Di Letizia Basile
Negli ultimi anni stiamo assistendo a una trasformazione che non riguarda soltanto i nostri strumenti, ma il modo stesso in cui comprendiamo la realtà, il tempo, le relazioni, l’apprendimento. Le tecnologie BRIA Bioinformatica, Realtà Immersiva e Intelligenza Artificiale non costituiscono semplicemente un avanzamento tecnologico, ma un nuovo ecosistema in cui ogni dimensione dell’esperienza umana è chiamata a rinegoziarsi.
Come fondatrice e presidente dell’Associazione IoStaccoLaSpina APS, che opera quotidianamente nella promozione della consapevolezza digitale e nel sostegno al benessere psicofisico di studenti e famiglie, osservo in prima linea la complessità di questo passaggio storico: un incontro inedito tra vulnerabilità umane e potenza algoritmica.
- Una nuova alfabetizzazione sociale
Le competenze richieste oggi non riguardano più soltanto l’uso del digitale, ma la comprensione critica dei suoi meccanismi.
Si tratta di educare i cittadini giovani e adulti ad abitare uno spazio in cui decisioni, percezioni e relazioni sono sempre più co-determinate da sistemi intelligenti.
Il problema non è la tecnologia, ma il dislivello tra la sua velocità e la lentezza naturale delle nostre capacità cognitive ed emotive. - Fragilità emergenti nell’ecosistema digitale
L’esposizione quotidiana a piattaforme progettate per massimizzare attenzione e permanenza online sta generando nuove forme di dipendenza, sovraccarico mentale e disturbi del comportamento digitale. La realtà immersiva amplificherà ulteriormente questi rischi, soprattutto per le fasce evolutive più giovani.
Non siamo biologicamente preparati all’iperstimolazione costante: per questo l’educazione digitale non è più un tema accessorio, ma una misura di salute pubblica. - Un divario educativo da colmare
Famiglie, scuole e istituzioni avanzano a velocità diverse. L’introduzione massiva delle tecnologie intelligenti rende evidente quanto sia urgente un “nuovo patto educativo”, in cui nessuna parte resti sola ad affrontare un cambiamento così radicale.
Le strategie adottate nel nostro lavoro
Nel contesto di questa complessità, il mio impegno e quello della mia associazione si fonda su tre direttrici principali: - Ricentrare l’attenzione sull’umano
Prima ancora di formare competenze digitali, aiutiamo i ragazzi a sviluppare consapevolezza corporea, regolazione emotiva, capacità attentiva: condizioni essenziali per un uso sano e autonomo della tecnologia. - Educare alla comprensione, non alla performance tecnologica
Non servono tecnicismi: serve conoscere il funzionamento dei sistemi che influenzano decisioni, comportamenti e desideri.
Capire come agisce un algoritmo restituisce potere e riduce la percezione di impotenza. - Costruire percorsi integrati e multidisciplinari
Collaboriamo con psicologi, giuristi, pedagogisti, ingegneri, esperti di comunicazione.
Solo un approccio integrato può rispondere alle sfide dell’ecosistema BRIA, dove le categorie tradizionali — educativo, tecnologico, etico, sanitario — sono ormai interdipendenti.
Due interrogativi guidano il mio lavoro quotidiano:
Come preservare la dimensione umana lenta, relazionale, imperfetta in un contesto sempre più dominato da logiche di efficienza e automatizzazione?
Come proteggere i minori quando sono i primi destinatari di tecnologie che gli adulti stessi non comprendono fino in fondo?
Pur nella complessità, nutro una fiducia reale.
Vedo in molte scuole un desiderio di cambiamento; nei genitori cresce la consapevolezza; i ragazzi dimostrano una straordinaria sensibilità se accompagnati con strumenti adeguati.
Le tecnologie BRIA possono essere alleate preziose se guidate da un’etica che metta al centro la persona.
Per questo ritengo fondamentale:
investire nella formazione continua degli adulti;
introdurre nei curricula scolastici percorsi strutturati di consapevolezza digitale;
creare sistemi di tutela e prevenzione basati su evidenze scientifiche;
favorire la cooperazione tra istituzioni, enti educativi, famiglie e società civile.
La sfida non è adattarci alla tecnologia, ma comprendere come umanizzarla.
Se c’è un futuro possibile è quello in cui l’intelligenza artificiale, la realtà immersiva e la bioinformatica non sostituiscono l’umano, ma lo amplificano, restituendogli spazio e significato.
È questo il cammino che IoStaccoLaSpina cerca di tracciare ogni giorno: un percorso di consapevolezza, equilibrio e responsabilità nella rivoluzione digitale che ci riguarda tutti.
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