Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
L’Italia vive da anni un fenomeno migratorio che non può essere ridotto a un’emergenza ciclica, perché è diventato una componente strutturale della società. Le persone arrivano, restano, mettono radici; molte altre nascono già qui, crescono nei quartieri e nelle scuole italiane, parlano italiano, ma spesso restano sospese tra appartenenze multiple senza un percorso chiaro che le accompagni a diventare parte piena e riconosciuta della comunità nazionale. In questa zona grigia – fatta di incertezza, marginalità e scarsa fiducia reciproca – si inseriscono le fratture sociali: diffidenze, stereotipi, narrativa dell’“invasione”, campagna dell’odio, ma anche l’isolamento di chi, pur vivendo in Italia, non si sente davvero “dentro” l’Italia.
È proprio in questo punto che nasce l’idea di Triple Eight, un programma che parte da un principio semplice ma spesso ignorato: se un fenomeno non è arrestabile, allora va governato nel modo migliore possibile. E governare significa costruire strumenti concreti, percorsi strutturati, responsabilità reciproche. Non propaganda. Non slogan. Percorsi.
Perché puntare sulle donne: il vero moltiplicatore dell’integrazione
Scegliere di lavorare sull’immigrazione femminile non è una scelta “di categoria”, ma una decisione strategica. Le donne, in molte comunità migranti, ricoprono un ruolo decisivo: sono spesso il centro operativo della famiglia, il punto di riferimento educativo dei figli, la cerniera culturale tra “casa” e “società esterna”. Quando una donna si integra davvero – nel lavoro, nella lingua, nei valori comuni, nella percezione di appartenenza – quel cambiamento non resta individuale: diventa una spinta che si propaga nel nucleo familiare e nella comunità.
Al contrario, quando una donna rimane esclusa, isolata, priva di strumenti, spesso prigioniera di lavoro informale o di dipendenze sociali e culturali, quell’esclusione tende a riprodursi e a consolidarsi. Integrare una donna significa quindi, in molti casi, integrare un’intera costellazione di relazioni.
Da accoglienza a integrazione: il salto che l’Italia deve fare
In Italia l’accoglienza esiste, con luci e ombre, ma l’integrazione è spesso lasciata al caso: dipende dai territori, dalle reti sociali, dai singoli insegnanti, dalla buona volontà di un’associazione, dalla fortuna di trovare un datore di lavoro serio. Mancano invece programmi che facciano una cosa fondamentale: trasformare l’integrazione in una scelta guidata, accompagnata, verificabile, con obiettivi chiari e risultati misurabili.
Triple Eight nasce per questo: creare un modello di integrazione che non sia passivo, ma attivo e responsabile, capace di coniugare diritti e doveri, opportunità e restituzione, identità individuale e appartenenza alla comunità nazionale.
L’ispirazione: il 6888 Battalion e la lezione del “servizio”
La radice simbolica del programma richiama la storia del 6888th Central Postal Directory Battalion, noto come “Six Triple Eight”, un reparto composto interamente da donne afroamericane che durante la Seconda guerra mondiale svolse una missione essenziale in Europa: ristabilire il sistema postale militare e sostenere il morale delle truppe. In condizioni difficili, spesso ostili, quelle donne dimostrarono disciplina, competenza e spirito di servizio.
Triple Eight eredita da quella storia non la dimensione militare, ma il messaggio profondo: il servizio come strumento di dignità e appartenenza. Una persona si integra davvero quando non è solo “presente” in un Paese, ma quando inizia a sentirsi utile, necessaria, riconosciuta e responsabile verso quel Paese.
Il cuore del progetto: BRIA + cultura italiana + servizio civile
Triple Eight è costruito su tre pilastri che si rafforzano a vicenda.
Primo pilastro: le competenze BRIA Le discipline BRIA (Bioinformatica, Realtà Immersiva, Intelligenza Artificiale) non sono inserite come “tecnologia fine a sé stessa”, ma come strumenti moderni per lavorare e contribuire. L’obiettivo è fornire competenze solide e spendibili, capaci di aprire accesso a impieghi qualificati e non sfruttati, e a un percorso accademico per chi desidera proseguire. La tecnologia viene presentata come responsabilità: dati, etica, sicurezza, impatto sociale, uso consapevole degli strumenti digitali.
Secondo pilastro: cultura, storia e valori italiani Qui si compie il passaggio più delicato e decisivo. Il programma introduce lo studio della storia d’Italia, dei passaggi che hanno costruito la Repubblica, del senso delle istituzioni, della Costituzione come patto fondativo, del concetto di bene comune. Ma soprattutto lavora sul tema dell’appartenenza: “patria” non come parola divisiva, ma come comunità, memoria, responsabilità condivisa. Non si tratta di imporre identità, ma di renderla conoscibile e desiderabile, perché senza un terreno comune l’integrazione diventa solo coabitazione.
Terzo pilastro: servizi sociali e protezione civile L’integrazione si consolida quando diventa concreta. Per questo Triple Eight prevede attività continuative di utilità sociale: assistenza, supporto ai fragili, collaborazione con enti locali, associazioni, iniziative pubbliche. E prevede anche un asse specifico di avvicinamento alla protezione civile: cultura dell’emergenza, lavoro di squadra, supporto alla popolazione, esercitazioni. È una scelta fondamentale: partecipare alla cura del territorio significa riconoscerlo come proprio.
Struttura del percorso: 18 mesi per trasformare la presenza in appartenenza
Il programma è articolato in tre fasi da sei mesi ciascuna.
Nei primi sei mesi si costruiscono le basi: alfabetizzazione BRIA, avvio della formazione culturale e costituzionale, prime esperienze di servizio sociale, costruzione della disciplina personale e del metodo di studio.
Nei sei mesi centrali si passa alla specializzazione: applicazioni BRIA in contesti reali, approfondimento della storia contemporanea e del ruolo dell’Italia nel mondo, impegno civico continuativo, primi moduli di protezione civile.
Negli ultimi sei mesi si entra nella fase di leadership e restituzione: progetti applicativi utili alla comunità, consolidamento del concetto di cittadinanza attiva, partecipazione ad attività avanzate di volontariato e protezione civile, e un progetto finale di restituzione sociale che dimostri competenze, maturità e appartenenza.
Perché il “senso della patria” è centrale (e perché va spiegato bene)
In un momento storico in cui la società è esposta a polarizzazione e conflitto identitario, il tema della patria viene spesso usato in modo improprio: o come slogan aggressivo, o come concetto da evitare per paura di fraintendimenti. Ma la realtà è più semplice: una comunità nazionale ha bisogno di un nucleo condiviso di valori e di lealtà civica, altrimenti si disgrega.
Nel programma Triple Eight, “patria” significa questo: riconoscere che esiste un patto comune (la Costituzione), che esistono regole comuni (legalità), che esistono istituzioni che vanno rispettate, che esiste un bene comune da difendere (sicurezza, scuola, sanità, territorio), che la libertà non è una concessione ma una responsabilità. In questa cornice, il patriottismo non è esclusione, ma partecipazione.
L’esito: donne competenti, riconosciute, utili e “ponte” tra comunità
L’obiettivo finale è formare donne che non siano solo “integrate” in senso amministrativo, ma che diventino:
competenti nelle discipline BRIA e quindi in grado di accedere a lavoro qualificato;
consapevoli della storia e della cultura italiana, con una comprensione autentica dei valori repubblicani;
capaci di servizio sociale e civile, con esperienza concreta sul territorio;
autorevoli nelle proprie comunità di origine, come modello positivo e come ponte credibile.
Queste figure possono contribuire a cambiare la narrazione, perché non parlano di integrazione: la incarnano. E diventano un presidio umano contro radicalizzazioni, isolamento, sfruttamento, conflitto identitario.
Un modello replicabile: dall’esperimento al sistema
La forza di Triple Eight, se progettato con rigore, è la sua replicabilità. Non è un’idea poetica: è un modello operativo che può essere portato in territori diversi, adattato a contesti urbani o provinciali, costruito in collaborazione con scuole, ITS, enti locali, associazioni e realtà di protezione civile. La chiave è mantenere intatto il nucleo: competenza + cultura + servizio.
In un’Italia che rischia di dividersi tra paura e retorica, la strada più seria è una terza via: un’integrazione esigente, guidata, misurabile, fondata sul lavoro e sul servizio, capace di trasformare la presenza in appartenenza e di far nascere, dentro il tessuto nazionale, nuove energie che non chiedono solo spazio, ma offrono contributo.
Triple Eight si propone esattamente questo: non “gestire” l’immigrazione, ma costruire integrazione. E farlo attraverso la figura più potente che un Paese possa formare per il proprio futuro: una donna che sceglie di appartenere, di servire e di diventare riferimento per gli altri.
L’Italia vive da anni un fenomeno migratorio che non può essere ridotto a un’emergenza ciclica, perché è diventato una componente strutturale della società. Le persone arrivano, restano, mettono radici; molte altre nascono già qui, crescono nei quartieri e nelle scuole italiane, parlano italiano, ma spesso restano sospese tra appartenenze multiple senza un percorso chiaro che le accompagni a diventare parte piena e riconosciuta della comunità nazionale. In questa zona grigia – fatta di incertezza, marginalità e scarsa fiducia reciproca – si inseriscono le fratture sociali: diffidenze, stereotipi, narrativa dell’“invasione”, campagna dell’odio, ma anche l’isolamento di chi, pur vivendo in Italia, non si sente davvero “dentro” l’Italia.
È proprio in questo punto che nasce l’idea di Triple Eight, un programma che parte da un principio semplice ma spesso ignorato: se un fenomeno non è arrestabile, allora va governato nel modo migliore possibile. E governare significa costruire strumenti concreti, percorsi strutturati, responsabilità reciproche. Non propaganda. Non slogan. Percorsi.
Perché puntare sulle donne: il vero moltiplicatore dell’integrazione
Scegliere di lavorare sull’immigrazione femminile non è una scelta “di categoria”, ma una decisione strategica. Le donne, in molte comunità migranti, ricoprono un ruolo decisivo: sono spesso il centro operativo della famiglia, il punto di riferimento educativo dei figli, la cerniera culturale tra “casa” e “società esterna”. Quando una donna si integra davvero – nel lavoro, nella lingua, nei valori comuni, nella percezione di appartenenza – quel cambiamento non resta individuale: diventa una spinta che si propaga nel nucleo familiare e nella comunità.
Al contrario, quando una donna rimane esclusa, isolata, priva di strumenti, spesso prigioniera di lavoro informale o di dipendenze sociali e culturali, quell’esclusione tende a riprodursi e a consolidarsi. Integrare una donna significa quindi, in molti casi, integrare un’intera costellazione di relazioni.
Da accoglienza a integrazione: il salto che l’Italia deve fare
In Italia l’accoglienza esiste, con luci e ombre, ma l’integrazione è spesso lasciata al caso: dipende dai territori, dalle reti sociali, dai singoli insegnanti, dalla buona volontà di un’associazione, dalla fortuna di trovare un datore di lavoro serio. Mancano invece programmi che facciano una cosa fondamentale: trasformare l’integrazione in una scelta guidata, accompagnata, verificabile, con obiettivi chiari e risultati misurabili.
Triple Eight nasce per questo: creare un modello di integrazione che non sia passivo, ma attivo e responsabile, capace di coniugare diritti e doveri, opportunità e restituzione, identità individuale e appartenenza alla comunità nazionale.
L’ispirazione: il 6888 Battalion e la lezione del “servizio”
La radice simbolica del programma richiama la storia del 6888th Central Postal Directory Battalion, noto come “Six Triple Eight”, un reparto composto interamente da donne afroamericane che durante la Seconda guerra mondiale svolse una missione essenziale in Europa: ristabilire il sistema postale militare e sostenere il morale delle truppe. In condizioni difficili, spesso ostili, quelle donne dimostrarono disciplina, competenza e spirito di servizio.
Triple Eight eredita da quella storia non la dimensione militare, ma il messaggio profondo: il servizio come strumento di dignità e appartenenza. Una persona si integra davvero quando non è solo “presente” in un Paese, ma quando inizia a sentirsi utile, necessaria, riconosciuta e responsabile verso quel Paese.
Il cuore del progetto: BRIA + cultura italiana + servizio civile
Triple Eight è costruito su tre pilastri che si rafforzano a vicenda.
Primo pilastro: le competenze BRIA Le discipline BRIA (Bioinformatica, Realtà Immersiva, Intelligenza Artificiale) non sono inserite come “tecnologia fine a sé stessa”, ma come strumenti moderni per lavorare e contribuire. L’obiettivo è fornire competenze solide e spendibili, capaci di aprire accesso a impieghi qualificati e non sfruttati, e a un percorso accademico per chi desidera proseguire. La tecnologia viene presentata come responsabilità: dati, etica, sicurezza, impatto sociale, uso consapevole degli strumenti digitali.
Secondo pilastro: cultura, storia e valori italiani Qui si compie il passaggio più delicato e decisivo. Il programma introduce lo studio della storia d’Italia, dei passaggi che hanno costruito la Repubblica, del senso delle istituzioni, della Costituzione come patto fondativo, del concetto di bene comune. Ma soprattutto lavora sul tema dell’appartenenza: “patria” non come parola divisiva, ma come comunità, memoria, responsabilità condivisa. Non si tratta di imporre identità, ma di renderla conoscibile e desiderabile, perché senza un terreno comune l’integrazione diventa solo coabitazione.
Terzo pilastro: servizi sociali e protezione civile L’integrazione si consolida quando diventa concreta. Per questo Triple Eight prevede attività continuative di utilità sociale: assistenza, supporto ai fragili, collaborazione con enti locali, associazioni, iniziative pubbliche. E prevede anche un asse specifico di avvicinamento alla protezione civile: cultura dell’emergenza, lavoro di squadra, supporto alla popolazione, esercitazioni. È una scelta fondamentale: partecipare alla cura del territorio significa riconoscerlo come proprio.
Struttura del percorso: 18 mesi per trasformare la presenza in appartenenza
Il programma è articolato in tre fasi da sei mesi ciascuna.
Nei primi sei mesi si costruiscono le basi: alfabetizzazione BRIA, avvio della formazione culturale e costituzionale, prime esperienze di servizio sociale, costruzione della disciplina personale e del metodo di studio.
Nei sei mesi centrali si passa alla specializzazione: applicazioni BRIA in contesti reali, approfondimento della storia contemporanea e del ruolo dell’Italia nel mondo, impegno civico continuativo, primi moduli di protezione civile.
Negli ultimi sei mesi si entra nella fase di leadership e restituzione: progetti applicativi utili alla comunità, consolidamento del concetto di cittadinanza attiva, partecipazione ad attività avanzate di volontariato e protezione civile, e un progetto finale di restituzione sociale che dimostri competenze, maturità e appartenenza.
Perché il “senso della patria” è centrale (e perché va spiegato bene)
In un momento storico in cui la società è esposta a polarizzazione e conflitto identitario, il tema della patria viene spesso usato in modo improprio: o come slogan aggressivo, o come concetto da evitare per paura di fraintendimenti. Ma la realtà è più semplice: una comunità nazionale ha bisogno di un nucleo condiviso di valori e di lealtà civica, altrimenti si disgrega.
Nel programma Triple Eight, “patria” significa questo: riconoscere che esiste un patto comune (la Costituzione), che esistono regole comuni (legalità), che esistono istituzioni che vanno rispettate, che esiste un bene comune da difendere (sicurezza, scuola, sanità, territorio), che la libertà non è una concessione ma una responsabilità. In questa cornice, il patriottismo non è esclusione, ma partecipazione.
L’esito: donne competenti, riconosciute, utili e “ponte” tra comunità
L’obiettivo finale è formare donne che non siano solo “integrate” in senso amministrativo, ma che diventino:
competenti nelle discipline BRIA e quindi in grado di accedere a lavoro qualificato;
consapevoli della storia e della cultura italiana, con una comprensione autentica dei valori repubblicani;
capaci di servizio sociale e civile, con esperienza concreta sul territorio;
autorevoli nelle proprie comunità di origine, come modello positivo e come ponte credibile.
Queste figure possono contribuire a cambiare la narrazione, perché non parlano di integrazione: la incarnano. E diventano un presidio umano contro radicalizzazioni, isolamento, sfruttamento, conflitto identitario.
Un modello replicabile: dall’esperimento al sistema
La forza di Triple Eight, se progettato con rigore, è la sua replicabilità. Non è un’idea poetica: è un modello operativo che può essere portato in territori diversi, adattato a contesti urbani o provinciali, costruito in collaborazione con scuole, ITS, enti locali, associazioni e realtà di protezione civile. La chiave è mantenere intatto il nucleo: competenza + cultura + servizio.
In un’Italia che rischia di dividersi tra paura e retorica, la strada più seria è una terza via: un’integrazione esigente, guidata, misurabile, fondata sul lavoro e sul servizio, capace di trasformare la presenza in appartenenza e di far nascere, dentro il tessuto nazionale, nuove energie che non chiedono solo spazio, ma offrono contributo.
Triple Eight si propone esattamente questo: non “gestire” l’immigrazione, ma costruire integrazione. E farlo attraverso la figura più potente che un Paese possa formare per il proprio futuro: una donna che sceglie di appartenere, di servire e di diventare riferimento per gli altri.
Modello di vita, studio e servizio nella Fondazione
Definizione e visione
La comunità educativa è un ecosistema residenziale e laboratoriale che integra vita, studio e responsabilità. Non è solo un luogo, ma un progetto intenzionale di crescita umana e professionale fondato su fraternità, disciplina morale, rispetto e cooperazione.
FraternitàDisciplinaServizioTecnologie BRIA
Valori e ispirazione
Principi francescani di sobrietà e solidarietà, dignità della persona e diritto allo studio. La tecnologia è umanizzata per formare persone libere, competenti e responsabili.
Umano al centro
Norme di riferimento
Codice Civile (artt. 14–42 c.c.)
Consente alle fondazioni di perseguire scopi educativi e gestire strutture come convitti, campus e studentati in coerenza con lo scopo statutario.
D.Lgs. 117/2017 — Codice del Terzo Settore
Artt. 5–6: attività di interesse generale educative e formative
Comprendono istruzione, formazione professionale e percorsi comunitari di crescita personale, anche in forma residenziale.; art. 55: co-programmazione e co-progettazione con PA.
Legge 328/2000 — Sistema integrato di interventi sociali
Riconosce le comunità educative come strumenti di inclusione e prevenzione della dispersione, nel quadro del principio di sussidiarietà.
D.P.R. 616/1977
Attribuisce alle Regioni competenze su riconoscimento e sostegno a strutture educative private con finalità pubbliche e sociali.
Convenzione ONU Diritti del Fanciullo
Artt. 29 e 31: diritto ad un’educazione che sviluppi pienamente la personalità e i talenti in contesti che promuovano dignità e solidarietà.
Compliance trasversale
GDPR (UE 2016/679) per protezione dati; D.Lgs. 81/2008 per salute e sicurezza degli ambienti comunitari.
Struttura organizzativa
Direttore / Coordinatore Responsabile della disciplina, del regolamento e della gestione quotidiana.
Tutor e Formatori BRIA Guidano l’apprendimento tecnico e comportamentale; monitoraggio del percorso.
Educatori civici Custodi di fraternità, rispetto, inclusione, legalità e servizio alla comunità.
Cadetti Residenti o non residenti, selezionati e vincolati al giuramento e al regolamento interno.
Percorso tipo
Orientamento (3 mesi)
Accoglienza, studio del regolamento, fraternità, alfabetizzazione BRIA, sicurezza e privacy.
Addestramento (15 mesi)
Laboratori BRIA, project work, tirocinio interno, vita comunitaria assistita.
Studio accademico (fino a 36 mesi)
Laurea triennale in sincronia con l’addestramento: cybersecurity, informatica, IA.
Regolamento e responsabilità
Diritti e doveri, criteri di ammissione e permanenza.
Convivenza, turnazioni di servizio, decoro degli spazi comuni.
Salute, sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e protezione dati (GDPR).
Finalità
Personale e civica: responsabilità, appartenenza, autonomia e spirito critico.
Inclusione e dignità: vitto/alloggio solidale, supporto psicopedagogico, accesso equo.
Riconoscimento e vigilanza
Comunicazione ad autorità competenti (Regione, Comune, Prefettura) con regolamento, piano educativo e organigramma. Possibile riconoscimento come struttura educativa o ente di formazione accreditato, con co-finanziamento pubblico. Vigilanza su sicurezza, igiene e qualità formativa affidata a organi territoriali e al Consiglio della Fondazione.
Lavoro Integrativo art. 16.2.1 Titolo VII
Nel caso in cui un allievo, cadetto o discente iscritto alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca si trovi in comprovata condizione di difficoltà economica, tale da non poter sostenere in autonomia le spese di partecipazione al percorso formativo, e tale condizione sia dimostrata ogni oltre ragionevole dubbio, la Fondazione si impegna, compatibilmente con le risorse e le disponibilità locali, ad attivare una procedura di supporto attraverso l’inserimento lavorativo temporaneo.
A tal fine, l’interessato dovrà produrre una lettera formale di richiesta, corredata da una relazione dettagliata, contenente ogni elemento utile alla piena comprensione del contesto economico, sociale e familiare, e ogni documento ritenuto idoneo a comprovare la condizione dichiarata.
Qualora la richiesta venga accolta, la Fondazione potrà stipulare convenzioni operative con attività economiche del territorio circostante alla sede presso cui l’allievo risiede o è in formazione, privilegiando soggetti già aderenti alla rete associativa della Fondazione o che ne condividano valori e finalità.
Non è tuttavia garantito che la Fondazione sia in grado di individuare un’attività lavorativa compatibile con il percorso di studio, in quanto tale possibilità dipende dalle caratteristiche del territorio, dalle disponibilità del momento e dall’equilibrio con gli impegni formativi. L’attività lavorativa dovrà essere svolta esclusivamente al di fuori degli orari programmati di studio.
Le condizioni di lavoro saranno definite in modo trasparente e condiviso tra il cadetto, l’attività convenzionata e un delegato incaricato dalla Fondazione, che avrà il compito di supervisionare l’accordo e verificarne la regolarità e l’equità. Al socio cadetto sarà comunque richiesta unicamente la quota mensile prevista dal regolamento vigente, che potrà essere oggetto di riduzione o parziale compensazione in base agli accordi.
La Fondazione provvederà a monitorare con continuità l’esperienza lavorativa attivata, verificando l’aderenza ai parametri stabiliti e intervenendo in caso di criticità.
Il rifiuto ingiustificato di due proposte lavorative consecutive compatibili con il percorso formativo sarà motivo valido per l’esclusione dell’allievo dalla Fondazione, fatto salvo il diritto dell’interessato di presentare osservazioni scritte che saranno valutate in via preliminare dal Consiglio di disciplina della Fondazione.
Qualora il socio allievo cadetto decida di interrompere il percorso di studio all’interno della fondazione questo non lo esonera dal pagamento completo della quota qualora mantenga in essere il lavoro procuratogli dalla fondazione, in questo caso l’allievo autorizza sin da ora i datori di lavoro a versare per suo conto sino ad estinzione del debito totale le quote dovute direttamente alla fondazione.
Valori Mantenimento ISEE
La quota di mantenimento è relativa a vitto, alloggio, abbigliamento, attrezzatura di base condivisa, servizi domestici interni, viaggi e trasferte programmate per motivi di studio ed addestramento, partecipazione e fiere e congressi, partecipazione a seminari, materiali didattici, licenze ed accessi ai sistemi informativi e quanto altro descritto nel manuale del percorso.
Se invece vuoi usare la nostra intelligenza artificiale (GPT Olitec) e dialogare con lei puoi cliccare qui Avvia il GPT OLITEC
Arruolati
È il tuo momento. L’Italia ha bisogno di te.
Hai mai pensato di fare qualcosa di grande, che lasci un segno? Di mettere le tue capacità, la tua forza, la tua intelligenza e il tuo coraggio al servizio degli altri?
Arruolati oggi. Unisciti a chi ha scelto di non restare a guardare. Che tu sia uomo o donna, che tu venga da una grande città o da un piccolo paese, c’è un posto per te in una squadra che costruisce il futuro, protegge le vite, difende ciò che conta. Non è solo un lavoro. È una scelta di vita.
È l’inizio di un cammino che ti cambierà per sempre.