L’Economia Politica dell’Attesa
Analisi Sociologica e Istituzionale della Stagnazione Decisionale nel Servizio Sanitario Nazionale
La Lista d’Attesa come Artefatto Politico e Sociale
Di Nicolini Massimiliano
Le liste d’attesa in sanità non sono un incidente tecnico né un destino inevitabile di un sistema universalistico. Sono il frutto di un equilibrio amministrativo e politico che, nel tempo, ha trasformato l’attesa in una forma di razionamento silenzioso: non si nega la prestazione, si sposta in avanti nel tempo, lasciando che sia il cittadino a pagare il costo dell’inefficienza con stress, rinunce, peggioramento clinico o migrazione verso canali a pagamento.
Il punto più scomodo, oggi, è che non siamo più di fronte a un problema “senza strumenti”. Molte soluzioni esistono, sono mature, sono state presentate in sedi pubbliche e sperimentate sul campo. Alcune hanno mostrato risultati misurabili. Eppure, nel Servizio Sanitario, restano spesso confinate a progetti pilota, iniziative locali o adozioni frammentate. Quando il divario tra ciò che è possibile e ciò che viene applicato è così ampio, la spiegazione non è tecnica: è politica e istituzionale.
Denaro pubblico e risultati disomogenei: quando la spesa non produce capacità
Negli anni successivi alla pandemia sono state mobilitate risorse ingenti per recuperare arretrati e ridurre liste d’attesa. La Corte dei Conti ha richiamato criticità di metodo, problemi di coordinamento e di monitoraggio, oltre alla fragilità e disomogeneità dei dati regionali utilizzati per misurare l’effettivo impatto delle misure. In sostanza, si è speso molto, ma senza costruire un sistema di governance capace di trasformare la spesa in riduzione strutturale dell’attesa.
Questa dinamica rivela un tratto tipico dell’azione pubblica inefficace: la tendenza a finanziare interventi straordinari e frammentari senza affrontare la radice del problema, che è organizzativa e informativa. Senza dati solidi, senza indicatori comparabili e senza responsabilità verificabili, la spesa rischia di tradursi in cicli ripetuti di emergenze “gestite” più che risolte.
L’intelligenza artificiale pronta a ridurre sprechi e attese: perché resta confinata
L’IA applicata alle liste d’attesa non è una promessa generica: è una serie di strumenti concreti che intervengono sui punti di rottura più frequenti, spesso senza richiedere nuove infrastrutture cliniche, ma semplicemente maggiore disciplina organizzativa e integrazione dei dati.
Un esempio italiano emblematico è l’esperienza di Robo-CUP presso l’ASL Napoli 3 Sud, riportata da ANSA, in cui un sistema basato su algoritmo applicato ai dati del CUP avrebbe contribuito a ridurre in modo significativo gli appuntamenti mancati e a riempire gli “slot” lasciati vuoti, con effetti indiretti anche sulle attese.
La lezione è semplice: esiste un margine consistente di riduzione delle liste che passa dal recupero di capacità già disponibile ma sprecata, e gli strumenti per farlo possono essere industrializzati. Il problema è che industrializzare significa standardizzare, misurare, confrontare risultati tra aziende e territori. Ed è qui che l’adozione si blocca, perché una sanità misurabile è anche una sanità che espone responsabilità.
Sul versante dell’appropriatezza prescrittiva, alcune Regioni hanno promosso l’uso dell’IA per ridurre sprechi e incoerenze, intervenendo a monte della domanda. In Lombardia, ad esempio, è stata raccontata l’introduzione di un sistema di controllo supportato da IA per verificare la coerenza delle prescrizioni, nel quadro di misure volte anche a limitare prestazioni non necessarie.
Anche qui, la tecnologia può essere utile, ma urta contro un nodo politico: governare l’appropriatezza significa intervenire su abitudini e routine prescrittive, e quindi generare conflitti. Quando i decisori non vogliono conflitti, preferiscono che l’IA resti “sperimentazione” e non diventi procedura.
Nel frattempo, sul piano istituzionale è stata prevista una cornice di monitoraggio nazionale. Il D.L. 73/2024 ha istituito la Piattaforma nazionale delle liste di attesa presso AGENAS, con finalità di interoperabilità con i sistemi regionali e di trasparenza dei tempi. È un passo importante, ma rischia di rimanere un esercizio di reporting se non viene accompagnato da obblighi operativi e conseguenze in caso di inadempienza.
L’inefficacia istituzionale: quando la macchina pubblica non sa eseguire, e spesso non vuole esporsi
La crisi delle liste d’attesa è anche una crisi di capacità istituzionale. Non basta “decidere” sulla carta: serve una pubblica amministrazione capace di governare sistemi complessi, trattenere competenza tecnica interna, imporre standard, verificare risultati e correggere in modo rapido.
In molte aree del digitale sanitario, la dinamica reale è opposta: competenza insufficiente nelle stazioni appaltanti, dipendenza strutturale dai fornitori, sistemi proprietari che creano lock-in, contratti che diventano filiere di proroghe e varianti. In questo contesto, si consolida la percezione dei “soliti noti”: operatori ricorrenti che, per dimensione e posizione, finiscono per essere quasi inevitabili. Non è necessario evocare una corruzione diffusa per spiegare il fenomeno: basta la combinazione di requisiti di gara, asimmetria informativa e incapacità pubblica di progettare e controllare in autonomia.
La parte più tossica arriva quando si confonde controllo con auto-certificazione, chiedendo a soggetti vicini alla filiera realizzativa di verificare ciò che hanno prodotto o ciò che il loro ecosistema ha prodotto. Su questo punto la posizione di ANAC è netta: in materia di contratti pubblici, la verifica non può essere affidata a chi ha svolto la progettazione, perché è un conflitto di interesse strutturale che indebolisce il presidio di legalità e qualità.
Applicata al digitale sanitario, questa regola è un principio di sopravvivenza del sistema: se chi realizza i sistemi informativi o i moduli di prenotazione influenza anche la valutazione del funzionamento, la catena del controllo diventa un rituale. E quando il controllo è un rituale, il denaro pubblico diventa vulnerabile allo spreco, non perché manchi la buona fede, ma perché manca un’architettura di accountability realmente indipendente.
La narrazione dell’innovazione come copertura dell’immobilismo
Negli ultimi anni la comunicazione pubblica ha spesso raccontato un SSN “in trasformazione digitale”. Ma nel quotidiano dei cittadini, la trasformazione è percepita come discontinua: canali di prenotazione che non dialogano, agende opache, percorsi disallineati tra territori, tempi dichiarati che non coincidono con i tempi reali.
Questo scarto tra narrazione e servizio è un problema democratico prima ancora che sanitario. Perché l’innovazione dichiarata senza esecuzione produce una doppia perdita: non solo non riduce l’attesa, ma erode la fiducia nel fatto stesso che lo Stato sia in grado di mantenere le promesse.
L’IA, paradossalmente, è una tecnologia che potrebbe ridurre questo scarto, proprio perché introduce misurazione continua, tracciabilità delle agende, ottimizzazione delle risorse e capacità di prevenire sprechi come il no-show e la duplicazione di prestazioni. Ma è anche la ragione per cui molte istituzioni la tengono ai margini: l’IA applicata bene non è solo efficienza, è trasparenza operativa. E la trasparenza operativa genera responsabilità.
L’architettura che manca: indipendenza dei controlli e contratti legati a risultati misurabili
Una riforma credibile delle liste d’attesa non può limitarsi a progetti tecnici o a nuovi livelli di governance. Deve introdurre un cambio di architettura che renda impossibile spendere senza produrre impatto.
Ciò significa pretendere separazione netta tra chi realizza e chi verifica, audit indipendenti con accesso ai log e ai dati, collaudi basati su esercizio reale e non su consegna di documenti. Significa anche impostare contratti e affidamenti digitali con quote rilevanti legate a indicatori di performance verificabili, come riduzione del no-show, aumento della saturazione delle agende, riduzione dei tempi per classi di priorità, miglioramento dell’appropriatezza.
Senza questi elementi, i progetti digitali rischiano di diventare dispositivi di spesa ciclica: si paga per costruire, si paga per “integrare”, si paga per “evolvere”, si paga per “correggere”. E intanto le liste restano.
L’attesa come tecnologia politica e lo spreco come conseguenza naturale dell’assenza di conseguenze
Le liste d’attesa sono diventate una forma di razionamento che non porta firma. È comoda per i decisori perché diluisce la responsabilità, individualizza il costo e spinge una parte della domanda verso canali alternativi. Ma questa comodità ha un prezzo pubblico enorme: disuguaglianze, rinunce, aggravamenti clinici e perdita di fiducia. E, come ha segnalato la Corte dei Conti, rischia di trascinarsi dietro anche una spesa considerevole non trasformata in capacità strutturale, proprio per carenze di metodo e monitoraggio.
Se l’IA resta un insieme di pilot e non diventa standard, non è perché non funziona. È perché rendere il sistema efficiente significa renderlo misurabile; renderlo misurabile significa rendere qualcuno responsabile; rendere qualcuno responsabile significa introdurre conseguenze. È l’ultimo passaggio che manca. Ed è l’unico che, senza retorica, può trasformare davvero le liste d’attesa da destino a problema risolvibile.
La Lista d’Attesa come Artefatto Politico e Sociale
L’analisi del fenomeno delle liste d’attesa nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano non può limitarsi a una disamina tecnica dei flussi di domanda e offerta, né a una mera contabilizzazione dei giorni di ritardo rispetto ai tempi standard. Sebbene il dibattito pubblico tenda a incorniciare le lunghe attese come sintomo di inefficienza amministrativa, un’indagine sociologica rivela una realtà ben più complessa: la lista d’attesa non è un semplice “errore” del sistema, ma una componente strutturale dell’attuale configurazione del welfare state.
La persistenza del problema, che attraversa decenni di riforme e investimenti, suggerisce l’esistenza di un “equilibrio sub-ottimale stabile”. In questo scenario, gli attori decisionali – dai policy-maker ai management sanitari – trovano incentivi nel mantenimento dello status quo. La domanda fondamentale non è “come” risolvere il problema tecnico, ma “perché” le soluzioni note non vengano implementate con determinazione.
Fenomenologia Sociologica dell’Attesa: Il Tempo come Variabile di Disuguaglianza
La Costruzione Sociale del Tempo Sanitario
Nella sociologia della salute, il tempo è una risorsa scarsa la cui distribuzione riflette i rapporti di potere. L’attesa imposta al cittadino rappresenta l’asimmetria tra l’istituzione e l’utente vulnerabile.1
Dati recenti descrivono una sospensione dei diritti di cittadinanza: attendere fino a 720 giorni per una colonscopia o 540 per una risonanza magnetica significa che la vita del soggetto è messa “in pausa” dall’istituzione.2 L’attesa agisce come un “filtro inverso”: non regola l’accesso in base all’urgenza clinica, ma alla resilienza socio-economica. Chi dispone di capitale economico esercita l’opzione di “uscita” verso il privato; chi ne è privo rimane intrappolato.
Tabella: Tempi di Attesa Rilevati e Confronto con i Limiti di Legge (Dati Campione 2024)
| Prestazione | Tempo Massimo (Codice P) | Tempo Rilevato (Max) | Scostamento |
| Tac Torace | 120 giorni | 360 giorni | +200% |
| RM Encefalo | 120 giorni | 540 giorni | +350% |
| Visita Oculistica | 120 giorni | 540 giorni | +350% |
| Colonscopia | 120 giorni | 720 giorni | +500% |
| Mammografia | 60 giorni (Codice D) | 147 giorni | +145% |
Fonte dati: Cittadinanzattiva su dati Agenas 2
La “Rinuncia alle Cure” come Disaffiliazione Sociale
Il corollario più drammatico è la rinuncia alle cure. Secondo dati Istat e Censis, circa 4,5 milioni di italiani rinunciano a prestazioni sanitarie o le posticipano, spesso per motivi economici o per l’impossibilità di attendere.3 Quasi un italiano su dieci rinuncia a curarsi.4
Sociologicamente, questa è una forma di “disaffiliazione”: il cittadino smette di credere nella promessa universale dello Stato. Questo fenomeno colpisce duramente le fasce vulnerabili e le aree periferiche, dove la scarsa offerta correla con tassi di morbilità più alti.5
La Crisi della Fiducia: Verso una Privatizzazione delle Aspettative
La fiducia nel SSN è in calo verticale: l’84,2% degli italiani crede che i benestanti possano curarsi prima e meglio.6 Si assiste a una “privatizzazione delle aspettative”: le famiglie non pianificano più la sicurezza sanitaria affidandosi allo Stato, ma costruiscono strategie individuali (risparmi, polizze, debiti). Questo mutamento culturale favorisce lo spostamento della spesa dal pubblico al privato (out-of-pocket), che ha superato i 40 miliardi di euro.7
L’Analisi del “Perché”: Inerzia Decisionale e Incentivi Perversi
Il Paradosso delle Risorse Inutilizzate
Un dato sconcertante è l’incapacità delle Regioni di spendere le risorse allocate per l’abbattimento delle liste. Al 31 dicembre 2024, il 24% dei fondi assegnati (circa 323 milioni di euro) risultava non speso.8
Perché lasciare fondi in cassa?
- Paura del Disavanzo: I fondi sono spesso “una tantum”, rendendo rischiose le assunzioni a tempo indeterminato che genererebbero costi fissi strutturali.
- Dirottamento: Esiste il sospetto che alcune Regioni utilizzino questi fondi non spendendoli per migliorare il saldo complessivo del bilancio sanitario, coprendo buchi generati altrove.9 Il rischio politico di “sforare il bilancio” è percepito come superiore a quello di mantenere lunghe liste.
Il Sistema degli Incentivi Manageriali
L’analisi delle delibere regionali sugli obiettivi dei Direttori Generali (DG) rivela una distorsione strutturale:
- Equilibrio Economico: Pesa tra il 20% e il 30%. Il mancato raggiungimento comporta spesso la decadenza automatica.10
- Liste d’Attesa: Pesa tra il 10% e il 15%. Il mancato raggiungimento riduce solo il premio di risultato.
Di fronte a questi incentivi, un manager razionale adotterà comportamenti conservativi (blocco turnover, riduzione prestazioni) per garantire il bilancio, accettando l’allungamento delle liste come male minore.
La Teoria della “Scarsità Gestita”
Secondo il sociologo Ivan Cavicchi, la scarsità nel SSN non è una fatalità ma una scelta politica di “scarsità gestita”.12 Il definanziamento serve a contenere la spesa aggregata, rendendo il fabbisogno di salute “insostenibile” per i parametri di bilancio.13 La lista d’attesa diventa uno strumento di razionamento implicito: scoraggia la domanda e sposta l’utenza verso il privato o la rinuncia, riducendo i costi per il pubblico.
La Privatizzazione Strisciante: Una Simbiosi Parassitaria
Il Ruolo Funzionale delle Liste per il Settore Privato
Le liste d’attesa del pubblico sono il principale motore di marketing della sanità privata. Dati GIMBE indicano che “il pubblico arretra e i privati occupano gli spazi vuoti”.7 Incentivare il privato per abbattere le liste (es. innalzamento tetti di spesa 14) rischia di creare dipendenza cronica. Il privato tende spesso al cherry picking, selezionando prestazioni remunerative e lasciando al pubblico i casi complessi.15
Il Conflitto d’Interessi dell’Intramoenia (ALPI)
L’attività libero-professionale intramuraria rappresenta un paradosso: lo stesso specialista è inaccessibile nel pubblico per mesi, ma disponibile subito a pagamento nella stessa struttura. Questo genera un conflitto di interessi: se le liste pubbliche sparissero, crollerebbe la domanda per l’intramoenia.16 Nonostante le norme prevedano la sospensione dell’intramoenia in caso di sforamento dei tempi, l’applicazione è rara, poiché garantisce introiti alle ASL e pace sociale con i medici.17
Soluzioni Tecniche e Barriere all’Implementazione
Il Fallimento dei CUP Unici
Molte strutture private accreditate resistono all’integrazione completa nei Centri Unici di Prenotazione (CUP), preferendo mantenere agende parallele per pazienti solventi.18 La mancanza di trasparenza e l’interoperabilità limitata dei dati impediscono un reale governo della domanda.
I Raggruppamenti di Attesa Omogenei (RAO)
Il sistema dei RAO, che assegna codici di priorità (Urgente, Breve, Differibile, Programmabile), è spesso vanificato dall'”iper-prescrizione” di priorità alte da parte dei medici di base, pressati dai pazienti.19 Manca un filtro efficace sull’appropriatezza.
La Carenza di Personale
Il blocco del turnover e i tetti di spesa per il personale hanno creato voragini negli organici.20 Le Regioni ricorrono ai “gettonisti”, costosi e non integrati, mentre i fondi per le assunzioni stabili restano vincolati da tetti storici obsoleti, solo recentemente messi in discussione.21
Prospettive Comparate e Conclusioni
Il Contesto Internazionale
Le liste d’attesa affliggono molti sistemi universalistici (es. UK, Spagna), ma l’Italia si distingue per l’elevata spesa out-of-pocket.23 Altri paesi gestiscono l’attesa con garanzie più stringenti o investimenti mirati sull’efficienza organizzativa piuttosto che sul solo acquisto di prestazioni esterne.25
Conclusioni: Rompere l’Equilibrio
I decisori mantengono la situazione attuale perché garantisce equilibri precari ma vitali:
- Equilibrio Fiscale: Le liste contengono la spesa pubblica.
- Equilibrio Corporativo: L’intramoenia e il privato convenzionato garantiscono redditi e riducono la conflittualità.
- Equilibrio Manageriale: I DG salvano le carriere garantendo i bilanci.
Rompere questo schema richiede di subordinare i vincoli di bilancio al diritto alla salute e di riformare la governance, rendendo il “costo politico” delle liste d’attesa superiore ai vantaggi del loro mantenimento.
Approfondimenti Tematici
Dimensione Storica e Legislativa
Dall’istituzione del SSN nel 1978 all’aziendalizzazione del 1992, la logica di mercato ha progressivamente affiancato quella dei diritti.26 I Piani Nazionali (PNGLA) sono spesso falliti per la mancanza di poteri coercitivi centrali sulle Regioni e per l’assenza di dati omogenei.27 La riforma del Titolo V ha frammentato il sistema in 21 realtà diverse, rendendo impossibile una soluzione unitaria.28
Economia della Diagnostica e Medicina Difensiva
La crescita esponenziale delle liste nella diagnostica è alimentata dalla “medicina difensiva”: i medici prescrivono esami per tutelarsi legalmente. Inoltre, le grandi macchine (TAC, RM) nel pubblico sono spesso sottoutilizzate per rigidità degli orari di lavoro del personale, a differenza del privato che massimizza l’uso degli asset tecnologici.
Analisi dei Flussi Finanziari
I tetti di spesa per l’acquisto da privati creano ciclicità: esaurito il budget (spesso a fine anno), le liste si bloccano. Gli aumenti recenti dei tetti 14 rischiano di strutturare la dipendenza dal privato senza potenziare la capacità produttiva pubblica.
Sociologia del “Paziente Consumatore”
Il passaggio da “tutela della salute” a “consumo di prestazioni” alimenta una domanda spesso inappropriata. L’attesa funge da triage sociale passivo, raffreddando il consumismo sanitario senza negare formalmente il diritto, ma scaricando l’onere sulle famiglie e sui caregiver.29
Bibliografia
- Il problema complesso delle liste d’attesa in sanità – Fondo ASIM, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.fondoasim.it/liste-attesa-sanita/
- Sanità, fino a un anno d’attesa per una Tac: il report, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2025/12/18/sanita-liste-attesa-allarme-cittadinanzattiva
- Liste d’attesa infinite: quasi 6 milioni di italiani senza cure nel 2024. Ugl: “Inaccettabile”, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.insalutenews.it/in-salute/liste-dattesa-infinite-quasi-6-milioni-di-italiani-senza-cure-nel-2024-ugl-inaccettabile/
- Ormai un italiano su dieci rinuncia a curarsi – LifeGate, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.lifegate.it/italiano-rinuncia-curarsi
- Disuguaglianze di salute nei contesti urbani metropolitani Un’analisi quantitativa sull’“effetto quartiere” nel comune, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://rtsa.eu/RTSA_1_2025_Sena.pdf
- Il sistema di welfare» del 58° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2024 – FIMMG Torino |, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.torino.fimmg.org/files/news_1137.pdf
- Ssn. Il pubblico arretra, i privati occupano gli spazi vuoti. Spesa a carico delle famiglie oltre i 41 mld dal 2022 al 2024. Il rapporto Gimbe – Quotidiano Sanità, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/ssn-il-pubblico-arretra-i-privati-occupano-gli-spazi-vuoti-spesa-a-carico-delle-famiglie-oltre-i-mld-dal-al-il-rapporto-gimbe/
- Liste d’attesa. Risulta non speso un quarto fondi assegnati alle Regioni – Quotidiano Sanità, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/liste-d-attesa-risulta-non-speso-un-quarto-fondi-assegnati-alle-regioni/
- Liste di attesa, inutilizzato dalle Regioni un quarto dei fondi – DottNet, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.dottnet.it/articolo/32539097/liste-di-attesa-inutilizzato-dalle-regioni-un-quarto-dei-fondi
- Deliberazione della Giunta Regionale 24 febbraio 2025, n. 16-817 Assegnazione ai direttori generali/commissari – Regione Piemonte, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2025/09/attach/dgr_00817_1050_24022025.pdf
- Liguria. Giunta approva obiettivi Dg, tra equilibri di bilancio e lotta alle liste d’attesa, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/liguria-giunta-approva-obiettivi-dg-tra-equilibri-di-bilancio-e-lotta-alle-liste-d-attesa/
- Perché alla sanità serve una “quarta riforma”. Il nuovo libro di Ivan Cavicchi in esclusiva su Quotidiano Sanità, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/perch-alla-sanit-serve-una-quarta-riforma-il-nuovo-libro-di-ivan-cavicchi-in-esclusiva-su-quotidiano-sanit/
- Ivan Cavicchi – Astrid-online.it, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.astrid-online.it/static/upload/quar/quarta_riforma_cavicchi_.pdf
- Dietro il paravento delle liste d’attesa ancora fondi ai privati accreditati – Nursind Sanità, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.nursindsanita.it/articolo/6960/dietro-il-paravento-delle-liste-dattesa-ancora-fondi-ai-privati-accreditati/
- selezione avversa e mercato assicurativo privato – CORE, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://core.ac.uk/download/pdf/41128786.pdf
- Libera professione e liste di attesa | SaluteInternazionale, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.saluteinternazionale.info/2018/11/libera-professione-e-liste-di-attesa/
- Libera professione e liste di attesa: colpevole o innocente? di Marco Geddes da Filicaia, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.sossanita.org/archives/22000
- articolo 3: Disposizioni per l’adeguamento del sistema di prenotazione delle prestazioni sanitarie e norme in materia di assunzioni – Medico e Leggi, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.medicoeleggi.com/argomenti000/italia2024/416515-c-3.htm
- Oggetto: Trasmissione DGR n. 1562 del 06 dicembre 2022 “Adozione del modello “Raggruppamenti di Attesa Omogenei (RAO)&qu – Anaao Assomed Segreteria Regionale del Veneto, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.anaaoveneto.it/images/normativa/RAO-dgr-1562-2022-raggruppamenti-di-attesa-omogenei.pdf
- Carenza personale. Schillaci: “Le cause? Oltre 10 anni di blocco del turnover e si è preferito strapagare esterni gettonisti” – Aogoi, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.aogoi.it/notiziario/carenza-personale-schillaci/
- Personale sanitario. Gimbe: “È crisi senza precedenti: persi oltre 28 mld in 11 anni. E intanto è raddoppiata la spesa per i gettonisti” – Quotidiano Sanità, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/personale-sanitario-gimbe-crisi-senza-precedenti-persi-oltre-mld-in-anni-e-intanto-raddoppiata-la-spesa-per-i-gettonisti/
- Liste d’attesa. CdM vara un decreto ed un disegno di legge. Dal 2025 addio al tetto di spesa per il personale – MSD | Salute, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://msdsalute.it/approfondimenti/notizie/liste-dattesa-cdm-vara-un-decreto-ed-un-disegno-di-legge-dal-2025-addio-al-tetto-di-spesa-per-il-personale-2/
- Report Osservatorio GIMBE 2/2025 – La spesa sanitaria privata in Italia nel 2023 – Salviamo il SSN, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://salviamo-ssn.it/var/contenuti/Report_Osservatorio_GIMBE_2025.02_Spesa_sanitaria_privata_2023.pdf
- Full Report: Health at a Glance: Europe 2024 | OECD, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.oecd.org/en/publications/health-at-a-glance-europe-2024_b3704e14-en/full-report.html
- Healthcare Waiting Times in Italy and Sweden: A Comparative Analysis and Policy Implications – Fortune Journals, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, http://www.fortunejournals.com/articles/healthcare-waiting-times-in-italy-and-sweden-a-comparative-analysis-and-policy-implications.html
- Sanità pubblica, 8 tappe di una grande storia – Assidai, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.assidai.it/sanita-pubblica-8-tappe-grande-storia/
- Liste d’attesa. Corte dei Conti: “Tra il 2020 e il 2024 investiti oltre 2 mld per abbatterle. Ma loro utilizzo appare esiguo” – MSD | Salute, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://msdsalute.it/approfondimenti/notizie/liste-dattesa-corte-dei-conti-tra-il-2020-e-il-2024-investiti-oltre-2-mld-per-abbatterle-ma-loro-utilizzo-appare-esiguo/
- “Disuguaglianze di Salute” – epiCentro.iss.it, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://www.epicentro.iss.it/politiche_sanitarie/pdf/Struttura%20Temporanea_DISUGUAGLIANZE.pdf
- Rapporto Censis 2024: la sindrome italiana – Gruppo Intesa Sanpaolo, accesso eseguito il giorno gennaio 10, 2026, https://group.intesasanpaolo.com/content/dam/portalgroup/repository-documenti/ricerche-comportamentali/Sintesi%20Fenomenologico%202024.pdf
Scopri di più da
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

