio solidale, supporto psicopedagogico, accesso equo.
Riconoscimento e vigilanza
Comunicazione ad autorità competenti (Regione, Comune, Prefettura) con regolamento, piano educativo e organigramma. Possibile riconoscimento come struttura educativa o ente di formazione accreditato, con co-finanziamento pubblico. Vigilanza su sicurezza, igiene e qualità formativa affidata a organi territoriali e al Consiglio della Fondazione.
Lavoro Integrativo art. 16.2.1 Titolo VII
Nel caso in cui un allievo, cadetto o discente iscritto alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca si trovi in comprovata condizione di difficoltà economica, tale da non poter sostenere in autonomia le spese di partecipazione al percorso formativo, e tale condizione sia dimostrata ogni oltre ragionevole dubbio, la Fondazione si impegna, compatibilmente con le risorse e le disponibilità locali, ad attivare una procedura di supporto attraverso l’inserimento lavorativo temporaneo.
A tal fine, l’interessato dovrà produrre una lettera formale di richiesta, corredata da una relazione dettagliata, contenente ogni elemento utile alla piena comprensione del contesto economico, sociale e familiare, e ogni documento ritenuto idoneo a comprovare la condizione dichiarata.
Qualora la richiesta venga accolta, la Fondazione potrà stipulare convenzioni operative con attività economiche del territorio circostante alla sede presso cui l’allievo risiede o è in formazione, privilegiando soggetti già aderenti alla rete associativa della Fondazione o che ne condividano valori e finalità.
Non è tuttavia garantito che la Fondazione sia in grado di individuare un’attività lavorativa compatibile con il percorso di studio, in quanto tale possibilità dipende dalle caratteristiche del territorio, dalle disponibilità del momento e dall’equilibrio con gli impegni formativi. L’attività lavorativa dovrà essere svolta esclusivamente al di fuori degli orari programmati di studio.
Le condizioni di lavoro saranno definite in modo trasparente e condiviso tra il cadetto, l’attività convenzionata e un delegato incaricato dalla Fondazione, che avrà il compito di supervisionare l’accordo e verificarne la regolarità e l’equità. Al socio cadetto sarà comunque richiesta unicamente la quota mensile prevista dal regolamento vigente, che potrà essere oggetto di riduzione o parziale compensazione in base agli accordi.
La Fondazione provvederà a monitorare con continuità l’esperienza lavorativa attivata, verificando l’aderenza ai parametri stabiliti e intervenendo in caso di criticità.
Il rifiuto ingiustificato di due proposte lavorative consecutive compatibili con il percorso formativo sarà motivo valido per l’esclusione dell’allievo dalla Fondazione, fatto salvo il diritto dell’interessato di presentare osservazioni scritte che saranno valutate in via preliminare dal Consiglio di disciplina della Fondazione.
Qualora il socio allievo cadetto decida di interrompere il percorso di studio all’interno della fondazione questo non lo esonera dal pagamento completo della quota qualora mantenga in essere il lavoro procuratogli dalla fondazione, in questo caso l’allievo autorizza sin da ora i datori di lavoro a versare per suo conto sino ad estinzione del debito totale le quote dovute direttamente alla fondazione.
Valori Mantenimento ISEE
La quota di mantenimento è relativa a vitto, alloggio, abbigliamento, attrezzatura di base condivisa, servizi domestici interni, viaggi e trasferte programmate per motivi di studio ed addestramento, partecipazione e fiere e congressi, partecipazione a seminari, materiali didattici, licenze ed accessi ai sistemi informativi e quanto altro descritto nel manuale del percorso.
Se invece vuoi usare la nostra intelligenza artificiale (GPT Olitec) e dialogare con lei puoi cliccare qui Avvia il GPT OLITEC
Arruolati
È il tuo momento. L’Italia ha bisogno di te.
Hai mai pensato di fare qualcosa di grande, che lasci un segno? Di mettere le tue capacità, la tua forza, la tua intelligenza e il tuo coraggio al servizio degli altri?
Arruolati oggi. Unisciti a chi ha scelto di non restare a guardare. Che tu sia uomo o donna, che tu venga da una grande città o da un piccolo paese, c’è un posto per te in una squadra che costruisce il futuro, protegge le vite, difende ciò che conta. Non è solo un lavoro. È una scelta di vita.
È l’inizio di un cammino che ti cambierà per sempre.