Forum

Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.

All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.

Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.

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Il punto cieco dell’innovazione BRIA: il comportamento umano

Di Annalisa Corti

Lavoro come consulente di business e comportamento umano da 10 anni, occupandomi di accompagnare aziende e professionisti che operano in contesti ad alta complessità decisionale. Il mio punto di osservazione si colloca all’intersezione tra scienza, impresa e sviluppo umano, dove l’innovazione tecnologica incontra il sistema nervoso reale delle persone che la utilizzano. È da questo spazio che emerge una domanda sempre più urgente: mentre investiamo massicciamente nelle tecnologie BRIA, quanto stiamo investendo nella capacità umana di reggerle, comprenderle e governarle?

Negli ultimi anni settori come finanza, tecnologia, industria avanzata, sanità e consulenza strategica stanno integrando l’intelligenza artificiale come leva strutturale per l’efficienza. L’IA automatizza processi, accelera analisi, riduce errori operativi e promette risparmi significativi di tempo e risorse. Tuttavia, la letteratura scientifica mostra come questa accelerazione non sia neutra dal punto di vista umano. Studi sul tecnostress evidenziano che l’aumento di strumenti digitali intelligenti riduce il carico manuale, ma incrementa il carico cognitivo, attentivo e decisionale (Tarafdar et al.). In altre parole, l’essere umano resta centrale, ma con responsabilità più concentrate e tempi di integrazione più compressi.

Le neuroscienze del lavoro confermano che attenzione e capacità decisionale non sono risorse illimitate. La cosiddetta decision fatigue descrive il progressivo impoverimento della qualità delle decisioni quando il sistema cognitivo è esposto a un flusso continuo di scelte, anche se supportate da algoritmi. Dal punto di vista PNEI, lo stress organizzativo cronico aumenta il carico allostatico, ovvero il costo biologico dell’adattamento continuo, con effetti su concentrazione, regolazione emotiva e salute generale (McEwen). Un’organizzazione può apparire altamente performante, mentre internamente consuma le proprie risorse umane come un motore sovralimentato senza adeguato sistema di raffreddamento.

In questo scenario, la consulenza business è chiamata a un’evoluzione profonda. Non basta più implementare soluzioni tecnologiche o ridisegnare processi. Diventa necessario affiancare all’automazione una lettura sistematica dei pattern comportamentali umani che operano all’interno di questi sistemi. La mappatura comportamentale, fondata su neuroscienze e psicologia organizzativa, consente di osservare come le persone reagiscono alla complessità, come prendono decisioni sotto pressione, come gestiscono attenzione, stress e responsabilità in ambienti ad alta intensità tecnologica. Si tratta di una diagnostica funzionale, paragonabile a un esame clinico prima di un intervento strutturale: senza questa comprensione, l’innovazione rischia di amplificare inefficienze invisibili.

Per rendere questo sviluppo umano realmente praticabile, è necessario disporre di strumenti operativi che permettano di osservare e misurare i comportamenti in modo strutturato. Nel nostro lavoro utilizziamo sistemi di analisi comportamentale che consentono a consulenti, manager e team di leggere con precisione come una persona reagisce al cambiamento, gestisce pressione, prende decisioni, collabora e mantiene focalizzazione in contesti complessi. Questi strumenti non hanno una funzione valutativa o etichettante, ma servono a rendere visibile ciò che normalmente resta implicito: i pattern automatici che guidano l’azione quotidiana. In aziende altamente tecnologizzate, questa consapevolezza diventa un acceleratore di maturità professionale, perché permette di intervenire sul comportamento reale, prima che lo stress o l’inefficienza si manifestino come problemi strutturali. In questo senso, l’analisi comportamentale rappresenta un vero potenziamento umano, a supporto sia di chi guida l’organizzazione sia di chi la accompagna nei processi di trasformazione.

Guardando al futuro, l’impatto delle tecnologie BRIA non dipenderà solo dalla loro potenza, ma dalla qualità della relazione che sapremo costruire tra sistemi intelligenti e sistemi umani. Le organizzazioni che investiranno nella comprensione dei pattern comportamentali prima, o insieme, all’automazione, avranno un vantaggio competitivo sostenibile. Perché l’intelligenza artificiale può moltiplicare le capacità, ma resta l’essere umano a darle direzione, senso e misura.

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