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Comparazione normative tra il teorema di Assisi e le norme esistenti a livello nazionale, comunitario ed internazionale.
Cita da Fondazione Olitec su 8 Gennaio 2026, 3:51 pmdi Nicolini Massimiliano
Per impostare una comparazione pulita bisogna prima fissare il “baricentro” di ciò che rende distintivo il Teorema di Assisi e la Scala NIC: non è una certificazione “di processo” (come molte ISO), né una mera etichetta “green” basata su indicatori macro dell’infrastruttura, ma un impianto che prova a misurare l’informazione come fenomeno fisico-economico, riconducendo l’efficienza di un sistema al costo reale del bit prodotto, trasferito e conservato. In questa impostazione il bit non è solo un’astrazione logica: ha un costo energetico e può essere ricondotto a una massa equivalente; nel corpus del Teorema di Assisi il peso del bit viene esplicitato come ordine di grandezza (1,11 × 10^-25 grammi) e usato come “gancio” concettuale per collegare informazione, energia e impatto.
La Scala NIC, coerentemente, prova a trasformare questo quadro in uno strumento operativo di classificazione: una scala da 1 a 15 che valuta sistemi e architetture attraverso tre variabili direttamente leggibili anche da un decisore non tecnico: Energia per Bit (EpB), Emissioni per Bit (EmB), Costo per Bit (CpB).
In altre parole: non “quanto consuma il data center in totale”, ma “quanto costa produrre un singolo bit utile dentro quello specifico sistema”, e quanto quel bit pesa, in energia, in CO₂ e in euro. È qui che la Scala NIC si colloca su una linea diversa rispetto alle principali certificazioni diffuse oggi in Italia e in Europa: quasi nessuna nasce per certificare il software (o un intero sistema informativo) usando KPI “per bit”; e quasi nessuna lega esplicitamente il valore economico e l’impronta ambientale al micro-livello dell’informazione.
Quando si passa alla ricognizione di ciò che esiste davvero, emerge un panorama molto ricco sul lato data center/energia e sul lato governance/management, ma ancora frammentato sul lato “misura fisica dell’informazione” e “efficienza intrinseca del bit”. L’Europa, negli ultimi anni, si è mossa soprattutto su due assi: standard tecnici per data center (EN 50600, serie ISO/IEC 30134) e strumenti regolatori/reporting (EU Code of Conduct sui data centre e, più recentemente, lo schema comune UE di rating di sostenibilità dei data centre collegato alla direttiva sull’efficienza energetica).
Dentro questo scenario, la domanda “esistono certificazioni che fanno quello che fa il Teorema di Assisi e la Scala NIC?” può essere trattata con onestà tecnica: esistono certificazioni e standard che coprono pezzi del problema (energia, emissioni, governance, KPI di infrastruttura, qualità del software), ma non esiste una certificazione mainstream europea/italiana che nasca già con l’idea di misurare EpB/EmB/CpB per bit come metrica primaria e poi classificare su una scala semplice 1–15 l’efficienza informazionale dell’intero sistema. È esattamente lo spazio competitivo che il Teorema di Assisi e la Scala NIC, se trasformati in norma/certificazione, possono occupare: una “metrica ponte” tra fisica dell’informazione, architetture digitali, sostenibilità e contabilità economica del dato.
Norma / schema (Italia-UE) Che cosa certifica / governa KPI o oggetti misurati (in sintesi) Punti di forza rispetto a TDA + NIC Punti di debolezza rispetto a TDA + NIC Come “agganciarsi” al Teorema di Assisi + Scala NIC EN 50600 (standard europeo per data centre, spesso usato in percorsi di certificazione) Progettazione, costruzione e gestione del data center, includendo aspetti di disponibilità, sicurezza, efficienza (a seconda della serie/parti applicate) Metriche e requisiti strutturali/impiantistici e operativi del data center Molto solido come standard “di edificio-infrastruttura”: dà credibilità tecnica e verificabilità in audit sul contenitore fisico Rimane centrato sul data center come impianto; non scende nativamente al livello “per bit” e non classifica il software/sistema informativo in modo unificato Usare EN 50600 come “baseline di infrastruttura” e NIC come “indice prestazionale informazionale”: l’audit EN 50600 garantisce il contesto, NIC misura la resa informativa reale ISO/IEC 30134 (serie KPI per data centre, include PUE e altri indicatori) Definizione standardizzata di KPI di efficienza per data center PUE (Power Usage Effectiveness) e altri KPI operativi/energetici (ISO) Standardizza misure comparabili e riconosciute nel mondo; ottimo per benchmarking tra strutture e operatori KPI “macro”: PUE migliora l’efficienza energetica del sito, ma non dice “quanto costa un bit” né separa l’efficienza del software dall’efficienza dell’impianto Convertire KPI di infrastruttura (es. PUE) in fattori che alimentano EpB del NIC: NIC diventa il livello “micro-economico” che rende PUE traducibile in costo/impatti per unità di informazione EU Code of Conduct on Data Centre Energy Efficiency (JRC) Schema volontario con best practice e reporting per efficienza energetica dei data centre Best practice + metriche come PUE e reportistica (Centro Comune di Ricerca) Forte ancoraggio istituzionale UE, linguaggio “politicy-ready”; utile per allineare TDA/NIC agli obiettivi europei e alla narrativa di sostenibilità È un “codice” e un framework di best practice, non nasce per certificare la qualità informazionale del software o per monetizzare/attribuire costo fisico al bit NIC può diventare il “misuratore di outcome”: si aderisce alle best practice CoC, ma si dimostra il risultato con EpB/EmB/CpB e con la classe NIC ottenuta Regolamento delegato UE 2024/1364 (prima fase schema UE di rating sostenibilità data centre) Avvio di uno schema comune UE di rating e indicatori di sostenibilità per data centre; collegato agli obblighi di reporting Indicatori e KPI di sostenibilità/energia definiti a livello UE (EUR-Lex) È “hard law”/quasi-hard-law: crea un perimetro europeo, facilita adozione su larga scala e interoperabilità tra Paesi Rimane centrato sul data centre come entità; non introduce una scala “per bit” che permetta di confrontare architetture applicative o software vendor Posizionare NIC come livello applicativo complementare: rating UE per infrastrutture + NIC per sistemi informativi/soluzioni software che girano sopra quelle infrastrutture ISO 50001 (Energy Management System) Sistema di gestione dell’energia: governance, obiettivi, misurazione e miglioramento continuo delle performance energetiche Politiche, obiettivi, misurazione, miglioramento continuo; approccio manageriale (ISO) È universalmente riconosciuta e “parla” al board: trasforma l’energia in tema di governance e KPI aziendali Non impone una metrica fisica dell’informazione; rischia di restare su consumi aggregati e non misurare l’efficienza digitale intrinseca NIC diventa lo strumento di misura specialistico dentro il perimetro ISO 50001: l’azienda dimostra il miglioramento energetico anche in termini di EpB e classe NIC ISO 14001 (Environmental Management System) Sistema di gestione ambientale: conformità, impatti, miglioramento continuo Processi, aspetti/impatti ambientali, audit, miglioramento (ISO) Rende l’impatto ambientale “auditabile” e integrato nella gestione aziendale Non distingue l’impatto “digitale” al livello unitario dell’informazione; spesso resta su aspetti generali e inventari emissivi aggregati EmB (emissioni per bit) diventa la metrica che concretizza la parte digitale dell’impatto ambientale dentro ISO 14001, rendendo comparabile il contributo ICT ISO/IEC 25010 (qualità del software) e filoni “green software” Modelli di qualità software; attenzione crescente alla sostenibilità nella qualità in uso e nelle pratiche Caratteristiche/attributi di qualità; linee guida e percorsi formativi nel green software (ScienceDirect) Si muove nel dominio giusto (software), parla a architetti e ingegneri, influenza pratiche di sviluppo Non è una certificazione “per bit” e non dà una scala sintetica come NIC; spesso mancano KPI fisici/economici immediatamente confrontabili NIC può funzionare come “misura oggettiva” per sostenibilità del software: traduce principi green in numeri (EpB/EmB/CpB) e in classe 1–15 utilizzabile in procurement e capitolati ISO/IEC 27001 / privacy e sicurezza (panorama compliance, spesso richiesto in Italia e UE) Sicurezza delle informazioni; gestione del rischio; in estensione, privacy in schemi correlati Controlli, risk management, audit, governance Fortissimo per trust, procurement e filiere; indispensabile nelle PA e nelle grandi imprese Non misura efficienza energetica, emissioni o costo informazionale: può certificare un sistema “sicuro” ma inefficiente e pesante Accoppiata “Sicurezza + Efficienza informazionale”: 27001 per proteggere il dato, NIC per misurare quanto “costa” quel dato produrlo e gestirlo; insieme diventano una certificazione più completa per il digitale responsabile L’elemento che, nel confronto, emerge come vero discriminante è la granularità della misura. Gli standard e gli schemi europei più avanzati oggi sono fortissimi nel rendere comparabili i data centre e nel costruire obblighi e rating su energia e sostenibilità a livello di infrastruttura: PUE e KPI della serie ISO/IEC 30134, best practice del Codice di Condotta, e il recente schema UE di rating sono tutti tasselli che spingono il mercato verso trasparenza e responsabilità. Però, proprio perché devono essere applicabili su larga scala, tendono a restare su indicatori “macro” o su sistemi di gestione. Il Teorema di Assisi e la Scala NIC invece provano a ribaltare la prospettiva: non “quanta energia consuma il perimetro”, ma “quanta energia costa l’unità minima di informazione che quel perimetro genera e muove”, con la conseguenza che diventa possibile confrontare davvero architetture diverse, strategie di compressione, caching, logging, telemetria, AI pipeline, storage policy e perfino scelte di esperienza immersiva (pensiamo a BRIA: realtà immersiva e IA sono domini ad altissima produzione di bit, quindi l’idea di EpB/EmB/CpB diventa uno strumento di progetto, non solo di rendicontazione).
Qui si innesta anche la dimensione più “di saggio” del progetto Teorema di Assisi: quando dici che il bit ha peso, non stai facendo una provocazione poetica; stai costruendo un ponte culturale tra termodinamica dell’informazione e politica industriale. Il valore del dato non è solo economico perché “si vende”, ma perché costa fisicamente produrlo, conservarlo, replicarlo, trasmetterlo. Se quel costo resta invisibile, la società digitale tende naturalmente allo spreco: telemetrie ridondanti, modelli IA ipertrofici, copie inutili, retention senza senso, streaming e rendering senza criteri. Se quel costo diventa misurabile e certificabile, allora il mercato può finalmente premiare chi progetta bene. È esattamente il tipo di “metrica ponte” che manca nelle certificazioni attuali: una metrica abbastanza scientifica da stare in un audit tecnico e abbastanza semplice da diventare clausola contrattuale nei capitolati.
Punti di forza del Teorema di Assisi e della Scala NIC nel confronto, messi a fuoco senza slogan: il modello lavora in modo nativo su tre dimensioni che le norme trattano spesso separatamente, energia, emissioni e costo, e le lega a un denominatore comune che è l’informazione stessa.
Inoltre, la scelta di una scala 1–15 è strategica: è leggibile, comunicabile, “labelizzabile”, e rende la complessità ingegneristica traducibile in decisione pubblica e privata.
Punti di debolezza, detti con la stessa franchezza: proprio perché è un impianto nuovo e trasversale, per diventare certificazione accreditabile deve dialogare con i criteri di audit, accreditamento e catena di custodia delle misure che nel mondo ISO e nei sistemi europei sono già maturi. Qui gli standard esistenti non sono concorrenti ma acceleratori: EN 50600 e ISO/IEC 30134 possono dare “l’impalcatura” metodologica per la parte infrastrutturale; ISO 50001 e ISO 14001 possono offrire l’architettura di governance e miglioramento continuo; i percorsi green software possono fornire il lessico e l’adozione nelle community tecniche.
In sostanza: le norme oggi certificano bene il “contenitore”, il “processo” e la “rendicontazione”; NIC mira a certificare la “resa informazionale”, cioè il costo fisico-economico del bit nel sistema reale.
Riferimento normativo o schema Ambito di applicazione e oggetto Misure e indicatori tipici Contributo e punti di forza della norma rispetto al Teorema/Scala NIC Limiti rispetto al Teorema/Scala NIC e possibile integrazione EN 50600 (Data Centre Facilities and Infrastructures) Standard europeo per progettazione, realizzazione e gestione del data center (infrastruttura fisica e requisiti correlati). Requisiti tecnici e organizzativi su disponibilità, sicurezza, impianti e gestione del sito. Elevata robustezza tecnica e auditabilità sul “contenitore” fisico del digitale; utile per certificare la maturità infrastrutturale del perimetro. Non nasce per misurare l’efficienza informazionale “per bit” né per classificare software e sistemi informativi. Integrazione consigliata: EN 50600 come baseline infrastrutturale; Scala NIC come misura prestazionale dell’informazione prodotta e gestita sopra tale infrastruttura. ISO/IEC 30134 (serie KPI per data centre, incl. PUE e KPI correlati) Standard internazionale per la definizione di KPI di efficienza e performance dei data centre. Indicatori energetici e operativi del sito, con particolare enfasi su KPI di efficienza (es. PUE). Fornisce un linguaggio di misura comune e comparabile tra operatori e siti; facilita benchmarking e controlli. Indicatori prevalentemente “macro” (a livello impianto/sito), non orientati al costo/energia/emissioni dell’unità minima informazionale. Integrazione consigliata: usare i KPI del data centre come parametri di contesto per alimentare e rendere più rigorosa la determinazione di EpB/EmB/CpB nella Scala NIC. EU Code of Conduct on Data Centre Energy Efficiency (JRC) Schema volontario UE di buone pratiche e reporting per l’efficienza energetica dei data centre. Best practice, criteri operativi e metriche di efficienza, con logiche di rendicontazione. Forte riconoscibilità istituzionale e allineamento con l’agenda UE; utile per legittimare l’impianto di sostenibilità e renderlo “policy-ready”. È orientato a pratiche e governance del data centre e non definisce una classificazione informazionale “per bit”. Integrazione consigliata: utilizzare NIC come strumento di misurazione degli esiti, dimostrando che le best practice producono un miglioramento misurabile in EpB/EmB/CpB e quindi in classe NIC. Schema comune UE di rating sostenibilità dei data centre (quadro regolatorio UE e atti delegati collegati) Perimetro UE per raccolta dati, indicatori e rating di sostenibilità dei data centre, con logiche di comparabilità e reporting. Set di indicatori energetici/ambientali a livello data centre, finalizzati a trasparenza e confronto. Introduce un quadro comune europeo e una spinta regolatoria verso misurazioni standardizzate; favorisce la scalabilità dell’adozione. Resta focalizzato sul data centre come entità e non sulla resa informazionale del software e del sistema informativo. Integrazione consigliata: NIC come livello applicativo complementare, per valutare “quanto costa l’informazione” prodotta dai sistemi che insistono sul data centre valutato dal rating UE. ISO 50001 (Energy Management System) Sistema di gestione dell’energia: governance, monitoraggio, miglioramento continuo e accountability organizzativa. Politiche energetiche, obiettivi, misurazioni, audit e miglioramento continuo su consumi e performance energetiche. Ampia riconoscibilità e forte aderenza a logiche decisionali aziendali; consente di integrare la misurazione energetica nella governance. Non introduce una metrica fisica dell’informazione né una classificazione per sistemi informativi. Integrazione consigliata: NIC come strumento specialistico “verticale” per rendere misurabile l’efficienza energetica digitale in termini di EpB e classe NIC nel ciclo di miglioramento ISO 50001. ISO 14001 (Environmental Management System) Sistema di gestione ambientale: aspetti/impatti, conformità, audit, miglioramento continuo. Inventari di impatti, procedure, audit e piani di miglioramento relativi alle componenti ambientali. Rende l’impatto ambientale “tracciabile e auditabile” su base organizzativa; favorisce continuità e responsabilità nel tempo. La dimensione digitale è spesso trattata in modo aggregato; non esiste una misura nativa “emissioni per bit”. Integrazione consigliata: impiegare EmB come metrica specifica per rendicontare l’impronta emissiva della produzione/gestione del dato e rendere confrontabili soluzioni e architetture. ISO/IEC 25010 (Qualità del software) e filoni di “green software” (linee guida e pratiche) Modelli di qualità software e pratiche di progettazione/sviluppo che includono attenzione a performance, efficienza e sostenibilità. Attributi di qualità e pratiche di progettazione; in alcuni approcci, attenzione a consumo risorse e prestazioni. Lavora direttamente sul dominio del software e influenza le scelte di architettura e sviluppo; facilita adozione da parte di team tecnici. Non fornisce una scala sintetica e unitaria come NIC, né una misura primaria “per bit” che colleghi energia, emissioni e costo. Integrazione consigliata: usare NIC come “misura oggettiva di esito” delle pratiche green, traducendo principi e buone pratiche in EpB/EmB/CpB e classe NIC. ISO/IEC 27001 (Information Security Management System) e conformità correlate (privacy e sicurezza) Sistema di gestione della sicurezza delle informazioni: rischio, controlli, audit e governance. Risk assessment, controlli di sicurezza, monitoraggio e audit; focus su confidenzialità, integrità, disponibilità. Essenziale per trust, procurement e filiere; abilita adozione in PA e grandi imprese dove sicurezza è requisito preliminare. Non misura efficienza energetica o costo fisico-economico dell’informazione; un sistema può essere “sicuro” ma inefficiente e dispendioso. Integrazione consigliata: combinare 27001 (protezione del dato) con NIC (costo fisico-economico del dato), ottenendo un profilo “sicuro ed efficiente” che parla sia alla compliance sia alla sostenibilità. L’analisi comparativa evidenzia che le certificazioni e le norme attualmente in vigore in Italia e in ambito europeo risultano prevalentemente orientate alla certificazione dell’infrastruttura, della governance e dei processi di gestione, ma non introducono una misurazione diretta dell’informazione come unità fisica ed economica.
Il Teorema di Assisi, attraverso la Scala NIC, introduce un livello di analisi ulteriore e migliorativo, colmando un vuoto strutturale nella normazione del digitale: la possibilità di valutare e classificare sistemi informativi e software in funzione del costo reale del dato, espresso in termini di energia, emissioni e valore economico per singola unità informazionale.
In tale prospettiva, il Teorema di Assisi non si pone in contrapposizione alle norme esistenti, ma come strumento integrativo e abilitante, idoneo a rendere misurabili, confrontabili e certificabili gli effetti concreti delle politiche di efficienza energetica, sostenibilità ambientale e qualità del software già promosse a livello europeo.
Tabella comparativa tra norme/certificazioni esistenti (Italia–UE) e Teorema di Assisi con Scala NIC
Norma / schema di riferimento Ambito di applicazione Oggetto della misurazione Confronto concettuale con Teorema di Assisi e Scala NIC Indicatore comparativo EN 50600 (Data Centre Facilities) Progettazione e gestione dei data center Infrastruttura fisica, impianti, continuità operativa Norma centrata sul contenitore fisico del digitale; assenza di misurazione dell’informazione come unità fisica ed economica MIGLIORATIVA ISO/IEC 30134 (KPI per data centre, PUE) Efficienza operativa dei data centre Indicatori energetici di sito (es. PUE) KPI macro che non distinguono tra efficienza infrastrutturale ed efficienza del dato prodotto MIGLIORATIVA EU Code of Conduct on Data Centre Energy Efficiency Best practice UE su efficienza energetica Linee guida e metriche di efficienza Strumento volontario privo di classificazione informazionale e di metrica per bit MIGLIORATIVA Schema UE di rating di sostenibilità dei data centre Rating e reporting ambientale UE Indicatori energetici e ambientali del data centre Quadro regolatorio focalizzato sull’infrastruttura e non sulla resa informazionale dei sistemi MIGLIORATIVA ISO 50001 (Energy Management System) Gestione e governance dell’energia Consumi energetici e miglioramento continuo Sistema gestionale privo di indicatori fisici dell’informazione e di classificazione per sistemi digitali MIGLIORATIVA ISO 14001 (Environmental Management System) Gestione ambientale Aspetti e impatti ambientali aggregati L’ICT è trattato in modo indiretto, senza emissioni attribuibili al singolo bit MIGLIORATIVA ISO/IEC 25010 (Qualità del software) Qualità e caratteristiche del software Attributi qualitativi (performance, affidabilità, ecc.) Mancanza di indicatori energetici ed economici dell’informazione e di una scala sintetica MIGLIORATIVA ISO/IEC 27001 (Sicurezza delle informazioni) Sicurezza e governance del dato Rischio, controlli, protezione delle informazioni Certifica la sicurezza ma non l’efficienza fisica ed economica del dato MIGLIORATIVA Linee guida “Green Software” (non certificate) Buone pratiche di sviluppo sostenibile Raccomandazioni e principi Approccio culturale non certificabile e non comparabile senza metrica oggettiva MIGLIORATIVA Teorema di Assisi + Scala NIC Sistemi informativi e software Energia per bit, emissioni per bit, costo per bit Modello nativo che misura l’informazione come fenomeno fisico, economico e ambientale — Gli strumenti oggi esistenti non sono sufficienti a svolgere la funzione che il Teorema di Assisi e la Scala NIC svolgono. Questa non è una valutazione probabilistica, ma una constatazione tecnica.
Le certificazioni e le norme attualmente in uso in Italia e in Europa misurano in modo efficace l’infrastruttura, la governance e i processi di gestione del digitale. EN 50600, ISO/IEC 30134, ISO 50001 e ISO 14001 descrivono e certificano come un data center è progettato, quanto è efficiente come impianto, come l’energia e l’ambiente sono governati, come i processi vengono controllati e migliorati nel tempo. Questi strumenti sono maturi, consolidati e necessari. Tuttavia, non misurano l’informazione come unità fisica ed economica.
Questo è il punto dirimente. Oggi non esiste una norma o certificazione che permetta di dire, in modo standardizzato e confrontabile, quanto costa produrre un bit in termini di energia, emissioni e valore economico, né di classificare un sistema informativo o un software sulla base di tale costo. Gli strumenti esistenti si fermano al “contenitore” (il data center) o al “processo” (la gestione), ma non entrano nel merito della resa informazionale del sistema.
Il Teorema di Assisi colma questo vuoto in modo strutturale. Introduce un principio chiaro: l’informazione non è un’entità astratta, ma un fenomeno fisico che ha un costo misurabile. La Scala NIC traduce questo principio in uno strumento operativo, perché lega energia, emissioni e costo all’unità minima dell’informazione, il bit, e restituisce il risultato in una classificazione sintetica, leggibile e utilizzabile nelle decisioni tecniche, economiche e normative.
Questo non è qualcosa che “potrebbe essere utile”: è qualcosa che oggi manca. Due sistemi possono essere ospitati nello stesso data center certificato, sotto gli stessi KPI infrastrutturali, e avere impatti radicalmente diversi in termini di spreco informazionale, ridondanza, inefficienza architetturale e consumo energetico per dato utile. Nessuna certificazione attuale è in grado di distinguere questi casi. La Scala NIC sì, perché misura ciò che gli altri strumenti non misurano.
Di conseguenza, il Teorema di Assisi non duplica strumenti esistenti e non compete con le certificazioni attuali: le completa in un punto che oggi è scoperto. Le norme esistenti certificano che il digitale è “ben gestito”; il Teorema di Assisi certifica se il digitale è intrinsecamente efficiente nella produzione di informazione. Sono due livelli diversi e non sovrapponibili.
La conclusione è netta:
Gli strumenti attuali sono sufficienti per certificare infrastrutture, processi e governance; non sono sufficienti per certificare l’efficienza fisica ed economica del dato. Il Teorema di Assisi e la Scala NIC rispondono a questa mancanza in modo diretto, misurabile e sistemico. Per questo non rappresentano un’opzione aggiuntiva, ma un tassello necessario se si vuole governare il digitale non solo come tecnologia, ma come produzione reale di informazione con costi e impatti concreti.
di Nicolini Massimiliano
Per impostare una comparazione pulita bisogna prima fissare il “baricentro” di ciò che rende distintivo il Teorema di Assisi e la Scala NIC: non è una certificazione “di processo” (come molte ISO), né una mera etichetta “green” basata su indicatori macro dell’infrastruttura, ma un impianto che prova a misurare l’informazione come fenomeno fisico-economico, riconducendo l’efficienza di un sistema al costo reale del bit prodotto, trasferito e conservato. In questa impostazione il bit non è solo un’astrazione logica: ha un costo energetico e può essere ricondotto a una massa equivalente; nel corpus del Teorema di Assisi il peso del bit viene esplicitato come ordine di grandezza (1,11 × 10^-25 grammi) e usato come “gancio” concettuale per collegare informazione, energia e impatto.
La Scala NIC, coerentemente, prova a trasformare questo quadro in uno strumento operativo di classificazione: una scala da 1 a 15 che valuta sistemi e architetture attraverso tre variabili direttamente leggibili anche da un decisore non tecnico: Energia per Bit (EpB), Emissioni per Bit (EmB), Costo per Bit (CpB).
In altre parole: non “quanto consuma il data center in totale”, ma “quanto costa produrre un singolo bit utile dentro quello specifico sistema”, e quanto quel bit pesa, in energia, in CO₂ e in euro. È qui che la Scala NIC si colloca su una linea diversa rispetto alle principali certificazioni diffuse oggi in Italia e in Europa: quasi nessuna nasce per certificare il software (o un intero sistema informativo) usando KPI “per bit”; e quasi nessuna lega esplicitamente il valore economico e l’impronta ambientale al micro-livello dell’informazione.
Quando si passa alla ricognizione di ciò che esiste davvero, emerge un panorama molto ricco sul lato data center/energia e sul lato governance/management, ma ancora frammentato sul lato “misura fisica dell’informazione” e “efficienza intrinseca del bit”. L’Europa, negli ultimi anni, si è mossa soprattutto su due assi: standard tecnici per data center (EN 50600, serie ISO/IEC 30134) e strumenti regolatori/reporting (EU Code of Conduct sui data centre e, più recentemente, lo schema comune UE di rating di sostenibilità dei data centre collegato alla direttiva sull’efficienza energetica).
Dentro questo scenario, la domanda “esistono certificazioni che fanno quello che fa il Teorema di Assisi e la Scala NIC?” può essere trattata con onestà tecnica: esistono certificazioni e standard che coprono pezzi del problema (energia, emissioni, governance, KPI di infrastruttura, qualità del software), ma non esiste una certificazione mainstream europea/italiana che nasca già con l’idea di misurare EpB/EmB/CpB per bit come metrica primaria e poi classificare su una scala semplice 1–15 l’efficienza informazionale dell’intero sistema. È esattamente lo spazio competitivo che il Teorema di Assisi e la Scala NIC, se trasformati in norma/certificazione, possono occupare: una “metrica ponte” tra fisica dell’informazione, architetture digitali, sostenibilità e contabilità economica del dato.
| Norma / schema (Italia-UE) | Che cosa certifica / governa | KPI o oggetti misurati (in sintesi) | Punti di forza rispetto a TDA + NIC | Punti di debolezza rispetto a TDA + NIC | Come “agganciarsi” al Teorema di Assisi + Scala NIC |
| EN 50600 (standard europeo per data centre, spesso usato in percorsi di certificazione) | Progettazione, costruzione e gestione del data center, includendo aspetti di disponibilità, sicurezza, efficienza (a seconda della serie/parti applicate) | Metriche e requisiti strutturali/impiantistici e operativi del data center | Molto solido come standard “di edificio-infrastruttura”: dà credibilità tecnica e verificabilità in audit sul contenitore fisico | Rimane centrato sul data center come impianto; non scende nativamente al livello “per bit” e non classifica il software/sistema informativo in modo unificato | Usare EN 50600 come “baseline di infrastruttura” e NIC come “indice prestazionale informazionale”: l’audit EN 50600 garantisce il contesto, NIC misura la resa informativa reale |
| ISO/IEC 30134 (serie KPI per data centre, include PUE e altri indicatori) | Definizione standardizzata di KPI di efficienza per data center | PUE (Power Usage Effectiveness) e altri KPI operativi/energetici (ISO) | Standardizza misure comparabili e riconosciute nel mondo; ottimo per benchmarking tra strutture e operatori | KPI “macro”: PUE migliora l’efficienza energetica del sito, ma non dice “quanto costa un bit” né separa l’efficienza del software dall’efficienza dell’impianto | Convertire KPI di infrastruttura (es. PUE) in fattori che alimentano EpB del NIC: NIC diventa il livello “micro-economico” che rende PUE traducibile in costo/impatti per unità di informazione |
| EU Code of Conduct on Data Centre Energy Efficiency (JRC) | Schema volontario con best practice e reporting per efficienza energetica dei data centre | Best practice + metriche come PUE e reportistica (Centro Comune di Ricerca) | Forte ancoraggio istituzionale UE, linguaggio “politicy-ready”; utile per allineare TDA/NIC agli obiettivi europei e alla narrativa di sostenibilità | È un “codice” e un framework di best practice, non nasce per certificare la qualità informazionale del software o per monetizzare/attribuire costo fisico al bit | NIC può diventare il “misuratore di outcome”: si aderisce alle best practice CoC, ma si dimostra il risultato con EpB/EmB/CpB e con la classe NIC ottenuta |
| Regolamento delegato UE 2024/1364 (prima fase schema UE di rating sostenibilità data centre) | Avvio di uno schema comune UE di rating e indicatori di sostenibilità per data centre; collegato agli obblighi di reporting | Indicatori e KPI di sostenibilità/energia definiti a livello UE (EUR-Lex) | È “hard law”/quasi-hard-law: crea un perimetro europeo, facilita adozione su larga scala e interoperabilità tra Paesi | Rimane centrato sul data centre come entità; non introduce una scala “per bit” che permetta di confrontare architetture applicative o software vendor | Posizionare NIC come livello applicativo complementare: rating UE per infrastrutture + NIC per sistemi informativi/soluzioni software che girano sopra quelle infrastrutture |
| ISO 50001 (Energy Management System) | Sistema di gestione dell’energia: governance, obiettivi, misurazione e miglioramento continuo delle performance energetiche | Politiche, obiettivi, misurazione, miglioramento continuo; approccio manageriale (ISO) | È universalmente riconosciuta e “parla” al board: trasforma l’energia in tema di governance e KPI aziendali | Non impone una metrica fisica dell’informazione; rischia di restare su consumi aggregati e non misurare l’efficienza digitale intrinseca | NIC diventa lo strumento di misura specialistico dentro il perimetro ISO 50001: l’azienda dimostra il miglioramento energetico anche in termini di EpB e classe NIC |
| ISO 14001 (Environmental Management System) | Sistema di gestione ambientale: conformità, impatti, miglioramento continuo | Processi, aspetti/impatti ambientali, audit, miglioramento (ISO) | Rende l’impatto ambientale “auditabile” e integrato nella gestione aziendale | Non distingue l’impatto “digitale” al livello unitario dell’informazione; spesso resta su aspetti generali e inventari emissivi aggregati | EmB (emissioni per bit) diventa la metrica che concretizza la parte digitale dell’impatto ambientale dentro ISO 14001, rendendo comparabile il contributo ICT |
| ISO/IEC 25010 (qualità del software) e filoni “green software” | Modelli di qualità software; attenzione crescente alla sostenibilità nella qualità in uso e nelle pratiche | Caratteristiche/attributi di qualità; linee guida e percorsi formativi nel green software (ScienceDirect) | Si muove nel dominio giusto (software), parla a architetti e ingegneri, influenza pratiche di sviluppo | Non è una certificazione “per bit” e non dà una scala sintetica come NIC; spesso mancano KPI fisici/economici immediatamente confrontabili | NIC può funzionare come “misura oggettiva” per sostenibilità del software: traduce principi green in numeri (EpB/EmB/CpB) e in classe 1–15 utilizzabile in procurement e capitolati |
| ISO/IEC 27001 / privacy e sicurezza (panorama compliance, spesso richiesto in Italia e UE) | Sicurezza delle informazioni; gestione del rischio; in estensione, privacy in schemi correlati | Controlli, risk management, audit, governance | Fortissimo per trust, procurement e filiere; indispensabile nelle PA e nelle grandi imprese | Non misura efficienza energetica, emissioni o costo informazionale: può certificare un sistema “sicuro” ma inefficiente e pesante | Accoppiata “Sicurezza + Efficienza informazionale”: 27001 per proteggere il dato, NIC per misurare quanto “costa” quel dato produrlo e gestirlo; insieme diventano una certificazione più completa per il digitale responsabile |
L’elemento che, nel confronto, emerge come vero discriminante è la granularità della misura. Gli standard e gli schemi europei più avanzati oggi sono fortissimi nel rendere comparabili i data centre e nel costruire obblighi e rating su energia e sostenibilità a livello di infrastruttura: PUE e KPI della serie ISO/IEC 30134, best practice del Codice di Condotta, e il recente schema UE di rating sono tutti tasselli che spingono il mercato verso trasparenza e responsabilità. Però, proprio perché devono essere applicabili su larga scala, tendono a restare su indicatori “macro” o su sistemi di gestione. Il Teorema di Assisi e la Scala NIC invece provano a ribaltare la prospettiva: non “quanta energia consuma il perimetro”, ma “quanta energia costa l’unità minima di informazione che quel perimetro genera e muove”, con la conseguenza che diventa possibile confrontare davvero architetture diverse, strategie di compressione, caching, logging, telemetria, AI pipeline, storage policy e perfino scelte di esperienza immersiva (pensiamo a BRIA: realtà immersiva e IA sono domini ad altissima produzione di bit, quindi l’idea di EpB/EmB/CpB diventa uno strumento di progetto, non solo di rendicontazione).
Qui si innesta anche la dimensione più “di saggio” del progetto Teorema di Assisi: quando dici che il bit ha peso, non stai facendo una provocazione poetica; stai costruendo un ponte culturale tra termodinamica dell’informazione e politica industriale. Il valore del dato non è solo economico perché “si vende”, ma perché costa fisicamente produrlo, conservarlo, replicarlo, trasmetterlo. Se quel costo resta invisibile, la società digitale tende naturalmente allo spreco: telemetrie ridondanti, modelli IA ipertrofici, copie inutili, retention senza senso, streaming e rendering senza criteri. Se quel costo diventa misurabile e certificabile, allora il mercato può finalmente premiare chi progetta bene. È esattamente il tipo di “metrica ponte” che manca nelle certificazioni attuali: una metrica abbastanza scientifica da stare in un audit tecnico e abbastanza semplice da diventare clausola contrattuale nei capitolati.
Punti di forza del Teorema di Assisi e della Scala NIC nel confronto, messi a fuoco senza slogan: il modello lavora in modo nativo su tre dimensioni che le norme trattano spesso separatamente, energia, emissioni e costo, e le lega a un denominatore comune che è l’informazione stessa.
Inoltre, la scelta di una scala 1–15 è strategica: è leggibile, comunicabile, “labelizzabile”, e rende la complessità ingegneristica traducibile in decisione pubblica e privata.
Punti di debolezza, detti con la stessa franchezza: proprio perché è un impianto nuovo e trasversale, per diventare certificazione accreditabile deve dialogare con i criteri di audit, accreditamento e catena di custodia delle misure che nel mondo ISO e nei sistemi europei sono già maturi. Qui gli standard esistenti non sono concorrenti ma acceleratori: EN 50600 e ISO/IEC 30134 possono dare “l’impalcatura” metodologica per la parte infrastrutturale; ISO 50001 e ISO 14001 possono offrire l’architettura di governance e miglioramento continuo; i percorsi green software possono fornire il lessico e l’adozione nelle community tecniche.
In sostanza: le norme oggi certificano bene il “contenitore”, il “processo” e la “rendicontazione”; NIC mira a certificare la “resa informazionale”, cioè il costo fisico-economico del bit nel sistema reale.
| Riferimento normativo o schema | Ambito di applicazione e oggetto | Misure e indicatori tipici | Contributo e punti di forza della norma rispetto al Teorema/Scala NIC | Limiti rispetto al Teorema/Scala NIC e possibile integrazione |
| EN 50600 (Data Centre Facilities and Infrastructures) | Standard europeo per progettazione, realizzazione e gestione del data center (infrastruttura fisica e requisiti correlati). | Requisiti tecnici e organizzativi su disponibilità, sicurezza, impianti e gestione del sito. | Elevata robustezza tecnica e auditabilità sul “contenitore” fisico del digitale; utile per certificare la maturità infrastrutturale del perimetro. | Non nasce per misurare l’efficienza informazionale “per bit” né per classificare software e sistemi informativi. Integrazione consigliata: EN 50600 come baseline infrastrutturale; Scala NIC come misura prestazionale dell’informazione prodotta e gestita sopra tale infrastruttura. |
| ISO/IEC 30134 (serie KPI per data centre, incl. PUE e KPI correlati) | Standard internazionale per la definizione di KPI di efficienza e performance dei data centre. | Indicatori energetici e operativi del sito, con particolare enfasi su KPI di efficienza (es. PUE). | Fornisce un linguaggio di misura comune e comparabile tra operatori e siti; facilita benchmarking e controlli. | Indicatori prevalentemente “macro” (a livello impianto/sito), non orientati al costo/energia/emissioni dell’unità minima informazionale. Integrazione consigliata: usare i KPI del data centre come parametri di contesto per alimentare e rendere più rigorosa la determinazione di EpB/EmB/CpB nella Scala NIC. |
| EU Code of Conduct on Data Centre Energy Efficiency (JRC) | Schema volontario UE di buone pratiche e reporting per l’efficienza energetica dei data centre. | Best practice, criteri operativi e metriche di efficienza, con logiche di rendicontazione. | Forte riconoscibilità istituzionale e allineamento con l’agenda UE; utile per legittimare l’impianto di sostenibilità e renderlo “policy-ready”. | È orientato a pratiche e governance del data centre e non definisce una classificazione informazionale “per bit”. Integrazione consigliata: utilizzare NIC come strumento di misurazione degli esiti, dimostrando che le best practice producono un miglioramento misurabile in EpB/EmB/CpB e quindi in classe NIC. |
| Schema comune UE di rating sostenibilità dei data centre (quadro regolatorio UE e atti delegati collegati) | Perimetro UE per raccolta dati, indicatori e rating di sostenibilità dei data centre, con logiche di comparabilità e reporting. | Set di indicatori energetici/ambientali a livello data centre, finalizzati a trasparenza e confronto. | Introduce un quadro comune europeo e una spinta regolatoria verso misurazioni standardizzate; favorisce la scalabilità dell’adozione. | Resta focalizzato sul data centre come entità e non sulla resa informazionale del software e del sistema informativo. Integrazione consigliata: NIC come livello applicativo complementare, per valutare “quanto costa l’informazione” prodotta dai sistemi che insistono sul data centre valutato dal rating UE. |
| ISO 50001 (Energy Management System) | Sistema di gestione dell’energia: governance, monitoraggio, miglioramento continuo e accountability organizzativa. | Politiche energetiche, obiettivi, misurazioni, audit e miglioramento continuo su consumi e performance energetiche. | Ampia riconoscibilità e forte aderenza a logiche decisionali aziendali; consente di integrare la misurazione energetica nella governance. | Non introduce una metrica fisica dell’informazione né una classificazione per sistemi informativi. Integrazione consigliata: NIC come strumento specialistico “verticale” per rendere misurabile l’efficienza energetica digitale in termini di EpB e classe NIC nel ciclo di miglioramento ISO 50001. |
| ISO 14001 (Environmental Management System) | Sistema di gestione ambientale: aspetti/impatti, conformità, audit, miglioramento continuo. | Inventari di impatti, procedure, audit e piani di miglioramento relativi alle componenti ambientali. | Rende l’impatto ambientale “tracciabile e auditabile” su base organizzativa; favorisce continuità e responsabilità nel tempo. | La dimensione digitale è spesso trattata in modo aggregato; non esiste una misura nativa “emissioni per bit”. Integrazione consigliata: impiegare EmB come metrica specifica per rendicontare l’impronta emissiva della produzione/gestione del dato e rendere confrontabili soluzioni e architetture. |
| ISO/IEC 25010 (Qualità del software) e filoni di “green software” (linee guida e pratiche) | Modelli di qualità software e pratiche di progettazione/sviluppo che includono attenzione a performance, efficienza e sostenibilità. | Attributi di qualità e pratiche di progettazione; in alcuni approcci, attenzione a consumo risorse e prestazioni. | Lavora direttamente sul dominio del software e influenza le scelte di architettura e sviluppo; facilita adozione da parte di team tecnici. | Non fornisce una scala sintetica e unitaria come NIC, né una misura primaria “per bit” che colleghi energia, emissioni e costo. Integrazione consigliata: usare NIC come “misura oggettiva di esito” delle pratiche green, traducendo principi e buone pratiche in EpB/EmB/CpB e classe NIC. |
| ISO/IEC 27001 (Information Security Management System) e conformità correlate (privacy e sicurezza) | Sistema di gestione della sicurezza delle informazioni: rischio, controlli, audit e governance. | Risk assessment, controlli di sicurezza, monitoraggio e audit; focus su confidenzialità, integrità, disponibilità. | Essenziale per trust, procurement e filiere; abilita adozione in PA e grandi imprese dove sicurezza è requisito preliminare. | Non misura efficienza energetica o costo fisico-economico dell’informazione; un sistema può essere “sicuro” ma inefficiente e dispendioso. Integrazione consigliata: combinare 27001 (protezione del dato) con NIC (costo fisico-economico del dato), ottenendo un profilo “sicuro ed efficiente” che parla sia alla compliance sia alla sostenibilità. |
L’analisi comparativa evidenzia che le certificazioni e le norme attualmente in vigore in Italia e in ambito europeo risultano prevalentemente orientate alla certificazione dell’infrastruttura, della governance e dei processi di gestione, ma non introducono una misurazione diretta dell’informazione come unità fisica ed economica.
Il Teorema di Assisi, attraverso la Scala NIC, introduce un livello di analisi ulteriore e migliorativo, colmando un vuoto strutturale nella normazione del digitale: la possibilità di valutare e classificare sistemi informativi e software in funzione del costo reale del dato, espresso in termini di energia, emissioni e valore economico per singola unità informazionale.
In tale prospettiva, il Teorema di Assisi non si pone in contrapposizione alle norme esistenti, ma come strumento integrativo e abilitante, idoneo a rendere misurabili, confrontabili e certificabili gli effetti concreti delle politiche di efficienza energetica, sostenibilità ambientale e qualità del software già promosse a livello europeo.
Tabella comparativa tra norme/certificazioni esistenti (Italia–UE) e Teorema di Assisi con Scala NIC
| Norma / schema di riferimento | Ambito di applicazione | Oggetto della misurazione | Confronto concettuale con Teorema di Assisi e Scala NIC | Indicatore comparativo |
| EN 50600 (Data Centre Facilities) | Progettazione e gestione dei data center | Infrastruttura fisica, impianti, continuità operativa | Norma centrata sul contenitore fisico del digitale; assenza di misurazione dell’informazione come unità fisica ed economica | MIGLIORATIVA |
| ISO/IEC 30134 (KPI per data centre, PUE) | Efficienza operativa dei data centre | Indicatori energetici di sito (es. PUE) | KPI macro che non distinguono tra efficienza infrastrutturale ed efficienza del dato prodotto | MIGLIORATIVA |
| EU Code of Conduct on Data Centre Energy Efficiency | Best practice UE su efficienza energetica | Linee guida e metriche di efficienza | Strumento volontario privo di classificazione informazionale e di metrica per bit | MIGLIORATIVA |
| Schema UE di rating di sostenibilità dei data centre | Rating e reporting ambientale UE | Indicatori energetici e ambientali del data centre | Quadro regolatorio focalizzato sull’infrastruttura e non sulla resa informazionale dei sistemi | MIGLIORATIVA |
| ISO 50001 (Energy Management System) | Gestione e governance dell’energia | Consumi energetici e miglioramento continuo | Sistema gestionale privo di indicatori fisici dell’informazione e di classificazione per sistemi digitali | MIGLIORATIVA |
| ISO 14001 (Environmental Management System) | Gestione ambientale | Aspetti e impatti ambientali aggregati | L’ICT è trattato in modo indiretto, senza emissioni attribuibili al singolo bit | MIGLIORATIVA |
| ISO/IEC 25010 (Qualità del software) | Qualità e caratteristiche del software | Attributi qualitativi (performance, affidabilità, ecc.) | Mancanza di indicatori energetici ed economici dell’informazione e di una scala sintetica | MIGLIORATIVA |
| ISO/IEC 27001 (Sicurezza delle informazioni) | Sicurezza e governance del dato | Rischio, controlli, protezione delle informazioni | Certifica la sicurezza ma non l’efficienza fisica ed economica del dato | MIGLIORATIVA |
| Linee guida “Green Software” (non certificate) | Buone pratiche di sviluppo sostenibile | Raccomandazioni e principi | Approccio culturale non certificabile e non comparabile senza metrica oggettiva | MIGLIORATIVA |
| Teorema di Assisi + Scala NIC | Sistemi informativi e software | Energia per bit, emissioni per bit, costo per bit | Modello nativo che misura l’informazione come fenomeno fisico, economico e ambientale | — |
Gli strumenti oggi esistenti non sono sufficienti a svolgere la funzione che il Teorema di Assisi e la Scala NIC svolgono. Questa non è una valutazione probabilistica, ma una constatazione tecnica.
Le certificazioni e le norme attualmente in uso in Italia e in Europa misurano in modo efficace l’infrastruttura, la governance e i processi di gestione del digitale. EN 50600, ISO/IEC 30134, ISO 50001 e ISO 14001 descrivono e certificano come un data center è progettato, quanto è efficiente come impianto, come l’energia e l’ambiente sono governati, come i processi vengono controllati e migliorati nel tempo. Questi strumenti sono maturi, consolidati e necessari. Tuttavia, non misurano l’informazione come unità fisica ed economica.
Questo è il punto dirimente. Oggi non esiste una norma o certificazione che permetta di dire, in modo standardizzato e confrontabile, quanto costa produrre un bit in termini di energia, emissioni e valore economico, né di classificare un sistema informativo o un software sulla base di tale costo. Gli strumenti esistenti si fermano al “contenitore” (il data center) o al “processo” (la gestione), ma non entrano nel merito della resa informazionale del sistema.
Il Teorema di Assisi colma questo vuoto in modo strutturale. Introduce un principio chiaro: l’informazione non è un’entità astratta, ma un fenomeno fisico che ha un costo misurabile. La Scala NIC traduce questo principio in uno strumento operativo, perché lega energia, emissioni e costo all’unità minima dell’informazione, il bit, e restituisce il risultato in una classificazione sintetica, leggibile e utilizzabile nelle decisioni tecniche, economiche e normative.
Questo non è qualcosa che “potrebbe essere utile”: è qualcosa che oggi manca. Due sistemi possono essere ospitati nello stesso data center certificato, sotto gli stessi KPI infrastrutturali, e avere impatti radicalmente diversi in termini di spreco informazionale, ridondanza, inefficienza architetturale e consumo energetico per dato utile. Nessuna certificazione attuale è in grado di distinguere questi casi. La Scala NIC sì, perché misura ciò che gli altri strumenti non misurano.
Di conseguenza, il Teorema di Assisi non duplica strumenti esistenti e non compete con le certificazioni attuali: le completa in un punto che oggi è scoperto. Le norme esistenti certificano che il digitale è “ben gestito”; il Teorema di Assisi certifica se il digitale è intrinsecamente efficiente nella produzione di informazione. Sono due livelli diversi e non sovrapponibili.
La conclusione è netta:
Gli strumenti attuali sono sufficienti per certificare infrastrutture, processi e governance; non sono sufficienti per certificare l’efficienza fisica ed economica del dato. Il Teorema di Assisi e la Scala NIC rispondono a questa mancanza in modo diretto, misurabile e sistemico. Per questo non rappresentano un’opzione aggiuntiva, ma un tassello necessario se si vuole governare il digitale non solo come tecnologia, ma come produzione reale di informazione con costi e impatti concreti.

