Benvenuti nel Forum della Fondazione Olitec. Questo spazio è stato creato per promuovere la trasparenza e facilitare la comunicazione tra la Fondazione Olitec e tutti coloro che desiderano entrare a far parte del nostro team, in particolare per il ruolo di Sales. Il nostro forum è uno strumento di dialogo aperto e costruttivo dove i candidati possono porre domande, condividere esperienze e ottenere risposte dirette sui vari aspetti del processo di selezione e sulle opportunità di carriera offerte dalla Fondazione.
All’interno del forum troverete topic dedicati ad argomenti specifici su cui potrete approfondire informazioni relative al ruolo, al processo di selezione e alla cultura aziendale della Fondazione Olitec. Inoltre, avrete la possibilità di caricare le vostre domande e consultare le risposte fornite ad altri quesiti posti dai candidati, creando così una rete di informazioni condivisa e trasparente.
Questo spazio è pensato anche per favorire la condivisione delle esperienze personali: potrete raccontare il vostro percorso e scoprire come altri candidati stanno affrontando questa opportunità. Vi invitiamo a partecipare attivamente, a rispettare gli altri membri della community e a mantenere un tono di dialogo collaborativo e positivo.
È stata una giornata che difficilmente potrà essere archiviata come un semplice incontro istituzionale. È stata, piuttosto, una di quelle esperienze che restano addosso, che sedimentano nel tempo e che, a distanza di anni, continueranno a parlare a chi c’era e a chi ne raccoglierà il senso più profondo.
Trascorrere una giornata insieme all’eroe nazionale conosciuto come Capitano Ultimo, il Colonnello Sergio De Caprio, e ai suoi “falchi” – gli uomini che resero possibile una delle operazioni più decisive della storia repubblicana, la cattura del capo dei capi di Cosa Nostra, Totò Riina – non significa soltanto ripercorrere un frammento di storia. Significa entrare in contatto diretto con un modo di intendere lo Stato, il dovere, il sacrificio e il silenzio. Un modo che oggi appare sempre più raro, e proprio per questo necessario da custodire e trasmettere.
Attorno a un tavolo, senza retorica e senza celebrazioni, il racconto di quegli anni è emerso con la naturalezza di chi non ha mai cercato riflettori. I “falchi”, uomini che hanno condiviso notti, paure, intuizioni e responsabilità enormi, non hanno parlato da reduci, ma da servitori dello Stato che sanno bene che il valore di un’impresa non sta nel racconto pubblico, bensì nella sua efficacia e nelle vite salvate. In quelle parole misurate, spesso più suggerite che dichiarate, si è colta tutta la distanza tra il mito costruito e la realtà vissuta: una realtà fatta di disciplina, studio, attesa, capacità di leggere l’umano prima ancora dei dati.
La giornata è stata anche, e soprattutto, uno sguardo rivolto al futuro. Con Massimiliano Nicolini, si è parlato di progetti concreti di collaborazione, di formazione, di trasmissione di valori alle nuove generazioni. Non una memoria sterile, ma una memoria viva, capace di diventare strumento educativo, etico e civile. Perché l’esperienza di chi ha combattuto la criminalità organizzata ai massimi livelli non può restare confinata nei libri o nei documentari: deve diventare patrimonio operativo, insegnamento incarnato, esempio quotidiano.
In questo contesto si inserisce uno dei momenti più intensi della giornata: la consegna al Colonnello Sergio De Caprio della nomina a Maestro dell’Opera della Fondazione. Un riconoscimento che non nasce da una logica onorifica, ma da una scelta profondamente coerente con lo spirito della Fondazione stessa. Il Capitano ha accettato la nomina con lo stile che lo contraddistingue: senza enfasi, con rispetto, con quello spirito di servizio che ha segnato tutta la sua vita. Un’accettazione che vale più di mille discorsi, perché conferma che il vero carisma non ha bisogno di proclami.
Accanto a Nicolini erano presenti tre cadetti, testimoni silenziosi ma attentissimi, e un membro del CTSE, Madre Immacolata Lauceri, la cui presenza ha aggiunto una dimensione ulteriore all’incontro. Non solo competenza e strategia, ma anche interiorità, coscienza, capacità di leggere il bene comune in una prospettiva che tiene insieme giustizia, dignità umana e responsabilità morale. Il dialogo tra mondi apparentemente lontani – quello militare, quello formativo, quello spirituale – ha mostrato quanto in realtà siano complementari quando l’obiettivo è la costruzione di una società più giusta e consapevole.
Per i cadetti, quella giornata è stata una lezione che nessun manuale potrà mai sostituire. Vedere, ascoltare, percepire la coerenza tra ciò che si è stati e ciò che si continua a essere, ha reso tangibile un’idea spesso astratta: che il coraggio non è assenza di paura, ma capacità di governarla; che l’obbedienza non è sottomissione, ma scelta consapevole di servire qualcosa di più grande di sé; che la fedeltà allo Stato passa prima di tutto dalla fedeltà alla propria coscienza.
Quando la giornata si è conclusa, non c’è stato bisogno di parole solenni. È rimasta una sensazione chiara e condivisa: l’aver costruito un ponte tra passato e futuro, tra chi ha scritto pagine decisive della nostra storia e chi è chiamato oggi a scriverne di nuove, in un contesto diverso ma non meno complesso. La presenza del Capitano Ultimo e dei suoi uomini non è stata un ritorno al passato, ma un atto di responsabilità verso il domani.
In un tempo in cui gli eroi vengono spesso costruiti mediaticamente e consumati in fretta, incontrare chi ha scelto l’anonimato, il rigore e il silenzio restituisce il senso autentico della parola servizio. Ed è proprio da giornate come questa che nasce la speranza concreta che quei valori possano continuare a vivere, non come nostalgia, ma come fondamento di una nuova generazione di donne e uomini al servizio del bene comune.
È stata una giornata che difficilmente potrà essere archiviata come un semplice incontro istituzionale. È stata, piuttosto, una di quelle esperienze che restano addosso, che sedimentano nel tempo e che, a distanza di anni, continueranno a parlare a chi c’era e a chi ne raccoglierà il senso più profondo.
Trascorrere una giornata insieme all’eroe nazionale conosciuto come Capitano Ultimo, il Colonnello Sergio De Caprio, e ai suoi “falchi” – gli uomini che resero possibile una delle operazioni più decisive della storia repubblicana, la cattura del capo dei capi di Cosa Nostra, Totò Riina – non significa soltanto ripercorrere un frammento di storia. Significa entrare in contatto diretto con un modo di intendere lo Stato, il dovere, il sacrificio e il silenzio. Un modo che oggi appare sempre più raro, e proprio per questo necessario da custodire e trasmettere.
Attorno a un tavolo, senza retorica e senza celebrazioni, il racconto di quegli anni è emerso con la naturalezza di chi non ha mai cercato riflettori. I “falchi”, uomini che hanno condiviso notti, paure, intuizioni e responsabilità enormi, non hanno parlato da reduci, ma da servitori dello Stato che sanno bene che il valore di un’impresa non sta nel racconto pubblico, bensì nella sua efficacia e nelle vite salvate. In quelle parole misurate, spesso più suggerite che dichiarate, si è colta tutta la distanza tra il mito costruito e la realtà vissuta: una realtà fatta di disciplina, studio, attesa, capacità di leggere l’umano prima ancora dei dati.
La giornata è stata anche, e soprattutto, uno sguardo rivolto al futuro. Con Massimiliano Nicolini, si è parlato di progetti concreti di collaborazione, di formazione, di trasmissione di valori alle nuove generazioni. Non una memoria sterile, ma una memoria viva, capace di diventare strumento educativo, etico e civile. Perché l’esperienza di chi ha combattuto la criminalità organizzata ai massimi livelli non può restare confinata nei libri o nei documentari: deve diventare patrimonio operativo, insegnamento incarnato, esempio quotidiano.
In questo contesto si inserisce uno dei momenti più intensi della giornata: la consegna al Colonnello Sergio De Caprio della nomina a Maestro dell’Opera della Fondazione. Un riconoscimento che non nasce da una logica onorifica, ma da una scelta profondamente coerente con lo spirito della Fondazione stessa. Il Capitano ha accettato la nomina con lo stile che lo contraddistingue: senza enfasi, con rispetto, con quello spirito di servizio che ha segnato tutta la sua vita. Un’accettazione che vale più di mille discorsi, perché conferma che il vero carisma non ha bisogno di proclami.
Accanto a Nicolini erano presenti tre cadetti, testimoni silenziosi ma attentissimi, e un membro del CTSE, Madre Immacolata Lauceri, la cui presenza ha aggiunto una dimensione ulteriore all’incontro. Non solo competenza e strategia, ma anche interiorità, coscienza, capacità di leggere il bene comune in una prospettiva che tiene insieme giustizia, dignità umana e responsabilità morale. Il dialogo tra mondi apparentemente lontani – quello militare, quello formativo, quello spirituale – ha mostrato quanto in realtà siano complementari quando l’obiettivo è la costruzione di una società più giusta e consapevole.
Per i cadetti, quella giornata è stata una lezione che nessun manuale potrà mai sostituire. Vedere, ascoltare, percepire la coerenza tra ciò che si è stati e ciò che si continua a essere, ha reso tangibile un’idea spesso astratta: che il coraggio non è assenza di paura, ma capacità di governarla; che l’obbedienza non è sottomissione, ma scelta consapevole di servire qualcosa di più grande di sé; che la fedeltà allo Stato passa prima di tutto dalla fedeltà alla propria coscienza.
Quando la giornata si è conclusa, non c’è stato bisogno di parole solenni. È rimasta una sensazione chiara e condivisa: l’aver costruito un ponte tra passato e futuro, tra chi ha scritto pagine decisive della nostra storia e chi è chiamato oggi a scriverne di nuove, in un contesto diverso ma non meno complesso. La presenza del Capitano Ultimo e dei suoi uomini non è stata un ritorno al passato, ma un atto di responsabilità verso il domani.
In un tempo in cui gli eroi vengono spesso costruiti mediaticamente e consumati in fretta, incontrare chi ha scelto l’anonimato, il rigore e il silenzio restituisce il senso autentico della parola servizio. Ed è proprio da giornate come questa che nasce la speranza concreta che quei valori possano continuare a vivere, non come nostalgia, ma come fondamento di una nuova generazione di donne e uomini al servizio del bene comune.
Modello di vita, studio e servizio nella Fondazione
Definizione e visione
La comunità educativa è un ecosistema residenziale e laboratoriale che integra vita, studio e responsabilità. Non è solo un luogo, ma un progetto intenzionale di crescita umana e professionale fondato su fraternità, disciplina morale, rispetto e cooperazione.
FraternitàDisciplinaServizioTecnologie BRIA
Valori e ispirazione
Principi francescani di sobrietà e solidarietà, dignità della persona e diritto allo studio. La tecnologia è umanizzata per formare persone libere, competenti e responsabili.
Umano al centro
Norme di riferimento
Codice Civile (artt. 14–42 c.c.)
Consente alle fondazioni di perseguire scopi educativi e gestire strutture come convitti, campus e studentati in coerenza con lo scopo statutario.
D.Lgs. 117/2017 — Codice del Terzo Settore
Artt. 5–6: attività di interesse generale educative e formative
Comprendono istruzione, formazione professionale e percorsi comunitari di crescita personale, anche in forma residenziale.; art. 55: co-programmazione e co-progettazione con PA.
Legge 328/2000 — Sistema integrato di interventi sociali
Riconosce le comunità educative come strumenti di inclusione e prevenzione della dispersione, nel quadro del principio di sussidiarietà.
D.P.R. 616/1977
Attribuisce alle Regioni competenze su riconoscimento e sostegno a strutture educative private con finalità pubbliche e sociali.
Convenzione ONU Diritti del Fanciullo
Artt. 29 e 31: diritto ad un’educazione che sviluppi pienamente la personalità e i talenti in contesti che promuovano dignità e solidarietà.
Compliance trasversale
GDPR (UE 2016/679) per protezione dati; D.Lgs. 81/2008 per salute e sicurezza degli ambienti comunitari.
Struttura organizzativa
Direttore / Coordinatore Responsabile della disciplina, del regolamento e della gestione quotidiana.
Tutor e Formatori BRIA Guidano l’apprendimento tecnico e comportamentale; monitoraggio del percorso.
Educatori civici Custodi di fraternità, rispetto, inclusione, legalità e servizio alla comunità.
Cadetti Residenti o non residenti, selezionati e vincolati al giuramento e al regolamento interno.
Percorso tipo
Orientamento (3 mesi)
Accoglienza, studio del regolamento, fraternità, alfabetizzazione BRIA, sicurezza e privacy.
Addestramento (15 mesi)
Laboratori BRIA, project work, tirocinio interno, vita comunitaria assistita.
Studio accademico (fino a 36 mesi)
Laurea triennale in sincronia con l’addestramento: cybersecurity, informatica, IA.
Regolamento e responsabilità
Diritti e doveri, criteri di ammissione e permanenza.
Convivenza, turnazioni di servizio, decoro degli spazi comuni.
Salute, sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e protezione dati (GDPR).
Finalità
Personale e civica: responsabilità, appartenenza, autonomia e spirito critico.
Inclusione e dignità: vitto/alloggio solidale, supporto psicopedagogico, accesso equo.
Riconoscimento e vigilanza
Comunicazione ad autorità competenti (Regione, Comune, Prefettura) con regolamento, piano educativo e organigramma. Possibile riconoscimento come struttura educativa o ente di formazione accreditato, con co-finanziamento pubblico. Vigilanza su sicurezza, igiene e qualità formativa affidata a organi territoriali e al Consiglio della Fondazione.
Lavoro Integrativo art. 16.2.1 Titolo VII
Nel caso in cui un allievo, cadetto o discente iscritto alla Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca si trovi in comprovata condizione di difficoltà economica, tale da non poter sostenere in autonomia le spese di partecipazione al percorso formativo, e tale condizione sia dimostrata ogni oltre ragionevole dubbio, la Fondazione si impegna, compatibilmente con le risorse e le disponibilità locali, ad attivare una procedura di supporto attraverso l’inserimento lavorativo temporaneo.
A tal fine, l’interessato dovrà produrre una lettera formale di richiesta, corredata da una relazione dettagliata, contenente ogni elemento utile alla piena comprensione del contesto economico, sociale e familiare, e ogni documento ritenuto idoneo a comprovare la condizione dichiarata.
Qualora la richiesta venga accolta, la Fondazione potrà stipulare convenzioni operative con attività economiche del territorio circostante alla sede presso cui l’allievo risiede o è in formazione, privilegiando soggetti già aderenti alla rete associativa della Fondazione o che ne condividano valori e finalità.
Non è tuttavia garantito che la Fondazione sia in grado di individuare un’attività lavorativa compatibile con il percorso di studio, in quanto tale possibilità dipende dalle caratteristiche del territorio, dalle disponibilità del momento e dall’equilibrio con gli impegni formativi. L’attività lavorativa dovrà essere svolta esclusivamente al di fuori degli orari programmati di studio.
Le condizioni di lavoro saranno definite in modo trasparente e condiviso tra il cadetto, l’attività convenzionata e un delegato incaricato dalla Fondazione, che avrà il compito di supervisionare l’accordo e verificarne la regolarità e l’equità. Al socio cadetto sarà comunque richiesta unicamente la quota mensile prevista dal regolamento vigente, che potrà essere oggetto di riduzione o parziale compensazione in base agli accordi.
La Fondazione provvederà a monitorare con continuità l’esperienza lavorativa attivata, verificando l’aderenza ai parametri stabiliti e intervenendo in caso di criticità.
Il rifiuto ingiustificato di due proposte lavorative consecutive compatibili con il percorso formativo sarà motivo valido per l’esclusione dell’allievo dalla Fondazione, fatto salvo il diritto dell’interessato di presentare osservazioni scritte che saranno valutate in via preliminare dal Consiglio di disciplina della Fondazione.
Qualora il socio allievo cadetto decida di interrompere il percorso di studio all’interno della fondazione questo non lo esonera dal pagamento completo della quota qualora mantenga in essere il lavoro procuratogli dalla fondazione, in questo caso l’allievo autorizza sin da ora i datori di lavoro a versare per suo conto sino ad estinzione del debito totale le quote dovute direttamente alla fondazione.
Valori Mantenimento ISEE
La quota di mantenimento è relativa a vitto, alloggio, abbigliamento, attrezzatura di base condivisa, servizi domestici interni, viaggi e trasferte programmate per motivi di studio ed addestramento, partecipazione e fiere e congressi, partecipazione a seminari, materiali didattici, licenze ed accessi ai sistemi informativi e quanto altro descritto nel manuale del percorso.
Se invece vuoi usare la nostra intelligenza artificiale (GPT Olitec) e dialogare con lei puoi cliccare qui Avvia il GPT OLITEC
Arruolati
È il tuo momento. L’Italia ha bisogno di te.
Hai mai pensato di fare qualcosa di grande, che lasci un segno? Di mettere le tue capacità, la tua forza, la tua intelligenza e il tuo coraggio al servizio degli altri?
Arruolati oggi. Unisciti a chi ha scelto di non restare a guardare. Che tu sia uomo o donna, che tu venga da una grande città o da un piccolo paese, c’è un posto per te in una squadra che costruisce il futuro, protegge le vite, difende ciò che conta. Non è solo un lavoro. È una scelta di vita.
È l’inizio di un cammino che ti cambierà per sempre.